La felicità all’improvviso

Il desiderio di maternità è sempre stato fortissimo, speravo di avere una famiglia numerosa, ma…..ma questo bimbo non arrivava!

Inizia così un tortuoso cammino alla ricerca della cicogna.

Inizio con l’esportazione di una tuba e quasi in contemporanea scopro di avere un ” difetto genetico” una traslocazione bilanciata che, a quanto pare, è la causa della mia infertilità.

Ne derivano 3 fecondazioni in vitro con analisi preimpianto. La produzione degli ovociti c’è, tutti fecondati, tutti maturi, ma ahimè tutti traslocati sbilanciati e quindi non impiantabili. Prima della terza fecondazione ho avuto l’emozione di vedere le fantastiche due linee rosa su un test di gravidanza! La mia gioia era incontenibile, ma purtroppo a poche settimane tutto è svanito.

Non sapevo più cosa fare, ero distrutta, desideravo tantissimo essere madre, non riuscivo ad accettare la mia infertilità… Proprio no, non poteva essere vero!

Ero ostinata a procedere in qualsiasi modo con qualsiasi mezzo, ma avevo bisogno di tempo, dovevo respirare e riprendermi. Tutte quelle speranze fallite mi avevano psicologicamente distrutta.

All’improvviso un fine settimana di dicembre inizio ad avere delle sensazioni strane, sentivo che qualcosa in me stava cambiando. Attendo il lunedì e faccio un test di gravidanza….. POSITIVO. Avrei potuto toccare il cielo con un dito, ero felice, incredula, ma anche tanto impaurita. Ho trascorso 9 mesi godendomi ogni istante. Oggi ho in braccio una meravigliosa bimba di due mesi, la guardo e mi sembra tutto un sogno.

Tante volte ho letto storie come la mia, adesso so che è possibile.

Crederci, crederci sempre!

#UnaStoriaUnLibro

Non perdete la speranza

Credo fosse un martedì pomeriggio, stavo aspettando i risultati delle analisi prescritte dal ginecologo, dopo un anno e mezzo di tentativi infatti, il nostro bambino non ne voleva sapere di arrivare.

Quando ho letto il valore dell’ ormone anti-mulleriano ero in pausa pranzo e non riuscivo a trattenere le lacrime.

0.89.

Io, 32 anni, in salute, avevo le ovaie di una donna di 10anni di più..

Io che avevo sempre immaginato la mia vita con 2 o 3 figli ora, con buone probabilità, non ne avrei avuto nemmeno uno.

Non rientrai in ufficio e passai quel pomeriggio a letto, non potevo credere che stesse succedendo a me.

Da quel giorno abbiamo iniziato una serie di indagini che hanno confermato che non avevo molto tempo e che bisognava tentare subito qualcosa.

La mia migliore amica ci era appena passata e quindi purtroppo avevo ben chiaro cosa avremmo dovuto fare.

Decisi che avendo poco tempo volevo optare per la clinica migliore, decidemmo così di rivolgerci ad una clinica in Spagna.

Sbrigate le pratiche in Italia, preparati i documenti, fatte le analisi, organizzato il viaggio arriviamo a febbraio 2020. Covid. Frontiere chiuse. Stato di emergenza. Non possiamo partire.

Il tempo scorreva e io tempo non ne avevo.. siamo partiti a fine luglio.

4 mesi si angoscia in cui immaginavo i miei follicoli decrescere e la mia possibilità di diventare madre sempre più remota.

Ma poi partiamo, dopo settimane di punture in pancia, ecografie, pianti e paure, arriviamo in clinica.

Mi contano i follicoli (pochi), mi fissano il pick up.

5 ovociti, 2 fecondati.

La possibilità che arrivino a blastocisti è circa del 50%.

Significa che i miei 2 embrioni hanno 50% di possibilità di non farcela.

Ricordo di aver pensato che, comunque fosse andata, io in Spagna sarei stata comunque una madre, che avevo due embrioni, che erano i nostri embrioni.

I 4 giorni dopo il pick up sono stati tra i peggiori che abbia mai vissuto, sapevo che probabilmente non sarei arrivata neanche al transfer..due soli embrioni.. tutto quel dolore, tutta quella fatica, i soldi, il viaggio.. tutto per non avere neanche una possibilità.

Domenica 2 agosto, erano le 10, mi chiamano dalla clinica, entrambi gli embrioni erano sopravvissuti e mi aspettavano per il transfer.

Ho pianto e ho urlato al telefono se fossero proprio sicuri, non ci potevo credere.

Il giorno del transfer è stato magico.

Non so cosa significhi concepire naturalmente, ma, il transfer è stato terribile emozionante. Eravamo in 6 in una piccola stanzetta, mio marito accanto a me. Un catetere ha fatto risalire il mio embrione mentre il ginecologo mi augurava buena suerte.

Sono tornata a casa pensando, di nuovo, che per qualche momento, sarei stata comunque una mamma e mi sono addormentata cullata da questo pensiero.

11 giorni dopo ho scoperto che quell’ embrione aveva scelto di restare con noi.

Tommaso mi sta dormendo in braccio, ha 5 mesi e io non posso non pensare che sono la persona più fortunata del mondo.

L’infertilità è un inferno, ma questo vuole essere un messaggio di speranza per tutti quelli che lo stanno affrontando.

Non andrà sempre bene purtroppo, ma succede più spesso di quanto pensiamo. Abbiate fiducia, via abbraccio forte.

 

Chissà cosa si prova…

Che si prova? Che si prova ad avere un ritardo quando si cerca una gravidanza? Me lo chiedo sempre. Me lo chiedo da tre anni. Mai avuto nemmeno un ritardo. Allora qualcuno dirà che ci saranno sicuramente dei problemi. Ma i problemi non ci sono. Ogni volta spero che il medico di turno me ne trovi uno, almeno uno. Ma la risposta è sempre: signora le analisi vanno bene, anzi sono molto buone. Ho 40 anni e la riserva ovarica di una donna di 30. Nessun “percorso” ostruito, valori ormonali perfetti. Mio marito ha un varicocele di 3 grado. Allora è lì il problema, direte voi. Peccato che anche l’andrologo vedendo le analisi ha commentato: paradossalmente gli esami sono tutti normali. Allora mi chiedo io: come è possibile non aver mai avuto nemmeno un ritardo in tre anni di tentativi con tutta questa normalità? Nemmeno il sapore di un incontro fortuito. Nulla. E allora sto qui a pensare chissà cosa avremo mai fatto di male per essere puniti così. Due parti di noi che nemmeno si sfiorano. Neanche per sbaglio. E non riesco ad accettare la PMA. Non senza una motivazione. Non con tutte le analisi “normali”. 3 anni di tentativi e mai nemmeno un ritardo che sia uno. Vi assicuro che è da perderci la testa. Chissà che si prova al 29° giorno….

Gli amici salvano

Ieri abbiamo rivisto una coppia di amici di vecchia data dopo tantissimo tempo.

Nonostante abitiamo a poco meno di un chilometro di distanza, complice il lockdown ma anche gli incalzanti impegni quotidiani, negli ultimi due anni non ci siamo mai incontrati.

Ieri, dicevo, il caso ha voluto che le nostre strade si incontrassero di nuovo, ed è stata una sorpresa inaspettata. Oltre a ricordare “i bei vecchi tempi” di quando frequentavamo lo stesso oratorio e le stesse compagnie, abbiamo piano piano iniziato a raccontarci delle nostre esperienze più recenti e, come se questi due anni non fossero mai trascorsi, ci siamo aperti l’un l’altro. Senza troppa timidezza, preamboli e pregiudizi, ci siamo vicendevolmente confidati di avere un problema di infertilità. Loro ci hanno raccontato le loro esperienze e noi abbiamo fatto lo stesso con le nostre, e come per magia abbiamo scoperto di essere simili anche nel modo di affrontare lo stesso problema e gli stessi timori.

Abbiamo altri amici che, sfortunatamente, hanno sperimentato la spiacevole esperienza del ciclo che arriva fin troppo puntuale, ma paradossalmente non avevamo ancora avuto il piacere di trovare qualcuno che avesse in qualche modo declinato il mancato arrivo di un figlio nel nostro stesso modo. Per la prima volta dopo tanto tempo, ci siamo sentiti meno soli, meno pazzi, in pace e liberi.

Ci siamo ripromessi di cercarci con più assiduità e di non far passare nuovamente due anni prima di incontrarci di nuovo. Spero vivamente che accada, perché , alle volte, è sufficiente percorrere la stessa strada con degli amici per stare meglio, sebbene questa sia lunga, buia e tortuosa.

Tempo scaduto

Ci credevo. Avevo tutto. O, meglio, ho tutto. Marito, lavoro, casa, abbastanza soldi per vivere senza ansia. Mancava un figlio che non arrivava mai. E così abbiamo deciso: fecondazione assistita. Tanto ce la fanno tutti ad avere un figlio, no? Tanto la scienza aiuta, no? Tanto con quella cazzo di tecnica, la Icsi, deve andare tutto bene, no? Ebbene eccoci qui: tre tentativi andati storti. L’ultimo, due giorni fa. Un solo ovulo. Un’unica possibilità di farcela. Niente. Embrione non fecondato. Tempo scaduto, carina sembrava dirmi un medico freddo senza emozioni. Tempo scaduto mi ha detto mio marito, stanco di vedermi morire ogni volta. È finita. Finita davvero. Non ho più speranza. Non ho più voglia di farmi delle punture in pancia. Dolore che aggiunge dolore. Ho 42 anni. Sarei patetica a crederci ancora. Non ci credo più. Tempo scaduto, carina.

Mamma incompleta

La mia storia inizia cosi.. 10 anni fa io e Stefano ci sposiamo solo dopo 3 anni di fidanzamento (e se non fosse stato per cavilli esterni, sarebbe stato pure prima), e da subito cerchiamo un bimbo, sapendo che, avendo preso io per tanto tempo la pillola, qualche mese sarebbe stato necessario. Dopo un anno del niente assoluto, vado dal mio ginecologo che, allora, quasi mi prese in giro davanti alle mie preoccupazioni. Ma io testarda, come sono, avevo uno strano sentore… vado da un altro specialista e iniziamo la nostra battaglia:  4 anni di analisi, esami, tempi lunghissimi, affacciandomi al mondo della PMA che per me era una sconosciuta, con il solo supporto di mio marito, sempre li pronto a stringermi la mani, a sentire i miei sfoghi, le mie paure, le mie debolezze, i miei tanti momenti di sconforto… e finalmente, tra un protocollo e un altro, naturalmente, arriva il mio miracolo: Matteo!!! Che dire: oggi ancora quando ripenso a quel test positivo, mi vengono le lacrime agli occhi! Ma so che voi potete ben capire, quando si fanno per anni test a vuoto, cercando di intravedere linee inesistenti….

Inizialmente dopo la sua nascita dicevo che mi bastava lui, che ero felice cosi, che avevo ricevuto il mio più grande miracolo e quindi che non avrei fatto altro… ma mentre lui cresce, piano piano, dentro di me cresce il desiderio di una nuova gravidanza.. ci riproviamo, sperando che come molti dicono, la gravidanza avuta, faciliti le cose… ma palesemente, questo non poteva essere la mia strada!!!! E dopo due anni di attese vane, mi rivolgo a un altro centro: sarà dura lo so, ma è troppo quel desiderio e sentire il mio bambino che chiede un fratellino, come se leggesse la mia anima e capisse il mio dolore, mi sento pronta per ri-inizire la PMA.

Ma… avevo fatto i conti senza l’oste: il medico, decisamente più scrupoloso del precedente, mi gela dicendomi che ho una riserva ovarica troppo scarsa per tentare una PMA.. e andando a ritroso, vede che le analisi al tempo dei miei primi percorsi, erano già alquanto compromessi.

Non ci resta che la natura, e la speranza di un altro miracolo.

E io a 40 anni, spero sempre ogni mese, in quel miracolo, sogno di poter dire al mio piccolo che avrà un fratellino, e al contempo, talmente forte è il dolore ogni mese, che desidero avere un interruttore per poter dire basta. E mi chiedo fino a quando dovrò stare cosi male…. fino a quando dovrò sentirmi dire “ma lo lasci da solo”, “stai invecchiando eh”, “il tempo corre”, come se io non lo sapessi da me, e cerco di sfoderare il mio sorriso più bello, e nascondere invece quando mi sento morire dentro. E’ vero sono mamma, ed è una gioia immensa cha auguro a tutte, probabilmente tante penseranno che sono ingrata perché non mi accontento… forse si, forse no, so solo che io stessa pensavo che il mio Matteo fosse il mio tutto, ma ora so che il mio cuore ha tanto amore da dare anche ad un altro figlio e che il desiderio per un secondo un terzo un quarto figlio, è qualcosa di diverso che non intacca quello che hai già.

Si tratta di amore e di una mamma che si sente incompleta!

I guerrieri del bene

È la mia seconda storia per “Parole fertili”. La prima è volata in un libro, quel libro che mi ha dato il coraggio di FARE e ACCETTARE. Dopo quel libro, dopo aver capito che non siamo la sola coppia (purtroppo) a sentirci “difettati”, abbiamo raccolto la forza e la speranza e le abbiamo riposte nella medicina.

Abbiamo cominciato la nostra guerra fredda contro l’infertilità sine causa, una guerra che sfianca, che fa paura ma comunque piena di speranze. Ma quando poi quella guerra la perdi e rischi di farti male, ti fermi.

Decidi di mettere un punto e cambiare pagina, la vita non può nascere con il rischio e la sofferenza. La tua salute fisica e mentale viene prima di tutto.

Il mio errore, se così si può chiamare, è stato affidarmi al primo centro di fecondazione senza informarmi, presa solo dalla disperazione e dalla paura del tempo che passava.

E adesso, quando racconto la mia storia, la prima cosa che consiglio è di informarsi su chi mette le mani e il cuore nella vostra vita. Perché la PMA ha bisogno non solo di bravi medici, ma anche di gente attenta, scrupolosa ed empatica.

Queste mancanze ci hanno tolto la fiducia per due anni, ci hanno fatto mollare la presa e cercare una tregua. Finché ti rendi conto che la vita intorno a te va avanti, nascono tante vite, la gente che conosci è felice e tu ti chiedi “Perché non posso esserlo anche io?”.

Tra due mesi ricominceremo tutto da zero, per la seconda volta. In un altro centro, stavolta scelto con cura. Come molte donne che sento di avere una vita dentro ancor prima del test, io so che avrò un nome. Forse non il nome del figlio che abbiamo sempre sognato, ma il nome di ciò che ci impedisce di diventare genitori.

Vivere di rimpianti non è mai stato nelle nostre corde. Abbiamo bisogno di mettere un punto a questa storia, sapere che possiamo continuare a navigare o fermarci al primo porto vicino, che siamo nelle mani giuste per sapere, con la consapevolezza che siamo guerrieri, ma i guerrieri del bene.

D’altronde, chi non ha mai lottato per amore?

Abbiate cura di voi stesse. Sempre.

 

 

Un momento felice

Sono seduta sul divano dopo una mattinata trascorsa al mare. Mio marito dorme ed io, nel silenzio e nella calma dei miei ultimi giorni di ferie, penso che per la prima volta dopo tanto tempo mi sento ottimista: abbiamo deciso di riprendere l’utilizzo dei test di ovulazione.

Qualcosa di inspiegabile, quasi una sensazione, mi sta dicendo che presto la nostra vita cambierà. Forse sono state le parole di nonna Maria, la quale mentre andavamo via giovedì sera ci ha detto: “Avrete tutto”. O forse quelle della compagna di mio padre: “Ho come un buon presentimento per il nuovo anno”.

Non so dire se tutto questo porterà ad un reale cambiamento, ma di una cosa ho la certezza: in questo momento penso al nostro futuro, ci immagino genitori e mi sento felice

Come sono diventato padre

La gravidanza inizia con una foto. Non si fanno analisi del sangue, non si calcolano i periodi. Tutto è normale, i valori i soliti, niente nausee, nessun allarme, nessun test. Una mattina stai facendo il tuo lavoro e un numero sconosciuto ti appare sul cellulare; sei in udienza e riattacchi, non puoi rispondere. Passano pochi secondi ed ecco una nuova chiamata. Decidi che è meglio uscire per rispondere. La bella notizia è che c’è un bambino in Vietnam che ti sta cercando, la brutta notizia è che non puoi salire sul primo aereo da Fiumicino. Invece, devi andare in sede, e quindi benedici l’ennesima notifica andata a buca che non consente di fare il processo, l’udienza dura due minuti e sei fuori in macchina, passi a prendere tua moglie, che per pura coincidenza quella mattina doveva venire in centro, e vai. Lasci la macchina in un parcheggio a pagamento, senza curarti nemmeno di leggere le tariffe. Ti toccano oltre trenta minuti di attesa. Poi ti ricevono e ti dicono che ha un anno e che è maschio; la foto ancora non l’hai vista perché è sul computer della collega che sta ancora parlando con altre persone. Ti leggono la scheda medica in inglese, valori del sangue, morfologia, annotazioni, ti spiegano che qualche valore fuori range è assolutamente normale, il bimbo sta bene, non ha nessuna patologia grave e lì realizzi la prima cosa.

Quando, un anno prima, hai scelto loro per la pratica, dopo aver individuato il paese, la prima cosa è la check list: date alcune patologie frequenti in quel paese, quali di queste sei disposto ad affrontare: talassemia, epatite, HIV, piede torto, labbro leporino, ernia inguinale e compagnia bella. Sudi freddo quando compili quella lista, perché vorresti un figlio – sì, usi quella parola – sano, come gli altri (anche questo ti viene in mente, sei inesperto), ma sai anche che ogni esclusione ti allontana da lui, perché la disponibilità agli special needs, così li chiama la burocrazia, aumenta la platea e quindi aumenta le possibilità e diminuisce i tempi. Solo che in quel momento ti sembra impossibile affrontare certe cose, ti sembra impossibile anche solo pensarlo e cerchi un compromesso: ferme le patologie endemiche, cerchi di stringere sulle altre, lasciando qualcosa alla fortuna (non capiterà proprio a me, e poi alle brutte rinuncio…).

Quando arriva, la check list che hai compilato te la sei in larga parte dimenticata. Ti rendi conto che sei stato fortunato, sì qualche problema, ma nulla di patologico o incurabile, quella cosa nel peggiore dei casi necessita di un piccolo intervento, corri su google (errore) a cercare cosa significa, ma lo spettro è ampio, da niente alla sala operatoria. Ancora non l’hai visto e già sai che non fa niente. Poi vedi la fotografia. Ne vedi tre, con le tate intorno, in una è spaventato, in un’altra curioso, nell’ultima pensieroso. E capisci che in tre foto gli hanno fatto fare il percorso che tu hai fatto da un anno, fino a oggi, quando pensi e realizzi che sei stato fortunato è vero, ma che se anche quella cosa necessitasse di un intervento, non di meno non potresti più dire di no, nemmeno se fosse più grave, nemmeno se fosse irreversibile.

Perché la tua vita, quella che ti è toccata in sorte, tanto bella da poter aspettare una notizia da migliaia di chilometri con il cuore sereno, già non è più solo la tua vita; perché se è vero che tu potresti dire no, e continuare con la tua vecchia (già vecchia) vita, lui in ogni caso, che tu dica no o dica sì, dovrà necessariamente continuare con la sua nuova, nuovissima, vita, che non può rifiutare.

Lettera al mio bambino

Parole difficili…parole di lacrime e ferite dell’anima…di speranze e sospiri…

Parole poco gratificanti e per nulla amanti verso me stessa…

Quella ragazza,ormai donna, che da anni, insieme al suo principe azzurro, cerca la tanto attesa lieta novella…

Eppure mai arrivata… Mai neanche per sbaglio…

Purtroppo,mio piccolo grande Sogno,io e te non siamo destinati a conoscerci…ad amarci…

Tu che avresti reso le nostre vite ricche di arcobaleni e fiori, inondando le verdi colline col profumo dei ciliegi e delle viole.

Resterai nel posto più profondo del nostro cuore e della nostra anima… ti aspetteremo fino al nostro ultimo respiro.

Con amore Mamma e Papà