Il mio vaso di vetro

Ora posso raccontare.

Ora che anche il nostro ultimo tentativo è fallito, posso raccontare.

La prima cosa che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di avere un bimbo, è stata comprare dei libri. Arriviamo da storie familiari acciaccate e non volevamo commettere gli stessi errori che abbiamo scucito dalla nostra pelle con la psicoterapia.

Ci immaginavamo il Natale successivo, a festeggiare in 3.

6 mesi e niente. Va beh ma è normale.

1 anno e niente. Mmmm come mai?

2, 3, 4 anni.

Infinite lacrime. Scoppi di ira. Invidia per chi ci riesce guardandosi negli occhi, per chi programma una gravidanza e tutto va secondo i piani. E quella crescente sensazione di non riuscire a tenere il timone della propria vita, le energie che diminuiscono, così come la voglia di uscire, di vedere gente, di festeggiare il compleanno che segna un anno in più di attesa.

Il dolore diventa una sensazione fisica, un vortice nel petto che risucchia tutto. Non voglio vedere nessuno, ma non voglio stare da sola con questo buco. Vorrei che mi chiedessero come sto, ma se rispondo vado in pezzi. Se non mi chiedono mi arrabbio.

Il Covid ritarda l’esame più temuto, ma il giorno della salpingografia arriva e mostra in tutta la sua freddezza che una tuba è chiusa.

E l’altra? “Se funzionasse qualcosa sarebbe già successo dopo 4 anni”. Ah, ok.

E ora, che facciamo? La nostra relazione ha sempre avuto la priorità, ci siamo sempre promessi che avremmo preso le decisioni insieme, restando onesti l’uno con l’altra. Ci diamo una possibilità con la PMA, sebbene io all’inizio fossi assolutamente contraria. Se la natura ha voluto così, perché forzarla? E gli effetti collaterali?

Però in fondo ci meritiamo una possibilità, che ca@#o!

Stimolazione. Pick up. 7 ovuli prelevati, 3 blastocisti sviluppate.

Augurerei a tutte di viverla come me: non un effetto collaterale, non un livido, non un mal di testa o un kg in più.

L’immagine che porterò sempre con me è quella delle blasto: signora lo vede il suo cognome? La blasto si è scongelata e ha ripreso a crescere, pronta per l’impianto.

Quante speranze in un mucchietto di cellule. Quante lacrime dopo ogni telefonata. Le beta sono negative, mi spiace.

Abbiamo fatto un solo ciclo di stimolazione e lo so che è poco, ma questo è il nostro, il mio limite. Il terzo fallimento ha segnato un punto per una nuova partenza.

Ci siamo presi il tempo per elaborare, per vedere, ricordare, sentire tutte le cose e le persone meravigliose che riempiono la nostra vita.

Io mi sento grata, perché questa esperienza mi ha insegnato tanto, mi ha permesso di crescere e di diventare la persona che sono oggi, che è riuscita a trasformare la sofferenza in un regalo per altre.

Ho preso i cocci del mio sogno di mamma e li ho messi in un vaso di vetro, dove li possa vedere, ma senza permettere loro di andare in giro e continuare a ferire.

E ho messo quel vaso al centro del mio petto, al posto del mio buco nero.

E sono diventata la mia forza più grande.

#UnaStoriaUnLibro

2 commenti
  1. pesce_combattente
    pesce_combattente dice:

    Mi ritrovo molto nel tuo racconto, per più ragioni. La sensazione di solitudine, la voglia di isolarsi e di non vedere gente, ho imparato a conoscerla, e a gestirla. Sull’avversione per ricorrenze e festeggiamenti, devo ancora lavorare molto.
    Hai fatto un solo ciclo e dici che “lo sai che è poco”. Non è poco, e non è tanto. È il limite che hai deciso di darti.. Non tutte siamo uguali. Io ho deciso di darmi lo stesso limite,e anche qui mi ritrovo nella tue parole: sto per affrontare il mio primo (unico) ciclo per la fivet. Magari se andrà male cambierò idea dopo averlo fatto, e vorró riprovare. Magari inizierò, come vorrei fare, una nuova avventura che mi porterà a conoscere un figlio nato dall’altra parte del mondo. Magari sceglierò di non avere figli. In ogni caso voglio godere del tempo che mi è concesso su questa Terra, riducendo al minimo il rimpianto e la sofferenza. “Siamo solo di passaggio” cantava Battiato. E come dici tu, ci sono tante cose meravigliose che riempiono la vita. Bisogna solo sforzarsi un po’di più per vederle.

  2. six80
    six80 dice:

    io non riesco a sentirmi grata… sono ancora alla fase dell’invidia verso chi ce l’ha fatta, alla fase del non trovare nulla da festeggiare, dei rimpianti per non averci provato prima… è un dolore enorme e solo chi ci passa può capirlo…

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