Un sogno irrealizzabile

Buon giorno a tutti. Sono capitata in questo sito alla ricerca di storie simili alla mia per sentirmi meno sola. Alla ricerca di un figlio da più di 5 anni (ne ho 37). La fortuna sembra aver bussato ad un’altra porta e ora mi ritrovo a piangere nel letto sperando di trovare la forza interiore di andare avanti e di riprovarci. La mia storia inizia così : Dopo  due anni di tentativi decido di rivolgermi ad una struttura competente che, per età, mi prescrive un farmaco per sei mesi monitorando la mia ovulazione. Dopo questa fase che non ha portato a nulla mi eseguono degli esami più approfonditi scoprendo che ,nonostante io non sia ancora così “vecchia” ,ho un valore antimulleriano basso (pochi ovuli). Così il medico mi consiglia una pma. Il primo tentativo porta a due ovuli soltanto. Impiantanti in due momenti diversi nel giro di quattro mesi ma niente. Decidono di bombardarmi di ormoni di punture e deciso di sottopormi ad un nuovo pick up questa volta durante l’intervento mi hanno comunicato che ho avuto il singhiozzo. Evidentemente non erano preparati perché dei 5 ovuli riescono a recuperarne solo uno intero. Gli altri si rompono. Decidono di trasferirmi unico ovulo trovato che però risulta frammentato e io, nonostante mi avessero provocato un versamento durante operazione, decido di provarci lo stesso. Anche questo tentativo ovviamente non andrà a buon fine…. la paura e il terrore verso quel centro mi hanno indotto a prendermi una pausa e a convincermi che terra straniera porterà fortuna…. decido di andare ad informarmi e ne approfitto durante le vacanze natalizie ma secondo voi cosa sarà successo??? Non mi voglio dilungare nei particolari ma il transferimento era programmato per marzo e quindi ci sono andata con le paure de coronavirus ho comprato sei voli per paura di non poter rientrare e la storia termina sempre con un nulla di fatto… alle volte penso che per me il destino abbia previsto altro e che io non mi debba meritare un figlio e sapete una cosa?io ho tanto amore da dare che per il momento non mi voglio arrendere … ho solo paura che il mio fisico non ne voglia sapere….. un abbraccio a chi vive le mie stesse paure e i miei dolori mi rassicura il fatto di non essere sola

Perché proprio a noi..

Fin da quando ero bambina desideravo fare la mamma. Nel 2016 ci siamo sposati poi abbiamo aspettato di sistemarci con un lavoro sicuro e una nuova casa tutta per noi. Nel 2018 finalmente decidiamo che é arrivato il nostro momento.. Passa qualche mese ma non succede nulla. Iniziamo a vedere ginecologi, centri pma e facciamo esami su esami. Non emerge nulla che non vada ma nel frattempo passano 2 anni infruttuosi. Approdiamo alla pma a 37 anni,il primo tentativo lo faccio adesso prima che venga tutto stoppato causa coronavirus . Non và a buon fine.. Non può accadere a noi.. Perché noi non riusciamo ad avere un figlio.. Mi ritrovo ora qui, a piangere di notte, senza far rumore pensando che non meritiamo questo.. Ho paura.. Ho paura di non avere la forza di reagire, ho paura di un altro fallimento, ho paura e basta. Dobbiamo avere coraggio ma non é semplice.

 

 

Un imperatore a ciel sereno

…mi ritrovo qua, a scrivere, di nuovo. Sono passati 2 anni dall’altra storia donata. Un figlio di 2 anni e la voglia di non arrendersi al ” figlio unico”. Gennaio 2019: arriva l’ok del nostro dottore, un dottore che adoro e che ricordo sempre nelle mie preghiete. ” il cesareo è totalmente guarito, se volete possiamo provare un altro impianto”. Certo!!!! Con l’agitazione e l’emorione nel cuore iniziamo le analisi, gia’ li dovevo accorgermi che il karma non era d’accordo. La spermiocoltura di mio marito viene sbagliata e l’ospedale ci rimbalza per 10 giorni senza darci spiegazioni del perché non c’è mai l’esito, minacciandoli affermano di aver sbagliato …mi ritrovo qua, a scrivere, di nuovo. Sono passati 2 anni dall’altra storia donata. Un figlio di 2 anni e la voglia di non arrendersi al ” figlio unico”. Gennaio 2019: arriva l’ok del nostro dottore, un dottore che adoro e che ricordo sempre nelle mie preghiete. ” il cesareo è totalmente guarito, se volete possiamo provare un altro impianto”. Certo!!!! Con l’agitazione e l’emozione nel cuore iniziamo le analisi, gia’ li dovevo accorgermi che il karma non era d’accordo. La spermiocoltura di mio marito viene sbagliata e l’ospedale ci rimbalza per 10 giorni senza darci spiegazioni del perché non c’è mai l’esito, minacciandoli affermano di aver sbagliato l’esame ” il laboratorio ha confuso il campione con uno di urina”. Non voglio commentare oltre.
Tutto procede bene,di 4 ovuli se ne fecondano 3. L’impianto è di 1 solo. A fine gennaio torniamo a casa e siamo in 4. Beta positive, tutto procede bene ma… a fine febbraio iniziano le perdite…sempre di più..e a metà marzo arriva il verdetto. Nell’ecografia della 10 settimana non c’è nulla, e pensare che quindici giorni prima avevamo sentiti il battito…. la mia bimba era volata in cielo. Sono sempre stata convinta che fosse una femmina. A casa ho pianto tutte le mie lacrime e per fortuna c’era il mio bimbo a darmi forza. Poi un giorno di maggio di sono svegliata e ho capito che per andare avanti dovevo solo accettare il mio dolore, farlo mio, diventare una parte di me e da quel momento sono stata meglio. Penso spesso al mio angelo e fa sempre male, ma un male diverso non è più un’agonia.
Alla visita di maggio il dottore conferma che tutto è a posto e dice ” provate, perché dopo un aborto si rimane più facilmente incinta”. Lo dico a mio marito e tutte e due ridiamo, dopo 5 anni di cure per avere il primo e questa esperienza per il secondo ormai siamo disillusi. Riuscire da soli è una cosa impossibile… e invece..
Galeotto fu il weekend in montagna del 4 luglio, tranquilli e sereni, il bimbo dorme…e senza saperlo suo fratello, il “piccolo imperatore” ( porta il nome di un imperatore romano) era in viaggio verso la nostra famiglia come un fulmine a ciel sereno. Sono stati 9 mesi terribili, una paura costante che qualcosa andasse male. Conclusi con un cesareo d’urgenza( le mie prime parole quando l’ho visto “c’era davvero un bimbo li dentro”) a metà marzo nel bel mezzo del blocco totale di Torino per il coronavirus. Ma ce l’abbiamo fatta. Ora siamo in 4, in più un peloso e un angelo. Una famiglia strana ma tanto felice. Nulla ci è mai stato regalato, abbiamo sempre dovuto sudarcelo, ma non cambierei una virgola della mia vita. Il percorso vale il premio finale… chi lo sa, magari tra un po’ di anni arriverà un nuovo inquilino in casa… lo spero tanto.

Dedicata a tutte le Piemmine

Un abbraccio a noi donne

che portiamo delle belle gonne

ma nel cuore sappiamo bene

che sofferenza e che pene

per realizzare il nostro sogno

di tanto amore c’è bisogno.

In una BDC dobbiamo sperare

per poter un bimbo abbracciare,

alla PMA siamo approdate

e con tante speranze ci siamo rialzate.

Le delusioni, purtroppo, arrivano spesso ogni mese

quando le rosse spengono le nostre attese,

ma la forza di non mollare

ci fa continuare a sperare.

L’amicizia che si è creata così dal nulla

ci fa sentire un po’ dentro una nostra culla,

protette, capite, amate, soccorse, sostenute, rafforzate

appoggiate, difese, incoraggiate, confortate, rincuorate.

L’unione fatta di pianti, di parole calde, di risa,

di gioia, di dolore, di esperienza condivisa,

ci rende donne diverse, donne messe alla prova

ma forti e confidenti ad ogni cova.

Siamo eccezionali, vive, resistenti,

coraggiose, tenaci, fragili ma combattenti.

Noi siamo speciali, non molliamo amiche care

perché prima o poi tutte il nostro sogno dobbiamo realizzare.

Vi voglio bene

Mai dire Mai!!!

Dopo un aborto spontaneo l’8 marzo dello scorso anno e tanto dolore, tanto sconforto, l’idea fissa di non essere capace di restare incinta come tutte quante, finalmente a quasi 41 anni il test è risultato positivo ed ora sono quasi al settimo mese. Nella vita non avevo mai avuto il desiderio di restare incinta pur avendo avuto una convivenza durata più di 12 anni. Ma le persone che incontriamo nel corso della nostra esistenza ci cambiano e in due anni ho conosciuto Andrea, ci siamo sposati ed ora allargheremo la nostra famiglia. Mai dire mai. Purtroppo non è stato un periodo semplice ma ora moralmente mi sento meglio, la placenta che due mesi fa risultava bassa ora si è alzata e tutto procede bene… naturalmente avrei voluto godermi gli ultimi tre mesi ricordandomi dei momenti meravigliosi, ma la folle e irreale situazione che stiamo vivendo in Italia con il Coronavirus mi sta buttando molto giú psicologicamente. I corsi preparto non si fanno, in reparto per scegliere in quale ospedale partorire non possiamo andare, i parenti giustamente non possono entrare in reparto nemmeno negli orari di visita e chissà se il papà potrà entrare in sala parto… sono momenti molto delicati nei quali dovrei e vorrei pensare solo a me e ai calci che sento continuamente nella mia pancia ma non è possibile… Penso che quando nascerà saremo ancora in questa situazione di quarantena forzata o comunque pieni di paranoie e non potremo goderci i giri con il passeggino e le giornate al parco con i nonni… vorrei solo che ci fossero dei supporti on line gratuiti, qualcuno che rispondesse ad ogni domanda anche stupida sul parto e sul travaglio e sulle doglie e anche su ciò che ci aspetta. È dura considerando anche che non sono sicuramente la persona più ottimista del mondo, che sono stata anni in depressione con antidepressivi e medicinali per le crisi di panico. Fortunatamente al consultorio dove sono seguita sono appoggiata da uno psicologo ma una volta al mese non è molto. Andiamo avanti e continuamo a combattere anche perché nel 2015 sono stata operata alla testa per la rimozione di un tumore all’ipofisi e qualche settimana fa, il neurochirurgo che mi ha operata mi ha detto che in teoria non sarei nemmeno dovuta restare incinta quindi porto avanti il mio miracolo e cercherò di regalare a Laura tutta la serenità possibile…

Alla faccia sua…

Rimango incinta naturalmente dopo 6 anni di matrimonio a 39 anni, felice come non so cosa!! Vado dal ginecologo, si vede l’embrione…annuncio ai parenti stretti la notizia subito, non stavamo nella pelle. Poi…il nulla, ci rimaniamo male, succede dice il ginecologo, riprovateci…noi due andiamo a farci un viaggio, cerco di distrarmi. Un po’ ci riesco, dopo 1 anno rimango di nuovo incinta, felice ma abbastanza coi piedi per terra.Potrebbe di nuovo succedere che lo perda…ma no, perché dovrebbe succedere proprio a me?! Sto bene, cammino lentamente pensando che ogni movimento possa farmi perdere il bambino. Dopo 6 settimane, sono di nuovo dal ginecologo.Questa volta da sola, forse ormai sono forte non serve avere accanto mio marito. E piango davanti al ginecologo, non per i 200 euro di visita che ogni volta mi sottrae, ma per la crudezza con cui pensa di farmi superare questo momento: “ad un certo punto signora bisogna mettersi davanti allo specchio e guardare in faccia la realtà”, con tono secco. E io continuo a piangere.Mi fa vergognare di provare certe cose. Basta con questo ginecologo ho chiuso.Non mi vedrà più. Sarà anche un luminare, ma non ho bisogno di persone così accanto a me.

Inizio una terapia antidepressiva e psicologica che dura 2 anni. Iniziamo la PMA con paura e nel silenzio assoluto.Nessuno delle famiglie sa niente del secondo aborto e né della fecondazione. Sono cose mie,intime,che nessuno dovrà giudicare.Non voglio condividere con nessuno un dolore e stanchezza che tanto non potranno capire.

Nel frattempo 2 tentativi falliti, eppure produco molti ovuli “signora non lo dica alle altre ragazze più giovani, che la invidierebbero!”. Punture, gonfiori, mi sento orrenda, peso che oscilla, ferie e permessi consumati per fare i controlli, i monitoraggi, i pianti in bagno , in auto nel parcheggio dell’ospedale. Chiedersi perché alle altre si e a me no.

Dopo 2 anni, ultimo tentativo.Non posso fare altri pick-up, sono vecchia per l’Italia, 43 anni è il termine ultimo.

Rimango incinta. HCG 11000: cuore a mille! Alla prima ecografia sentiamo il battito, io piango a dirotto. Forse posso sognare di avere un figlio a 43 anni. Nasce nel 2018, un parto indotto infinito, epidurale che non funziona, oppioidi, morfina…ma alla fine viene al mondo. Io ho muscoli lacerati dal parto. I problemi adesso sono altri, non le punture di eparina da fare per 1 anno, non la cardioaspirina, non gli ormoni, sono decisamente altri.

Problemi di coppia, ormoni sballati, zero tempo rispetto a prima. Forse non mi aspettavo fosse così, forse alla mia età è pesante, ma penso che la corazza e la forza cresciuta durante la PMA non me la toglierà nessuno. E poi alla mia età solo avevo solo il 17% di probabilità e alla faccia del mio vecchio ginecologo, ce l’ho fatta.

Destino o fatalità?

Dopo il matrimonio io e mio marito abbiamo deciso di avere un bambino..al primo tentativo ci siamo riusciti ed eravamo felicissimi…ma dopo appena 2 mesi aborto spontaneo….un dolore devastante che ti lascia sconfitta..ma abbiamo deciso di riprovarci dopo un po’  di tempo…ma anche la seconda volta si ripete ….e questo per ben 7 volte..ebbene sì…7 gravidanze interrotte con aborti spontanei…mi sono sentita una donna sconfitta e sopratutto non in grado di donare un figlio a mio marito….destino o fatalità?esami su esami…ricerca di medici sempre più  competenti in materia ma….inutile…il mio corpo rifiutava di portare avanti una gravidanza naturale e per me questo è  stato fonte di grande dolore e sconfitta!!!ma il.mio desiderio di maternità era grande e in accordo con mio marito abbiamo intrapreso la strada dell’adozione..abbastanza difficile e complicata….ma finalmente sono mamma felicissima di una bambina che  oggi è  diventata una splendida donna …la vita mi ha insegnato che ognuno di noi ha un destino scritto !!!il mio dopo 7 gravidanze interrotte spontaneamente e dopo tante sconfitte e dolore sia fisico che mentale aveva in serbo per me aiutare un piccolo angelo indifeso bisognoso di tanto affetto!!!

Sconforto…

Sconforto….tanto…. inizio il percorso della pma ma con ottimismo. È vero, ho 40 anni ma sono rimasta incinta naturalmente già 3 volte, non andare a buon fine, ma comunque iniziate!

Stimolazione, pick up, transfer e poi l’ attesa….nel frattempo avevo comunque 2 beneficiato di riserva in attesa di verifica di sopravvivenza.

Ecco, oggi scopro che non solo i 2 pulcini non sono sopravvissuti,  Ma anche che le beta sono negative….e così devo ricominciare tutto da capo…. sconforto…..vuoto, silenzio, tristezza….

Il gioco dell’oca

Tre anni fa, quasi quattro, decidiamo. Ci proviamo? si, dai che poi non abbiamo più tempo, lo dice anche il medico.

Prima gravidanza, un’emozione fortissima, così presto, subito. Tanta paura, tanta fiducia, la vita cambia…dura un mese e mezzo, poi finisce. Ti crolla addosso il cielo, piangi sempre e senza preavviso, ma capita, succede. Diventi di casa al pronto soccorso. Scopri che è la storia di molte persone che conosci, ma che poi ne hanno avuti due, tre. Devi riprovare, veloce che il tempo corre. Il mondo sa che queste cose si risolvono…soprattutto quelli che non ci sono passati.

Seconda gravidanza. Panico. Ma c’è il battito, stia tranquilla che va tutto bene. Poi la corsa in pronto soccorso. Ci dispiace, riproverete, andrà bene. Ma intanto fate questi esami così ci portiamo avanti con gli accertamenti perchè vede…sono quasi quaranta, quindi…ma non perda la speranza.

Gli esami. Sarà questo? No. Sarà questo? No. Tutto normale, anzi, “lei ha un apparato da trentenne”. E allora cosa non funziona? Cosa ferma tutto?

Terza gravidanza. Questa volta non possiamo essere ancora così sfortunati. Prima visita: tutto fermo. Ancora. Di nuovo. Rabbia cieca, sconcerto, sfiducia, ma dobbiamo reagire, ancora, sempre insieme.

Il medico ci manda al reparto infertilità. Questa parola apre possibilità mai immaginate, ti fa sentire il tempo che passa inesorabile su di te e che potrebbe essere già troppo tardi. Ti senti grande di colpo. Ma ci proviamo.

Altri esami, colloqui, misurazioni. Sempre tutto nella norma, anzi, condizioni favorevoli.

Prima ICSI: le iniezioni, la speranza, lo sforzo di crederci nonostante la paura di un quarto aborto. Le gambe che tremano dopo il transfer perchè potrebbe davvero cambiare tutto, questa volta. Fallisce, non parte. Poteva capitare, in fondo è come in natura.

Seconda ICSI: “lei non ha ancora molto tempo, lei è troppo agitata, lei deve stare tranquilla, lei lavora troppo, lei non ci crede, lei deve provarci, lei è ancora giovane, lei è al limite, lei ce la farà, lei la prende nel modo giusto”. “Voi dovete lasciarmi stare. Non sono un pezzo di carne nè una cavia da esperimenti”. La stimolazione questa volta è molto più efficace, ma il corpo è sempre più stanco. Il prelievo è favorevole, ma il materiale si assottiglia nel giro di cinque giorni (da 15 a 1). La biologa dice “tentiamo comunque”. Mi parte una risata e una battuta proprio lì, in sala operatoria. Ci scherziamo su, tanto ormai, arrivati fin qui…

I giorni successivi al transfer sono indefinibili, per fortuna il lavoro distrae ma…il pensiero è sempre lì. Al decimo giorno parte lo spotting che si può confondere con le perdite da impianto. Allora forse, magari stavolta…Ma non si ferma, diventa ciclo. Anche questa volta niente.

E’ stato come fare una partita al gioco dell’oca: un continuo ritornare al via. La vita di coppia viene messa sotto pressione e molto spesso in pausa. Io stavo da sola, isolata nel mio mondo di libri, film, storie. Ho avuto bisogno di distrazioni impegnative, di stimoli continui fuori da me. Mio marito presente, vigile, in osservazione e pronto ad intervenire perchè il crollo emotivo è lì, prima o poi arriva.

Quello che mette pace per me è sapere di aver fatto tutto il possibile, nei limiti del mio corpo e della mia capacità di sopportare dolore e fallimento.

Il futuro è ricostruire, accettare quello che sarà e andare avanti. Insieme.

 

Il mio bimbo venuto dal freddo

Sono Ilaria ho 37 anni e non avrei mai immaginato che sarei diventata mamma in questo modo. La mia storia inizia 7 anni fa quando io e mio marito decidiamo di sposarci e di provare subito ad avere un bimbo. Avevo 30 anni e l’illusione di rimanere incinta al primo tentativo addirittura in viaggio di nozze come molte mie amiche. Che illusa! Ovviamente non succede, passano i mesi, passa un anno. Vado dal ginecologo che mi dice che sono giovane ma per aiutarmi mi prescrive una puntura da fare quando il mio follicolo è pronto a scoppiare, non succede nulla. Nel frattempo un grave lutto in famiglia ci fa sospendere per un po’ la nostra ricerca. Appena ce la sentiamo riproviamo ancora con la famosa punturina che fa scoppiare il follicolo e sta volta vedo finalmente per la prima volta in vita mia quelle 2 bellissime linee rosse sul test! La nostra felicità però dura poco, 2 settimane dopo ho delle macchie e man mano perdo tutto. Il ginecologo mi dice che capita a tantissime e che sicuramente ce la farò. Passa un altro anno, 12 lunghissimi mesi, 12 test di gravidanza tutti negativi. A quel punto il ginecologo mi fa fare 3 tentativi di inseminazione intra uterina. Niente. Comincio a pensare che il nostro sogno non si realizzerà mai. Cambio medico, mi fa fare una cura in pastiglie per aumentare l’ovulazione, e finalmente al primo mese rimango incinta di nuovo! La felicità è alle stelle! Sono di 9 settimane e andiamo alla prima visita per sentire il cuoricino del nostro bimbo. Mentre il ginecologo mi fa L’ecografia vedo la sua faccia…e poi le sue parole: “signora mi spiace ma non c’è battito…” Ci cade il mondo addosso. 2 giorni dopo sono ricoverata per il raschiamento. Ci dicono di riprovare subito ma non ce la sentiamo, ci prendiamo una pausa. Quando decidiamo di nuovo di riprovarci il ginecologo ci propone la Fivet. Non abbiamo dubbi, dobbiamo provare anche questa strada. Io che prendo forza da mio marito e mio marito che prende forza da me. Riescono a fecondare 5 embrioni e il giorno del transfer decidono di trasferirmene 2 e di congelare gli altri 3. Ma a pochi giorni dal transfer sto male, mi ricoverano per una grave Iperstimolazione ovarica, sto in ospedale 15 giorni e il giorno delle dimissioni mi viene il ciclo. Basta sono esausta non voglio più fare nulla, in quel momento non penso nemmeno ai miei 3 embrioni che ho lasciato in ospedale congelati. Non voglio più fare nulla, abbiamo sofferto troppo, ci rassegniamo a non essere mai genitori. Poi un anno dopo circa mettendo in ordine dei documenti mi capitano in mano i fogli della FIVET. Penso che ci sono ancora i nostri 3 embrioni che ci aspettano. Non posso far finta che non esistano. Non posso avere questo rimpianto tutta la vita. Così io e mio marito decidiamo che questa volta è davvero l’ultima. Siamo pronti per questo ultimo transfer. Nello scongelamento purtroppo un embrione non sopravvive, quindi me ne trasferiscono 2. È il 15 febbraio 2019. Il 1 marzo ho l’esito delle beta:  1351!!! Ce l’abbiamo fatta! A 7 settimane faccio la prima visita con il terrore di sentire ancora quelle parole. Il suono che sentiamo invece è un altro. È il battito velocissimo del nostro bimbo! L’8 novembre 2019 nasce Giovanni, ha il nome del nonno che purtroppo non ha mai potuto conoscere. Guardo mio marito e stringo forte mio figlio, il nostro piccolo grande miracolo. Rimasto congelato per più di un anno, in attesa. È il nostro bimbo venuto dal freddo. Finalmente dopo 7 anni ce l’abbiamo fatta. Il nostro sogno è diventato realtà.