Cuore

Ci sono momenti che lo sconforto ti distrugge dentro,fai finta di niente vai avanti e ti fai vedere sorridente da tutti e dal tuo compagno(anche se lui conosce i miei occhi),ma sai che il tuo cuore e spaccato,penso che ora sarei stata al nono mese,vedere il mio compagno che gioca con nipoti figli di amici e mi dico che nn è giusto! Lui è un uomo meraviglioso e si merita di essere un padre. Prego che un giorno saremo in 3🤞 sole❤️fra

PassoDopoPasso

Cosa vorresti fare da grande?La mamma!!!A 21 anni conosco mio marito, andiamo subito a convivere, dopo una stabilità di coppia ed economica, a 29 anni decidiamo di avere un bambino.

Dopo 1 anno iniziamo a fare i soliti esami di controllo: risulta essere tutto ok. (Precedentemente lui era stato operato di varicocele asintomatico, ma il suo spermiogramma è molto buono.)

Iniziamo il nostro percorso in Pma, 2 IUI, 1 FIVET, 3 ICSI…si formano sempre embrioni di grado A di 8 cellule trasferiti in terza giornata, ma nessuno di loro attecchisce.

Nell’ultima stimolazione la biologa conferma che la qualità dei miei ovociti, apparentemente bella, è molto bassa, l’amh “crolla” a 0.40, non sono idonei a diventare solidi nidi.

Inutile “accanirsi”.

Abbiamo ancora una piccola possibilità che ad inizio percorso avevamo scartato: l’ovodonazione, una bellissima opportunità.

Facciamo altri esami, che risultano essere tutti ok, “raccimoliamo” i soldini e via…ora sono in cova di una blastocisti.

Ora abbiamo 37 anni, di strada ne abbiamo fatta in questi anni…la Speranza, l’ottimismo, la Positività caratteristici dei nostri caratteri, a tratti ci vengono a mancare per i classici dolorini pre-ciclo accompagnati a piccole macchiette rosate sulla carta igienica solo di mattina.

È domenica, domani sarebbe il giorno dell’arrivo puntuale del mio ciclo, riuscire ad arrivare a venerdì per l’esame delle beta, sarà molto lunga perché ci sentiamo che anche questa prima nuova volta, non sia andata bene (stessi uguali sintomi di tutte le altre volte).

A volte odio il mio corpo, il mio apparato riproduttivo nello specifico, è difettoso o meglio non idoneo ad accogliere una gravidanza, e nemmeno la scienza ci potrà aiutare!

Ci chiediamo dove abbiamo trovato, e continuiamo a trovare, il coraggio per andare avanti, PassoDopoPasso insieme, speriamo di farcela e se non dovessimo riuscirci, cosa che abbiamo già messo in conto, saremo consapevoli e fieri di noi stessi, per  avere provato tutte le strade che ci sentivamo di intraprendere.

#UnaStoriaUnLibro

Noi non ci siamo mai arresi

La nostra storia inizia come tutti in maniera naturale, pensando di non avere problemi e di poter decidere quando fare un figlio cosi dopo un anno di matrimonio inizia la nostra ricerca. Passa un anno dove non c’è stato mai un test positivo ma nemmeno negativo: mestruazioni precise come un orologio svizzero. Iniziamo le indagini e si scopre che io ho l’endometriosi da operare. Mi operano e a detta loro post intervento sarebbe stato immediata una gravidanza visto che ero pulita. Niente. Ci rivolgiamo ad un centro fecondazione e dopo le prime visite veniamo fermati dal covid. Fortunatamente riusciamo a partire ma abbiamo un altro problema: mancata risposta ovarica e nuovo intervento di endometriosi da sottopormi. Dopo l’intervento però abbiamo solo la strada dell’Ovodonazione da poter percorrere e quindi adesso eccoci qui: prossimi alla mostra prima ovodonazione! Carichi di speranze!

#UnaStoriaUnLibro

Ti raggiungerò

Era il lontano 2018, dopo un anno di tentativi infruttuosi finalmente il mio positivo che dura il tempo di un sogno,alla sesta settimana tutto finisce. La storia con il mio ex giunge al capolinea, la mia vita cambia totalmente, sono indipendente, felice, spensierata, la voglia di avere un bebè non è più così importante. Estate 2019 conosco il mio attuale compagno, è amore a prima vista, dopo un anno andiamo a convivere ed ecco che quella voglia di maternità riafiora in me. Penso che questa volta sarà facile, che resterò subito incinta, ma passa un anno e nulla, inizio a sentire un sesto senso che mi dice “qualcosa non va”. Iniziano i primi esami, seguiti dalla diagnosi SCARSA RISERVA OVARICA, per me si apre un mondo, fatto di esami sconosciuti, alcuni costosissimi, forum, ricerche, colloqui con diversi centri anche all’estero. In tutto ciò mi chiedo perché io che ho sempre amato i bambini devo faticare così tanto per averlo, il mio compagno lavora fuori tutto era in salita per noi. A Febbraio 2022 inizierò la mia prima stimolazione, nel frattempo mesi prima mi sono preparata al meglio, integratori, alimentazione, agopuntura, ho curato un infezione da ureaplasma. Non so perché ma dentro di me sentivo che non sarebbe andata bene, inizio la stimolazione, produco poco, ma partiamo lo stesso per la Spagna, sono sconfortata, incredula, solo 5 follicoli, sono 2 maturi, uno soltanto si feconda, si procede lo stesso con il transfer con un embrione di classe D che in terza giornata stava iniziando a deteriorarsi, i miei ovociti sono anche di scarsa qualita. Ho pochissime se non nulle possibilità che attecchisca, smetto di sperare, mi sento vuota, voglio smettere la terapia, ma la continuo per il mio compagno, voglio le mestruazioni. Non voglio più illudermi, non voglio più soffrire, più che i soldi, è il bagaglio emotivo perso che nessuno mi restituirà più. Passerò all’ovodinazione, perché non voglio assolutamente continuare a chiedere al mio corpo qualcosa che non può darmi, non voglio accanirmi contro la mia natura, il mio tentativo l’ho fatto perché non bussi mai alla porta il rancore di non averci provato. Non è giusto per me, per il mio compagno che ha sofferto più di me nel vedermi soffrire. Tu piccolo embrione perdonami se non ho creduto in te, ho imparato ad accettare quello che non posso cambiare. Ora sono in cova, ma sento che sei lontano piccolo mio, troppo lontano perché io ti possa raggiungere. Ma un giorno io ti raggiungerò ❤️

Quello che per gli altri è semplice per te è la cosa più difficile del mondo …

Ormai a 45 anni tiro le somme ….

Guardandomi in giro non mi capacito di come ci siano donne che riescono a fare 3 figli e io no …

Fare un figlio dovrebbe essere una cosa semplice, per due persone che si amano dovrebbe essere la giusta coronazione del loro amore, invece diventa una croce che a volte va anche a minare il rapporto di coppia …

Diventa una croce pesante da portare, a 45 anni dopo un figlio avuto alla prima fivet, e penso ma perché non mi sono venuti 2 gemelli, e 6 fallimenti di procreazione assistita per averne un secondo dico che ti rimane per sempre dentro al cuore un mattone …

Cerco di vivere la mia vita al meglio, ma ogni mese ancora, nonostante abbia detto basta alla pma e sia pienamente consapevole che naturalmente sia impossibile, ancora, ogni mese, quando vedo rosso cado in uno stato di tristezza infinita per tutto il giorno …

E’ il mio giorno del mese dello sconforto e dell’abbattimento, del pianto, delle urla soffocate, del dolore, della depressione, dello scoramento …

E’ il giorno in cui penso solo a quello, mi martella nella testa e non si schioda, nascondo tutto, ma fa male, poi mi riabbraccio mio figlio e penso che in fondo sono anche fortunata …

Ma mi sento uno schifo, è un giorno al mese che non vorrei vivere ma è così …  mi sento male perché era ciò che volevo tanto, perché non potrò dare un fratellino o una sorellina a mio figlio e perché lui non sarà mai zio …

E dico ma perché gente che non gliene frega niente dei figli ne sforna come panini e io invece dopo 10 anni devo stare ancora qui a soffrire e stare così male ….

Passerà prima o poi? Forse quando avrò 60 anni???

Ho fatto tanto, l’ho cercato tanto ma niente la vita ha detto che il mio destino era restare in tre …

Forse avrei potuto fare di più? Non lo so, qualche rimpianto di non aver provato a cambiare centro, di non averci provato ancora …. Ma sono logorata … logorata da tutto questo tempo  …

E niente tutt’ora non lo accetto e più cerco di accettarlo e più è difficile

Forse avrei potuto pensare all’adozione, ma mio marito non era molto a favore e l’adozione è un amore incondizionato più grande di noi quindi meglio essere in due e convinti …

Non lo so perché, me lo domando spesso, ma non ci sono risposte, non c’è spiegazione … è la vita …

Mi impegnerò ad accettare? Non lo so … non credo di riuscire a controllare la mia ragione, perché il cuore va per le sue, qualsiasi cosa io mi imponga…

E questo mio giorno triste questo mese mi sentivo di raccontarlo e condividerlo con voi.

 

Perché no

Perché a me no.Perché io non riesco.Perché noi non riusciamo.Perché a noi tutta questa immensa sofferenza.Sono queste le domande che nella mia mente girano e rigirano….non mi lasciano mai…se non per qualche breve brevissimo tempo. Ho trovato tardi l’amore vero, l’uomo bello ,buono e simpatico…l ho conosciuto a 32 anni… età in cui oggi vedo giovani sposarsi e mettere su casa e famiglia. Io con un passato di sofferenze amorose, credo anche di dipendenza affettiva …ho trovato l’amore tardi. Ma anche lì….ho faticato…ho faticato a fargli fare un Natale in famiglia,  un matrimonio di famiglia, per lui partecipare ad eventi familiari non era cosa gradita…ed io li paziente… piano piano a fargli capire l’importanza e la naturalezza di certi aspetti. Per lui esistevano gli amici …ed io li…paziente a fargli capire che doveva dare importanza anche a Noi. Per 3 anni le volte che siamo andati al mare da soli, senza i suoi amici , si possono contare sulle dita di una mano…mi diceva se non vuoi venire quella èla porta…. Poi un giorno, mi sono detta Basta…basta tollerare….e mi sono ribellata…. e ho preso quella porta…e lui mi ha seguito…da lì…. siamo stati meglio, bene…. jna buona alternanza amici/coppia. Non una esclusione . Lui poi crea una nuova attività…. e per vederla completa ci sono voluti 4 anni….ed io li paziente, ad attendere il giorno che saremmo andati a vivere insieme.  Quel giorno è arrivato …avevo 38/39 anni…. tardi…. ora dico tardi…. prima non sapevo fosse tardi…pensavo fosse il tempo giusto data la strada di vita…

Se mi ricordo ragazzina vedo me e mia madre li a litigare, per gli amici, per le uscite, ho dovuto conquistare tutto… e le ferite di tutte queste battaglie seppur non visibili me le sento su tutto il mio corpo.

38 anni , lui dice Dai non prendiamo precauzioni. Felicità. Pensavo fosse semplice… 1 anno….2 anni…nulla. Lo pregavo di farsi l’esame….l’unico esame che un uomo Deve fare… 2 anni di battaglie, di provette gettate in aria….di ferite nell ‘anima, nel cuore. Mobilità lenta. “Ma non è assolutamente un problema” se hai mila euro x fare 2 fivet dove nessuno ti spiega perché non siamo riusciti…dove l’unica spiegazione era “la sua età signora”.

Li battagliavo con me stessa… che stupida hai perso tempo, che stupida hai pensato alla carriera, che stupida pensavi a ballare, che stupida pensavi ci fosse sempre tempo…..

Durante quei percorsi…li sempre a battagliare con lui…che non voleva, non ci credevo….ma lo faceva per me…ma con tanta rabbia, con tanta tensione…. ed io li paziente…. Sarà diverso…capirà quando avremo nostro figlio. Tentativi inutili. Che hanno solo reso immenso il mio senso di colpa e inadeguatezza.

Luglio e gennaio…. due gioie…durate troppo poco… la prima con raschiamento…. mentre mi addormentavano sentivo un bimbo nascere…che crudeltà le sale operatorie. La seconda perdita  naturale.

Ora sono qui… ferita, delusa, stanca da tante battaglie….per credere ancora in un noi che naturalmente si trasformi in un 3….prima che sia troppo tardi…prima che io debba convivere con questa mancanza per sempre.

Perché a me no. Perché a noi no.

Le ripeto sempre. E forse non avrò mai pace.

Non è umano soffrire tanto

Mio marito e io siamo sposati dal 2011 e dopo un paio d’anni abbiamo iniziato a cercare di avere un figlio, dopo qualche mese sono rimasta incinta e già pensavo al nome, ma poi perdite, corsa in ospedale e raschiamento. Una discesa all’inferno ripetutasi sei volte, e l’ultima, due giorni fa, ho supplicato il medico di darmi una alternativa alla sala operatoria, nel mezzo ci sono state infinite visite e infinite analisi, due operazioni e un figlio, perché un miracolo c’è stato, ma poi è tornato il dolore e il medico dell’ospedale, sempre diverso, che ogni volta chiede: ma perché non fa accertamenti. Ci eravamo rivolti ad un centro per la PMA ma poi la gravidanza era arrivata spontanea, per poi finire nel sangue alle 5 di domenica mattina all’11ma settimana. E ogni volta il dolore è più forte, specie se si attende in una stanza vuota sentendo piangere dei neonati, ci si chiede perché di nuovo, perché sui media non facciano altro che sbandierare pancioni e neonati. Vorrei tanto che capissero, non possono comprenderlo, il dolore di chi aspettava il pancione e si è trovata a dover firmare per far seppellire dall’ospedale i resti, non ho avuto nemmeno il coraggio di dirlo a mio marito. Mi sento una donna rotta dentro, con qualcosa che non funziona, mentre tutto il resto del mondo va avanti e le pance delle altre crescono la mia è di nuovo vuota, e io vorrei tanto riprovare a riempirla, ma i cocci che mi sono rimasti dentro sono taglienti, e fanno male ad ogni respiro. #UnaStoriaUnLibro

La nostra attesa

Quando inizi a pensare di allargare la famiglia, immagini solo momenti felici, magari non di avere un positivo subito, ma nell’arco di pochissimi mesi: del resto, tutte le tue amiche sono rimaste incinte con un battito di ciglia e tu/voi dovrete aspettare solo il tempo necessario per cui le condizioni astrali si allineino, ma non dovrebbe passare molto tempo.

Invece passano le settimane, i cicli ed i mesi e ancora nulla.

Sono andata dalla mia ginecologa dopo circa 6 mesi, più che altro per avere consigli o fare qualche accertamento, visto che avevo preso per anni la pillola.

Sembra tutto ok, così alla soglia di un anno di rapporti mirati, ci viene consigliata la stimolazione blanda con Clomid. Uno, due, tre tentativi falliti, facciamo passare anche l’estate, anche perché nessun esame aveva dato esiti particolari (fatto nel frattempo anche esame delle tube).

Proviamo con un ultimo tentativo, facendo una IUI ed ero molto positiva, visto che il giorno X sarebbe caduto il giorno del compleanno di mio marito. Ed invece l’ennesimo ciclo in arrivo.

A quel punto, ho affrontato la Dottoressa un po’ a brutto muso, dopo 2 anni di ricerca, non si era visto nessun cambiamento. Lei mi parla di un centro di PMA a Monza (noi abitiamo a Roma), con cui lei collabora e può farmi contattare per avere informazioni.

Detto fatto, la mattina dopo ricevo una chiamata dal suddetto Centro (Biogenesi di Monza), e dopo una breve telefonata, mi inviano una mail con la lista delle analisi che dovremmo sottoporgli, per poi decidere come agire. La notte porta consiglio, così già il giorno dopo decidiamo che questa cosa che ci è caduta dal cielo, è un segnale e nel giro di qualche giorno, invio le analisi che abbiamo fatto. Riceviamo una ulteriore mail con gli esami che completeranno il quadro e (trafile di ricette e prescrizioni, file in ospedale e in centri privati per i prelievi) finalmente con l’anno nuovo, inviamo tutto.

Non c’è una diagnosi, siamo una coppia infertile sine causa.

In questa struttura pubblica farò 2 pick-up (facendo a Roma analisi del sangue e monitoraggi follicolari, ed inviando i risultati entro l’ora di pranzo a Monza) e tre transfer (l’ultimo con due embrioni congelati) – il secondo transfer è quello che ci ha dato il nostro primo positivo, ma la gravidanza si è interrotta alla 6 settimana; il terzo transfer è stata una biochimica, quindi beta positive in salita e poi, emorragia e beta in discesa.

La Regione Lazio con il SSN dà l’opportunità di effettuare 3 tentativi in strutture pubbliche (cioè, 3 pick-up), quindi decidiamo di fare l’ultimo a Roma, presso il Policlinico Umberto I, grazie all’intermediazione di una nuova ginecologa che conosco e che conferma un sine causa (“non c’è bisogno di fare altre analisi particolari, ne avete fatte tante”).

Procediamo con la terza stimolazione ovarica e il quarto pick-up: vengono trasferiti due embrioni e anche stavolta, gravidanza biochimica: beta positive e poi, in discesa. Il mio stato d’animo in quel periodo era mal ridotto, ma ne approfittiamo per fare una vacanza e quando torniamo felici e rilassati, ricevo una notizia (bella) che mi manda in tilt: mio fratello e la sua compagna aspettano una bambina.

Decidiamo di prenderci una pausa per l’estate e per pensare al nuovo piano d’azione: dopo anni in cui ne avevo sentito parlare, approdiamo in autunno in una struttura privata a Roma. Chiediamo la visita con uno specifico medico, di cui avevamo sentito parlare e con il quale, 2 amiche, erano rimaste incinta.

Il Dottore va subito al punto, visti tutti gli esami non sembra ci siano impedimenti per questa gravidanza (ho fatto anche una isteroscopia che è risultata negativa),a ci propone – lo avevamo pensato anche noi – di effettuare una diagnosi pre-impianto dopo aver fatto stimolazione e pick-up, ovvero, una volta inseminati gli ovociti e fatti crescere fino al 5 giorno a stadio di blastocisti, si fanno delle analisi sui cromosomi, come se fosse una amniocentesi, che controlla lo stato di salute delle suddette blastocisti.

Inizio la stimolazione (nel frattempo nasce la nipotina e siamo pieni di gioia), mi sottopongo al pick-up e d 11 ovetti prelevati, arrivano a blastocisti solo 3, ma per noi è già un gran risultato, visto che fino ad ora avevamo trasferito solo embrioni di 3 giorni.

Anche stavolta c’è un periodo di attesa: i test sono lunghi e di mezzo ci sono anche le festività natalizie.

Una mattina, ricevo una telefonata dal Centro e mi crolla il mondo addosso: il mio dottore mi dice che tutte e tre le blastocisti hanno problematiche cromosomiche, quindi non sono compatibili né con un transfer né con la vita. Piango tutta la mattina. Mio marito anche distrutto, ma continuiamo a non perderci d’animo: abbiamo un appuntamento con l’anno nuovo per pensare al nuovo piano d’attacco.

A questo punto, la causa della nostra infertilità è proprio la qualità dei miei ovociti, che non avremmo mai scoperto se non avessimo fatto questa analisi specifica. Per quanto dolorosa la sentenza, per lo meno ora sappiamo qual è il nostro “mostro”. Questo tipo di esame, a Roma si può effettuare solo in strutture private, per questo non ci era stato consigliato nei tentativi precedenti.

In questi anni mi ero interessata a 360° al mondo della Procreazione Assistita, avevo letto della fecondazione eterologa e mi aveva incuriosito conoscere anche le procedure della fecondazione surrogata; ci era capitato di parlarne tra di noi, ma ci eravamo sempre detti “non è una cosa che ora ci tocca, non ci fissiamo e non approfondiamo”, quindi sapevamo l’esistenza dell’eterologa e quando è uscita quella parola dalla bocca del Dottore, non ne siamo rimasti così scossi, nel nostro cuore già avevamo un po’ maturato l’idea di dover pensare all’ovodonazione, dopo quella terribile telefonata di fine dicembre.

Il ginecologo ci ha comunque chiesto di pensare anche ad un’altra eventuale stimolazione, vista la mia età (38 da compiere) e la buona resa di ogni stimolazione, oltre che all’eterologa.

Ci siamo dati tempo per pensare, per capire cosa fosse meglio per noi e tutti i pro e contro della situazione.

E’ stata una decisione presa dal cuore: sono stati anni di sofferenze fisiche e psichiche, tanto impegno economico e di mantenerci sempre ben saldi, senza crollare e con il sorriso, perché comunque stavamo facendo una cosa bella per noi, per la nostra famiglia. Ma proprio no, un’altra stimolazione non ero in grado di affrontarla (anche i costi, per poi pensare ad un dopo), quindi, abbiamo iniziato a vagliare i vari pro e contro di questo piano B.

Innanzi tutto, per comodità saremmo rimasti nella stessa clinica, senza dover affrontare viaggi internazionali, ricominciare con nuovi medici e nuovi esami, insomma, almeno questa era una scelta facile.

All’inizio quando ci guardavamo in faccia con mio marito, lui aveva gli occhi un velati di stanchezza e sconforto; parlando della donazione di gameti come “ultima opportunità” per avere una gravidanza, le ansie si sono accentuate, la paura di non riuscire è normale, e le domande si sono continuate a ripetere: se non ci riuscissimo neanche così? Tra i tanti SE e MA, questa situazione emotiva ci ha spinto come coppia, a sentirci quasi in colpa per non aver provato prima ad allargare la famiglia – parliamo di tempo relativo anche alla nostra età, oltre al tempo che abbiamo “perso”.

Ci siamo documentati, leggendo articoli più o meno medici e cercando di capire chi c’è già passato, come ci si pone davanti a questa scelta. Perché non è solo “cerchiamo di fare un bambino”, ma ci ha continuato a martellare l’idea di questo figlio che viene in parte non al 100% da noi (da me), che magari un domani si farà delle domande, o che magari noi non accetteremo completamente e daremo colpa al suo DNA diverso per le sue maracelle o scatti d’ira; se si ammalerà penseremo che sia colpa della donatrice etc..

E il mio corpo, lo accetterà? Dopo tutto quello che ha passato in questi anni – stimolazioni, aborti, spotting, isteroscopia, stress… saprà prendersi cura di quell’embrione per farlo diventare il nostro bambino? Sembrerà una sciocchezza, ma chiaramente abbiamo pensato anche a questo. A chi assomiglierà? Ecco, questa è una cosa che un po’ ci ha fatto riflettere, io che “sei uguale a tua madre” e allora pensando mi sono detta “ma è davvero importante? Somiglierà al papà e sarà bellissimo”. Ma poi, può capitare che il bambino possa avere qualche tratto fisico diverso che non gli consenta di identificarsi con la sua famiglia?

Ci abbiamo riflettuto su, così che questo bambino potrà essere nutrito dalla mia pancia e dal mio corpo, nascerà da me e sarà allattato da me; crescendo, formerà il suo carattere osservandoci, copiando i nostri comportamenti ed insegnamenti. Il bambino (qualunque) impara nell’ambiente in cui si muove, secondo i valori inculcati dai genitori, dalla scuola… Saremo noi a “plasmarlo” e a condurlo alla vita.

L’epigenetica, studia il fatto che il nostro vissuto e le nostre esperienze nell’ambiente che ci circonda segnano il nostro materiale genetico: dal momento in cui l’ovulo viene impiantato nell’utero della madre inizia una comunicazione, che è in grado di modificare in parte il genoma del figlio. Ripeto, rispetto a quello che sto leggendo: durante la gravidanza, l’embrione crea un legame fisico e psicoemotivo con la madre.

E poi: dovremmo raccontargli com’è nato? Saremo in grado di gestire un eventuale rifiuto da parte sua, sulla nostra scelta nel metterlo al mondo? Passeremo per degli egoisti perché l’abbiamo cercato e voluto “a tutti i costi”? Sarà un figlio amato, non dico più degli altri, ma così tanto atteso che non potrà mai pensare male di noi come genitori…

Molte di queste domande troveranno risposta solo negli anni e con amore, pazienza, sbagliando, costruendo, sapremo se ci sono piaciute le “ipotetiche risposte”.

Ed ora: abbiamo atteso per mesi i nostri ovociti (abbiamo firmato a febbraio, ma poi sono stati bloccati a causa del Coronavirus) e quando ci hanno chiamato a luglio, il nostro cuore è scoppiato di gioia perché finalmente erano arrivati.

Ad agosto ho iniziato la preparazione endometriale ma ho avuto uno stop; ho ricominciato dopo pochi giorni, con l’arrivo del ciclo e finalmente eravamo pronti.

A settembre c’è stato il nostro transfer, l’attesa delle beta, le mille emozioni legate a questo momento… e quando abbiamo visto l’andamento positivo delle Beta, abbiamo iniziato a crederci.

E la prima ecografia ci ha regalato un bellissimo embrione con il cuoricino pulsante; nella seconda ecografia abbiamo sentito il suo cuore…

La gravidanza è andata avanti tra alti e bassi tipici del momento.

Il parto è stato lungo, doloroso e difficoltoso… Ma ci ha regalato il nostro piccolo grande miracolo. Ci siamo accoccolati tutti e 3 dopo la sua nascita, ad annusarci, ad ascoltare i nostri cuori che battevano all’unisono.

Ed oggi siamo ancora increduli, ma ci crediamo benissimo quando sentiamo le sue urla e vediamo le sue lacrime.

#unastoriaunlibro

Speranza prima di tutto

Ciao, sono una quasi 36enne che vive nel profondo nord, in Alto Adige. Eh si, purtroppo anche qui oltre alle mucche ed alle patate, abbiamo problemi di fertilità. La mia ricerca di un bebè e’ partita nel 2019, ad un anno dal mio matrimonio. Sono rimasta subito incinta, incredibile ma vero! Peccato che nel giro di qualche giorno non lo fossi più… Il ginecologo dell’ospedale al quale siamo corsi alle 4 di notte in seguito a copiose perdite di sangue l’ha definita una “gravidanza biochimica”. Da quel momento qualcosa dentro di me e’ cambiato. Non sono più stata così fiduciosa nei miei risultati per la prima volta nella vita. Ho messo tutto in discussione. Abbiamo provato per 7 mesi a concepire, ma tutto taceva. Nel mentre e’ scoppiata la pandemia, che non ha aiutato sicuramente la mia causa. Abbiamo deciso di rivolgerci ad un centro specializzato. Dentro di me avevo sempre quella vocina che mi diceva che qualcosa non andava. Non era possibile che non fossi più riuscita a rimanere incinta dopo quel fortuito primo tentativo! E ogni mese l’arrivo del ciclo infrangeva inesorabilmente il nostro sogno di diventare genitori… Tra tutti gli infiniti esami della clinica e’ emersa la mia sindrome da ovaie micropolicistiche. Abbiamo così fatto due IUI con una blanda stimolazione per vedere se avesse funzionato, ma niente da fare. I dottori hanno quindi deciso di farmi fare la prima stimolazione ovarica per la ICSI. Purtroppo con la mia PCOS stimolando poco non produco ovociti decenti, aumentando  troppo il dosaggio ormonale rischio di andare in ospedale per iperstimolazione. Nel primo pickup mi hanno prelevato solo 8 ovociti, 3 decenti, ma nessuno arrivato a blastocisti. Così via di stimolazione lunga, cambiando approccio. Sono stata abbastanza male fisicamente, ma sono riuscita a lavorare e a far sembrare come se niente fosse dall’esterno. Ho prodotto 18 ovociti. Solo 2 arrivati a blastocisti e geneticamente etichettati come sani. Via di primo transfer. Emozione alle stelle. Le beta crescevano e l’impianto era avvenuto con successo. Già mi immaginavo col pancione. Invece alla prima ecografia amara sorpresa: blighted ovum, ovvero camera gestazionale vuota. Una doccia fredda.  Lacrime e disperazione. Sedute psicologiche. Il peggio e’ stato quando ho dovuto attendere di abortire. Un evento abbastanza shockante a cui non ero preparata. La stiamo ancora superando, mio marito ed io, sempre insieme. Abbiamo piantato delle piante in onore di queste piccole anime che sono passate, anche se per poco tempo, e ci hanno scelti. Sono mesi di esami lunghissimi ed estenuanti. Mi stanno rivoltando come un calzino perché quel che è successo a me con le analisi genetiche a posto, non doveva proprio succedere, se non in un caso su non so quanti milioni. Ma noi abbiamo ancora il nostro ovetto congelato che ci aspetta, la nostra scintilla di speranza, il carburante al nostro motore che ci fa andare avanti. Deve essere tutto perfetto per lui/lei per il prossimo transfer. Potessimo, gli/le metteremmo anche un bel tappeto rosso. Ci facciamo forza, cerchiamo di vivere il più normalmente possibile e di goderci il resto durante questi lunghi mesi di analisi ed attese. Non vogliamo pensare al dopo, ma abbiamo chiaro il nostro obiettivo. Sarà un dono d’amore enorme. #UnaStoriaUnLibro

Il desiderio del 5 figlio

Buon giorno io e mio marito cerchiamo un altro figlio il 5 , ho avuto 3 tc di 4 figli  l’anno scorso ho avuto una gravidanza extrauterina lembrione era nel tc fatto bel 2017 il 3 tc la mia domanda è posso riavere un’altra gravidanza quale il rischio ? Vi prego aiutatemi a capire grazie