Mamme sospese

A volte mi sento un po’ come un caffè già pronto e pagato al bar; una bevanda avvolgente, fragrante, calda che aspetta soltanto di essere bevuta.  Nessuno, però, si accorge di lui, nessuno vuole beneficiare di questa cortesia, nessuno ne ha bisogno.  Così il caffè rimane lì, sul bancone a raffreddarsi, sparisce la cremina sopra e diventa sempre più scuro, il suo aroma si disperde. Ecco, io mi sento così, come una caffè sospeso.

Tra miriadi di identità che mi sfuggono: né adulta, né giovane, né in carriera, né fallita; né madre, né non madre, mi sembra di averne afferrata una. Allora mi ripeto, come un mantra, queste parole che mi assolvono e mi rendono giustizia:- Io sono una mamma… Sospesa, ma pur sempre una mamma!

Essere una mamma sospesa non è semplice, bisogna continuare a crederci nonostante i mulini a vento provochino delle forti correnti d’aria che ti spingono indietro, ti fanno vacillare, rendono il tuo passo pesante e il cammino difficoltoso.

Essere una mamma sospesa ti provoca immense sofferenze, ogni volta che giri lo sguardo altrove, che ti mostri comunque fiera, che cambi canale, che pensi ad altro, che eviti il discorso, o fai finta di niente; stai lottando con tutta te stessa, contro l’idea di una splendida famiglia perfetta.

Quest’ immagine ti si palesa spesso sotto forma di una nebbia fitta che offusca la tua mente, confonde il pensiero, pervade i tuoi organi interni e li fa fluttuare. Essi, insieme alla tua coscienza, galleggiano, come sospesi, appunto, in un mare di fumo.

L’identità sociale di una mamma sospesa è in attesa di essere definita, il suo ruolo nel mondo è tutto da inventare, i modelli di donna senza figli ai quali potersi riferire e dai quali, magari, farsi ispirare, sono pochi e stereotipati.

Una mamma sospesa non ha visibilità mediatica, non ha film, romanzi, canzoni che parlino di lei. Questa assenza di narrazione le impedisce di esorcizzare le sue paure, di sentirsi parte di un mondo che continua ad escluderla, a far finta che non ci sia, ad accollarle cause di sterilità; a giudicarla colpevole, o peggio ancora, inutile.

Tutto questo fa sentire una mamma come me, ancora più isolata e, soprattutto, ancora più sospesa. In bilico tra un senso di vuoto e la realizzazione di un sogno.

E poi ci sono i papà sospesi, quelli già carichi d’amore, pronti a farti sentire il loro supporto e a soddisfare tutte le tue voglie, ancora prima che tu sia incinta. Ti stringono forte a loro, quando tutto va giù; uniscono le loro lacrime alle tue ed il  dolore si spezza, si dimezza, perdendo un po’ della sua carica distruttrice.

Se anche voi, come me, nel vostro qui ed ora, non siete più disposte ad accettarvi come delle “non mamme”, provate ad aggrapparvi a questa nuova identità. Il pensiero di doverla generare dal principio, vi farà cambiare prospettiva, donandovi ulteriore forza, alimenterà in voi un rinnovato coraggio. Definendo sempre più precisamente il vostro nuovo posto nel mondo, anche la vostra attesa si farà più dolce, non più una mera questione di lotta perpetua.  Quando vi sentirete terrorizzate, cullerete le vostre ansie, immaginando il volto del vostro bimbo sospeso… anzi, che dico, della vostra tribù sospesa, al completo!

Perché si sa che un giorno, il nostro corpo caldo, avvolgente e forte accoglierà fra le braccia, in una stretta aromatica, quel bambino già pronto, che in qualche parte del cielo o della terra, aspetta soltanto di essere raggiunto.

Sono Francesca, ho 32 anni e sono una mamma sospesa.

8 commenti
  1. saby84
    saby84 dice:

    Ciao Francesca, molto bella la tua riflessione sull’identità sospesa. È vero, la società ci nega rappresentazioni su cui rifletterci e genera la discriminazione. Noi stesse non ci perdoniamo e viviamo la PMA come il giusto calvario per chi non sa procreare. Credo che solo normalizzando e naturalizzando la procreazione assistita possiamo viverla più serenamente. Parliamo di PMA, portiamo la nostra testimonianza, raccontiamo il cammino che stiamo facendo. Non solo perché narrare è terapeutico per il narratore, ma anche perché si costruisca una consapevolezza su un tema che ancora per molti (almeno nel nostro paese) è fantascienza. In bocca alla cicogna!

  2. franci88
    franci88 dice:

    Hai ragione Saby, ma anche questo mi risulta difficile. Vivo ancora questa condizione con vergogna e sto lavorando su me stessa, per accettarla come un qualcosa di NORMALE. Ti ringrazio per aver condiviso con me il tuo pensiero e ne farò tesoro. Come si risponde a “In bocca alla cicogna”? 😀

  3. sgiglio87
    sgiglio87 dice:

    Ciao Francesca, pure io mi sento esattamente come te. Hai descritto esattamente queste emozioni che sento dentro, Grazie per queste parole! E’ bellissima la definizione di “mamma sospesa” ed è esattamente ciò che siamo!

    • franci88
      franci88 dice:

      Ciao collega sospesa, mi commuovo pensando al fatto di aver dato voce anche alle tue emozioni… Grazie anche a te, per averle condivise con me. Non siamo sole! 😉

  4. stellina
    stellina dice:

    Ciao Francesca, anche io sono una mamma sospesa, e mio marito un dolcissimo papà sospeso, riesco a pregare per lui e non per me, perché il mio cuore si è indurito ed è diventato scettico, allora non riuscendo a pregare per me, io prego per lui, mio compagno di vita, di gioia e dolore…spero che il nostro corpo caldo ora martoriato dalle delusioni e dalla paura stringa un giorno il sogno più bello, il bimbo/a/i che ci aspetta da tempo…

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