Ancora una volta.

Il dolore della maternità inaccessibile l’avevo già vissuto tre volte.

La prima a 30 quando il sogno di una famiglia si è chiuso la porta alle spalle.

La seconda a 35 anni quando, sola, è finito il tempo della fertilità naturale. A 35 anni cala drasticamente la fertilità e tu sei sola. Nemmeno eleggibile per l’adozione e troppo impegnativo l’affido se lavori a tempo pieno.

A 39 anni quando la speranza si era ammutolita di fronte ad un compagno di viaggio che non se la sentiva di partire. E questa è stata la più dolorosa, quella che ti spazza i pensieri perché ti stanno rubando una speranza inattesa.

E quando il tuo compagno si decide tu lo sai che è tardi. Ma ci provi e provi anche la pma. Fallita. Quarta volta di attraversamento del dolore.

Pensavi di essere pronta, pensavi di aver sperimentato tutte le sfaccettature di questo sentimento di mancanza. E invece è diverso. Perché quando vedi i punti di luce frutto di quell’amore ti senti già genitore. Hai procreato, creato per la vita. E quando si spengono perdi il te genitore.

Ci riproverò, presto, troppo presto forse per essere arrivata al di là del fiume, ma non ho scelte. Sono sempre più vecchia a discapito del mio aspetto e di tutti quelli che mi dicono ancora (e non capisco con che coraggio possono dire una tale falsità) di non essere triste perché c’è tempo. Non c’è tempo.

Non si vuole mai aspettare per essere felici.

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