Una richiesta dolorosa…

È la seconda storia che scrivo  …. ma in realtà la storia non è realmente la seconda… è la decima, centesima, millesima storia… che non cambia nella sostanza ma solo la forma… il mio bambino di quasi sei anni, che ciclicamente ritorna sulla richiesta di un fratellino o sorellina, ieri vedendo la mia pancia un po gonfia mi chiede se c’è un fratellino e avvicina l’orecchio per provare a sentirlo… e io mi sento cedere le gambe, mi trema lo stomaco, cerco di rimanere impassibile a quelle parole così semplici… ma in realtà mi sento come se mi fossi sgretolata in miliardi di pezzi….  lo guardo e penso che molto probabilmente non potrà mai sentire il suo fratellino nella mia pancia… e mi chiedo quante volte mi sentiro cosi.. in frantumi! Perché  dietro all’apparenza di discorsi razionali e concreti, dietro una pseudo tranquillità circa la mia difficoltà a concepire e la corazza dove ogni giorno cerco di seppellire il mio dolore, la verità è che il mio dolore è lì fermo, non ci sono discorsi razionali, o viaggi per non pensare o i mille impegni per compensare, che possano lenire il mio dolore .. desidero un altro figlio come se mi mancasse l’aria e desidero dare un fratellino al mio bambino! E oggi, come ieri, come un anno fa, come 4 anni fa…. niente cambia se non l’orologio biologico che avanza…. e il mio dolore è sempre la! E il mio cuore piange!

#UnaStoriaUnLibro

Fatti attraversare dalle sensazioni (anche brutte)

Ci sono quei giorni che sono un po’ no. Che nonostante i buoni propositi non basta nemmeno mezzo chilo di gelato per raddrizzarli. Oggi per me è uno di quelli.

Sento che il ciclo sta per arrivare, che tra poco troverò sulla carta igienica le consuete perditine spot che mi fanno capire che anche questo mese è andata male.

In passato credevo di dover combattere questa sensazione; che fare finta di niente agli occhi del mondo fosse la cosa migliore perché mi sembrava brutto che gli altri vedessero la tristezza comparire sul mio volto sistematicamente almeno una volta al mese. Adesso non mi interessa più di fare “bella figura” di fronte a colleghi, amici e parenti. Ho imparato che queste sensazioni devono semplicemente attraversarmi. In un certo senso, è come se chiedessero di essere ascoltate, di non rimanere nascoste.

E allora le faccio uscire. Lascio a me stessa il tempo di elaborare questo dolore, di guardare in faccia la mia sterilità senza più farle la guerra, almeno non più del dovuto. E va bene così perché questo è quello che sono: una donna sterile attualmente senza spiegazione. Che lo sappiano tutti. Che c’è di male?

Va bene così, anzi, va male. Ma combattermi non mi aiuterà di certo.

Un miracolo vivente

Non potevamo crederci eppure quell’indice di fertilità ci condannava a rimanere genitori di cuore per sempre. Fu un vero tsunami nella nostra vita; seguirono giorni di rabbia silenziosa e di disperazione urlata. Non poteva essere così, non chiedavamo altro che dar corso  alla natura. Dopo aver parlato con i medici che ci seguivano, contattammo il centro di procreazione assistita senza ben sapere cosa fare o cosa dire e ci recammo al consulto carichi di aspettative, paure e domande. Il medico ci mise poco a conviverci ed iniziammo il doloroso percorso dell’ICSI. Confesso che non ero pronta ad affrontare le conseguenze di una stimolazione ovarica né psicogicamente né fisicamente. Per ben cinque cicli di tentativi le beta furono negative; la nostra sofferenza aumentava mentre le speranze si affievolivano ad ogni referto negativo. I pensieri si affastellavano in testa e il corpo cominciava a soffrire per tutti quei tentativi ravvicinati. Finii in ospedale per 10 giorni con una grave sovrastimolazione ovarica, mentre parenti e amici ci pregavano di abbandonare il progetto. Tre mesi dopo un aereo ci portava a Barcellona, saremmo tornati da lì in tre perché un embrione silenzioso e combattivo si era aggrappato alla vita. Oggi nostro figlio ha 12 anni ed è un miracolo vivente

Un desiderio forte perché nato dal cuore

Mamma già dal 2011 di una splendida creatura nel 2015 parte la ricerca della seconda cicogna. Ciclo che sballa ,all’inizio si pensa allo stress dovuto ad un lutto importante,  poi gli esami ormonali non lasciano scampo, a soli 34 anni la mia riserva ovarica è 0, com’è possibile?ho ancora il ciclo, nessu caso in famiglia…inizio un omologa ma non arrivo nemmeno al pik up…leggo del ringiovanimento ovarico, io che ho paura degli aghi nel 2017 mi sottopongo ad un intervento in laparoscopia a Valencia  per cercare di riattivare le ovaie, sono giovane e mi danno ottime possibilità,  purtroppo ottengo solo un abbassamento temporaneo dell’ fsh…un risultato effimero..mio marito condivide con me il desiderio di un altro figlio e mi asseconda , mi informo per ovodonazione,  l’amore che provo nel cuore per questo figlio non ancora concepito è troppo forte,  non posso arrendermi. Partiamo di nuovo per Valencia,  dicono che sono un caso facile, una gravidanza andata a buon fine l’ho già avuta, sono giovane, il seme di mio marito è forte….ottengono 4 blastocisti,  tre tranfert  sempre beta 0.  La delusione è immensa. Decidiamo di arrenderci,  siamo già genitori molto fortunati,  andiamo avanti con altri progetti che avevamo messo in pausa ma nei nostri occhi, soprattutto miei c’era un velo di tristezza.  Un nostro amico dottore ci esorta a fare un ultimo tentativo nella nostra città,  niente stress di aereo e albergo,  di come organizzarci con il lavoro e a chi lasciare la creatura..proviamo e vengo mandata a fare una sfilza di esami che in Spagna non mi avevano chiesto mai , sono seguita anche da un equipe eccellente, dall ‘endocrinologo alla psicologa , dagli esami risulta tutto ok ma vista la mia eredità per il tranfert mi vengono date eparina e cortisone, ancora punture borbotto io..il centro greco a cui si appoggia la mia clinica manda tre blastocisti,  faccio il tranfert terrorizzata, stritolando quasi la mano della psicologia,  un angelo, ormai eravamo convinti che anche questa volta non sarebbe andata e invece dopo  10 giorni  leggo di nuovo ,dopo anni ,il positivo e ora ho tra le mie braccia il mio tesoro, l’amore di tutti noi e nei miei occhi la tristezza è sparita.

Un viaggio senza fine

Ciao,chi vi scrive e una donna di 34 anni, sposata da ormai 7 anni; il mio viaggio inizia nel 2017 quando dopo due anni di matrimonio io e mio marito decidiamo di cercare un figlio,dopo 6 mesi di tentativi andati a vuoto, ci rivolgiamo a un centro per l’infertilità.Ho contattato privatamente la ginecologa che lavora in questo centro, che mi prescrive diversi esami ormonali,da fare in un determinato periodo del ciclo,e per mio marito lo spermiogramma fatto direttamente al loro centro,fin qui tutto ok, eseguiamo tutto alla lettera, dopo 2 mesi vengo richiamata dal centro dove dagli esami effettuati ci viene detto che io ho una scarsa riserva ovarica,un fsh alto anche se all’epoca avevo solo 29 anni e mio marito uno oligospermia;da qui parte il nostro calvario, inizio le ecografie senza stimolazione ormonale per tot giorni, per una iui ( questo voleva dire fare ogni volta alla settimana 120 km, ma nn mi importava anche se guidavo e andavo sola, questo ed altro per avere il mio bimbo), arrivò il giorno fatidico, avevo prodotto solo un ovulo ma d’altronde andava bene così senza stimolazione, mi preparano per l’inseminazione ma purtroppo non rimango incinta, riprovo poi una seconda iui il mese dopo ma nulla, allora vengo inserita in lista per un ICSI dato il problema di mio marito, questa volta con stimolazione, dove ho prodotto due ovuli di tipo A, solo uno di si è fertilizzato, ma non è andata nemmeno stavolta.. Sapete bene la delusione, decido di fermarmi per  riprendere fiato in tutto questo erano passati due anni. Decido poi di ricontattare il centro, mi fa ripetere l’esame Amh e fsh, ma la ginecologa mi dice guarda non ti posso aiutare, l’ennesima batosta, detta da colei che doveva in qualche modo aiutarti e invece empatia zero. Mi fermo nuovamente e nel 2021 contatto un altro ginecologo, dove  ha esaminato i miei esami nel complesso, non solo determinati valori, e cercando di farmi stare tranquilla in tutto, grazie a lui ho scoperto di avere l’endometriosi e la prolattina alta, cosa che al centro non mi avevano saputo sistemare, dato che per loro eri solo un numero con un colore per ogni prestazione. Ora io devo ringraziare questo medico perché ora sto meglio sia fisicamente che psicologicamente, sono rinata, vivo più serena, vivo giorno dopo giorno ma non smetto di cercare il mio bimbo, e sono sempre in corsa perché non mi arrendo

Ne basta uno

“Ne basta uno” è quello che mi sono sentita ripetere per buona parte della mia stimolazione ormonale, c’ho sperato, c’ho creduto, ma per il momento non è bastato. Ma facciamo un passo indietro…Dunque, ho 38 anni e mio marito 47, ci siamo conosciuti circa 7 anni fa e sposati 4 anni fa e lo so cosa state pensando: “perchè c’avete messo tanto a decidervi a fare un figlio?” E’ quello che vedo passare nella testa di tutti quelli che ci guardano quando diciamo che non riusciamo ad averne, quindi tranquille non ce l’avrò con voi per questo pensiero. Ma nella vita non è sempre tutto così lineare, non sempre tutto va come dovrebbe andare. Non sono mai stata una di quelle donne nate con il desiderio di maternità, i bambolotti li sgridavo più che coccolarli mentre amavo giocare con le barbie, inventavo storie dove erano protagoniste di film, di sfilate, donne in carriera dai lunghi capelli biondi che se la spassavano con Ken sulla spider rosa shock, nel mio mondo immaginario. Mi sono divertita, ho avuto tanti ragazzi e fino a qualche anno fa non ero per niente pronta ad avere figli, quando me lo chiedevano li guardavo con orrore dicendo assolutamente no è troppo presto! Perchè è vero per me era troppo presto, non ero pronta a perdere la mia libertà, ma non intesa come uscite bevute o altro, quelle non mi sono mai interessate più di tanto, ma libertà intesa come padronanza del mio tempo, di me stessa, del mio corpo, ero ancora completamente solo figlia e per niente mamma. Poi ho conosciuto P., mio marito, e ho iniziato a vedere il mondo con occhi diversi. Ho trovato il pezzo che si incastrava con me e nonostante un primo anno di matrimonio non facilissimo a causa di problemi seri lavorativi e della mia difficoltà a prendermi le mie responsabilità accettando di non essere più una sciocca ragazzina ma di essere ormai diventata grande, abbiamo superato tutto e quel giorno è arrivato. E’ arrivato il giorno in cui ho pensato che avrei voluto diventare madre, è arrivato il giorno in cui ho fatto una scelta, ho messo via i giochi e mi sono decisa che quella era la mia strada, volevo che P. fosse il padre dei miei figli. Beh, volere è potere!! Nessun detto è mai stato più schifosamente falso di questo. Volere non è per niente potere e c’ho sbattuto la faccia contro quando mi sono resa conto che dopo 6 mesi di tentativi mirati, di stick per l’ovulazione, di gambe all’insù e di balletti per favorire la fertilità, non accadeva un bel fico secco di niente. Così abbiamo preso in mano la situazione, ci siamo tirati su le maniche e abbiamo chiesto aiuto ad un centro per la fertilità. Ricordo bene quel giorno, mi sono presentata in privato da questo dottore, con una serie di esami di routine fatti ogni anno, niente di più, convinta che mi avrebbe fatto fare qualche altro esame, trovato il mio problema e sarei diventata madre, come tutte. Invece mi visitò, mi guardò e mi disse:  “Al giorno d’oggi ci si mette a fare i figli quando ormai è troppo tardi, se ci provate da 6 mesi senza successo, difficilmente accadrà, perciò controlliamo le tube, ma la metto in lista d’attesa per una Fivet, intanto passano altri sei mesi nel frattempo, se accadrà il miracolo ci chiami se no ci si rivede per la pma”. PMA…..l’acronimo di POVERA ME AIUTO? Si anche, ma più che altro di Procreazione Medicalmente Assistita. Si, seduta li in quello studio, quell’ uomo con i baffetti mi stava dicendo con la tranquillità con cui il salumiere mi dice “sono 3 etti e mezzo, lascio?” che sarei stata una di quelle donne torturate dalle cure, dalle punture e dai bombardamenti ormonali.

In macchina io e mio marito ci siamo guardati, ci siamo domandati perché proprio noi, una risposta non l’abbiamo trovata perciò ci siamo presi la mano a vicenda e abbiamo iniziato questo cammino.

Non sono più tornata dal dottore con i baffetti, quell’ ambiente era freddo e sterile e non nel senso in cui è normale che lo sia. Un giorno, su consiglio di un’amica, senza ascoltare nessun parere ho composto un numero di telefono e ho preso appuntamento in un centro di Milano e li ho trovato un’equipe che come una famiglia mi ha tenuto la mano in questo mio primo tentativo. Mi hanno accompagnato, seguito, coccolato e non ho mai avuto un dubbio o un momento di incertezza grazie a loro. Ho sempre saputo cosa dovevo fare e cosa stavo facendo passo dopo passo e non ho mai avuto paura, nemmeno il giorno del pick up mentre l’anestesista mi accarezzava il volto per accompagnarmi nel sonno  e non mi sono mai sentita sola nemmeno quando ho comunicato alla Dottoressa che dirige il centro le mie beta negative. Dottori che da altre parti sono inarrivabili e irraggiungibili, in questo posto mettono a disposizione il loro sapere ma soprattutto il loro cuore, per te e per il tuo sogno e per questo non li dimenticherò mai anche se dovessi fare altri due tentativi a vuoto. E’ passato un mese da quell’ esito negativo, avevo due embrioni dentro di me di qualità A ma sono volati via o per dirla in modo meno poetico e ancestrale sono semplicemente stati assorbiti dal mio corpo perché evidentemente non era il momento, non era destino, non era cosa. Non importa, è stata un’esperienza, un altro tassello che compone il puzzle della mia vita e chissà  quante esperienze e avventure ancora mi aspettano. Vi state chiedendo se ci riproverò? Certo, non voglio vivere con questo rimpianto, ma dopo aver fatto quanto nelle mie possibilità, accetterò quello che la vita avrà voluto darmi.

Ricordatevi che siamo tutte prima donne che madri, siamo una forza della natura, spesso incomprese, troppo spesso maltrattate, poco considerate sia nella società che sul lavoro, mai aiutate e sempre messe alla prova o spinte al limite, perché un padre che lavora tanto è un ottimo padre ma una donna che lavora tanto è solo una pessima madre che non segue i suoi figli, perché un uomo che lavora ma cerca di realizzare i suoi sogni viene sempre agevolato mentre una donna che lavora ma nel frattempo vuole intraprendere un percorso di pma deve stare zitta e non raccontarlo a nessuno , fingendo di essere stata malata, operata o addirittura in vacanza. Ma al netto di tutto ciò, nonostante secoli di battaglie e di insuccessi, comunque sia , sia che diventeremo madri o meno saremo sempre delle donne meravigliose, non dimenticatelo mai, non perdetevi mai nelle lande del vostro dolore.

A chi mi leggerà, voglio dire che non concluderò questa storia con un lieto fine perché al momento purtroppo un lieto fine non c’è e non so nemmeno se mai ci sarà per me, ma spero che le mie parole vi abbiano comunque lasciato un senso di serenità e di positività, perché ricordatevi sempre che la vita è un morso e dipende tutto dal sapore che vi capita di sentire dandolo, a volte dolce, a volte amaro ma l’importante è aver avuto la possibilità di assaggiare.

Un abbraccio

A.

Ciao Amore

Ti ho atteso come qualcosa che pensavo mi toccasse per diritto.

Pensavo che da Donna avevo il Diritto di diventare Madre.

Ma non è stato così.

Ho fatto di tutto per poterti avere tra le mie braccia, per dare corpo e anima a quelle mie allucinazioni visive quando ti immaginavo nella pancia, quando ti immaginavo tra le mie braccia, quando ti immaginavo al mio seno e quando ti immaginavo cullato da tuo padre amorevolmente.

Ho fatto di tutto per averti. Ho tollerato e attraversato il dolore di 2 fivet e 2 aborti spontanei.

Per me ti ho perso 4 volte.

Troppe per il cuore desideroso di essere madre

4 volte che il mio corpo non è riuscito a tenerti con sé. Ma non il mio cuore perché sarai sempre lì. Sarai sempre lì come il più bel sogno mai realizzato.

Ma ora devo dirti ciao Amore ciao…

Perché se non ti dico ciao Amore…non so cosa ne sarà di me e del mio cuore che cerco di rattoppare in tutti i modi, non so cosa ne sarà di me e tuo padre. E devo ricordare che prima di TE ci sono io come Donna, che vive, che respira che ama, che ha tanto dalla vita. Prima di TE ci siamo NOI con i nostri mille difetti ma con un immenso Amore che abbiamo messo da parte in questa ricerca affannosa e dolorosa…

Ciao Amore ciao… ti ho amato e ti amerò sempre come il più bel sogno mai realizzato.

La tua mamma.

 

La strada perduta

Sto perdendo la rotta. Fino a non tantissimo tempo fa, pur nella nebbia di questa assurda avventura qual è la sterilità, avevo le idee abbastanza chiare su cosa avrei voluto fare e cosa no: in linea generale conoscevo i miei limiti e sapevo fin dove sarei stata capace di spingermi, con le visite, gli esami e gli eventuali trattamenti; adesso non lo so più. Ogni giorno mi alzo confusa e vado a letto con le idee ancora meno chiare.

Dopo tanti anni ancora non abbiamo in mano una diagnosi, il che non mi consente di mettere il cuore in pace. La mia intimità negli ultimi sei mesi è stata violata non meno di sette volte da quattro diversi medici. La dottoressa da cui sono stata a fine marzo, finora la più competente che abbia incontrato, mi ha consigliato di fare una isteroscopia diagnostica, il che vorrebbe dire altri medici, altre sonde, altre mani…

Sono stufa di tutto questo, di non capire cosa c’è che non vada in me o in mio marito, ma non proseguire mi terrorizza forse di più. Ho paura di ritrovarmi tra qualche anno con il rimpianto di non aver indagato quanto avrei dovuto, di aver avuto abbastanza coraggio per tentare l’innimaginabile, di non aver desiderato a sufficienza questa figlio che vive da anni solo nella mia testa…

 

Festa della (non) mamma

Ho un serio problema con la festa della mamma. Se si potesse fare una classifica delle giornate “no” di tutto l’anno questa rientrerebbe sicuramente nella mia top ten.

E’ così da tanto, da molto prima che il desiderio di diventare madre si insinuasse me. Ho perso la mia quando non avevo neppure 17 anni e da allora per me è sempre stato un giorno sul quale mettere una croce sopra, in cui scappare e possibilmente nascondermi da tutte le immagine sdolcinate che girano sui social, così come dai miei stessi pensieri.

Negli anni, forse, la rabbia derivata dalla mancanza di mia mamma si è un po’ affievolita. Riesco a gestire meglio il fatto di non poter più festeggiare la sua presenza nella mia vita, di non poterle fare un regalo e di non poterle ricordare quanto per me fosse meravigliosa e stupenda. In compenso è aumentata la mia antipatia verso una giornata che mi sbatte in faccia, senza troppi mezzi termini, quanto per me sarà difficile coronare il sogno di avere un bambino e di essere un genitore.

Internet si riempie di cuori, di immagini, di celebrazioni e fiorellini, e io provo un sincero disappunto verso tutto questo. Sono invidiosa di tutte quelle donne che sono diventate madri senza problemi; di tutte quelle ragazze che un figlio non lo avrebbero proprio voluto, e mi chiedo perché la cicogna sia sia sbagliata così tanto nel dispiacere loro e nel non accontentare me. Perché? In questa giornata sono costretta a farmi mille domande, anche se non vorrei. Mi è stato rubato persino il sacrosanto diritto di non pensare a quanto la mia condizione di sterilità mi faccia stare male. Vorrei con tutta me stessa che questa festa non esistesse, che passasse in sordina o che quanto meno includesse anche tutte le “madri potenziali” del mondo, perché in fondo, come ho letto in articolo scritto da una penna migliore della mia, si è già madre nel momento in cui si desidera diventarlo.

E allora auguri a noi, care mamme mancate, mamme in potenza, mamme nel desiderio e nel profondo. Che questa giornata passi in fretta e possibilmente senza lasciarci addosso ancora più ferite di quelle che già portiamo.

Non solo zia

Sono alla seconda IUI e come sempre ci spero🙏🏻. Ogni mese è sempre più dura, spero spero fino alla fine e poi la delusione è dietro l’angolo.. È così via con pianto e nervosismo.. Ogni volta mi chiedo perché per me è così difficile e se mai arriverò ad una svolta. Adoro i bambini da sempre e i bambini ricambiano con affetto. Da zia so bene quello che un bambino ti può regalare, ho donato loro tempo e impegno e ne sono stata ripagata con tanto amore. Se ti piacciono tanto i bambini dovrebbe essere naturale desiderarne uno e poi ancora più naturale dovrebbe essere riuscire ad avere una gravidanza ma purtroppo non è mai così.. Allora guardo con invidia i figli delle altre e con dolore guardo il mio compagno insieme si suoi nipoti.. A volte il senso di colpa mi opprime.. Poi però prendo forza e mi dico che prima o poi arriverà anche per me il mio 🌈. Succederà.. Devo solo avere tanta pazienza e tanta fede. E così sono qui a riprovare anche questo mese a cercare di non essere solo una zia..