Non perdete la speranza

Credo fosse un martedì pomeriggio, stavo aspettando i risultati delle analisi prescritte dal ginecologo, dopo un anno e mezzo di tentativi infatti, il nostro bambino non ne voleva sapere di arrivare.

Quando ho letto il valore dell’ ormone anti-mulleriano ero in pausa pranzo e non riuscivo a trattenere le lacrime.

0.89.

Io, 32 anni, in salute, avevo le ovaie di una donna di 10anni di più..

Io che avevo sempre immaginato la mia vita con 2 o 3 figli ora, con buone probabilità, non ne avrei avuto nemmeno uno.

Non rientrai in ufficio e passai quel pomeriggio a letto, non potevo credere che stesse succedendo a me.

Da quel giorno abbiamo iniziato una serie di indagini che hanno confermato che non avevo molto tempo e che bisognava tentare subito qualcosa.

La mia migliore amica ci era appena passata e quindi purtroppo avevo ben chiaro cosa avremmo dovuto fare.

Decisi che avendo poco tempo volevo optare per la clinica migliore, decidemmo così di rivolgerci ad una clinica in Spagna.

Sbrigate le pratiche in Italia, preparati i documenti, fatte le analisi, organizzato il viaggio arriviamo a febbraio 2020. Covid. Frontiere chiuse. Stato di emergenza. Non possiamo partire.

Il tempo scorreva e io tempo non ne avevo.. siamo partiti a fine luglio.

4 mesi si angoscia in cui immaginavo i miei follicoli decrescere e la mia possibilità di diventare madre sempre più remota.

Ma poi partiamo, dopo settimane di punture in pancia, ecografie, pianti e paure, arriviamo in clinica.

Mi contano i follicoli (pochi), mi fissano il pick up.

5 ovociti, 2 fecondati.

La possibilità che arrivino a blastocisti è circa del 50%.

Significa che i miei 2 embrioni hanno 50% di possibilità di non farcela.

Ricordo di aver pensato che, comunque fosse andata, io in Spagna sarei stata comunque una madre, che avevo due embrioni, che erano i nostri embrioni.

I 4 giorni dopo il pick up sono stati tra i peggiori che abbia mai vissuto, sapevo che probabilmente non sarei arrivata neanche al transfer..due soli embrioni.. tutto quel dolore, tutta quella fatica, i soldi, il viaggio.. tutto per non avere neanche una possibilità.

Domenica 2 agosto, erano le 10, mi chiamano dalla clinica, entrambi gli embrioni erano sopravvissuti e mi aspettavano per il transfer.

Ho pianto e ho urlato al telefono se fossero proprio sicuri, non ci potevo credere.

Il giorno del transfer è stato magico.

Non so cosa significhi concepire naturalmente, ma, il transfer è stato terribile emozionante. Eravamo in 6 in una piccola stanzetta, mio marito accanto a me. Un catetere ha fatto risalire il mio embrione mentre il ginecologo mi augurava buena suerte.

Sono tornata a casa pensando, di nuovo, che per qualche momento, sarei stata comunque una mamma e mi sono addormentata cullata da questo pensiero.

11 giorni dopo ho scoperto che quell’ embrione aveva scelto di restare con noi.

Tommaso mi sta dormendo in braccio, ha 5 mesi e io non posso non pensare che sono la persona più fortunata del mondo.

L’infertilità è un inferno, ma questo vuole essere un messaggio di speranza per tutti quelli che lo stanno affrontando.

Non andrà sempre bene purtroppo, ma succede più spesso di quanto pensiamo. Abbiate fiducia, via abbraccio forte.

 

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