Per arrivare a TE……

Quando io e mio marito ci siamo innamorati ricordo ancora che un giorno (eravamo al matrimonio di una nostra amica)  gli dissi “io ti avverto… non ho nessuna intenzione di sposarmi e tantomeno di avere figli quindi sei ancora in tempo per scappare”  avevo quasi 28 anni e lui 38…. lui non e’ scappato e dopo 3 anni ci siamo sposati e dopo altri 3 anni e’ arrivato l’amore della nostra vita… la luce che ha illuminato la nostra esistenza…..arrivato naturalmente ed esattamente nel momento in cui ci siamo guardati e ci siamo detti “proviamo?”….. passano altri 3 anni e decidiamo di provare a dargli un fratellino/sorellina…. anche li non facciamo in tempo a dirlo che ero gia’ incinta…. felicita’ indescrivibile ….lo diciamo a tutti…. alla 10 settimana mi reco dal ginecologo per il btest… ricordo ancora lo sguardo del medico e di mio marito mentre guardavano lo schermo immobile dell’ecografia “mi spiace signora non c e’ piu battito e dobbiamo fare raschiamento d’urgenza perche’ e’ morto da almeno 4 settimane”…. ho pianto tutte le mie lacrime….. passano 3 mesi e scopro di essere nuovamente incinta ma non so perche’ non riuscivo ad essere felice…. mio marito si arrabbiava e mi diceva che ero una paranoica che stavolta sarebbe andato tutto bene ma gia’ dalle prime beta io sentivo che c era qualcosa che non andava … e infatti…. altro aborto interno alla 10 settimana e altro raschiamento…. abbiamo fatto l’esame genetico di entrambi gli embrioni ed e’ risultato per entrambe le gravidanze delle gravi malformazioni dei feti incompatibili con la vita… da li ho passato dei mesi tremendi in cui mi rifiutavo di riprovarci nuovamente…. ero terrorizzata non ne volevo sapere… mio marito non capiva questo mio rifiuto….. passano altri mesi e ho un ritardo…. faccio il test di gravidanza ed eccole’ li le due linee… ne faccio un altro e di nuovo compaiono le 2 linee…. decido di non fare le beta…. avrei fatto direttamente la prima ecografia…  ma non ci arrivero’ mai… dopo 3 settimane torna il ciclo… gravidanza biochimica…. ok BASTA… evidentemente e’ destino che il mio piccolo resti figlio unico…. ma questa mia convinzione dura molto poco perche’ come un caterpillar in neanche 2 mesi prendo tutte le informazioni, facciamo tutte le analisi e cominciamo il nostro primo percorso di PMA presso una clinica privata di Roma…. ricordo ancora il primo colloquio col medico (il mio angelo custode che mi ha seguita per tutto il percorso) e la sua domanda dopo aver letto tutte le analisi ed aver ascoltato la mia storia clinica “signora posso farle una domanda?  voi perche’ siete qui???” Perche’ vogliamo fare la diagnosi pre impianto!!!! perche’ il mio cuore e il mio corpo non reggerebbero un terzo aborto (e forse nemmeno il mio matrimonio!!!!) ….scopriamo cosi che ho una riserva ovarica altissima… di una 25enne ….ma purtroppo gli ovuli che produco non sono sani quindi per evitare aborti ad oltranza la nostra speranza e’ appunto la diagnosi pre impianto…,parto cosi con il primo tentativo di ICSI e sono/siamo tutti convinti che andra’ a buon fine dal momento che io e mio marito non abbiamo problemi di fertilita’ … produco 36 ovociti (la gallina dalle uova d oro mi hanno soprannominata i dottori) ne scartano 10 inutilizzabili e dei 26 rimasti se ne fecondano 15…. 3 soli arrivano allo stadio di blastocisti (obbligatorio per poter fare la diagnosi pre impianto) vengono analizzati e dopo 15 gg arriva il responso … 1 solo e’ sano… ma non si impianta… dopo 11 giorni faccio le beta… zero spaccato…. il mio dottore mi abbraccia e mi dice “sono sicuro che non ci rivedremo ma sappia che qualunque decisione prendera’ noi siamo qui”…. passo 4 mesi atroci…. nella confusione e nel dolore piu totali…. che fare? Abbandonare il mio sogno? Ho un figlio meraviglioso che e’ la mia ragione di vita e devo pensare a lui… ha bisogno della sua mamma e io non voglio accanirmi in un qualcosa che evidentemente non fa parte del mio destino… mio marito mi dice che qualsiasi decisione prendero’ lui mi appoggera’ e mi sosterra’… poi un giorno mio figlio (aveva 4 anni e mezzo) cosi dal nulla mi dice “mamma perche’ io non ho il fratellino?? Tutti i miei amici ce l hanno! Io voglio un fratellino e una sorellina!!” E io resto li…. totalmente spiazzata ma anche totalmente consapevole di volerci riprovare…. cosi dopo 4 mesi dal primo fallimento torno dal mio adorato dottore… protocollo diverso… stavolta produco 28 ovociti e ne scartano solo 4 … di 24 se ne fecondano 16…. e di questi 9 arrivano allo stadio di blastocisti… un risultato incredibile… vengono analizzati tutti e di 9 embrioni 4 sono SANI…. ad ottobre del 2018 faccio il primo transfer … zero sintomi… ero stracerta che non fosse andata nemmeno questa volta e invece… quando apro il risultato delle beta e leggo quel 325 per poco casco dal letto!!!! Ho passato i primi 3 mesi nel terrore piu totale… alla 12 settimana la mia ginecologa mi propone di fare il prenatal safe …. io volevo fare l’amniocentesi ma lei ci convince di andare per gradi cosi facciamo questo esame e dopo 3 settimane arriva il responso (esattamente 4 giorni prima di Natale) .. e’ stata rilevata una trisomia molto grave nella bimba (si e’ femmina) e bisogna fare di corsa l’amniocentesi… abbiamo dovuto aspettare il 2 gennaio per farla e poi altre 3 settimane per avere le risposte…. il mese piu brutto e angosciante della nostra vita…  un mese di pianti, di incubi, di notti in bianco, di incazzature…. poi ti arriva la chiamata che ti cambia la vita…. che dal baratro e dal buio piu profondo ti riporta alla luce “signora era un falso positivo la bimba e’ sanissima” …  non sapevo se ridere, piangere, urlare, ora sono quasi al 7 mese ma purtroppo ancora non riesco a stare tranquilla…. continuo ad avere ansie e paure ma credo sia normale dopo quello che abbiamo passato…. devo dire grazie al mio meraviglioso e unico marito che mi e’ sempre stato vicino appoggiando ogni mia decisione, amandomi incondizionatamente….devo dire grazie ai miei genitori adorati che ci hanno aiutato e supportato sia economicamente che moralmente… devo dire grazie a dei medici fantastici sia a livello professionale che umano  che ci hanno aiutato a realizzare il nostro sogno…. e soprattutto devo dire GRAZIE a ME che non ho mai smesso di lottare, di sperare, di crederci, di rialzarmi dopo ogni caduta piu’ forte e determinata di prima! A volte mi guardo indietro e ripenso a questi ultimi due anni e mezzo … quanto dolore quanta sofferenza… ma quando la sento che mi da i calcetti penso che tutto cio’ che e’ successo ci ha portato lei e allora mi dico che va bene cosi, doveva andare cosi e ringrazio Dio per questo altro miracolo!

 

 

Avrà gli occhi come il mare

“Avrà gli occhi come il mare” è la storia di una donna affetta da poli abortività che, per otto lunghi anni, si annienta pur di avere un figlio, nonostante le previsioni negative ed il parere contrario di chi la circonda. E’ una storia di sconfitte e di rinascite, di speranze e delusioni ma, soprattutto, di quella determinazione e quella tenacia tipiche di noi donne che ci consente,spesso, di superare i numerosi ostacoli che incontriamo nel nostro percorso di vita. Ricordo che, mentre soffrivo per l’ennesimo aborto, mi è mancava la testimonianza vera di qualcuna che ce l’avesse fatta ed è per questo che mi piacerebbe regalare, a tutte le donne che si trovano a dover affrontare le stesse difficoltà, la mia storia,anche per condividere e legittimare il dolore dell’interruzione spontanea di gravidanza che, spesso, viene considerato un dolore minore.

***

La prima ecografia rivela impietosamente a Ines e Marco che il battito del bambino non c’è mai stato.
Inizia per loro una dolorosa odissea di nuove gravidanze, aborti spontanei e pellegrinaggi da un medico all’altro.
Ines si sottopone ad ogni terapia anche contro il parere di Marco, che fatica a riconoscere in lei la donna che ha sposato ma che non può non assecondarla. Pensando a se stessa come a una donna a metà, Ines si annulla pur di avere un figlio, a volte mettendo a rischio l’unione con Marco.
Una storia d’amore, di dolore ma anche di speranza, dove il lieto fine non è scontato ma sicuramente auspicato da tutti coloro che si commuoveranno nel leggerla.Una storia che, tra tutti i colori dell’arcobaleno, sceglie di tingersi di azzurro. Proprio come il mare.

Prologo
«Mi spiace, non c’è battito, la camera gestazionale è
vuota.»
La frase risuonò nell’aria come un’eco e l’ultima parola
la colpì con la violenza di uno schiaffo.
“Vuota…” Ines non capiva, non sentiva, non voleva
ascoltare. Dov’era finito il suo bambino? Perché non c’era
più? E soprattutto… quando era accaduto?
Quelle parole, in un solo istante, ebbero lo stesso effetto
di una coltellata al cuore e riuscirono a far svanire tutti i
progetti fatti fino a quel momento. Il dolore, sordo e violento,
aumentava sempre più, a mano a mano che si rendeva
conto di non poter fare nulla. Pensò a come potesse essere
accaduto e milioni di pensieri entrarono nella sua testa tutti
insieme.
«Mi spiace» proseguì il ginecologo, «ma purtroppo la
gravidanza si è fermata. È come se si fosse formato il nido,
ma non il bimbo a cui il nido era destinato, riesco a spiegarmi?»
«Ines, amore, ti prego parla, di’ qualcosa…» Marco, per
quanto sconvolto, cercava di darle sostegno.
Lei avvertiva i suoni, sentiva le persone parlare, ma non
percepiva alcun significato. La luce, i rumori, gli odori, tutto
si era spento, perché si erano spenti i suoi occhi, il suo
cuore, il suo bimbo. Lei.
Che importanza avevano, in quel momento, gli inutili
tentativi, da parte del medico, di spiegarle scientificamente
l’accaduto? A cosa serviva sottolinearle la differenza esistente
fra camera gestazionale ed embrione e tentare di convincerla
che quel bimbo, in realtà, non si era mai formato?
A nulla. Perché lei, da quando aveva visto apparire quella
flebile linea rosa sul test di gravidanza, quel bimbo lo
aveva immaginato, sognato, desiderato e amato più di se
stessa.

Avrà gli occhi come il mare

 

Estratto dal libro:

LA ROSA Antonella
Data di pubblicazione : 2018
Collana : Romanzi

Sono una donna forte

Sono una donna forte, mi dico quando mi guardo allo specchio. Sono sempre stata una bambina molto determinata, cresciuta con un padre assente, una madre super-eroina, una sorella difficile. Non mi sono spaventata quando, a 18 anni, sono andata via di casa per studiare e contemporaneamente ho cominciato una storia (a distanza) con un ragazzo meraviglioso, ma affetto da una grave malattia genetica. Mi sono sempre detta che non è giusto rinunciare a una cosa solo perché sarà difficile, dopotutto io sono consapevole di essere una donna forte.

E così è nata una bellissima storia d’amore, che dura oramai da 13 anni. Non ho vacillato neanche quando ho scoperto che la malattia del mio fidanzato comportava anche una potenziale sterilità e che per poter sperare di avere figli l’unica nostra possibilità sarebbe stata la fecondazione assistita. A 25 anni lui si è sottoposto a una TESE e abbiamo congelato il suo seme. Già, perché nel frattempo gli viene detto che dovrà inserirsi in lista per un doppio trapianto di polmoni. Lì sì che mi sono spaventata, le sue condizioni di salute si stavano aggravando: ho mollato tutto, ho messo da parte la carriera, sono tornata da lui in Italia. Andiamo a convivere, ci sposiamo. Dopo due mesi dal matrimonio, arriva la chiamata, si sottopone all’intervento e fortunatamente tutto va bene. Seguono un paio d’anni faticosi, molto complicati. Ma la sua qualità della vita migliora notevolmente e ci sentiamo enormemente fortunati. Ricevuto il consenso dei medici, decidiamo di cercare di realizzare il sogno che da sempre entrambi coltiviamo e iniziamo finalmente il nostro percorso di PMA.

Ho 29 anni e i dottori mi dicono che non avendo io problemi di fertilità è praticamente impossibile che non rimanga incinta. Primo tentativo, fallito. Riusciamo però a congelare due blastocisti.

Secondo tentativo, un embrione attecchisce. Mi sento la persona più fortunata sulla faccia della terra. Poi, quasi al quarto mese di gravidanza, durante una visita di controllo, le parole che nessuna donna vorrebbe mai sentirsi dire: “Signora, non c’è più battito”.

Da lì, io, donna forte, ho ceduto. è iniziato il periodo più buio della mia vita. Quando mi guardavo allo specchio non mi riconoscevo più: il mio corpo era gonfio e allo stesso tempo vuoto, il viso spento, le lacrime cadevano senza che ne avessi più il controllo. Il mio corpo mi aveva tradito. I sensi di colpa per non essere riuscita proteggere la cosa più cara che avevo, il senso di fallimento, volere solo che fosse solo un brutto sogno. Il vuoto dentro e fuori, perché le persone d’intorno non capivano o per imbarazzo non sapevano come affrontare l’argomento. Nella mia immagine riflessa non vi era più traccia della donna forte che è in me.

Mio marito capisce che c’è qualcosa che non va, che non è solo tristezza, che quella ameba non sono io. Mi porta (anche se inizialmente non ero d’accordo, ma tanto non avevo la forza di oppormi) da una psicologa prima, da una psichiatra poi. Arriva la diagnosi: depressione, in parte dovuta ai bombardamenti ormonali a cui sono stata sottoposta. L’amore incondizionato di mio marito, le parole giuste e una adeguata terapia sono state la mia salvezza.

Ci è voluto un anno e mezzo, ma sono rinata. Ho chiesto aiuto, mi sono curata e mi sono presa il mio tempo. Ho lavorato su me stessa e sul rapporto con mio marito, abbiamo fatto il viaggio di nozze che non avevamo potuto fare a suo tempo date le sue precarie condizioni di salute e, insieme, ci siamo rialzati.

A settembre decidiamo di riprovarci. Terzo tentativo. Sindrome da iperstimolazione ovarica, riesco ad arrivare al pick-up, ma dopo di quello sono costretta a fermarmi di nuovo, per altri due mesi. Dei 18 ovociti prelevati, se ne fecondano “solo” due.

Ho deciso di raccontare la mia storia perché dopodomani, se Dio vuole, dovrei fare finalmente il tanto desiderato transfer dei nostri due preziosissimi ed amatissimi embrioncini. Voglio svuotarmi di tutte le emozioni negative che mi porto dietro da anni, perché gli eventuali bambini che verranno, meritano di avere una mamma forte, che si è buttata alle spalle il passato, che è pronta a dedicarsi solo a loro, senza paure ed apprensioni di cui non hanno colpe.

Dopodomani, prima dell’intervento, mi guarderò allo specchio e mi dirò: sei una donna forte, lo sei sempre stata, se cadrai saprai rialzarti. Non smetterai mai di lottare per la felicità che meriti. Sarai una mamma forte.

Sogno e speranza

Il desiderio innato di diventari genitori dopo il matrimonio, provi oggi e provi domani… con la speranza che questa volta sia andata bene, invece dopo tanti controlli ed esami, ti danno la sentenza: pochi ovociti. L’unica possibilta’ la fecondazione eterologa che in Italia e’ costosissima… Allora ti affidi all’unico centro in Italia dove liste d’attesa sono lunghe e devi avere la forza di resistere per coronare il tuo sogno.. Non ne parlo con nessuno perche’ la cosa mi fa tanto male… e ci spero sempre..

Il sogno più grande

Fin da quando avevo 15 anni sono ossessionata dall’idea di diventare mamma, al punto da pensarci ogni giorno e desiderarlo profondamente. Ho sempre rimandato per terminare gli studi. Ora ho 25 anni e sto per terminare il mio percorso universitario, convivo da 3 anni e sono sposata da qualche mese. Qualche mese prima del matrimonio iniziamo a provarci, dopo 4 mesi arriva il positivo. Torno dal viaggio di nozze e scopro di essere incinta. Io e mio marito siamo al settimo cielo, ma dopo 17 giorni di gioia il sogno si infrange. La prima eco rivela un aborto interno. Non ci potevo credere, ho girato mille ospedali, perché non accettavo la diagnosi. Il mio ginecologo ha detto che se ne sarebbe andato spontaneamente per cui decido di non fare il raschiamento. Passo un mese e mezzo ad aspettare l’espulsione, vomitando mille volte al giorno perché le beta sono ancora alte, ma sperando sempre che non fosse vero e che prima o poi sentissero il battito. Ho passato nottate in bianco e giornate infernali a piangere e vomitare. Tutti i parenti cercavano di convincermi a fare il raschiamento, ma io ancora ci speravo contro ogni previsione. Alla fine il 20 dicembre (esattamente a due mesi dal mio matrimonio) il mio piccolino se ne è andato. Ho fatto tutto da sola, nel bagno di casa mia con mio marito a fianco. Un mestruo abbondante ed una scarica infinita di grumi hanno portato via il mio sogno. Fortunatamente non ho sentito alcun dolore fisico e dopo pochi giorni ero completamente pulita. Più di un mese per azzerare le beta e adesso ci stiamo riprovando. Alle volte mi sembra di impazzire, controllo ogni giorno la tb, ed ogni segnale di una possibile gravidanza. Andare a lavorare è molto dura perché ho la testa altrove. Ma cerco di farmi bella, di andarci comunque, di uscire con le amiche e vivere una vita normale, anche se dentro ho l’inferno. Spero che presto tornino le due lineette.

Continuare a crederci💖

Come da manuale… Conosco un uomo stupendo…ci innamoriamo… cresce giorno dopo giorno il desiderio di diventare genitori e scioglierci nell’abbraccio di un bebè..

I primi mesi scorrono veloci… Interrotta la pillola (a 33 anni) penso che ci vorrà un po’di tempo per rimanere incinta…non mi preoccupo…passa un anno…passa un altro anno…forse qualcosa non va….iniziamo le visite mediche… tutto un iter di esami ed indagini….

Diagnosi: insufficienza ovarica

Maggio 2017: prima Fivet. Produco due ovociti da cui un embrione di tipo c. Fallita.

Gennaio 2018:seconda Fivet. Produco un ovocita da cui un embrione di tipo c. Fallita.

Novembre 2018: iniziamo il percorso di fecondazione eterologa (ovodonazione). Dalla donatrice 🧡 otteniamo 2 blastocisti in 5 giornata che vengono congelate. 30 gennaio 2019 transfert di una blastocisti…

Stamattina non ho resistito ed ho fatto un test di gravidanza…avrei dovuto farlo il 10… è negativo…

Puntuali arrivano le mestruazioni come un orologio svizzero. Ennesimo tentativo fallito.

4 anni di montagne russe…pianti e sorrisi…sconfitte e speranze…la cosa più naturale al mondo sembra così difficile da raggiungere… Intorno a noi amici che,a modo loro,cercano di rincuorarci… Frasi più o meno banali o di circostanza… Io e la mia metà ci siamo uniti tantissimo in questo percorso ad ostacoli…

nonostante tutto ci crediamo ancora 👫

 

 

15 giugno 2016

12 settimane.Le più belle della mia vita.
15 giugno 2016…un mercoledì.
Solo x scrupolo mi trovo su quel lettino certa di sentirmi dire ..”tutto bene signora ,stia solo un pochino a riposo”.
Sono impreparata a quelle parole

” non c’è più battito, in realtà signora l’ ha perso già da tre settimane “.
Sono sprofondata,siamo spofondati negli abissi più profondi..per secondi, minuti,ore ,giorni,settimane…
Ho sentito dolori atroci, abbiamo pianto un mare intero, anzi un’oceano…ho perso un pezzetto del mio cuore…ti ho tenuto un secondo tra le mani, seduta per terra,inondata di sangue , lacrime e dolore. Ti abbiamo sepolto sotto una grande quercia.
Nessuno tranne noi lo sa. Il nostro amaro segreto.
Le parole …le parole…banali, impacciate,crudeli…
Gli abbracci…i nostri…
E poi i mesi che scorrono via…veloci…la scoperta di non stare bene, di dovermi curare…il non essere creduta…ed infine la diagnosi…VULVODINIA.
La cura. L’attesa. La pazienza. Tanta.
E poi la Gioia,immensa di quella riga rosa, la paura di perderti, le emozioni immense … e sei nata tu.
Che sono certa ti ha mandato lui . Che quando ti abbraccio ,abbraccio anche lui.

Si comincia

Io e mio marito siamo sposati da quasi 5 anni e da 3 proviamo ad avere un figlio. Ho provato prima con i test di ovulazione da fare a casa e niente; poi ci siamo rivolti al ginecologo, ho fatto i monitoraggi con tutto lo stress che comporta il  fare tutto a comando e ancora niente. Decido di fare l’isterosalpingo e viene fuori che ho le tube chiuse : quindi ogni mese i ragazzi si vestivano bene , ma il locale in cui si sarebbero dovuti incontrare era sempre chiuso! L’unica speranza per noi è la fecondazione assistita e adesso abbiamo cominciato il percorso. Ho paura , ma cerco di farmi forza grazie anche a mio marito che mi sostiene sempre. Speriamo bene

Io ci credo ancora…

Sono una di quelle ragazze a cui l amore ha bussato tardi e di conseguenza sposata GRANDE….a maggio del 2015 a quasi 40 anni scopro di essere incinta a 8 settima prenoto la prima eco…aspettavo con ansia quel giorno anche se qualcosa di strano mi opprimeva non mi sentivo più Incinta.il ginecologo durante la visita era perplesso embrione troppo piccolo forse tutto si è fermato o semplicemente abbiamo fatto male i calcoli…ci rivediamo tra 7 giorni e rifacciamo l eco.ma io quell’ ecografia non l ho mai ripetuta dopo 48 ore perdite di sangue aborto spontaneo.tutti dicevano dopo un aborto è molto più semplice rimanere incinta e invece i mesi passavano e nulla così la scelta di affidarci alla PMA.esami su esami a dir poco perfetti biologicamente sono più giovane dei 40 anni!iniziano le punture sulla pancia aghi sottili che lacerano il cuore però trasferisco 2 embrioni beta negative…..lascio che i mesi mi Curino le ferite mi rimetto in piedi e ci riprovo…. 2 blastocisti….beta negative….e intanto sono 43!!MA IO CI CREDO ANCORA

Una strada difficile

Dopo 13 anni di fidanzamento, finalmente nel 2016 decidiamo di sposarci. Sin da subito il mio desiderio di diventare mamma emerge e proviamo da subito a coronare il sogno di diventare una famiglia. Passa un anno dal primo tentativo ma ancora niente gravidanza. Non so perché, non ho una spiegazione razionale, ma da sempre sono stata convinta che avrei avuto difficoltà a concepire. Cominciano le prime visite……. facciamo tutte le visite e tutti gli esami possibili e immaginabili. Arriviamo alla diagnosi: varicocele tra primo e secondo grado che comporta spermatozoi lenti e poco mobili. Io tutto a posto. Mio marito in preda a sensi di colpa.

La mia ginecologa ci rassicura: siete giovani ( io 32 e mio marito 34)potreste solo aver bisogno di un piccolo aiutino proviamo con una Iui. Decidiamo di non operare il varicolcele e approdiamo allora in un centro che si dedica alla Pma.

Comincio allora con la prima stimolazione che porta allo sviluppo di due follicoli e procediamo con l’inseminazione. Purtroppo nulla di fatto :dopo 14 gg il nostro sogno si è infranto.

A questo punto decidiamo di riprovare ma in modo più incisivo e ci viene indicata come strada percorribile quella della icsi. Da lì mille dubbi : da che potevamo riuscirci con un piccolo aiutino a che dobbiamo fare una isci… non riuscivo più a capire cosa stava succedendo però fidandomi cecamente della mia ginecologica andiamo avanti.

Arriviamo alla seconda stimolazione, ma al momento del secondo monitoraggio mi viene detto che solo due follicoli si erano selezionati e che si sperava che nel corso dei giorni successivi qualcosa sarebbe cambiato… è inutile dire che niente è cambiato e decidiamo di sospendere tutto dopo circa 13 giorni di punture e km e km percorsi.

Arriviamo così, tra mille delusioni, al terzo tentativo. Comincia la stimolazione con un nuovo protocollo, tutto sembra questa volta andare per il verso giusto. Arriviamo all’ultimo monitoraggio con circa una trentina di follicoli. Fissano il pick up per il lunedì successivo e al risveglio la bella sorpresa: signora siamo riusciti a prelevare 3 soli ovociti uno dei quali è degenerato. Mi ritrovo distesa in una fredda barella in preda in un pianto incontenibile…. non potevo crederci ancora una volta niente andava per il verso giusto.

Alla fine tutte e due gli ovociti si sono fertelizzati e sono ancora in attesa del trasfer, che dovrebbe avvenire a giorni, per lieve iperstimolazione. Sento dei sentimenti fortemente contrastanti, da un lato una forte gioia perché tutto ciò potrebbe portarmi finalmente al coronamento del nostro sogno e dall’altro sono terrorizzata dalla possibilità di un altro fallimento.

Spero che, qualcuno leggendo la mia storia, possa sentirsi consolata. È quello che è successo a me quando mi sono imbattuta nel libro Parole Fertili ed è proprio per tale ragione che ho deciso di parlare.

Nel corso di questi 2 anni e mezzo mi sono chiusa in me stessa, convinta che nessuno potesse capire il mio dolore… raccontare quanto ci è successo è servito in primis a me per cercare di somatizzare o addirittura rendermi conto quanto ho lasciato alle spalle. Spero che per me tutto ciò, come per tutte quelle donne che si trovano nella mia situazione, sia soltanto un brutto ricordo che però mi ha cambiata inesorabilmente. Il percorso della Pma ti sengna nel profondo e lascia un solco profondo che solo una volta raggiunto l’obiettivo della tanta agoniata gravidanza potrà, se pur in parte, rimarginarsi.