Abbiamo pianto

Abbiamo pianto, finalmente, dopo 7 anni di fallimenti.

Complice forse un bicchiere di troppo, stretti come due bambini in quella cucina che la tizia del negozio di arredamento non voleva farci così perché “se resti incinta col pancione ci stai stretta”, mentre noi sapevamo già che questa eventualità forse non si sarebbe mai verificata.

abbiamo pianto, tutte quelle lacrime trattenute negli anni, perché dobbiamo essere forti, perché non possiamo crollare davanti al mondo. Abbiamo pianto e rimesso insieme tutto quei cocci che abbiamo lasciato per strada in questi anni, mentre ogni volta il ciclo arrivava puntuale e beffardo, mentre il dottore di turno del centro Pma diceva sempre “mi spiace signora, è negativo”

Per la prima volta in sette anni, abbracciati forte, dicendoci senza parlare tutte quelle parole che non siamo mai riusciti a dirci, con lacrime silenziose e liberatorie mentre io chiedevo scusa per la mia infertilità, mentre lui mi baciava il viso per rassicurarmi.

Non so se riproveremo, il covid arrivato alla vigilia dell’ennesimo tentativo ha messo ulteriori paletti, io mi sento sempre più vecchia e stanca, guardo l’uomo che amo e mi sento di averlo deluso, lui così forte e così fragile allo stesso tempo, lui che crolla silenziosamente ogni volta, ripetendomi che ce la faremo, ma, forse, anche lui arreso davanti a un destino che mai avremmo voluto, che è toccato a noi, così desiderosi di una famiglia numerosa.

Abbiamo pianto, tirato giù quel muro di dolore dietro cui ci siamo nascosti, indaffarati a vivere la vita non pensando a quel silenzio che ci accoglieva a casa, niente giochi, urla e pianti, solo un silenzio assordante e una stanza vuota dentro cui abbiamo impacchettato i sogni più belli.

Non so cosa faremo, ma so che lo faremo insieme, forse non piangeremo più, forse torneremo ad essere  forti

 

Il bivio della vita

Ho compiuto da poco più di un mese 40 anni e in questo momento mi ritrovo nel letto piangendo con accanto il mio compagno che per fortuna dorme e non può sentirmi…..sono alla mia terza ed ultima Fivet( mi sono posta questo limite), dopo aver affrontato già una biochimica, un’aborto in sesta settimana e un negativo! Sono all’11 pt e oggi ho ripetuto le beta che avevo già fatto al 9 giorno pt e che erano buone 176 ma oggi sono 286 e questo non promette nulla di buono, anzi per una come me è già un buon motivo per cominciare a disperarsi…….non sono mai stata un amante dei bambini e credevo di non volerne ma nel momento in cui, a 28 anni, ho incontrato l’uomo della mia vita, la mia “anima gemella”, tutto ciò è cambiato ed è avvenuto in modo così naturale…..lo desideravamo entrambi. Abbiamo aspettato qualche anno, il tempo di sistemarmi con il lavoro e all’età di 32 anni cominciamo a provarci senza far scappare un mese……accanto a me le mie amiche cominciano a rimanere incinta dopo un paio di mesi di tentativi mentre a me continuano a venire le mestruazioni e nel frattempo passano i mesi……comincio a fare qualche controllo, sembra tutto apposto, il prossimo step dovrebbe essere l’isterosalpingografia quando passati quasi 2 anni improvvisamente test positivo……non ci credo, ricordo ancora di aver guardato quella linea in modo incredulo, sono uscita dal bagno e l’ ho detto a lui altrettanto incredulo…….allora chi sapeva nulla di biochimiche e di possibili aborti, ero incinta ormai era fatta, non poteva che andare bene…..il giorno dopo avevo un aereo, lo presi e rimasi fuori per 2 settimane per lavoro, al ritorno feci i controlli e andò tutto bene! Quel test positivo si chiama Sara e ha 5 anni, oggi più che mai sono consapevole che è il mio miracolo…..ma la mia voglia di maternità nel momento in cui nasce Sara diventa ancora più forte e sento dal profondo che ne voglio subito un altro….tanto mi dico sono rimasta incinta una volta, con un po’ di lentezza certo, perché non dovrebbe riaccadere! Dopo 13 mesi dalla sua nascita ricominciamo a provarci, con un po’ di difficoltà tra stanchezza, bimba, lavoro….ma stavolta è diverso, ad ogni arrivo di mestruazione mi dispero, piango, vedo tutto nero, comincio a pensare che non ce la farò mai e perdo di vista ciò che di bello ho con me, un compagno che mi ama, una bambina meravigliosa che poteva anche non nascere, la serenità…..comincio a soffrire di insonnia, comincio a prendermela col mio corpo, comincio ad invidiare le mamme delle compagnette di Sara col pancione, le mie stesse amiche che nel frattempo  hanno avuto 2o 3 figli non appena lo hanno deciso…..e questa diventa la mia vita, nonostante tutto il buono che mi circonda io lo distruggo e vedo solo il negativo……arrivo alla PMA a 38 anni ormai suonati pensando che sia la soluzione a tutti i miei problemi quando invece non fa che accentuare la mia “depressione ciclica” fin quando non arriva l’aborto post PMA a ottobre 2019, in cui tocco il fondo e decido di andare da una psicologa……questo mi aiuta parecchio, mi aiuta a non perdere di vista ciò che c’è di bello nella mia vita, ad apprezzarlo nonostante le delusioni e le aspettative mancate e mi aiuta pure a pormi un termine……decido di arrivare fino al terzo tentativo dopo il quale dico basta perché voglio riprendere la mia vita senza sentirmi su una giostra impazzita che non riesco a fermare, sono io ora che voglio fermarla! Ed eccomi qua, al mio ultimo tentativo, mi ritrovo a piangere e a scrivervi la mia storia e a dirvi che vi sono vicina e che spero per tutte voi…..

Impareremo insieme a nascere

Se sapessi di averti dentro ti accarezzerei fino a consumarmi la pelle, ti direi di aggrapparti forte e di rimanere con me perché per 9 mesi il mio ventre sarà il posto più sicuro al mondo e che ti nutrirò e ti amerò. Ti direi di resistere e ti prometterei una vita di amore di sorridi e di felicità. Impareremo insieme cosa vuol dire nascere

Dalla vitrificazione alla vita

Piano piano veniamo fuori da questa pandemia e dal fermo che ha imposto alle nostre vite e ai nostri desideri…e ne veniamo fuori con nuove consapevolezze e rinnovate energie nel riprendere in mano il nostro percorso che giace da mesi nel forzato standby. È stato un periodo che, nonostante abbia portato difficoltà, alimentato angosce nell’attesa, ansie per le incognite non ancora del tutto risolte, mi ha messa a tu per tu con me stessa. Ci ho dovuto fare i conti. Finora sono andata spedita con un razzo da un tentativo all’altro di icsi,  tra medici, consulti, esami e indagini, senza fermarmi perché il tempo è il nemico numero uno per una come me che vorrebbe poter controllare anche quello e annullare tutti i “tempi morti” e le attese che mi separano dal mio desiderio. E se adesso quelle attese sono state imposte da cause di forza maggiore creando un “tempo morto” non tanto determinato e non ancora terminato ho dovuto fare i conti coi tempi morti dell’anima, quelli che forse avrei dovuto riconoscere, vivere e non ignorare. Ora l’ho fatto e sono grata a me stessa per questo; me lo dovevo perché non solo ovaie e utero e dintorni hanno bisogno di cura, ma anche la nostra anima ferita, avvilita, provata dai fallimenti accumulati in questi anni. Ci sono ferite anche lì che ignorare è come non riconoscerci nel nostro essere non solo corpi in terapia ma anche umani in balia di sentimenti non sempre facili da gestire. Nel periodo che ha preceduto il lockdown vivevo già una fase down emotivamente parlando. Intorno a me se ne erano accorti gli affetti più intimi e cari che con estrema delicatezza hanno cercato di tirarmi fuori da quello strano e apatico sentire e procedere solo per inerzia ormai. Ho riconosciuto il valore delle loro parole perché mi ci rispecchiavo…anche io mi sentivo e vedevo dall’esterno come loro mi descrivevano. Non sentivo più l’energia dell’inizio, la voglia e il desiderio di procedere, provare, andare avanti. Mi sentivo come sospesa a mezz’aria tra il voler trovare la strada per il sogno e la stanchezza che invece bloccava ogni spinta in avanti. Pensavo dovessi solo elaborare il mio ultimo lutto, pensavo dovessi solo riprendermi fisicamente, pensavo dovessi solo far passare del tempo e poi avrei ritrovato la mia grinta. Ma dove? Intanto i mesi passavano e niente, io sempre ferma in quel punto mi vedevo. Aspettavo inerme che tutto si risolvesse per magia come quando si aspetta che passi quel momentino di malumore passeggero. Ho fatto poi qualcosa che in me covava da un po’: mi sono affidata ad una terapeuta alla quale ho chiesto una mano che mi accompagnasse in questo momento di passaggio così delicato. E piano piano sono rinata io…mi sono guardata dentro e mi sono vista in tutto quel che sono ora. La pma mi ha cambiata tanto, ora lo riconosco. E la carambola infinita tra medici e tentativi mi aveva semplicemente vitrificata, aveva congelato emozioni e paure costringendole entro limiti che mi sono imposta da sola senza nemmeno accorgermene perché non c’era tempo per pensarci. Ho vissuto sempre in corsa da una icsi all’altra, dando priorità a quanto andava fatto per realizzare il sogno, dimenticando spesso quanto imprescindibile sia l’attenzione anche al sentire dentro questo sogno e ciò che sollecita. Mi sono negata per troppo tempo la possibilità di essere umana anche io cercando di tenere a bada tutte quelle emozioni che mi avrebbero potuto fuorviare o distogliere dal percorso semplicemente congelandole. E nell’agire così ho perso forza, grinta, coraggio. Ora che ho cura anche del mio più intimo sentire, sento che il mio corpo inizia a fare spazio per la vita. Dalla vitrificazione la mia anima torna alla vita e io torno a sentire la voglia perduta di rimettermi in cammino. Non più di corsa, ma nel rispetto per me stessa e i miei tempi interni. Con la speranza forte di sopravvivere al mio scongelamento. Ora posso guardare in avanti e avanti a me vedo le mie blastocisti, i nostri princìpi di sogno.

Si direbbero della mani grandi e forti…

“Si direbbero delle grandi mani e forti…”, come direbbe papà roccia piangendo di non essere riuscito a proteggere il proprio figlio. Come le mie, come quelle di mio marito, come le nostre messe insieme per provare a creare una famiglia. Da 4 anni, quasi, a cercare questo bimbo, fare sacrifici per comprare una casa che sia abbastanza grande per dargli una stanzetta tutta sua e ampi spazi immaginandolo, già, di vederlo gironzolare col girello, col triciclo. E così, dai il via ai primi monitoraggi per capire come funzioni, come ovuli e da lì già inizi a percepire che sarà difficile il cammino: follicoli pigri. Chi ben comincia è a metà dell’opera dicono…! Caspita, mi dissi, andiamo bene! Avevo già 34 anni suonati (molti direbbero giovane) e mio marito 3 anni più di me. Questi monitoraggi fatti per 4 mesi di fila, davano sempre lo stesso risultato: follicoli che arrivati ad una certa grandezza, regredivano repentinamente. Perciò, provammo con qualche ciclo di CLOMID. Bellissimo vedere questo follicolo a 20/22 mm, tanto che mi facevo lasciare l’ecografia per ricordo. Puntualmente, disatteso. Puntualmente arrivava questo ciclo, preciso come un orologio svizzero! La delusione diventava sempre troppa. La tristezza, la delusione, il fallimento che ogni mese mi lasciava il volto segnato dalle lacrime. Tante lacrime. Troppe. Così, spinta dalle esperienze di amiche, colleghe che l’avevano già fatta (3/4 volte almeno prima di avere la grande gioia) iniziai a pensarci sù, alla fivet. Lungi da me farla. Io che ho paura della mia stessa ombra, fare la fivet con tutti i rischi ne comportano? Non sia mai!! Ed invece mi sono ricreduta. Tutto ciò in cui credevo fermamente si è vanificato nel momento in cui, all’ennesima visita ginecologica mi è stato detto: “Signora, la vostra strada è solo la fivet!”. Così, contatto un centro a Milano di PMA in convenzione dove ho trovato esperti di cuore, umani, che non mi hanno fatta mai sentire un numero (come molto spesso dicono). La trafila non la racconto perchè tanto, si sà, è quella per tutti. Esito della prima stimolazione: 10 follicoli prodotti da 10 mm ed 1 follicolo da 16 mm. Il dottore mi disse che non mi avrebbe mai fatta salire fino a MI per un solo follicolo e così mi ha interrotto la stimolazione. Mamma mia che delusione! Che tristezza, che amarezza. La nostra prima battaglia persa. Poi il covid. Ho pensato tra me e me che forse, trovandosi la pandemia di mezzo, sarà stato un segno tutto ciò, perchè se fossimo saliti a MI, non avremmo più avuto modo di scendere per via del blocco. E così nei mesi del lockdown vai avanti cercando di rincuorarti, di capire come procedere, a chiedermi “lo voglio ancora questo bimbo?”. Mio marito, sì che lo voleva. Mi disse che avrebbe voluto fare un secondo (ed ultimo tentativo) ma che sarei stata io a decidere e che non mi avrebbe mai obbligata. Era triste nel vedermi fare quelle punture, vedermi gonfia come un pallone, sformata, per nulla… E così, ancora una volta eccoci a riprovarci. Ma questa volta non più a MI ma nel nostro paese. Rifaccio la stimolazione. La stessa, con un dosaggio leggermente inferiore. Esito: 1 solo follicolo! Uno solo bellissimo follicolo! Bello grosso come non mai! Tanto che la dottoressa assolutamente non voleva portarmi al pick-up ma interrompere come è stato per la prima volta, la stimolazione. Mi sono rifiutata categoricamente! Le ho risposto che non avrei fatto una seconda stimolazione per niente! Che non avrei lasciato il mio sacrificio fisico e sopratutto mentale per niente. A rischio che non vada bene. Mi sono ostinata e così il 24/05/2020 ho fatto questo pick-up andato tragicamente. Chissà dove si era nascosto quell’ovocita. La dottoressa non gli ha fatto “tana”… Dopo qualche ora andiamo al suo studio e lì mi comunica la sentenza: “Signora, non ho trovato l’ovocita. Non mi sento di farle fare un terzo tentativo perchè lei ha una insufficienza ovarica e qualsiasi stimolazione faccia, avrebbe sempre lo stesso risultato. Per lei, le strade ora sono ovodonazione o adozione”. Si è conclusa così, con queste parole, la mia speranza di avere la pancia, di avere un bebè tra le mie braccia. Tra le nostre braccia. Ho 38 anni e non sarò mai madre, ma sarò zia tra qualche mese perchè la vita mi ha beffata così. Mio marito non sarà mai padre. “Si direbbero delle mani grandi e forti…”

Mamme sospese

A volte mi sento un po’ come un caffè già pronto e pagato al bar; una bevanda avvolgente, fragrante, calda che aspetta soltanto di essere bevuta.  Nessuno, però, si accorge di lui, nessuno vuole beneficiare di questa cortesia, nessuno ne ha bisogno.  Così il caffè rimane lì, sul bancone a raffreddarsi, sparisce la cremina sopra e diventa sempre più scuro, il suo aroma si disperde. Ecco, io mi sento così, come una caffè sospeso.

Tra miriadi di identità che mi sfuggono: né adulta, né giovane, né in carriera, né fallita; né madre, né non madre, mi sembra di averne afferrata una. Allora mi ripeto, come un mantra, queste parole che mi assolvono e mi rendono giustizia:- Io sono una mamma… Sospesa, ma pur sempre una mamma!

Essere una mamma sospesa non è semplice, bisogna continuare a crederci nonostante i mulini a vento provochino delle forti correnti d’aria che ti spingono indietro, ti fanno vacillare, rendono il tuo passo pesante e il cammino difficoltoso.

Essere una mamma sospesa ti provoca immense sofferenze, ogni volta che giri lo sguardo altrove, che ti mostri comunque fiera, che cambi canale, che pensi ad altro, che eviti il discorso, o fai finta di niente; stai lottando con tutta te stessa, contro l’idea di una splendida famiglia perfetta.

Quest’ immagine ti si palesa spesso sotto forma di una nebbia fitta che offusca la tua mente, confonde il pensiero, pervade i tuoi organi interni e li fa fluttuare. Essi, insieme alla tua coscienza, galleggiano, come sospesi, appunto, in un mare di fumo.

L’identità sociale di una mamma sospesa è in attesa di essere definita, il suo ruolo nel mondo è tutto da inventare, i modelli di donna senza figli ai quali potersi riferire e dai quali, magari, farsi ispirare, sono pochi e stereotipati.

Una mamma sospesa non ha visibilità mediatica, non ha film, romanzi, canzoni che parlino di lei. Questa assenza di narrazione le impedisce di esorcizzare le sue paure, di sentirsi parte di un mondo che continua ad escluderla, a far finta che non ci sia, ad accollarle cause di sterilità; a giudicarla colpevole, o peggio ancora, inutile.

Tutto questo fa sentire una mamma come me, ancora più isolata e, soprattutto, ancora più sospesa. In bilico tra un senso di vuoto e la realizzazione di un sogno.

E poi ci sono i papà sospesi, quelli già carichi d’amore, pronti a farti sentire il loro supporto e a soddisfare tutte le tue voglie, ancora prima che tu sia incinta. Ti stringono forte a loro, quando tutto va giù; uniscono le loro lacrime alle tue ed il  dolore si spezza, si dimezza, perdendo un po’ della sua carica distruttrice.

Se anche voi, come me, nel vostro qui ed ora, non siete più disposte ad accettarvi come delle “non mamme”, provate ad aggrapparvi a questa nuova identità. Il pensiero di doverla generare dal principio, vi farà cambiare prospettiva, donandovi ulteriore forza, alimenterà in voi un rinnovato coraggio. Definendo sempre più precisamente il vostro nuovo posto nel mondo, anche la vostra attesa si farà più dolce, non più una mera questione di lotta perpetua.  Quando vi sentirete terrorizzate, cullerete le vostre ansie, immaginando il volto del vostro bimbo sospeso… anzi, che dico, della vostra tribù sospesa, al completo!

Perché si sa che un giorno, il nostro corpo caldo, avvolgente e forte accoglierà fra le braccia, in una stretta aromatica, quel bambino già pronto, che in qualche parte del cielo o della terra, aspetta soltanto di essere raggiunto.

Sono Francesca, ho 32 anni e sono una mamma sospesa.

Come si fa a rialzarsi e a crederci ancora?

Come ci si riesce dopo 3 anni che si desidera un figlio che non arriva.

Dopo che per 1 anno e mezzo ti affidi alla natura, al caso e poi ai test di ovulazione per massimizzare le possibilità.

Dopo che ogni cosa è fatta come se fosse una tabella di marcia.

Dopo che l’anno passa e anche se tutti, compreso il ginecologo, ti dicono che la formula magica è “non pensarci e un figlio arriva”, tu senti che qualcosa non va.

Dopo che a 30 anni ti dicono che andrai in menopausa precocemente e hai solo il 10% delle possibilità di arrivare all’embrione con un tuo ovulo.

Di portare a termine una gravidanza nemmeno se ne parla.

Dopo 1 anno e mezzo di esami, visite, consulti con pareri contrastanti e centri di fecondazione assistita, decidi la strada da percorrere.

Ti fai guidare dall’istinto, dalla fiducia e dall’umanità che ti trasmette chi te la propone.

Dopo che quasi smetti di vivere e pensi solo a riposarti e al tuo desiderio di maternità.

Non organizzi più nulla, cominci a vedere poco anche gli amici perché è tutto in funzione dell’attesa dell’ovulo giusto che prima o poi arriverà.

Dopo che sei talmente tanto organizzata che sei tu a ricordare al centro che hai scelto quali esami scadono e sono quindi da ripetere.

Dopo 13 cicli da quando hai cominciato questo percorso e continue ecografie di monitoraggio.

Dopo che non hai perso nemmeno un giorno di lavoro.

Ti concedi il riposo solo i giorni degli interventi ma già il giorno dopo, nonostante il dolore, sei al tuo posto di lavoro sorridendo a tutti come se nulla fosse.

Dopo 4 FIVET, 4 interventi, 4 speranze concrete accompagnate da continue terapie farmacologiche ed esami.

Dopo 2 embrioni che non si attaccano ma che tu hai visto formarsi ed inserire dentro di te e la loro perdita la vivi come un aborto.

Dopo 1 che non si fertilizza e dopo 1 che invece si attacca e resiste fino a che una dottoressa, nel modo più amorevole possibile a 7 settimane di gravidanza, è costretta a dirti che non c’è battito.

Dopo che molti ti dicono “era solo un embrione”, “erano solo 7 settimane”.

Per te invece era vita, vita dentro di te.

Dopo che molti continuano a chiederti “e voi, quando li fate i figli?” senza sapere quanta sofferenza ti scava dentro questa domanda.

E dopo aspetti.

Aspetti quell’aborto spontaneo sapendo che lui è lì, dentro di te, anche se non vive più.

Dopo l’aborto che arriva.

Improvviso, alle 5 del mattino del 29 di febbraio.

In un giorno che rivivremo solo tra 4 anni.

Ma un dolore che rimarrà per sempre.

Dopo che arriva una pandemia che blocca quel tempo così prezioso per chi percorre questa strada.

Dopo che fai pace con il tempo e con le pance delle altre donne che magari “non lo volevano poi così tanto quel figlio che è capitato”, non puoi fare altro che aspettare.

Il giorno della festa della mamma ad aspettare però non ci riesci più e decidi di fare un test perché hai un ritardo.

Incinta.

2-3 settimane.

E naturalmente.

Sembra il miracolo di quest’anno bisestile così strano ma così potente.

Riprendi le terapie farmacologiche con un’attenzione maniacale.

Quasi non ci credi e hai tanta tanta paura.

Ma speri, perchè questa volta è diverso.

Dopo 3 anni di tentativi questa volta l’ha deciso lui.

Questa volta è forte.

Questa volta ci sarà il lieto fine.

Deve esserci.

Hai combattuto così tanto che te lo meriti.

E invece 4 giorni fa iniziano le perdite.

Corri dalla dottoressa che ti visita subito.

Per quello che si vede non si può dire nè che va tutto male e nè che va tutto bene.

5+4 settimane di gravidanza è troppo presto per vedere l’embrione.

Ma la camera gestazionale è presente ed è in utero.

Endometrio spesso e nessun distaccamento visibile.

Ti meravigli e pensi che la natura sia più forte di tutto.

Ora non si può fare altro che aspettare.

Ma le perdite continuano, sempre più rosse e sempre più simili ad una mestruazione.

Non c’è più tensione al seno e non si fa più fatica ad infilare progesterone.

Cominci a sentire qualche crampo e la testa ti scoppia.

Ormai conosci il tuo corpo e tutti i segnali che ti manda li hai catalogati nella tua testa.

Leggi i forum, cerchi storie che possano darti una speranza ma la tua situazione è diversa da quelle che leggi e smetti di credere ai miracoli e a qualsiasi altra cosa.

Pensi alla persona che ti sta accanto da 14 anni e che ti ha supportato in tutto questo percorso nella maniera più meravigliosa possibile.

Pensi che non sarai mai in grado di dargli un figlio e hai paura che prima o poi tutto questo farà crollare quelle basi così solide del vostro rapporto che con tanta dedizione avete curato giorno dopo giorno superando tante difficoltà fino ad arrivare a questa che è la più grande di tutte.

E dopo tutto questo non rimane che aspettare una visita di controllo tra 4 giorni e quello che con molta probabilità sarà un altro aborto spontaneo.

Ancora, e ancora, e ancora, e ancora.

Dopo tutto questo.

Dopo un quantitativo indefinibile di lacrime versate e di dolore fisico e mentale.

Dopo che al solo pensiero di un altro tentativo, qualsiasi esso sia e ammesso che tu trovi i soldi per riprovarci, hai paura che il tuo corpo trasformi quella piccolissima vita nuovamente in morte, senza permetterti di nutrirla e farla crescere dentro di te.

Senza che nessuno ti chiami mamma, senza che tu possa sentirti tale e senza che possa anche tu festeggiare la seconda domenica di maggio.

Dopo tutto questo.

Come faccio a rialzarmi e a crederci ancora?

Finalmente TU…

Ciao a tutti…ebbene si partiamo dal 2015 anno in cui io e mio marito abbiamo coronato il nostro sogno di sposarci 26 anni io e lui 30 eravamo spensierati pieni di sogni e con tanti sacrifici per aver realizzato tutti i nostri progetti…il nostro intento di allora era quello di allargare subito la famiglia,e quindi ci mettemmo in opera 1,2,3,4 mesi non succedeva mai nulla ero ossessionata dai test di gravidanza li facevo ogni mese e usciva sempre quel maledetto negativo,questo per 9 mesi che decidemmo di andare a fare dei controlli e improvvisamente ci cadde il mondo addosso lo spermiogramma di mio marito fu’un incubo pochissimi spermini e non solo quei pochi erano deformati,non si muovevano e morivano dopo poco…non vi dico le notti a piangere ma da li’ incominciammo un percorso lungo e tortuoso.Primo medico ci disse 2 parole :qui ci vuole un miracolo…non dico altro su quella persona cosi brusca e brutale.Secondo medico consigliato da amici e parenti,una persona affidabile,gentile,e sempre molto cordiale me ne innamorai subito da li’ visite su visite,cure su cure ma nulla,provammo la prima inseminazione intrauterina con risultato negativo.Ed ecco che le cose si fecero più pesanti,percorso pma,tanti siringhe tanta pazienza,la medicina che ti gonfia e ti rende sia fisicamente che psicologicamente sfinita,arriviamo al giorno del pick up il 17 gennaio 2020  un ansia terribile andò tutto bene un po’ di dolorino ma tutto sopportabile mi tolsero 13 ovuli il dottore mi disse che andavano benissimo ora dovevamo solo incrociare le dita che qualcuna si sarebbe fecondato,dopo 4 giorni il dottore mi chiamò dicendomi che si erano formate 2 bellissime blastocisti di tipoA,felicissimi e il giorno dopo dovevo fare il trasfer.Cosi fu’ mi trasferì 1 sola l’altra l’avrei congelata in caso non sarebbe andata a buon fine questa.Riposo riposo e riposo dopo una settimana circa ecco che sugli slip avevo perdite abbondanti marroncine il mio cuore era a pezzi ma il dottore mi disse di non preoccuparmi e di fare lo la beta dopo 2 giorni,non volevo aspettare ancora ormai già ero rassegnata all’esito e mi feci comprare un test da mio marito lo dovevo fare la mattina seguente,ma non riuscivo a dormire in nessun modo cosi verso l’1 di notte mi alzai e dissi o la va’o la spacca…quel test era interminabile fino a quando INCINTA 1-2…Non ci credevo sveglia mio marito scioccata non vi dico la gioia…Ed ecco che il mio MIRACOLO adesso e dentro di me da 20 settimane sta’benissimo cresce ed e molto irrequieto un bel maschietto che chiameremo EMANUEL…il mio auguro per tutte voi e quello di non arrendervi mai ed essere forti che i miracoli accadono…

Lui lo sapeva

Mio figlio lo sapeva,

mio figlio se lo sentiva,

non l’ha mai chiesto

un’unica volta mi ha detto che se ci fosse stato un bimbo nella mia pancia avremmo dovuto chiamarlo Simone

ma lui credo lo sapesse

lui che è arrivato dal cielo come un miracolo, lo sapeva che sarebbe stato unico

lui così desiderato, così cercato, così tanto sperato …

lui … che quando ho i visto i 2 embrioncini nel mio utero speravo già fossi incinta …

lui … che dopo 15 giorni era solo lui ma un cuoricino che batteva …

lui che mi ha cambiato la vita, che mi ha fatto sentire un altro cuore dentro di me …

lui che mi ha accolto come mamma con i miei pregi e i miei difetti …

lui che ha spazzato le mie lacrime riempiendole di sorrisi

lui che mi ha fatto vivere le emozioni più belle lo sapeva che sarebbero state le uniche …

sapeva che era stato mandato per essere unico e per non chiedere mai di avere un fratellino ….

lui che mi ha accolto con un sorriso e un abbraccio ad ogni caduta per riprovare a realizzare il mio sogno …

lui che mi ha permesso di andare avanti … a ogni caduta di rialzarmi …

lui che c’era anche quando ho dovuto dire “basta” …

lui era li piccolo e già sapeva di essere così importante ….

il suo compito era di farmi diventare mamma … non sarò la mamma migliore … ma spero di essere la migliore per lui …

lui sarà il mio unico bimbo ma c’è ….

lui è la mia luce, la mia gioia e per fortuna c’è …

devo ringraziare per averlo con me … per avermi dato questa possibilità … per avermi sollevato nel momento più buio …

a lui e per lui devo andare avanti, guardare avanti, vivere e sorridere … la felicità te la devi costruire …

quindi ora testa mia basta!!! goditi la vita che è bella e vale sempre la pena viverla!

L’amore nonostante tutto!

M’intessevo nel tuo ventre dal nulla a una bimba, ogni battito del mio cuoricino era in te, e per me tu come linfa. Ma mentre la vita si formava il tuo pensiero già la disfaceva… Hai lottato e combattuto sperando che poi non mi avresti avuto, ma la vita così beffarda ha fatto una scommessa… lei è qui, lei è nata!
Non sono mai riuscita a rubarti una carezza, non sono mai riuscita a scaldare la tua freddezza. Mentre oggi io già donna mi commuovo davanti ad un sorriso a uno sguardo, quello di un bimbo; mi si spacca il cuore e mi si bagnano gli occhi davanti ad ogni dolore e mi chiedo… in cosa ti assomiglio se non per non avere avuto mai un figlio?!
Tu l’hai partorita fisicamente ma abortita psicologicamente io non ho potuto procreare ma guarda intorno a me quanti bimbi che ho d’amare! Capirai mai cos’è la vita? Imparerai mai a voler bene veramente? Cos’è essere madre se non incondizionatamente donare?! Come ti fa sentire oggi non avere questa figlia… indifferenza? Invidia? Questa figlia che tu non hai mai voluto Oggi è donna e ama all’infinito!