I DESIDERI SONO POZZI INESAURIBILI DI ENERGIA

 

Il racconto di una storia inizia, solitamente, con una data. Precisa o approssimativa che sia, per me è difficile iniziare il racconto del mio percorso perché non so dire quando sia realmente incominciato.

Io e mio marito abbiamo iniziato con il desiderio di avere un figlio, dopo averci molto pensato perché entrambi non avevamo una sicurezza lavorativa tale da permetterci di “diventare famiglia”. Il mio desiderio di maternità era presente da molto più tempo: da bambina giocavo con le bambole, da adolescente mi incantavo a guardare i neonati dal vetro della nursery quando mi trovavo per caso in ospedale. Da che ho memoria, ho sempre desiderato diventare mamma.

Una volta presa la decisione di diventare genitori, ha avuto avvio il percorso. Eravamo felici, un po’ spaventati ma ottimisti. Avevamo tempo. Dopo i classici 6 mesi di tentativi, abbiamo capito che qualcosa non andava. Forse questo potrebbe essere l’inizio della storia, quando ancora non lo sai, ma la scadenza di quei 6 mesi dà inizio ad una nuova pagina della tua vita. Senza esserne consapevoli abbiamo dato inizio a visite dal ginecologo, cure con integratori, cure per l’ovaio policistico, dosaggi ormonali…. Fino a quando, esaurite tutte queste possibilità, è arrivato il giorno della diagnosi. Il ginecologo ha candidamente comunicato che rientravo nell’1% di infertilità inspiegata. Nessuna causa, nessun problema ma non ero in grado di “dare vita” e non sapevo neanche il perché. Non conoscere la causa e il problema della mia infertilità è stato molto duro da accettare. Questo è stato l’inizio. Sono seguiti giorni molto difficili di pianti, sconforto e discussioni con mio marito che, spaventato quanto me, si è trovato ad affrontare anche il mio incontenibile dolore. E’ stato difficile per lui anche accettare di dare inizio a tentativi di PMA e io mi sentivo sempre di più chiusa in una gabbia da cui non c’era via di uscita se non accettare una vita senza figli.

Quel giorno, di ritorno da ginecologo, oltre al nostro dolore portavamo con noi una serie di nomi di centri da chiamare per poter iniziare quella che sarebbe stata un’altra dolorosa fase.

Ci siamo rialzati e abbiamo preso appuntamento. Solita, lunga lista di attesa. Stavo prendendo confidenza con un’altra cosa insopportabile di questi percorsi: lo scorrere del tempo, vissuto come perdita, come occasioni perse per realizzare il nostro sogno. Ma abbiamo aspettato, non puoi fare altro.

E così, il 9 febbraio 2016, abbiamo incominciato. Si incomincia dal basso, dato che sono, come dicono, sine causa. Ha inizio la prima IUI. D’ora in avanti le date sono precise perché le tempistiche sono cadenzate: fai quello che ti dicono i medici, il giorno e l’ora precisa in cui loro lo richiedono.

Quel giorno, ho dovuto anche confrontarmi con un’altra mia più grande paura. Ho da sempre avuto paura degli aghi e questo mal si conciliava con quello che avrei dovuto affrontare. Impossibile pensare di farsi le punture da sola. Per fortuna ho avuto chi mi ha aiutato. Ma l’ansia rimaneva ad ogni puntura, l’ansia c’era ogni volta che andavo a fare i monitoraggi e l’ansia più grande c’era quando pensavi al “dopo”. In cosa sarebbe consistita la tecnica? Avrebbe fatto male? Rimanevo con i miei dubbi, in silenzio. Con il tempo, poi, la paura degli aghi è stata sconfitta. Mai avrei creduto di potercela fare. Ho imparato che la madri (ancora prima di esserlo…perché io ho imparato a sentirmi madre anche senza avere un figlio, solo per il fatto di desiderarlo con tutta me stessa) sono donne forti, pronte a superare tutto ciò che può essere un ostacolo.

Il primo tentativo si è risolto in iperstimolazione. Ne sono seguiti 4, tutti negativi. E così si è concluso  il 2016. Con l’inizio di un nuovo anno e mi sono ritrovata a pensare che sarebbe stato quello giusto. Prima di passare alla FIVET c’è stata la sonoisterografia e altri esami ormonali. Andavano tutti bene e la causa della mia infertilità continuava ad essere sconosciuta. E’ arrivato così  aprile e la prima FIVET. Nel frattempo fare le punture è iniziato a diventare un grosso peso, due/tre in un giorno ti mettono davvero alla prova e incominciavo a sentirmi un contenitore da riempire con qualcosa che assomigliava più ad un veleno. Una sera, in lacrime, ho urlato in silenzio che tutto quello era qualcosa di “disumano”. Incominciavo a non reggere più. Con il progredire dei tentativi ho imparato a superare le mie paure, ho imparato a fare le punture da sola e a farle diventare una routine. Ho superato il terrore dell’anestesia. Ho scoperto di avere una forza incredibile e delle risorse interne di cui non ero consapevole.

Purtroppo di tentativi ne sono seguiti 2 (di cui uno con beta a 0 e uno con ovuli vuoti) ancora nel 2017 e l’ultimo nel 2018.

Terza Fivet, le beta sono a 18. Esulti dentro di te, in silenzio, giusto il tempo per tornare con i piedi per terra e realizzare che è un valore troppo basso. E quasi per scherzo compaiono i segnali del mancato impianto ma non tali da permetterci di chiudere definitivamente anche questo tentativo, curarci le ferite e ricominciare.

Oggi la PMA è solo un lontano ricordo che non ha portato alla realizzazione del mio sogno. Un ricordo che invece di voler cancellare è più simile ad una strada da voler ancora ripercorrere tutte le volte che sarà necessario per potercela fare. Ma poi capisci che così ti fai solo del male e abbandoni, a malincuore, quella strada.

Se mi guardo indietro, tra le mille difficoltà e dolori, ho scoperto una nuova me stessa con forze incredibili. Ciò che mi ha aiutato a superare la difficoltà non è quante volte io mi sia impegnata ad affrontare quell’ostacolo, ma l’obiettivo che intendo raggiungere.

Il giorno dell’ultimo pickup ho scritto queste parole che spero mi facciano da guida e mi aiutino a rialzarmi, ancora una volta:

“ I desideri sono pozzi inesauribili di energia. Piano Piano il desiderio si riaccende e ritrovi la forza, sei più forte di prima, con i piedi ben saldi per terra perché hai imparato bene a godere solo dei piccoli traguardi che raggiungi. Ma, a volte, i sogni e i desideri si realizzano.”

Mamma o non mamma

La verità è che sono una mamma….di tre angioletti, ma penso a loro ogni giorno della mia vita. È solo molto difficile accettare che non posso abbracciarli, coccolarli, giocare con loro…insomma fare tutte le cose che una mamma fa.  La storia è lunga e non è ancora finita. Nel 2017 gravidanza extra uterina.. .sto male. Provano con il metotrexate ma non funziona. Quindi salpingectomia e tanta ignoranza intorno a me. Mi sento dire che alla fine è stata solo una laparoscopia. 6 mesi dopo non mi sembra vero e sono di nuovo incinta. Questa volta è nel posto giusto!Non ha sbagliato strada!!!ma…dopo 8 settimane si ferma il cuoricino che avevamo iniziato ad amare. 7 mesi dopo ricapita il miracolo. Ho paura…ma penso anche che siamo già stati abbastanza sfortunati. Vado subito a farmi vedere dal migliore medico, sto attenta a tutto, vivo sotto una campana di vetro ma non mi sono mai sentita così felice. E invece la gioia finisce.. .sempre tra la settima e ottava settimana…sempre dopo aver conosciuto il suo battito meraviglioso. Ora siamo il lista per la pma….ho paura ma voglio concedere al mio cuore di correre il rischio di provare ancora quella gioia e quella luce che ormai non provo da più di un anno. E vorrei tanto poter scrivere un domani che un bimbo mi chiama finalmente mamma con la sua voce…un abbraccio grande a tutte voi mamme

 

Sperare e amare questo è quel che ci resta

Un anno fa un intervento per endometriosi mi porta via entrambe le tube e buona parte delle ovaie,il dottore dal cuore grande e gli occhi lucidi ci dice per voi e per i vostri sogni c’è la PMA e la fecondazione in vitro ma non perdete tempo la malattia é aggressiva. Cominciamo subito io e mio marito a fare analisi e controlli,ci rivolgiamo ad un centro e così tra mille problemi facciamo due tentativi di FIVET,il risultato era sempre lo stesso,tanto dolore e tanta tristezza. Dolori allucinanti mi colpivano spesso,e tra controlli vari ecco il responso endometriosi profonda,un nuovo grande intervento con resezione intestinale e ileostomia di protezione per almeno tre mesi. Un colpo al cuore. Un dolore,uno smarrimento totale e mille domande nella testa. Il mondo intorno a noi sorride e si colora di fiocchi rosa e celesti ed in noi solo il buio e la tristezza. La speranza,due ultime blastocisti da poter impiantare un giorno,forse..L’unica forza amare,amare se stessi,amare la vita e lottare. Il dolore non può vincere. Una strada per noi é nascosta,  da qualche parte ,che conduce alla felicità..Non arrendersi e cercare.

 

Rimarrà solo un ricordo

Mi chiamo Irene e ho 34 anni, sono alla ricerca di un figlio da quasi un anno (non tanto è vero). Io e il mio compagno purtroppo ancora non lavoriamo, ma possiamo contare sull’aiuto dei nostri familiari. Abbiamo atteso tanto prima di prendere questa decisione, nella speranza di un lavoro, i giorni passavano e nulla cambiava. Il primo mese ero euforica, ma allo stesso tempo sapevo che era “solo”il primo tentativo e non dovevo illudermi. Nel frattempo i mesi passavano e il primo tentativo era solo un ricordo, l’euforia lasciava spazio alla tristezza e tanta preoccupazione. Il mio corpo iniziava a mandare messaggi, o forse ero semplice io più attenta, non positivi. Il mio ciclo non era perfetto come io credevo, 28 giorni, 23, 21, 24. Non mi dava neanche il tempo di sperare di fare un test. Iniziai a effettuare visite ginecologiche da diversi specialisti, il disco era sempre lo stesso: signora è tutto ok, dobbiamo aspettare un anno prima dei controlli. Un anno! Perché un anno, è una regola divina, universale?!? Intanto, le persone attorno a me rimanevano incinte, al primo tentativo e molti più anni dei miei.

Decisi di non voler aspettare un anno, perché sentivo che qualcosa non andava. Dentro di me sentivo una forte determinazione e forza, non mi importava nulla del fatidico anno, ecc… Non esiste una data da rispettare peri propri sogni, ma soprattutto per la propria salute.

Presi appuntamento con un esperto in fertilità, ho dovuto aspettare più di un mese per la visita. Quando arrivò quel giorno, dentro di me sapevo già a cosa sarei andata incontro, ero già pronta.

“Signora ovaio destro prolassato, possibile endometriosi e ovaie più vecchie rispetto alla sua età”.

Tutto da confermare da una serie di analisi. Non mi illudevo, sapevo già che non erano solo ipotesi. Un mese dopo, ritorno con gli esami: le ipotesi erano realtà. AMH 0,8 rischio di una menopausa precoce.  Endometriosi e scarsa quantità e qualità di ovociti. Unica possibilità Fecondazione assistita in vitro.

Per scrupolo abbiamo deciso di effettuare la isterosalpingografia che ha rilevato andamento tortuoso e aggrovigliato, una tuba si estende verso l’alto e appare ostruita.

Adesso?!? Credevo di essere preparata, ma mi sbagliavo. Soffro ogni giorno di più.

Ancor più doloroso è il commento, anche dei tuoi cari, al fine di rincuorarti : “ almeno esiste una soluzione”.

Sono in attesa di iniziare il precorso.

Grazie a tutte voi, leggo le vostre storie che mi danno forza e coraggio, e mi aiutano e non sentirmi sola.

Vi saluto con la speranza , per me e per chi ancora non ha realizzato il proprio desiderio, che tutto questo un giorno non sarà altro che un ricordo.

La pma: una lotta con me stessa da 6 anni

Mi sposo ad agosto del 2014, subito entusiasmati dall’ idea di un bambino, iniziamo ad avere rapporti liberi ma nulla. Iniziamo analisi scopro ipotiroidismo e mi curo ma passa altro anno e nulla. Iniziamo rapporti mirati e qualche cura (clomid, progesterone), passa un altro anno e mezzo ma niente di niente. Nel frattempo faccio tanti esami ormonali, isterpscopia , isterosalpingografia ma niente non emerge nulla. Non vi sto a raccontare le truffe che mi sono state fatte da sedicenti professionisti, tra monitoraggi e esami giusto per guadagnare. Mi stanco luglio 2018 approdo in un centro pma, trovo un medico molto bravo, che si fa pagare profumatamente ma onesto nel raccontarmi le verità e nell’ evitare analisi e stress inutili. Faccio una icsi, di 12 follicoli recuperati, ben 10 sono vuoti, cioè  non sottoponibili a icsi, 2 iniziano la moltiplicazione ma sono lenti in 3 gg due cellule, mi vengono impiantati ma le beta sono zero. Scoraggiata dal risultato, stanca dello stress di cure e rapporti mirati e quasi esaurita da 5 anni di attesa, chiedo qualcosa che possa darmi una bella spinta per capire se questo figlio lo posso avere o no. Mi propongono eterologa. Accetto con fatica in quanto ho tutt ora lo stato d’ animo di chi sta elaborando un lutto, ma accetto prima per evitare altri ormoni anche perché  con la icsi ero finita in ospedale per iperstimolo e secondo perché  dopo 6 anni, un risultato cosi deludente di icsi che non mi ha lasciato nessuna speranza, voglio capire se questa gravidanza si può  fare o no. A gennaio nei prossimi giorni è  previsto impianto blastocisti ottenute da ovodonazione. Per me è  l’ ultima possibilità  in quanto dopo 6 anni sono sull’ orlo di una crisi personale a causa della mia sterilità.

L’amore non ha limiti

Sono mamma single di una splendida bambina di 3 anni…nessun compagno fuggito all’annuncio di una gravidanza ma scelta consapevole, lui è fuggito all’annuncio che sarebbe stata necessario un programma di PMA all’estero con eterologa.

Ma in realtà sono fuggita io, e al suo “non me la sento” dopo qualche giorno avevo valige e scatoloni pronti per andarmene da casa sua. Ed oggi, dopo 5 anni, mai scelta fu più giusta anche se mi ritrovai a 40 anni senza una casa in cui andare, la mia l’avevamo affittata.

Endometriosi, occlusione alle tube, ovociti di scarsa qualità, emofilia, tutto il resto funzionava bene.

Alla mia bambina da più di un anno spiego che nella nostra vita il papà non c’è ma non per questo dobbiamo ritenerci sfortunate visto che ci sono dei papà (ma anche mamme) egoisti che non vogliono bene ai loro bambini. Vivo per lei, ogni giorno della mia vita e prima o poi un papà (veramente speciale) lo avremo anche noi, ma dovrà davvero essere speciale.

Non mi sento egoista, non mi importa il giudizio della gente (il nostro amore è più forte e non ha limiti), sono così altruista che vorrei regalare a mia figlia un fratellino/sorellina ma dopo due aborti entro la sesta settimana ho bisogno di tirare il respiro. Sono forte si, ma non indistruttibile!

Ora ho 46 anni e ho davvero capito cosa sia l’amore, non è quello di un uomo che giura di renderti felice dicendoti che il vostro viaggio verso un figlio non avrebbe avuto limiti, giusto perchè tu smetta di piangere durante le vacanze…

L’amore non ha limiti

 

 

Non me lo aspettavo

È la prima volta che scrivo su un blog. Forse perché è la prima volta che mi sento così sola in questa terribile situazione e allo stesso tempo la prima volta che leggendo un blog mi sento meno sola. Perché ho letto storie analoghe alle mie.
Il mio viaggio alla ricerca di un bambino inizia 7 anni fa. Non pensavo nemmeno fosse “un viaggio “, pensavo che un figlio si fa  appena ti ci metti a cercarlo. Invece abbiamo impiegato 2 anni di monitoraggi . Nessuno mi disse che era “strano”. Ma alla fine resto incinta spontaneamente. Una gravidanza difficile. Tre ricoveri in ospedale. 27 settimane a letto senza poter fare nulla. Nemmeno camminare. Ma ne è valsa la pena. Il parto purtroppo è stato terribile . Per motivi ad esso correlati abbiamo dovuto aspettare 1 anno e mezzo per riprovare ad avere figli. Figli che non sono mai più arrivati. E qui inizia la beffa della vita. Provare il dolore enorme di scoprire di essere “diventata” infertile già a 38 anni, di non avere altre possibilità, e allo stesso tempo non essere capiti da nessuno al mondo perché una figlia già ce l’ho e non devo lamentarmi. Dolore definito ingratitudine dagli altri quindi.  Nel 2017 è avvenuto il primo aborto spontaneo. Da lì la mia vita si è fermata. Ma dopo 4 mesi di sofferenza non mi  rassegnai : abbiamo iniziato il percorso della PMA, SICURA CHE AVREBBE FUNZIONATO. La prima IUI nel 2018 andò male. Iniziammo le analisi. Convinta che sarebbero state perfette. Invece io riserva ovarica assente. Io portatrice di malattia genetica trasmissibile fatale. Mio marito risulta a posto, ma poi approfondiscono lo studio del dna e anche lui risulta portatore della stessa identica malattia. Per miracolo mia figlia non ha quella malattia mortale. Allora ci dicono non provate nemmeno più ad avere figli spontaneamente, ma tanto non correvamo questo rischio. Allora vai con la Pma che studia pure con le PGT il dna dell’embrione prima di impiantarlo. A gennaio 2019 prima stimolazione ormonale: risposta assente. A febbraio seconda stimolazione ormonale: risposta assente. Non funziono più è definitivo. Allora provano l’estrema ratio perché in Italia fanno di tutto anche se la letteratura dice che abbiamo il 2% di possibilità di successo . Iniziamo ogni mese un pick Up per raccogliere più ovociti. 10 prelievi e 10 ecografie al mese. 4 anestesie generali. 4 ovociti accumulati. Nel mentre che lavoro 200 ore al mese e nessuno sa cosa stiamo facendo. Mio marito non ci crede molto ma fa tutto per accontentarmi. A giugno mi fermo perché non posso andare oltre anche economicamente. Di quei 4 si forma un solo embrione. A luglio per telefono mi dicono che non si può impiantare perché ha due trisomie gravi. A fine luglio mi richiamano perché si erano dimenticati di avermi già contattato e mi dicono che comunque l’embrione non aveva quella malattia trasmissibile , io gli chiedo ma perché si sono messi a fare l’analisi genetica se era un embrione malato, zero risposta. Due gg dopo mi obbligano a pagare altri soldi per quell’analisi , su un embrione malato che non avrei mai avuto. Allora stufi dell’Italia ci sentiamo ancora in grado di provare . Desideriamo talmente un altro figlio che siamo disposti ad accettare anche l’eterologa. È l’unica opzione terapeutica per la nostra causa di infertilità ( cioè io che non funziono più ). Ma per amore si fa tutto. E lo abbiamo fatto. Viaggi. Soldi. Speranze. Nelle due settimane in attesa delle beta ( che ho aspettato per 14 anziché 11 giorni perché altrimenti dovevo farle la vigilia di Natale) eravamo ottimisti. Avevo tutti i sintomi della gravidanza. Nausea compresa e tutto il corollario. Abbiamo fatto il test solo per scrupolo. E per telefono alle h 14.30 del 27/12 ci hanno detto che era negativo. Punto. Senza spiegazioni. Credo che quei sintomi erano dovuti solo alla terapia ormonale, ma non me lo avevano detto. Ci hanno lasciato da soli con questo dolore, o meglio da sola perché per mio marito è solo un tentativo in più andato male. E adesso davvero io mi sento annullata. Da tutto quello che la Pma si è preso di me in questo anno. Il supporto psicologico l’ho cercato ma non l’ho trovato. Mi sono sentita dire solo che devo accettare il destino. Ma io non riesco. Ho dedicato la mia vita per diventare il medico che sono. Che cura i bambini degli altri. Ed ora non riesco nemmeno a guardare negli occhi le altre mamme di tanti figli. Ora vorrei solo ritrovare la gioia di godere della mia bambina che sta qui e merita tutto, invece di piangermi addosso per tutti i figli che ho cercato e non sono mai nati. Grazie di avermi ascoltato.

La strada dell’eterologa non si ferma alla mera decisione, si protrae per tutta la vita.

Nonostante sia un anno più giovane di mia moglie, mi sentivo pronto per fare un figlio prima di lei. Da qualche tempo il mio posto di lavoro era diventato a tempo indeterminato e qualcosa dentro di me mi diceva che la nostra coppia sarebbe stata pronta per accogliere una creatura.

Soprattutto, il motivo che mi spingeva di più era dare ai miei figli un padre che gli stesse vicino e si occupasse di loro quanto più possibile. Infatti, io non ho avuto la fortuna di crescere con un padre, dal momento che il mio ha deciso all’epoca di non riconoscermi e di allontanarsi da mia madre prima della mia nascita (o almeno questo è ciò che mi è stato raccontato dalla mia famiglia e dai miei nonni, con cui sono cresciuto). La mia famiglia ha sempre cercato di farmi considerare mio nonno come sostituto di mio padre e fino a prima della pubertà questo ha più o meno funzionato, ma poi, durante l’adolescenza, sentivo nel mio subconscio il bisogno di una vera figura paterna, che potesse accompagnarmi e consigliarmi su certi argomenti per cui il nonno è troppo vecchio e la madre non è la persona adatta.

Questa assenza del padre è stato uno dei motivi per cui il rapporto con la mia famiglia è peggiorato sempre più man mano che sono cresciuto e credo che nessun figlio si meriti di vivere una vita senza uno dei due genitori, perché entrambi sono fondamentali per il suo buon sviluppo e benessere.

Dopo diversi mesi di tentativi, nonostante il medico di famiglia ci dicesse che poteva essere normale abbiamo deciso di effettuare lo spermiogramma, che ha evidenziato l’assenza totale di spermatozoi (azoospermia). Prima di allora non mi era nemmeno passato per la testa che potesse esistere una patologia simile e, in generale, avevo considerato la procreazione come una cosa “sottintesa”, che tutti possono fare, anzi, una cosa da cui bisogna proteggersi se non la si desidera.

Dopo aver accertato, grazie ad altri spermiogrammi effettuati in altri centri, che effettivamente sono affetto da questa patologia, mi sono sentito in colpa per essere io la causa di questi problemi, che avrebbero necessariamente comportato sforzifatiche e trattamenti per mia moglie, poiché, a partire da quel momento, io non potevo più contribuire in modo naturale al nostro sogno di fare un figlio.

Da questo senso di colpa è nata la mia proposta di mettermi da parte e di lasciarci, affinché lei potesse trovare un altro partner senza dover subire i trattamenti di un percorso PMA. Era chiaramente una proposta che non avrebbe avuto seguito: la nostra coppia era solida e non sarebbe certo stata questa difficoltà a farci separare, ciononostante l’ho considerato come un “atto necessario”, che veniva dal mio cuore, affinché lei non dovesse subire dei problemi per una patologia derivante dal mio corpo.

Nei mesi successivi, quando abbiamo iniziato il nostro percorso di PMA, ho scoperto che in realtà moltissime coppie sono affette da problemi di fertilità, soltanto che viene ancora considerato un argomento tabù. Soprattutto, non c’è un’adeguata sensibilizzazione a livello medico, fin dall’età di adolescenti, a questo tipo di problemi, in particolare per la popolazione maschile e, in generale, per l’infertilità maschile. Mentre per le donne, tipicamente a partire dall’età delle mestruazioni, è prassi comune effettuare un controllo ginecologico, per gli uomini non è affatto altrettanto. Ciononostante, in particolare con l’abolizione della leva militare obbligatoria e dei controlli medici che venivano effettuati in quell’occasione, è fondamentale che anche i maschi effettuino un controllo andrologico in adolescenza.

Il primo importante step nel percorso di PMA è stata la mia operazione di biopsia testicolare (TESE). L’intervento, effettuato bilateralmente (cioè su entrambi i testicoli, dal momento che il prelievo effettuato sul primo testicolo non ha avuto esito positivo), è durato molto più a lungo rispetto a quanto ci aveva annunciato il medico durante la visita preoperatoria.

L’esito negativo di questa operazione è stato un duro colpo per noi: è stata la conferma che non avrei potuto contribuire geneticamente a ciò che si ritiene (erroneamente) essere una cosa scontata, ovvero fare un figlio. In realtà presto mi è risultato evidente che il contributo genetico sarebbe stato ben poco importante, mentre invece sarebbe stato fondamentale il mio contributo materiale. Per iniziare, mi sono impegnato a fare del mio meglio per dare la forza necessaria per il primo tentativo di inseminazione eterologa: mi sono occupato della casa, della cucina e di tutto ciò che avrebbe potuto sgravare mia moglie per creare le condizioni ideali per il tentativo.

Non so se questo sia davvero servito alla buona riuscita dell’inseminazione e non lo sapremo mai, ma in quel momento per me era importante fare la mia parte, nel limite delle mie possibilità, e contribuire (talvolta anche soltanto psicologicamente) agli sforzi che avrebbe dovuto fare mia moglie nel perseguire il nostro obiettivo. Insomma, partecipare affinché lei avesse le condizioni migliori possibili (fisiche e psicologiche) per affrontare il tentativo.

Successivamente, nei giorni immediatamente antecedenti l’inseminazione, ho partecipato alle punture che doveva fare per la stimolazione ovarica e, non senza qualche esitazione, le ho fatte io. È poca cosa, ma, soprattutto fare la puntura che scatena l’ovulazione è stata una grande emozione e soprattutto la sensazione di compartecipare.

Il momento per me più “frustrante” nel nostro percorso è stato il momento dell’inseminazione: la dottoressa ha detto quanti milioni di spermatozoi sarebbero stati inseriti e ci si rende conto in modo tangibile del fatto che, da uomo, non si è in grado di svolgere il proprio ruolo naturale nella procreazione. In secondo luogo, si percepisce che per gli uomini “sani” è normale, in una sola raccolta, produrre MILIONI di spermatozoi, mentre sé stessi non si è in grado nemmeno di produrne uno, nemmeno andandolo a cercare con la lente, proprio là dove dovrebbe essere.

Sono sensazioni che possono mettere a disagio e disturbare psicologicamente, quindi il mio consiglio a chi intraprende questa strada è di riflettere su questi due argomenti, idealmente con il proprio partner, senza farsi portare sulla strada di abbandonare il percorso, ma piuttosto per essere forti e preparati quando è il momento di tenersi la mano e procedere con il tentativo. Devo dire poi che il secondo tentativo (che ha portato alla nostra prima figlia) e il terzo (che ci ha regalato il nostro secondo figlio) sono stati molto più facili da affrontare, sulla scorta dell’esperienza accumulata con la prima inseminazione.

Anche nei giorni successivi al tentativo e durante tutta la gravidanza ho continuato a impegnarmi al massimo per creare le condizioni migliori affinché nel grembo di mia moglie succedesse quello che desideravamo e tutto procedesse al meglio: tutto quello che comportava uno sforzo fisico era di mia competenza.

Dopo la nascita di ciascuno dei nostri due figli ho potuto usufruire dei riposi per allattamento (2 ore al giorno di riposo dal lavoro nel primo anno di vita), dal momento che, essendo mia moglie libera professionista, lei non avrebbe potuto usufruirne. Inoltre sto usufruendo di periodi di congedo parentale (riposi giornalieri o ad ore pagati il 30% dello stipendio), tutto questo per stare più vicino alla mia famiglia. Non è comunque facile conciliare vita lavorativa ed esigenze familiari: lavoro come impiegato con mansioni di gestione in un’azienda alimentare abbastanza grande e mi rendo conto che quando è un uomo anziché una donna a voler dedicare del tempo alla propria famiglia, a ciò viene talvolta dato poco peso e addirittura mi è capitato di essere deriso da un paio di colleghi per il fatto di usufruirne (tuttavia mi sostiene il fatto che un altro collega ha preso le mie stesse decisioni).

Soprattutto quello che mi motiva a continuare questa strada è il fatto che appena apro la porta di casa i bambini lo sentono e iniziano a gridare di gioia perché sono arrivato dopo molte ore che non ero con loro. Questo mi riempie di gioia e mi fa capire quanto ripagano le attenzioni e gli sforzi che ho sempre dato, giorno e notte, loro fin dalla loro nascita.

In ogni caso, ritengo che il nostro percorso, pur complicato e faticoso rispetto a ottenere una gravidanza in modo naturale, sia stato meno impegnativo di chi effettua ICSI (anche più cicli) e possiamo ritenerci molto fortunati ad aver avuto due bambini, per giunta con tre soli tentativi. Evidentemente se nel mio corpo non sono presenti affatto gli elementi per trasmettere i propri geni, in quello di mia moglie i fattori riproduttivi erano in ottima forma e tutto è andato al meglio fin da subito, nonostante le statistiche parlino di una percentuale di successo del 15-20% con la tecnica dell’inseminazione. Avere successo per due volte di fila è stato un grande regalo e non potremmo essere più grati a tutti coloro che hanno reso possibile l’avverarsi di questo sogno, in primis il donatore.

Per quanto mi riguarda, la mia gratitudine e ammirazione va a mia moglie, che ha avuto la forza di effettuare la terapia ormonale per la stimolazione ovarica, di starmi vicino nei momenti in cui mi sentivo triste e soprattutto di andare avanti affrontando le difficoltà senza lasciarsi buttare giù.

Non so se i nostri figli in futuro mi diranno che non sono il loro vero padre, all’età attuale è ancora presto per dirlo o fare delle previsioni, ma così come ci siamo impegnati per fare sì che loro arrivassero nella nostra famiglia, ci impegneremo anche per fargli capire quanto fossero desiderati, nonché le motivazioni e i ragionamenti alla base della nostra scelta.

Infatti nel corso degli anni abbiamo tenuto un diario personale per ciascuno di loro, riportando fatti e sensazioni del pre-, del durante e del post-gravidanza, che si prefigge proprio lo scopo di trasmettergli quanto è grande il nostro amore per loro, tanto prima che ci fossero quanto dopo il loro arrivo, nonostante i capricci, i pianti, le notti svegli (in realtà poche!), la loro forza e il loro aprirci le palpebre di essere attivi mentre noi eravamo stanchi.

I nostri viaggi, i nostri ritmi e in generale tutta la nostra vita, sin dall’arrivo della nostra prima figlia, si è orientata sui loro bisogni e ritmi e tutte le scelte che prendiamo sono mirate al loro benessere e felicità e speriamo che questo sia la base affinché accettino la nostra scelta per il loro concepimento.

Abbiamo deciso di raccontare sui social e sul nostro blog come siamo riusciti a diventare una famiglia grazie alla fecondazione eterologa: la nostra esperienza, i mesi di ricerca di una gravidanza, le speranze, le paure e preoccupazionil’amore tra di noi, quello che ci ha dato forza e infine la gioia immensa di aver avuto la fortuna di poter oggi tenere tra le nostre braccia i nostri due figli.

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Il sogno è svanito ieri

La mia storia inizia 12 anni fa quando a pochi mesi del matrimonio e dopo aver smesso la pillola mi dissero che avevo un blocco ovarico da pillola… e da lì la nostra odissea è iniziata quindi cominciamo con le prime cure e per rimettere apposto il mio ciclo ci sono voluti due anni. Ma nonostante tutto questo i bimbi non arrivavano avevo 30 anni ,decidemmo di iniziare una stimolazione con glomid e monitoraggi per quasi un anno niente da lì la nostra vita di coppia è entrata in crisi e ho smesso tutto. Pian piano ci siamo ritrovati ma non abbiamo più toccato l’argomento fino a due anni fa quando abbiamo deciso di intraprendere la strada della fecondazione artificiale. Il mio ginecologo ci manda in una struttura pubblica vista la mia età dopo aver fatto tutte le analisi del caso non risultano problemi medici che impedissero una gravidanza naturalmente… ci mettiamo in lista e ad aprile del 2019 facciamo la prima icsi dopo la stimolazione prelevano tre ovociti si fecondano tutti e tre ma in terza giornata ne arrivano due mi fanno il transfert che in quell’occasione è stato dolorosissimo perché il catetere non entrava e mi hanno dovuto pizzicare il collo del l’utero morale ho da subito avuto perdite ematiche e poi è tornato il ciclo e questa è stata l’ennesima batosta. Decidiamo subito di non mollare e ricominciare appena possibile soltanto che ci ridanno appuntamento per fare un nuovo tentativo ad aprile 2020 dopo un anno troppo tengo l’appuntamento ma deciso di rivolgermi ad una clinica privata di Roma . A luglio andiamo a parlare con tutte le nostre analisi fatte e dico la verità siamo stati accolti come in una famiglia il professore appare subito positivo e ci da tante speranze . Il due settembre inizio la stimolazione arrivo al pick-up con 12 ovuli questa volta di questi 10 maturi decidiamo di congelare 4 gli altri sei sono stati fecondati e con immenso stupore in 5 arrivano a blastocisti espanse. Il 21 settembre ne trasferiamo in utero 2 questa volta il transfert è stato facilissimo e indolore come dovrebbe essere il 3 ottobre prime beta positive 798 la nostra gioia immensa finalmente ero incinta.. un sogno il 16 facciamo la prima ecografia si vedono due camere gestazionali ma una era vuota mentre nell’altra c’è una piccola vita che stava crescendo si vedeva anche il cuoricino che batteva tutto era reale vero finalmente a giugno saremmo diventati genitori.. il 31 altro controllo e stavolta sentiamo anche il battito non lo scorderò mai …. arriviamo a due giorni fa ossia il 20 novembre il giorno per fare il prenatal safe e traslucenza nucale io e mio marito eravamo emozionati ma come il dottore mi fa l’ecografia vedo il bimbo ma noto anche la sua faccia dopo un attimo ci guarda e ci dice mi dispiace non c’è battito queste quattro parole e senti il mondo che crolla aborto interno ritenuto il cuoricino del nostro bimbo probabilmente si era fermato una settimana fa .. ieri ho subito un raschiamento è il nostro bimbo è diventato un angioletto che spero ci sia la forza di ricominciare i dottori dicono che tra un paio di mesi possiamo riprendere i fratellini del nostro primo bimbo e ricominciare a sperare….e sognare poco fa ho letto una frase che mi ha dato speranza “ il primo bimbo costruisce la casa il secondo l’abiterà “ voglio crederci sempre arrendersi mai…. scusate se mi sono dilungata ma ho scritto di getto oggi è una giornata dura mi sento vuota in pancia e nella testa .

“Il sogno è solo rimandato”

Ho pensato e riflettuto a lungo prima di scrivere questa storia… poi ne ho sentito fortemente l’esigenza, non di certo per esibizionismo o mancanza di privacy. Mio marito è d’accordo con me, altrimenti non mi sarei mai permessa di scrivere queste considerazioni. Io sono la prima che non ama chi spiattella su social o blog fatti troppo privati, non l’ho mai fatto e non prenderò l’abitudine di farlo d’ora in poi. Ma stavolta è diverso, molto diverso, è un’eccezione. Penso che bei siti come il vostro siano lodevoli per  la funzione di informazione e condivisione di aspetti importanti. Io e mio marito Gian Battista, con queste righe, speriamo di poter essere utili ed infondere coraggio a coppie con un vissuto analogo al nostro. È fondamentale in certe situazioni potersi confrontare con persone con un percorso simile!! Fa sentire meno soli e maggiormente capiti!! A noi è stato molto utile, oltre che affidarci ad un centro di eccellenza nel settore. Non amo i tabù (che non vuol dire non avere pudore) e penso che alle soglie del 2020 siano pressoché inutili. L’Italia è un paese meraviglioso ma la morte, la salute e certi temi “delicati” vengono troppo spesso affrontati con ritrosia e/o senso di colpa rispetto ad altre realtà geografiche. La PMA è la procreazione medicalmente assistita o, come la definiamo noi, “progetto meraviglioso amorevole”. Io parlerò in particolare della fecondazione assistita omologa, in cui i gameti sono dei genitori biologici, molto diversa da quella eterologa (dove ci sono dei donatori estranei e anonimi di gameti maschili e/o femminili). A quest’ultima tecnica non saremmo mai ricorsi per svariate ragioni, in primis etiche (anche se non giudichiamo chi se la sente di percorrere un percorso a nostro avviso così estremo).
Scoprire di non riuscire ad avere un figlio naturalmente è devastante, soprattutto quando si gode di ottima salute (come me e mio marito) e non si sarebbe mai potuto immaginare (lo scopri solo quando dopo parecchi mesi, non riuscendo a concepire, ti sottoponi a degli esami medici mirati). All’inizio ci si sente, ingiustamente, menomati e anche in colpa e, seppur con vissuti diversi, è una mazzata sia per un uomo che per una donna. Ci si sente dei “marziani”; in realtà, informandosi e andando alle varie visite, capisci di essere “in buona e numerosa compagnia” e che, se sicuramente l’età è un indice che gioca a sfavore, le componenti e problematiche sono complesse, anche in soggetti in giovane età. In Italia si stima che le coppie con problemi di infertilità siano circa il 15% (non poche e senza contare quelle che, negando il problema, non rientrano nelle statistiche) e il nostro Paese è l’ottavo al mondo per numero di trattamenti di procreazione medicalmente assistita. Dopo il più che comprensibile smarrimento iniziale, bisogna riordinare le idee e cercare di agire sul piano logico e concreto, anche se la sfera emotiva vorrebbe avere il sopravvento. Come già detto, fondamentale è scegliere un centro serio e preparato sull’argomento (noi abbiamo avuto la fortuna di averlo a Bergamo, a pochi km da casa), bisogna documentarsi molto, seguire scrupolosamente le indicazioni e le dritte che gli specialisti ti danno, affidarsi a loro (diverse sono le “storie cliniche” e di conseguenza anche i tipi di tecnica di fecondazione omologa utilizzati, più o meno invasivi, con protocolli più o meno lunghi) ed essere molto determinati e combattivi sia dal punto di vista fisico che psicologico. In primis, però, a monte di tutto, deve esserci una scelta condivisa appieno dalla coppia, non deve essere la scelta egoistica di uno dei due, subita dall’altro. La coppia è già una famiglia completa e, in quanto tale, deve essere rispettata. I figli sono sicuramente il coronamento di un amore, ma non sanciscono la completezza di una coppia, questo è fondamentale sottolinearlo!! Un figlio va desiderato ed è sicuramente un desiderio meraviglioso, il più bello, ma non va preteso a tutti i costi, con accanimento. Io e mio marito, dopo mesi di lungo e faticoso percorso, siamo arrivati ad un passo dal realizzare il sogno di diventare genitori, ma purtroppo i due embrioni di ottima qualità, trasferiti nel mio utero tre giorni dopo il prelievo ovocitario in sedazione profonda, non si sono annidati e non è quindi partita la gravidanza, nonostante fosse andato tutto bene negli step precedenti. Il senso di fallimento è schiacciante, soprattutto con tutta la fatica fatta e la lunga cura ma, quando riacquisti serenità, sapendo che hai fatto tutto ciò che era possibile e nel migliore dei modi, non hai nulla da rimproverarti e la fatica e lo scoramento sembrano svanire quasi per magia. Io e mio marito abbiamo deciso di fare un secondo tentativo e, dato che ce la sentiamo tutti e due, a Gennaio riproveremo, dando il giusto tempo al mio fisico di recuperare, sperando che vada tutto per il meglio!! E se diventeremo genitori, la nostra gioia sarà immensa. Lo speriamo dal più profondo del cuore. Ma se così non sarà, non ci accaniremo (massimo rispetto per chi arriva ai sei tentativi in linea di massima consentiti) e soprattutto io avrò tutela del mio corpo, facendo la scelta consapevole di non imbottirlo di ormoni ad oltranza, con effetti collaterali non indifferenti.
Tutto ciò per dire che le tecniche di PMA sono un’ottima cosa, ci sono centri eccellenti ed eticamente ineccepibili, come lo è il nostro. È giusto farsi aiutare nella realizzazione di un sogno ma sempre senza perdere di vista il buon senso e senza che venga meno la lucidità!! Io mi sento già di essere stata mamma, quando avevo i miei embrioncini dentro di me, così come mio marito è stato papà in quelle due settimane. Anzi, ci siamo sentiti una super mamma e un super papà; ed ora, in attesa di riprovare, non ci sentiamo di sicuro dei mancati genitori, bensì una bellissima famiglia che si ama e si rispetta, nella gioia e nel dolore.
Ci teniamo a ringraziare tutti i nostri familiari e i cari amici che ci hanno supportato e ci sostengono con la loro presenza, una frase, una preghiera, una canzone, un messaggio, un gesto, un vocale, un pensiero, un bacio, una piantina sinonimo di vita, un sorriso o un abbraccio. Grazie di esserci!! Grazie al nostro amico Don Paolo che, oltre a ricordarci quotidianamente nelle sue preghiere, ci ha sempre appoggiati in questo difficile percorso!! E grazie anche a Don Giuseppe: anche lui ci ha infuso fiducia e sa sempre che meravigliose parole fertili utilizzare con le persone, soprattutto con le coppie e per le coppie!!
❤️❤️❤️❤️

In becco alla cicogna!!

Silvia e Gian Battista