Festa della (non) mamma

Ho un serio problema con la festa della mamma. Se si potesse fare una classifica delle giornate “no” di tutto l’anno questa rientrerebbe sicuramente nella mia top ten.

E’ così da tanto, da molto prima che il desiderio di diventare madre si insinuasse me. Ho perso la mia quando non avevo neppure 17 anni e da allora per me è sempre stato un giorno sul quale mettere una croce sopra, in cui scappare e possibilmente nascondermi da tutte le immagine sdolcinate che girano sui social, così come dai miei stessi pensieri.

Negli anni, forse, la rabbia derivata dalla mancanza di mia mamma si è un po’ affievolita. Riesco a gestire meglio il fatto di non poter più festeggiare la sua presenza nella mia vita, di non poterle fare un regalo e di non poterle ricordare quanto per me fosse meravigliosa e stupenda. In compenso è aumentata la mia antipatia verso una giornata che mi sbatte in faccia, senza troppi mezzi termini, quanto per me sarà difficile coronare il sogno di avere un bambino e di essere un genitore.

Internet si riempie di cuori, di immagini, di celebrazioni e fiorellini, e io provo un sincero disappunto verso tutto questo. Sono invidiosa di tutte quelle donne che sono diventate madri senza problemi; di tutte quelle ragazze che un figlio non lo avrebbero proprio voluto, e mi chiedo perché la cicogna sia sia sbagliata così tanto nel dispiacere loro e nel non accontentare me. Perché? In questa giornata sono costretta a farmi mille domande, anche se non vorrei. Mi è stato rubato persino il sacrosanto diritto di non pensare a quanto la mia condizione di sterilità mi faccia stare male. Vorrei con tutta me stessa che questa festa non esistesse, che passasse in sordina o che quanto meno includesse anche tutte le “madri potenziali” del mondo, perché in fondo, come ho letto in articolo scritto da una penna migliore della mia, si è già madre nel momento in cui si desidera diventarlo.

E allora auguri a noi, care mamme mancate, mamme in potenza, mamme nel desiderio e nel profondo. Che questa giornata passi in fretta e possibilmente senza lasciarci addosso ancora più ferite di quelle che già portiamo.