Ironia della Sorte

La mia storia parla di Ironia, forse dovrei chiamarmi così.

Da sempre mi capitano strane situazioni che combatto a suon di frasi ironiche e forza d’animo.

Non mi sono mai abbattuta davanti alle difficoltà.

Poi però ho scoperto, cosa vuol dire Infertilità, che su di me che lavoro con i bambini piccoli e mamme da 10 anni e che mi sono specializzata diventando Puericultrice e consulente all’allattamento, fa anche un po ridere.Ironia!

Ma partiamo dal principio.

Va detto che ho quasi 30 anni,  che sono fidanzata e convivente con il mio fantastico compagno, con il quale ho sentito da subito da parte di entrambi il desiderio di costruire insieme una vita.Siamo persone serie che fanno  passi cauti, quindi volevamo avere un minimo di stabilità per poi avere un bambino.

Prima siamo andati a convivere, ci siamo sistemati, abbiamo studiato e lavorato contemporaneamente, facendo rinunce notevoli, abbiamo adottato un cane e un gatto e ci sentiamo una famiglia unita,solida e felice. Si, perché noi siamo una famiglia, ma due anni fa ho iniziato a manifestare dei sintomi confusi che ci hanno messo un bel po a farci capire di cosa si trattava esattamente. Ho fatto così tante analisi che non mi fa più paura nulla.

Poi i medici, tre reparti in collaborazione mi hanno diagnosticato MENOPAUSA PRECOCE che è un mostro orrendo che mi fa avere mille disturbi:fisici, psicologici, relazionali.

In pratica sei giovane fuori (nel mio caso sembro una ragazzina sui 20 anni), e dentro una bella signora sui 60. Nel mio corpo vivono: una ragazza giovane piena di idee,voglia di fare, desiderio di mettersi in gioco finalmente.Una donna piena di desiderio materno, dolce, affettuosa. Una signora stanca, scorbutica e irascibile che vorrebbe fare e non ce la fa.

Quindi che si fa? Si fa che sei a pezzi, ti fai forza e metti in ordine le idee e in riga le emozioni che provi con una fatica , che parlandone io fiumi lui un deserto,pensa di dover essere utile pratico obiettivo per aiutarmi invece il suo silenzio, il suo non prendere una decisa posizione, fa si che io mi perda ancora di più.

Lasciando a parte il fatto che improvvisamente come un epidemia restano incinta tutte le amiche,conoscenti ecc che ho;lasciando il fatto che lavoro con questo ambiente pieno di gioie,mamme e famiglia. Dura la rabbia e l’invidia di chi e ti racconta di come sia stato un caso, di come in un rapporto fugace sia capitato.Dura vedere che tutti non si fanno scrupoli.

E noi cosa facciamo?dopo scontri, confronti, pianti, abbracci ti dici basta va presa una decisione!

L’inseminazione ci spaventa, per mille motivi, non siamo mai stati pro prima, ipocrita adesso dire si! Quindi abbiamo provato dolcemente,cioè? facendolo come qualunque altra coppia, tra abbracci baci e calore.Per ora nulla, e a ogni ciclo che arriva è una botta pesante per me.

Le finanze non aiutano a stare sereni difronte all’unica scelta dell’ora o mai più. Se non arriverà prenderò la pillola per contenere tutti gli effetti collaterali della pre menopausa, ma dentro me spero sempre che arrivi, quel bimbo o bimba che aspetto da tutta una vita.

Per me ha un volto e pensare di non incontrarlo mai mi fa troppo male, anche con poco gli darei tutto il mio mondo.

L’adozione per me e sempre stata una possibilità, a prescindere da quanti figli biologici avessi avuto.Quindi se non va nemmeno questo mese, continuerò a creare il nido per il bimbo che verrà.

 

 

Io sono mamma

Ciao a tutte, mi imbatto in questo sito mentre sono in attesa di essere chiamata per la prima mammografica della mia vita.

Cercavo un diario da leggere che mi desse modo di capire quali sono le emozioni e le spinte che portano alla procreazione assistita.

Come dico dal titolo, io sono mamma di un bimbo di 5 anni, sono stata molto fortunata! pochi tentativi e subito incinta, senza problemi, senza pensieri..

Poi il bimbo nasce, un problema inaspettato al suo cuoricino mi catapulta in un mondo che non avevo mai incrociato: ospedali, visite, mediche, operazioni a cuore aperto.

Questa è la mia prima esperienza di mamma, non facile ma poi scopri che con il tuo bimbo diventi una squadra e ce la si può fare!

Tanto che ai 3 anni del mio bimbo è riemersa in me la volontà di allargare la famiglia, mio marito non ci pensava proprio stavamo così bene, ma succede che rimango incinta dopo poco (che fortuna, ancora) una minaccia di aborto e poi all’esito della villocentesi trisomia 21. Rimaniamo sgomenti ma sappiamo che non vogliamo mettere al mondo un bambino con possibili molteplici difficoltà e abortisco.

Agli inizi di quest’anno rimango nuovamente incinta, sono felice ho appena compiuto 40 anni (bello!!) e invece nuovamente alla villocentesi l’esito di trisomia 21, questa volta a 16 settimane hanno indotto il parto e da li non mi sono più risollevata, penso che forse questo figlio sarebbe dovuto nascere..

Tutti i ginecologi guardano le mie carte con un mix di incredulità e giudizio (..signora è sfortunata,..è l’età dopo i 35 anni le statistiche confermano..ma infondo un figlio lo avete..).

Tutti hanno ragione, ma allora cosa sta succedendo a me?

Il desiderio di dare un fratellino, il desiderio di vivere una maternità bella e spensierata., la voglia di dimostrarmi che questa storia non può finire così..con l’amaro in bocca.

Mi viene proposta la procreazione medico assistita con indagine pre impianto, potrebbe essere quello che fa al caso nostro, dovrei essere contenta ma invece non sono convinta  penso che forse ha ragione il mondo fuori: dovrei prendere un cane, continuare con lo psicologo e andare in vacanza..

grazie a tutti

 

 

 

 

 

 

La ricerca di una gravidanza per una NataMamma

Non sono mai riuscita ad immaginare la mia vita senza un fagottino da stringere tra le braccia. Mi sono sempre considerata una “NataMamma”

La mia idea di famiglia era quella…ma forse più egoisticamente, sentivo proprio il bisogno atavico di avere una vita dentro di me, di avere la pancia, di dare letteralmente alla luce un figlio.

Impazzivo letteralmente al solo pensiero di non riuscirci.

Questo mio modo di pensare al futuro cozzava molto con quello che sono stata per gran parte della mia vita: una ragazzina ribelle, autonoma, indipendente che per tutto il periodo degli studi e oltre, pensava in primis alla carriera.

Certo avrei voluto realizzarmi professionalmente e poi mettere su famiglia, ma i piani non sempre vanno come ce li siamo prefissati nella nostra mente.

Vita facendo mi sono più volte ritrovata a dover correggere il tiro, rivedere obiettivi, fare un passo indietro sperando di poterne farne due in avanti. Ho fatto scelte sbagliate che hanno pregiudicato la mia carriera. Insomma, è stato tutto in salita fin quando stanca di lottare contro i mulini a vento, ho pensato che fosse giunto il momento di dedicarmi anche alla sfera personale, cosa che negli ultimi anni stavo trascurando.

Avevo un compagno che amavo e desideravo con lui una famiglia. Vivevamo un periodo di precarietà lavorativa, ma rimandare ulteriormente sarebbe stato rischioso a parer mio. Ne abbiamo discusso parecchio. Gli uomini in questo sono più razionali. Devono sentire di avere una certa stabilità per fare certi passi.

Anche io fino ad un certo punto l’avevo pensata così, ma credo che la natura prese il sopravvento. C’erano state delle timide avvisaglie, pensieri che sfioravano la mia mente del tipo “se dovesse succedere in questo momento, perché no? Sarebbe una cosa bellissima”.

Da un giorno all’altro, senza accorgermene mi sono trovata seduta sul pavimento del bagno con le mani tra i capelli tra le lacrime perché il fatidico giorno del mese era arrivato portando le odiate mestruazioni.

Cominciai a spaventarmi, mi faceva paura la mia stessa paura di non poter avere figli.

Di lì a poco cominciai a mettere sotto pressione anche il mio compagno: potete immaginare la sua felicità.

Non mi piace perdere tempo, sono molto pragmatica. Dopo un paio di mesi di tentativi con conseguenti negativi, ho cominciato a fare analisi e ulteriori esami per approfondire.

Ho preteso che anche lui li facesse. Questa è una fase molto particolare.

Ho scoperto che mentre a noi donne si richiede di tutto, ci sottopongono a esami dolorosissimi, invasivi, veniamo trattate con sufficienza e da alcuni operatori sanitari anche con stizza, agli uomini viene riservato un trattamento di favore.

Loro sono poverini quelli stressati da noi arpie, “mamme pancine”, isteriche che li sottopongono a rapporti ripetuti e non voluti, che li trascinano in studi medici senza il loro consenso, che poveri “se li stressi peggiorano le loro prestazioni” perché “loro ne soffrono quanto la donna, ma non lo fanno vedere” (cit.)..

Fatto sta che i nostri esami erano ok, forse qualche valore alterato, ma niente di irreparabile. Tutti fiduciosi (loro) mi dicevano: “Provateci, ci riuscirete”, “Rilassati e sarai mamma”, “Fatevi una vacanza, prendete un cane”, “Ah Signora, ma se lei la prende così, non rimarrà mai incinta. E’ tutta una questione psicologica”.

Meno ottimista io che non ci vedevo chiaro. Comunque ho fatto quanto mi era stato detto. Ho provato a rilassarmi (non sono sicurissima di esserci riuscita). Siamo andati avanti con la nostra vita e con i nostri tentativi più o meno mirati.

Per questi ultimi la lista degli strumenti utilizzati era infinita: test di ovulazioni acquistati online alternati a quelli più seri e costosissimi delle farmacie, app di ogni tipo che suggerivano quale era il periodo giusto per avere rapporto e sulle quali appuntare ogni dettaglio degno di nota, misurazione della temperatura basale (solo questo meriterebbe un capitolo a parte), lubrificanti per la fertilità, integratori di ogni sorta, alimentazione bio, monitoraggi presso gli studi dei più rinomati ginecologi etc etc etc etc etc

Intanto il tempo passava. L’umore seguiva il ritmo del ciclo mestruale: pre – ovulazione = esaltazione, ovulazione = eccitazione pura; post – ovulazione fino alla data del ciclo seguente = euforia. Arrivo del ciclo = morte.

Questa altalena di stati d’animo si rifletteva inesorabilmente sui rapporti umani/sociali.

Voglia di vedere amiche soprattutto con figli pari a 0 (zero). Le discussioni con mio marito cominciavano ad essere in numero superiore rispetto ai momenti idilliaci. Lo sconforto era totale. Sentivo che ogni cellula di me era ormai proiettata verso la risoluzione di questa situazione che mi stava annientando.

Dopo un anno, numerosi specialisti consultati, ogni sorta di esame effettuato, finanze prosciugate, approdo dall’ennesimo ginecologo che mi parla chiaramente: “Sei giovane, se provi ora con la fecondazione perlomeno hai più probabilità di successo”.

Ero stordita e mi chiedevo se avessi sentito bene: Fecondazione Assistita.

Non ci volevo credere. Non capivo. Da un lato ero sollevata perché almeno mi stava dando una strada concreta da seguire e avrei smesso di fare l’amore in modo meccanico; dall’altro ero distrutta. Sentii la parte fanciullesca che era ancora dentro di me abbandonarmi tutta d’un colpo.

Ero Donna all’improvviso con un peso immenso da sopportare ed accettare.

Non era una malattia mortale, non era una condanna a morte, ma sentivo come se fosse entrambe queste cose insieme.

Volevo fare delle domande, chiedere se valesse ancora la pena tentare da soli e pregare madre natura, ma non mi usciva niente. Non ho più emesso un suono tranne un timido grazie mentre mi consegnava il bigliettino del centro che si occupava di PMA e che avrebbe dovuto seguirmi.

Arrivata a casa avevo già deciso: avrei intrapreso quel percorso. Vedevo una luce in fondo al tunnel.

Il mio Lui era turbato, non era d’accordo. Questo avrebbe compromesso la nostra relazione, era chiaro.

Cambiò idea poco dopo. Da quel momento in avanti fu un susseguirsi di telefonate, appuntamenti e burocrazia. Solo questa parte tutta nuova implica uno sforzo che prosciuga gran parte delle energie.

Ovviamente tutto da incastrare con impegni lavorativi di entrambi. Un vero inferno!

Finita questa fase cominciai il percorso terapeutico vero e proprio. Un’altra fase. Un nuovo inizio che ogni giorno portava via un pezzettino di me.

Dal momento in cui presi la decisione di farmi aiutare dalla scienza al fine di realizzare il mio sogno di maternità, fui un treno in corsa dotato di solo accelleratore. Nienti freni. Avevo in mente solo la destinazione. Il viaggio mi spaventava certo, ma avevo più paura dell’immobilità. Di rimanere ferma in una stazione vuota, silenziosa, senza caos.

Certo è stato come sulle montagne russe. Ma mai ho pensato di scendere. E’ stato spaventoso, crudele, forte, ma sono riuscita ad arrivare alla mia meta. Qualcosa di impagabile.

Seguire un piano terapeutico di una procreazione assistita significa fare i conti anche con i propri mostri. I miei erano le famose iniezioni. Eccoli là gli odiatissimi aghi, le penne/siringhe piene di ormoni da iniettare sulla pancia. Il secondo giorno del ciclo ebbi l’OK dal Centro PMA per iniziare. Piansi un paio di ore. Ero seduta col bugiardino in mano per leggere le istruzioni, ma le lacrime me lo impedivano. Il mio Lui venne a darmi sostegno. E PIC… fuori una.

Ero sollevata e pensai “Dai, credevo fosse peggio…”

Seguirono giorni di controlli ecografici, dosaggi ormonali fino al Pick Up. Non fu piacevole. Per giorni fui fisicamente provata. Ma c’era poco da star male: mi confermarono il Transfer di lì a poco.

Tutto ciò ovviamente veviva fatto tra permessi di lavoro, occhiatacce dei colleghi e capi, corse per non accumulare ritardi e destare sospetti. Tenersi in bilico e uscirne viva è un vero miracolo.

IL POST TRANSFER

Puoi andare al mare, lavorare 28 ore al giorno, partire per Marte, ma l’unico e solo pensiero che ti martella la testa è “Sarò incinta?”.

Ho conosciuto Donne che hanno seguito alla lettera i consigli medici e aspettato le benedette Beta; altre le hanno anticipate, altre ancora hanno cominciato a fare test di gravidanza a raffica.

Indovinate in quale categoria mi colloco io?

In ogni caso, l’esito per me fu positivo. Cavolo che fortuna. Primo tentativo andato bene. Ero incinta. Non riuscivo a crederci. Non ci credevo infatti. Rimasi quasi impassibile. Avevo paura a ostentare la mia felicità. Ebbi ragione. Durò molto poco. Il sogno si infranse presto

LA DISPERAZIONE

Piansi, piansi, piansi tutte le lacrime del mondo. Il dolore mi lacerava e ho desiderato per la prima volta in vita mia di morire. Non c’era rimedio, nessun tipo di conforto. Era troppo da sopportare, impossibile descrivere. Ero dilaniata.

Nella corsia dell’ospedale c’era un via vai di pance, volti felici, risate. Ero spalle al muro. Scivolai lentamente sul pavimento fino a ripiegarmi su me stessa. Ero completamente schiacciata dal dolore.

Non esiste altra parola per descrivere quello che sentivo.

Non so come ne sia uscita. Forse la speranza di riprovarci e la vicinanza stavolta molto più forte del mio adorato Lui.

E così fu.

E POI FINALMENTE TU

Qualche mese dopo riprovammo e andò bene. Nove mesi non vissuti come nelle favole.

L’ansia ha avuto la meglio anche in questo caso, ma alla fine l’ho stretto tra le mie braccia.

Ricordo una sensazione in particolare della nascita di mio figlio. Nonostante le fatiche prima, durante e post…ero finalmente serena, stanca, ma serena e…completa.

Sentivo che da quel momento in avanti tutto poteva accadere, ma io ero lì con lui, e lui con me. Per sempre. Questo mi bastava. Uno stato di grazia che non avevo provato neanche durante la gravidanza.

La mia è una storia a lieto fine. Nonostante questo mi ha segnata e cambiata per sempre.

Spero che possa aiutare altre donne a trovare coraggio per non mollare e intraprendere la strada più idonea per realizzare il sogno di maternità.

Vi abbraccio tutte dal profondo del mio cuore.

Ti c

Ti cerco da 6 anni. Ho immaginato il tuo viso, il nostro primo incontro, il nostro stringerci forte. Continuo a sognarti, a desiderarti con tutta me stessa, ad aggrapparmi alla speranza di poter un giorno averti tra le mie braccia.

I miei figli❤

Ricordo bene ogni passaggio… prima la fase non sono completa… poi un giorno tutto cambio’…. sei arrivato e ti ho voluto tanto tantissimo SEI UNA PARTE DI ME COSI COME SEI… poi un altra volta quasi un fulmine a ciel sereno…. MA SEI SEMPRE UNA PARTE DI ME….. GRAZIE FIGLI MIEI🌹❤

Un’altra prospettiva

Non so bene da dove cominciare, ma forse meglio partire da qui…

Ho 32 anni e qualche giorno fa dopo qualche mese di esami e attese dei risultati, è arrivato il verdetto : menopausa.

Innegabile dirvi che è stata una batosta . Come quando il vostro quadro preferito, un giorno qualunque di un anno qualunque, sceglie di cadere ! E fa rumore !

Arrivo da una situazione di familiarità di premenopausa ( mia madre anche lei a 32 anni) e stanca di dovermi impasticcare ( prendevo la pillola da anni ormai per curare la sindrome da ovaio policistico e successivamente per comodità contraccettiva ) ho deciso di sospendere la pillola anche per trovare giovamento a livello fisico ( sono aumentata di peso, ritenzione idrica etc etc )

All’inizio la ginecologa mi ha rassicurato :” all’inizio non vedrai il ciclo ma è comprensibile, l’ovaio si sarà atrofizzato dopo tanti anni; l’importante è che verifichi che ci sia ovulazione e poi ci aggiorniamo ” .

Passano mesi , ma oltre a non vedere il ciclo, anche di ovulazione neanche a parlarne; si aggiungono però altri sintomi che non avevo mai avuto, sudorazione forte, vampate di calore, insonnia etc…. Ne parlo allora con la ginecologa che mi da quindi degli esami specifici , per ultimo l’ormone antimulleriano . E da qui il verdetto. Non ” funziono ” più .  Il mio compagno viene con me al colloquio con la ginecologa che mi da la notizia . L’unica strada per noi possibile è l’adozione o la fecondazione eterologa con ovodonazione. Inizio a piangere . Mai avrei pensato che potesse capitarmi qualcosa del genere! Non è una malattia, c’è chi soffre davvero per motivi ben più gravi, ma per una donna non è mai piacevole scoprire di non poter portare a termine la missione che fin da piccola ha immaginato e sognato.

Poi c’è la rabbia! Perchè per una cosa che dovrebbe avvenire naturalmente devo pagare e non poco ? E’ brutto pensare di dover pagare per mettere al mondo una vita . Un uovo da un’altra donna ?? Non assomiglierà mai a me ! Lo sentirò mai mio ?? E da quand’è che sono cosi ? se l’avessi scoperto prima ? e se avessi smesso anni prima la pillola magari mi sarei accorta subito che qualcosa non andava ! Tutti se e ma… che ora come ora non servono a nulla.

Poi una mattina, durante il lungo tragitto che mi separa da casa – lavoro penso… sono donatrice di organi, un domani qualcuno potrebbe vivere grazie al mio cuore o ai miei polmoni o alla mia cornea…sarà così anche per me , una donna mi regalerà il sogno di avere una famiglia , una donna colmerà il mio “decifit” , mi aiuterà a mettere al mondo una vita . La similitudine c’è , ed è forte.

Ho sempre pensato che tutto accade per una ragione e sicuramente un motivo c’è, se ora mi si sta sottoponendo questa sfida. Quindi elaborerò la cosa per tutto il tempo che sentirò necessario, affronterò il dolore di non poter avere un concepimento normale, il cosiddetto ” lutto biologico” ; ma poi mi rimboccherò le maniche e farò il possibile per mettere al mondo quella creatura . Non è egoismo , è sapere dentro di me che sono su questa terra per poter amare e crescere un’altra parte di me. La mia Missione . Nascerà da me, sarà nel mio pancione, respireremo insieme e il mio battito sarà il suo. Non ci sarà cosa pià bella. Spero con tutta me stessa che sia possibile, e quando e se sarà,  ringrazierò infinitamente quella donna per avermi dato questa possibilità .

Tra qualche settimana avrò il primo colloquio in clinica.

Sono fiduciosa ; I nostri figli sanno già quando e in che famiglia nascere . Noi dobbiamo solo aspettare. Non li scegliamo, sono loro che scelgono noi.

Un abbraccio a tutte le donne come me.

Vi voglio bene

I sogni si avverano

Ciao a tutte,

Mi chiamo Gessica,e anche noi abbiamo combattuto la nostra battaglia.

Io e mio marito abbiamo iniziato la ricerca di un figlio nel 2010,ignorando completamente quello che ci aspettava…4 anni di tentativi andati male 4 anni di delusioni e sconforto perché la gravidanza non arrivava;

Nel 2014 abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso di fecondazione assistita…sono serviti 1 tentativio di Fivet interrotto x iperstimolazione ovarica 1 tentativo di Fivet fallito e 1 di Imsi..sono stati gli anni più duri,brutti,pieni di dolore frustrazione senso di inadeguatezza e sconforto di tutta la mia vita!

Con l’ultimo tentativo abbiamo cambiato centro di Pma,e ci siamo affidati a nuove mani..

Questo ci ha dato anche nuove spranze…e siamo riusciti a ritrovare le forze per ricominciare..abbiamo ottenuto 3 embrioni che sono stati fatti maturare fino a blastocisti prima di procedere con il transfer.

Con la prima blastocisti trasferita in utero finalmente eravamo riusciti ad ottenere un test di gravidanza positivo!non riuscivo a crederci ero felice all ennesima potenza e nello stesso tempo terrorizzata che qualcosa andasse storto…e così è stato…    dopo poco è arrivato l’aborto spontaneo,e in quel momento mi sono sentita vuota,e completamente senza più nessuna forza mentale e fisica eravamo distrutti.

Dopo pochi giorni però mi sono fatta forza e ho reagito ho pensato a gli altri due fagiolini che mi stavano aspettando e il mese successivo abbiamo trasferito la seconda blasto,che però non è sopravvissuta non si è impiantata.

Il mese successivo abbiamo trasferito la nostra ultima speranza…e proprio per questo ero mille volte più terrorizzata ma anche speranzosa…dopo 2 settimane test di gravidanza positivo…il 30 Gennaio 2017 dopo 7 anni di ricerca abbiamo potuto stringere tra le braccia la nostra bambina.

È vero quando si dice che nessuno a parte chi ha passato questo problema ,può capire quanto sofferenza ci sia..

Si è travolti da mille emozioni ingestibili che ti distruggono,ma è altrettanto vero che noi donne per coronare il nostro sogno siamo in grado di superare mille ostacoli.

Io non mi sentivo donna,sentivo solo di non servire a nulla di essere inadeguata,mi sentivo in colpa piena di rabbia e di dolore.

Ma lottando abbiamo coronato il nostro sogno..

Un caro saluto a tutti

Gessy ❤

Discorso sulla libertà

Nel 2005 avevo 21 anni, e del referendum sulla legge 40 non mi interessai minimamente. La mia concentrazione in materia di sessualità era tutta per gli anticoncenzionali, passavo dalla pillola al cerotto all’anello, cercando il mezzo meno seccante per sentirmi libera. Fu mio padre a spronarmi a votare per l’abrogazione delle limitazioni della legge 40. Me le spiegò meglio che poteva, suggerendomi che niente è più importante della libertà individuale, soprattutto quando concerne il proprio corpo. Andai a votare, ma non fu raggiunto il quorum. La cosa per me non aveva importanza, non mi interessava la famiglia, anzi la trovavo una scelta poco gratificante per una donna. Dieci anni dopo mi ritrovai ad accettare una proposta di matrimonio e a covare il sorprendente desiderio di avere figli. Un anno dopo ero diventata una fanatica dei blog pancine dove raccoglievo tutte le info per beccare la ciko. Ovulazione, temperatura basale, muco, pompelmo, maca, posizioni, di tutto, davvero di tutto. Non mi sfiorava l’idea che proprio a noi potesse accadere questo, l’infertilita, una parola che ho imparato a pronunciare da poco. Dopo un anno di tentativi decidemmo per la prima comparsa in un centro per la riproduzione medica assistita, eseguimml prime analisi e con sollievo concludemmo che andava tutto bene e tornammo a contare i giorni dell’ovulazione, convinti di farcela da soli. Due mesi fa mi sono decisa a fare l’ultrasonosalpingoscopia, che avevo rimandato per paura del dolore, ma chi voglio prendere in giro… Per paura del verdetto. Tube chiuse, depressione, un mese di pianti e sofferenza. Mio marito mi ha seguito in ogni momento, ma nn credo possa comprendere le tenebre in cui sono caduta a causa delle mie stupide tube. Ho passato 30 giorni a chiedermi come potevano essersi chiuse, se fosse per qualche infezione presa innavertitamente ai tempi della libertà sessuale, o se fosse un difetto congenito. Mi sono martellata e bastonata, passata al tritacarne. Mi sono ritrovata a non gestire il pianto, a fare delle sfuriate per nulla, ad odiare chi le tube le ha aperte. Poi un giorno sono guarita, così dal nulla, mi sono sentita meglio. Sono tornata dalla dottoressa e abbiamo concordato di procedere con la fivet. A breve inizierò la stimolazione ormonale e sto studiando quanto più possibile la materia, come tutte le mamme che si apprestano ad iniziare quedta ricerca. Quello che mi rende serena è la consapevolezza di essere libera di decidere. Libera di contrastare la natura che mi ha penalizzato, libera di concordare la terapia migliore per me, libera di iniziare o finire. Libera e tutelata nella mia libertà. Non sappiamo quando può servirci una legge, grazie ai Radicali per il referendum sulla legge 40, grazie a chi pur nn avendo bisogna di PMA ha lottato per i diritti di noi genitori in divenire, grazie alle coppie che sulla propria pelle hanno modificato questa legge. Grazie di cuore.

Sorrisi, Sorprese ….felicità❤

Un po di tempo fa ho condiviso la mia storia su questa pagina, ho raccontato i momenti, i dolori le angosce che attraversa chi affronta la pma, la difficile sfida per avere la cosa piu semplice del mondo( semplice per le altre) https://www.parolefertili.it/2018/06/13/non-mollare-mai-chi-la-dura-la-vince/ la mia storia la trovate anche sul libro parole fertili,. Detto questo, quando il mio bimbo aveva un anno, io e mio marito, pensavamo di allargare la famiglia e di iniziare di nuovo l iter che ci ha portato ad avere lui. PMA😱😱😱
Lo so direte voi sei una pazza, affrontare di nuovo tutto, la terapia, i viaggi per ospedali e centri fertilita, la paura del risultato, il fallimento…. siii ero convinta di fare di nuovo tutto questo solo ed esclusivamente per l amore che nutro per il mio piccolino. Non volevo assolutamente restasse figlio unico.
Mi decido di chiamare l ospedale, per le liste d attesa, mi prenotano a maggio. Era gennaio. Intanto noi avevamo una vita normale, il bimbo cresceva, ci dava soddisfazioni😘,controllavo l ovulazione e il periodo fertile (non si sa mai) e aspettavamo di iniziare il nuovo percorso. Noi siamo persone molto credenti, ogni domenica si va in chiesa, e siamo devoti alla Vergine Maria. Comunque era il periodo pasquale, io mi sentivo strana, come se mi dovesse arrivare il ciclo, ma niente, dolori e bruciori ai reni(mai avuti prima). Decido di fare il test e con nostra enorme sorpresa era positivo🎉🎉🎉🎉. Noi che dopo tutto questo tempo, tutti questi esami, tutte le aspettative…. Adesso era successo cosi come alle altre “naturalmente”!
È un segno della nostra fede, fede nella nostra religione, nella Madonna❤. Adesso sono al settimo mese, aspetto una femminuccia, e tutti non vediamo l ora di conoscerla, anche il fratellino. Speriamo vada tutto bene. Noi, voi mammine della pma..non arrendetevi mai, provate, provate ,provate. A volte serve solo un aiutino a madre natura, a volte un po di piu.. ma La felicità esiste per tutti.❤

La giostra delle emozioni

Eccola lì la nostra protagonista, in un pomeriggio uggioso di autunno a interrogarsi su cosa non ha funzionato nel suo percorso di PMA, nonostante lei abbia eseguito alla lettera tutti i  dettami, consigli e suggerimenti di dottori e infermiere! E’ stata una paziente diligente, attenta, accondiscendente, quindi ?

Alla fine esausta fisicamente e psicologicamente si appoggia sul divano, spera di sprofondare presto in un sonno ristoratore che la aiuti dimenticare la giornata più brutta della sua vita. Ma andiamo per ordine… in fin dei conti una giornata così complicata merita un’introduzione.

Dopo avere aspettato la cicogna per due anni a fine dicembre si rivolge a un Dottore che si occupa di infertilità, sulle pareti della sala d’aspetto ci sono foto di bambini e lettere di mamme che lo ringraziano perché grazie alle sue “pozioni magiche” è riuscito ad aiutarle e lei che è un’inguaribile bambina se lo immagina come lo Stregone del Film Disney “Fantasia”, ecco perché ha iniziato a chiamarlo “Lo Stregone”

Quando ha conosciuto Lo Stregone di persona era proprio come in Fantasia; capelli bianchi un po’ lunghi e aspetto severo, molto severo. Dopo averle fatto una visita frettolosa sentenzia:  “sembra tutto a posto lì sotto, ma a 39 anni le probabilità di gravidanza si riducono del 25 % , deve fare tutte queste analisi e poi dovrà tornare da me, solo quando avrà tutti i risultati; Lei  nonostante la paura nel vedere tutti quegli esami da fare, pensa “in fin dei conti Lo Stregone per fare la pozione giusta e risolvere il mio problema deve avere le informazioni corrette.”

Così passa 6 mesi a fare visite, analisi e ad aspettare nelle sale d’attesa di studi medici.

Arriva la data della visita di controllo, Lei carica di speranza e entusiasmo (dicono che Lo stregone è il  più bravo che ci sia sulla piazza)  porta allo Stregone tutti i risultati, ma lui  con il suo fare burbero e distaccato dice: “beh è ovvio ! con questi valori non avrà mai una gravidanza, dobbiamo fare subito una FIVET 2 livello e magari pensare anche ad un ICSI, però  lo valuteremo dopo; In circa 4 minuti le spiega nell’ordine cos’è una FIVET 2 livello; Cos’è una ICSI e conclude dicendo: “Ha capito cosa le ho appena detto” lei avrebbe voluto rispondere NO, ma da brava allieva quale è ha risposto ” Ma certo !”  Tra sé e sé ha pensato  “appena arrivo a casa lo gugolo subito !”

All’incontro successivo si vedono per l’attivazione della pozione, scrive giù la sua lista di ingrediente : punture ormonali con auto-iniettori, integratori, gel vaginali e una dieta a base di proteine.

Dopo la prima settimana  di cura ormonale gli effetto collaterali si fanno sentire, la nostra protagonista piange spesso, si arrabbi, sente di non riuscire a reggere la pressione di quel percorso incerto ( non dimentichiamoci che lei è super razionale) , l’ansia prende sempre di più il sopravvento, la paura di fallire bussa alla porta ogni 15 minuti; e il senso di inadeguatezza le tiene compagni notte e giorno.

Decide di confidarsi con l’amica che riesce sempre ad aiutarla ; si parlano a cuore aperto,  la rassicura che sì, è cosi che ti fanno sentire le terapie ormonali e quindi non sta diventando una persona bipolare, inoltre le suggerisce di trovare qualcosa da fare per tenere a bada lo stress.

Lei trova nel nuoto la sua oasi felice, se in superficie le orecchie percepiscono tutti i rumori precludendoci il dialogo con noi stessi, nell’acqua avviene proprio  il contrario; sente finalmente il rumore del suo respiro, affannoso e corto, il rumore del suo cuore che batte all’impazzata e lui finalmente riesce a parlare con se stessa e calmarsi e a dire allo stress di lasciarla stare per un po’ perchè é troppo stanca .

Senza neanche accorgersene arriva il giorno del Pickup e del Tranfer, Lo Stregone è rigoroso: niente piscina ! solo riposo assoluto ! ed ecco che arriviamo al famoso Giovedì.

In tutti questi mesi la nostra protagonista non ha smesso di lavorare, ma ha scelto di farlo da freelance da casa riducendo il carico di cosa da fare per stare dietro a visite e terapie, ma quel giovedì deve andare, qui due incontri di lavoro sono troppo importanti, in fin dei conti Lo stregone aveva detto riposo assoluto solo dopo la prima settimana.

Lei sta camminando verso il 1° cliente, ma sente che qualcosa di strano sta accadendo per sicurezza entra in un bagno per controllare, e lì nel bagno di MC Donalds si accorge che il suo sogno di anni si è infranto ! Le Rosse sono arrivate ! eppure lei è stata diligente ha fatto tutto quello che lo Stregone le ha detto di fare! Non si perse d’animo e chiama Lo Stregone, lui è troppo impegnato le fa rispondere dalla sua apprendista Stregona “Beh se sono perdite o ciclo lo sa solo lei , comunque lunedì venga comunque alla visita e poi valuteremo”. Lei pensa cavoli è giovedì ma capisce che non puo’ fare diversamente, in più deve andare ai due incontri di lavoro e non può presentarsi in quello stato, le viene un attacco di ansia e il respiro di fa corto, il suoni della città di più rumorosa d’Italia si fanno silenzi lunghissimi e lei  dentro di sé pensa: Devi fare ancora questi due incontri non rovinare anche questo per favore !

Si presenta ai due incontri dando una prestazione eccellente, i due clienti solo molto soddisfatti, ma lei non ricorda niente, come se fosse stata in una condizione di incoscienza totale. Il dolore di aver perso il suo bambino era stato così grande e  la sua anima così fragile da non aveva retto a così tanta sofferenza, ecco allora che la sua mente era arrivata a salvarla, aveva premuto il pulsante OFF, mandato avanti la sua parte razionale e cinica ma incapace a registrare i ricordi.

Lo sapete che i ricordi si stratificano grazie alle emozioni, più una cosa ci suscita emozioni più la ricorderemo facilmente, la nostra protagonista non lo sapeva, lo avrebbe scoperto dopo questo episodio che lei chiamerà “cortocircuito” e la sua terapista “Lieve dissociazione emotiva”.

Ecco,  questo mette la nostra protagonista di fronte a una crisi esistenziale:

Com’è possibile che lei così razionale e cinica sul lavoro, abituata a ragionare sui numeri e orientata ai risultati sia andata così in mille pezzi….??? Ecco, la risposta era in quel suo modo competitivo di vivere le cose, di voler avere tutto sotto controllo! lei ha sempre vinto! ha sempre ottenuto quello che voleva !!!

Ma nonostante il suo impegno il risultato non è arrivato anzi, ha fallito miseramente! Sa che lunedì dovrà incontrare Lo Stregone, che con poca empatia e gentilezza le confermerà che il suo fagiolino non c’è ! La nostra protagonista ancora si chiede se vale la pena andare avanti oppure lasciarle perdere..