Come farfalle

Ti cercherò come si cercano le farfalle con pazienza e curiosità … Così ho scritto nel mio progetto e così ti immagino ogni volta che chiudo gli occhi. Dopo cinque anni di Pma e il cuore il pezzi per la prima perdita, come un soffio leggero nelle mille difficoltà del percorso sei arrivata come un leggero alito di vento e con la stessa delicatezza sei volata via anche tu … Secondo aborto e secondo viaggio all’inferno ma … Questa volta ho combattuto per poterti portare un fiore, raccontati le favole e trovarti lì ogni volta che desidero parlarti. Sarai sempre nel mio cuore perché è lì che riposi insieme al tuo fratellino ma …

Averti dato una degna sepoltura, saperti vicino ad altri bambini che come te sono volati come farfalle mi rincuora …

Ho dovuto combattere per riaverti nuovamente dopo la tua perdita … Ho pianto lacrime di dolore nel saperti chissà dove per scelte non mie ma …

La la tua mamma non ha mai mollato e mi sono ripromessa in tuo nome che nel mio progetto di aiutare altre donne Pma oltre a normalizzare la procreazione medicalmente assistita nessuna altra mamma dovrà pianger così …

Ti ho cercato come si cercano le farfalle poi sei volata in alto per trasformarti ancora in qualcosa di ancora più meraviglioso …

Continuerò a cercare la tua anima che sono certa volerà da me come una farfalla colorata per riaccendere la mia vita.

Quando testa e cuore non bastano

Ho 35 anni e nella mia vita ho sempre raggiunto, a volte con sacrifici e tanta determinazione accompagnati da un carattere perennemente ansioso, gli obiettivi che mi sono prefissata personali, sentimentali e professionali. Sempre con la convinzione di essere l’artefice dei percorsi e dei traguardi raggiunti. Con la ricerca di un figlio evidentemente il mio desiderio e la mia determinazione non bastano. Ho avuto due aborti spontanei nel 2017 e nei successivi 2 anni sono seguite una serie infinita di esami e terapie farmacologiche che non hanno dato gli esiti sperati. Il mio problema non è stato rimanere incinta ma riuscire a portare avanti la gravidanza. Con la paura di un terzo fallimento, insieme a degli esami non brillanti miei e di mio marito, non abbiamo più voluto provare spontaneamente ad avere un figlio ed abbiamo scelto di affidarci a un centro di PMA. Per me è come dire ‘pensateci voi, sollevatemi dal compito di rimanere incinta solo con le mie forze’. Delego questa responsabilità ad altri. Ma al tempo stesso mi sento impotente perché non funziona come è sempre stato: mi impegno, faccio sacrifici, faccio tutto al meglio, quindi il risultato deve arrivare per forza. Altra cosa che fatico a gestire sono le tempistiche, abituata alla situazione problema, azione per risolverlo, risultato tutto nel più breve tempo possibile, questi ultimi due anni in balia di terapie con tempistiche lunghe e non determinate da me sono stati duri da accettare.

Ho iniziato la stimolazione ormonale da cinque giorni, oggi ho fatto la mia prima eco dopo 4 punturine e già sono in ansia e tendente a demoralizzarmi perché i miei follicoli erano e sono piccolissimi. Mi dico che è prematuro un disfattismo del genere. Eppure lo provo. Come riuscirò ad affrontare questo percorso verso la ICSI? Dove trovo una sana dose di ottimismo? Oppure come mi preparo ad un eventuale insuccesso?

 

L’ amore vincerà sempre

E improvvisamente,  mentre fai un fiocco con quello spago cercato online,  su quella partecipazione della quale hai curato ogni minimo dettaglio,  ogni millimetro,  scoppi in lacrime… La gioia di un matrimonio,  la felicità di sposare il tuo uomo, quello che non è arrivato sul cavallo bianco ma ti ha comunque preso per mano e fatto diventare una principessa,  ecco… Questa incredibile emozione che, ogni tanto,  deve lasciare spazio al pianto.

Perché non siamo una coppia come le altre,  perché adesso che abbiamo annunciato il matrimonio tutti ci dicono: “E poi un bel bambino!”.

E dentro ti scoppia il cuore,  quella sensazione di essere diversa, quell’ impotenza davanti ad un’ infertilità che non avresti mai voluto.

Speravo di festeggiare i 30 anni col pancione, poi di celebrare un matrimonio ed un battesimo nello stesso momento,  poi almeno di arrivare all’ altare  con un abito che risaltasse le forme della gravidanza.

Invece no, ho dovuto fare i conti con la realtà,  scrivere su carta la mia storia ginecologica e rendermi conto che per tre anni avrei potuto restare incinta, ma non è mai accaduto. È arrivato il momento di contattare il centro Pma dove l’ endometriosi non è un tabù. Qui almeno non ti senti diversa, qui non mi dicono “La vita bisogna prenderla come viene”, come ti disse la tua amica tenendosi stretto il suo bambino di pochi mesi.

Il nostro cammino di coppia non è e non sarà sempre in salita, ma sicuramente anche nei momenti importanti e festosi questo figlio che non arriva,  e forse non arriverà mai, ti scombussola i sentimenti,  ti fa cambiare umore ad ogni tenero viso di bambino che ti passa davanti,  ti fa sentire diverso su questa giostra della vita.

Le lacrime scendono, e ancora ne arriverannno.  Per ora ho ancora tanta speranza e mi preparo ad affrontare il mio imminente matrimonio,  con la consapevolezza che, comunque vada, l’amore vincerà sempre.

Mamma senza fine

Caro bambino mio,

chissà in quale posto meraviglioso ti trovi, immerso nel suono rassicurante dell’acqua. È così che ti immagino.

Chissà se c’è ancora qualcosa di me in te. Io ti penso, sai? Tu non sei mai nato, ma io ti ho amato e continuerò a farlo per sempre. Non è la nascita che ci unisce, è quella scintilla che tu hai acceso in me quando ho saputo che c’eri.

Da quell’istante non sono stata più la stessa. Ti ho nutrito, protetto, coccolato e parlato al meglio delle mie possibilità. “Non è bastato”, mi sono detta. “Non l’ho meritato”. E invece scopro che così ti ho fatto solo un torto, ti ho sminuito, e per questo ti chiedo perdono.

Posso dire, invece, che ho avuto la fortuna di provare una gioia immensa e unica: quella di saperti dentro di me.

Io sono la tua mamma! Milioni di volte ti ho abbracciato, baciato, cullato, accarezzato e sorriso. Nessuno mi ha vista farlo, ma cosa importa? Un filo ci lega attraverso infinito tempo e spazio, quindi sì, qualcuno sa quanto amore c’è per te: tu.

E questo è tutto ciò che conta. Teniamoci così, stretti, per sempre.

Quando la testa non si arrende

Eccomi qui, al mio secondo fallimento.

La mia storia PMA comincia nel 2016 quando, al nostro primo tentativo resto incinta della mia bambina grazie alla ICSI.

Una gravidanza diversa solo per il modo in cui si è instaurata, una bambina che è venuta al mondo due volte, la prima in forma di embrione, la seconda nove mesi dopo; questo è ciò che le racconterò quando un giorno, da grande, vorrà sapere come è venuta al mondo, le racconterò la storia di una bimba con i superpoteri che è riuscita a nascede due volte e che solo alcuni bimbi hanno i suoi super poteri.

Due anni dopo, alla fine del 2018 il desiderio di darle un fratellino o una sorellina diventa impossibile da rimandare, bisogna tentare…in fondo la prima volta è andata così bene, è bastato un solo tentativo, il mio corpo non aveva risposto benissimo alla stimolazione, ma il mio medico diceva sempre che bastava un solo embrione buono, e così è stato.

Ci rimettiamo di nuovo in gioco, forti dela fatto che c’è già una blastocisti crioconservata nel 2016.

Comincio la terapia blanda di preparazione dell’endometrio, nessuna siringa solo cerotti e ovuli di progesterone e poi il 21 Gennaio il Transfert della blastocisti.

Seguono i 9 giorni di attesa delle Beta, me li ricordo bene quei giorni di attesa, al mio primo tentativo sono stati 12 e hanno rappresentato la parte peggiore di tutto il percorso di PMA, 12 giorni di paura, angoscia speranza, quel senso di impotenza e smarrimento che ti fa dire:<<non devo sperare, se spero il destino mi andrà contro e non avrò nulla>>, però il cuore ci spera lo stesso, non puoi impedirlo perchè quando ti addormenti sogni…

Questa volta i giorni erano solo 9 perchè era una blastocisti in 5° giornata e devo ammettere che mi sentivo sicura di me, forte di quell’unico tentativo andato bene. Ero straconvinta che tutto si sarebbe concluso per il meglio, infondo si tratava di una blastocisti, quindi ad un livello di maturazione maggiore e su internet avevo letto che ci sono sempre maggiorni chance di attecchimento di una blastocisti.

Il 30 Gennaio beta negative…

Una pugnalata al cuore, non me l’aspettavo, ero così stupidamente sicura di farcela che questo primo fallimento mi ha spiazzata.

Passo una settimana difficile e poi mi rimetto in piedi, infondo ho una speranza nel cuore, questa era una blastocisti crioconservata, magari con un nuovo ciclo di terapia da fresco il risultato sarà positivo…deve essere positivo, perchè lo è stato la prima volta e deve essere di nuovo così.

Breve lista d’attesa grazie alla mia endometriosi e ad aprile si riparte, uove analisi del sangue, mie e di mio marito, un breve stop dovuto ad un valore di TSH troppo elevato (causato da un’infiammazione al dente) e a maggio comincio le iniezioni di Meropur, segue Orgalutran e infine Ovitrelle, in tutto 20 giorni circa di stimolazione.

Me le ricordavo bene quelle iniezioni, e anche gli effetti collaterali, instabilità, dolore, gonfiore, il corpo che comincia a lievitare.

il 14 maggio pick-up e il 17 Transfer di un bellissimo embrione di 10 cellule in terza giornata, con la speranza di crioconservare un secondo embrione di 8 cellule.

Ricominciano i girni dell’attesa, la cova, 11 giorni prima delle beta.

Questa volta non voglio restare in casa a rimuginare, non prendo malattia, continuo ad andare a lavoro, guido tutti i giorni, gioco con Maria, vado al centro commerciale, non alzo pesi, sospendo la palestra per questi 11 giorni, ma per il resto faccio vita normale.

Intanto il progesterone mi fa gonfiare come una mongolfiera, mi fanno male le ovaie, mi sento esplodere e poi intorno al 5°/6° giorno post transfer cominciano i dolori da ciclo…penso che si tratti dei dolori da impianto, anche con Maria avevo avuto i dolori da ciclo, ci spero.

L’ottavo giorno post transfer una macchiolina rosa…anche questa volta penso a una macchia di sangue da impianto, con Maria non era successo ma ho letto dappertutto che succede quindi continuo a sperare. Devo sperare perchè non può andare male, deve andare bene come la prima volta.

La notte stessa vado in bagno e…sangue…tanto e rosso, è la notte tra il venerdì e il sabato, nel week end la segreteria del Regina Elena non risponde…piango, mi dispero come un’indemoniata, ma in fondo non ho ancora perso la speranza, a volte capita che nonostante una perdita di sangue le beta risultino positive.

Aspetto il 28 Maggio, giorno del prelievo e la giornata comincia con la pessima notizia che l’altro embrione non è stato crioconservato perchè si è estinto.

Tre ore dopo il prelievo mi chiamano per il risultato: Beta Negative.

Stavolta è ancora più dura da accettare, era un fresco, era bellissimo…eppure ho fallito di nuovo.

Il mio corpo è vuoto, la mia mente non è lucida, sono passati 6 giorni e la notte non si dorme, si piange soltanto.

Si passano in rassegna centinaia di forum per trovare una risposta, ma nessuno ce l’ha.

Intanto la segreteria mi ha già prenotato l’appuntamento per il nuovo pre-ricovero. Si ricomincerà perchè il corppo non ce la fa più ma la testa non si arrende, forse non lo farà mai.

Dovrei dire a me stessa che sono fortunata, perchè una figlia ce l’ho già, che devo smetterla di sfidare il destino, che devo guardare il bicchiere mezzo pieno anzichè contnuare a piangermi addosso…eppure…

Eppure dovunque mi giri, dovunque io posi il mio sguardo sento…vedo l’assenza di questo figlio che non arriva, che forse non arriverà mai e mi sento come se fossi in lutto, da cui non si può più uscire.

Mi impegnerò perché lo devo alla vita!

Eccomi qua, a 42 anni suonati tra un po’ 43 un miracolo di 8 anni…
Ma dentro di me faccio ancora fatica a trovare la pace, lo so che sono fortunata lo so che dovrei godermi il mio miracolo nonostante mi sia costato punture, medici, tristezze, ansie e chi più ne ha più ne metta…
Ma per cercare di dargli un fratellino sono ripiombata in un baratro peggiore della prima volta…
Non so perché ma la prima volta l’ho vissuto come un’opportunità, ho conosciuto tante persone tante donne nella mia stessa condizione, ho condiviso con loro tanti momenti, poi sono stata fortunata dopo una iui fallita alla prima FIVET ho avuto il mio miracolo ….
E quindi in un attimo mi è sembrato che tutto il dolore, tutto il rancore che provavo e che avevo provato fossero spariti …
Poi dopo un anno e mezzo abbiamo iniziato a riprovarci così senza troppi pensieri ma come per la prima volta non c’è stato nessun segnale…
Ero molto indecisa se affrontare di nuovo la PMA, quel mondo bello e brutto allo stesso tempo, quel mondo che ti dà speranza ma che ti può anche togliere tanto, per fortuna che c’è comunque …
E così avevo tre embrioncini congelati che mi aspettavano e ho detto tentiamo.
Ho provato prima con due e poi con l’unico superstite … E niente …
Poi ho trovato un bravo ginecologo, molto bravo, che ha scoperto che oltre ai problemi di oligoastenospermia, il cesareo mi aveva regalato un fantastico istmocele …
Parola così bruttina per dire che il mio utero non era bello come prima … e questa condizione non è che proprio favorisca l’attecchimento …
Non mi sono data per vinta ho fatto ben 3 isteroscopie operative e nel mezzo di queste due tentativi ma niente … il mio corpo non ne vuole sapere … il mio utero non ne vuol sapere … la mia pancia vuota continua a soffrire
… dopo l’ultima isteroscopia ho fatto il mio ultimo tentativo che non è andato…
Ora da un anno e mezzo non faccio più niente, ho detto stop, e a parlare sono brava, a dire che non ci devo pensare che è giusto godersi quello che si ha, che già sono fortunata ad averne uno, che devo guardare il bicchiere mezzo pieno …
Tutte cose belle ma la mia mente ogni mese è lì e non si schioda…
Sto cercando di godermi il mio piccolo il più possibile però a volte mi capita di intristirmi quando vedo tante pance in giro.
Lo so che non dovrei guardare la mancanza ma vedere quello che ho …
Ma non è così facile …
Mi impegnerò a superare tutto questo
però già parlarne con qualcuno mi è di grande aiuto …
Mi impegnerò a gioire di ciò che ho!
Mi impegnerò perché la vita ha scelto questo per me e ha già scelto tanto!
Mi impegnerò perché questa è la mia vita e non mi devo perdere nemmeno un istante

In attesa dell’arcobaleno

La mia storia è come quella di tante altre donne che un giorno, forse già tardi, scoprono di essere infertili. Si è una brutta parola ma è così e poco importa se dipende da te, dal tuo compagno o dalle scelte di vita che hai fatto in passato. È la realtà che, almeno nel mio caso, ho affrontato con la giusta determinazione e la giusta dose di ottimismo all’inizio ma che poi pian piano ci ha messo a dura prova. Era il 2016 ma cercavamo già da tre anni . Sulla strada che stiamo ancora percorrendo, fatta di visite ed esami prima e la scelta della clinica dove ho effettuato Pma, ho avuto la fortuna di incontrare medici molto disponibili e professionali ma soprattutto uno, un dottore che ha creduto in noi e che sembrava capirti solo guardandoti in faccia, sembrava avere la stessa sensibilità che solo noi donne sappiamo avere e devo dire che questo ha aiutato tanto a livello psicologico.Al primo tentativo beta negative, quasi non gli ho dato importanza, era il primo cosa potevo aspettarmi? Al secondo con questo dottore si cambia tutto e finalmente per la prima volta in vita mia vedo un test positivo. Non dimenticherò mai la gioia che provammo che purtroppo si è interrotta dopo 13 settimane, le più belle della mia vita!Questo è stato il momento più difficile e per qualche mese ha inficiato anche l’equilibrio del nostro rapporto di coppia, non potevo accettarlo. Un test negativo si, ma una perdita così grande no, quando vedi il suo cuore battere diventi mamma e non lo puoi più dimenticare ma per gli altri non è così, tutti con le classiche frasi preconfezionate che nessuno dovrebbe mai sentirsi dire : meglio ora che dopo, arriverà un altro bimbo, puoi ritentare.Invece tu vivi in cuor tuo (perché nella nostra società non è riconosciuto) un vero e proprio lutto che lacera l’anima ogni giorno che passa . È un dolore continuo che pian piano si attenua ma non va via.

Mi butto a capofitto concentrando tutte le mie energie nella terza ed ultima stimolazione, dopo 3 mesi ero di nuovo incinta.

Stupore , ansia ed emozioni contrastanti subentrano alleviando leggermente il mio dolore ma non sapevo che poi quest’ultimo sarebbe diventato dominante in quanto la felicità durò poco e dopo un mese scoprimmo che il bimbo aveva problemi di malformazione fisica e genetica e da lì la decisione più difficile della mia vita. La parola interruzione è sempre stata una parola significativa per me, un qualcosa che si rompe , che si ferma , che blocca. Ecco la mia vita si era bloccata di nuovo ed io non riuscivo ad accettarlo, ancora.

Sono qui, ora bloccata nel cuore con tanta paura di non riuscire più a sentire quell’emozione che solo un cuore che batte dentro te può darti ma non sono bloccata nelle azioni, quelle no. Non ho smesso di lottare e non smetterò mai ma ringrazio la clinica che mi ha seguito per aver dato una possibilità concreta alla riuscita del mio progetto di vita e tutte le ragazze conosciute in questo percorso che sono un valido supporto nei momenti di buio e sconforto perché tutte noi abbiamo bisogno di un’ancora a cui aggrapparsi per guardare avanti e continuare a sperare nell’arrivo del tanto atteso arcobaleno.

Quello che una persona non dice

Non è facile raccontare il calvario vissuto stazione dopo stazione per tre lunghissimi anni, non è facile raccontare il dolore provato quando un medico dice :’Sono due ma non c’è battito’ oppure ‘Ci prova ancora questa?’ Sembra che avere figli sia la cosa più naturale e facile del mondo, ma non per me, e questo mi ha fatto sentire una sorta di giocattolo rotto, con il meccanismo difettoso. Ma chi ha la fortuna di non provarlo non comprende, il dolore è una sorta di coperta invisibile  e agli occhi degli altri non c’è, allora arrivano le frasi come ‘Andrà meglio la prossima volta’, oppure ‘Passa tutto’. Non passa tutto: i figli mai nati ti rimangono dentro come una ferita sempre aperta, pronta a sanguinare ogni volta che vedo una donna incinta e provo una dolorosa invidia, che mi fa ripensare a tutto quello che è accaduto. Alla fine ho deciso di non parlarne, non apertamente almeno, la commiserazione o gli sguardi annoiati fanno peggio. Per un periodo ho scritto sul telefono quello che mi passava per la mente nei momenti peggiori, per evitare mi mettermi a piangere in pubblico, lo ho poi trasferito sul computer ma non riesco a rileggerlo.

Il nostro percorso all’inferno è iniziato con aborto spontaneo, seguito da altri due in due anni. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza sconfinata provata, le lacrime versate e quelle trattenute, la voglia di non uscire più di casa e neppure di accendere il televisore per non vedere il mondo popolato di genitori felici. Qualcuno ha detto che non si può sentire la mancanza di ciò che non si è mai avuto, la mancanza di un figlio desideratissimo invece pesa come un macigno sull’anima, e soffoca.

Infine, quando la speranza sembrava persa, abbiamo avuto un vero e proprio miracolo, ma la gioia assoluta e immensa non può e non riesce a cancellare il dolore provato, ci convivo e la convivenza a volte si fa difficile.

Mi piacerebbe che ci fosse più spazio per tutti coloro che, come noi, attraversano percorsi fatti di sofferenza, per sensibilizzare e magari arrivare ad evitare domande quali ‘Cosa aspettate a fare un figlio?’, che diventano simili a coltellate.

“No, non abbiamo figli” L’amore ai tempi dell’infertilità

Una iniziativa bellissima. Perché è vero: raccontare, scrivere, condividere aiuta a comprendere meglio se stessi, a “mettere ordine” nel proprio dolore e offrirlo agli altri come uno specchio. Sulla mia avventura di infertilità ho scritto un libro: qui è possibile leggerne un’anteprima e – se vi piace – ordinarne una copia.

Quella sorpresa che mi mancherà sempre

La cosa che mi è sempre mancata e sempre mi mancherà è non aver avuto quei 3-4 giorni di ritardo, quei 3-4 giorni in cui sognavi e speravi di poter fare un test, quella sorpresa da poter dare al tuo amore o la sorpresa da poter dare a tua mamma, a tuo papà, a tua sorella, ai tuoi parenti … La sorpresa che ti scalda il cuore … Ecco questa è una cosa che mi mancherà per sempre… nonostante il mio test positivo, nonostante le mie beta positive è stato sempre tutto calcolato, cominciare la pillola, cominciare le punture, il pick-up, il transfer, i 14 giorni post transfer, il sapere quando dovevo fare le beta, fare comunque un test il giorno delle beta … ma non è la stessa cosa che farlo con l’attesa della sorpresa, con l’attesa della speranza, con l’attesa di quella gioia che a tante è concessa con uno schiocco di dita …

Nonostante mi sento fortunata perché un miracolo ce l’ho e ringrazio ogni giorno di averlo … nonostante mi sia fatta una ragione di non poter dare un fratellino o una sorellina al mio miracolo perché ormai ci ho provato tante volte e perché avevo bisogno di venirne fuori … nonostante tutto quella gioia di quei giorni di ritardo in cui sogni mi mancherà sempre …

Godetevi ogni attimo della vostra gravidanza se vi è concessa …. Perché è una cosa meravigliosa e vi mancherà tanto … e soprattutto non mollate perché è un amore più grande di qualsiasi cosa si possa provare