In attesa dell’arcobaleno

La mia storia è come quella di tante altre donne che un giorno, forse già tardi, scoprono di essere infertili. Si è una brutta parola ma è così e poco importa se dipende da te, dal tuo compagno o dalle scelte di vita che hai fatto in passato. È la realtà che, almeno nel mio caso, ho affrontato con la giusta determinazione e la giusta dose di ottimismo all’inizio ma che poi pian piano ci ha messo a dura prova. Era il 2016 ma cercavamo già da tre anni . Sulla strada che stiamo ancora percorrendo, fatta di visite ed esami prima e la scelta della clinica dove ho effettuato Pma, ho avuto la fortuna di incontrare medici molto disponibili e professionali ma soprattutto uno, un dottore che ha creduto in noi e che sembrava capirti solo guardandoti in faccia, sembrava avere la stessa sensibilità che solo noi donne sappiamo avere e devo dire che questo ha aiutato tanto a livello psicologico.Al primo tentativo beta negative, quasi non gli ho dato importanza, era il primo cosa potevo aspettarmi? Al secondo con questo dottore si cambia tutto e finalmente per la prima volta in vita mia vedo un test positivo. Non dimenticherò mai la gioia che provammo che purtroppo si è interrotta dopo 13 settimane, le più belle della mia vita!Questo è stato il momento più difficile e per qualche mese ha inficiato anche l’equilibrio del nostro rapporto di coppia, non potevo accettarlo. Un test negativo si, ma una perdita così grande no, quando vedi il suo cuore battere diventi mamma e non lo puoi più dimenticare ma per gli altri non è così, tutti con le classiche frasi preconfezionate che nessuno dovrebbe mai sentirsi dire : meglio ora che dopo, arriverà un altro bimbo, puoi ritentare.Invece tu vivi in cuor tuo (perché nella nostra società non è riconosciuto) un vero e proprio lutto che lacera l’anima ogni giorno che passa . È un dolore continuo che pian piano si attenua ma non va via.

Mi butto a capofitto concentrando tutte le mie energie nella terza ed ultima stimolazione, dopo 3 mesi ero di nuovo incinta.

Stupore , ansia ed emozioni contrastanti subentrano alleviando leggermente il mio dolore ma non sapevo che poi quest’ultimo sarebbe diventato dominante in quanto la felicità durò poco e dopo un mese scoprimmo che il bimbo aveva problemi di malformazione fisica e genetica e da lì la decisione più difficile della mia vita. La parola interruzione è sempre stata una parola significativa per me, un qualcosa che si rompe , che si ferma , che blocca. Ecco la mia vita si era bloccata di nuovo ed io non riuscivo ad accettarlo, ancora.

Sono qui, ora bloccata nel cuore con tanta paura di non riuscire più a sentire quell’emozione che solo un cuore che batte dentro te può darti ma non sono bloccata nelle azioni, quelle no. Non ho smesso di lottare e non smetterò mai ma ringrazio la clinica che mi ha seguito per aver dato una possibilità concreta alla riuscita del mio progetto di vita e tutte le ragazze conosciute in questo percorso che sono un valido supporto nei momenti di buio e sconforto perché tutte noi abbiamo bisogno di un’ancora a cui aggrapparsi per guardare avanti e continuare a sperare nell’arrivo del tanto atteso arcobaleno.

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