Tempo scaduto

Ci credevo. Avevo tutto. O, meglio, ho tutto. Marito, lavoro, casa, abbastanza soldi per vivere senza ansia. Mancava un figlio che non arrivava mai. E così abbiamo deciso: fecondazione assistita. Tanto ce la fanno tutti ad avere un figlio, no? Tanto la scienza aiuta, no? Tanto con quella cazzo di tecnica, la Icsi, deve andare tutto bene, no? Ebbene eccoci qui: tre tentativi andati storti. L’ultimo, due giorni fa. Un solo ovulo. Un’unica possibilità di farcela. Niente. Embrione non fecondato. Tempo scaduto, carina sembrava dirmi un medico freddo senza emozioni. Tempo scaduto mi ha detto mio marito, stanco di vedermi morire ogni volta. È finita. Finita davvero. Non ho più speranza. Non ho più voglia di farmi delle punture in pancia. Dolore che aggiunge dolore. Ho 42 anni. Sarei patetica a crederci ancora. Non ci credo più. Tempo scaduto, carina.

Mamma incompleta

La mia storia inizia cosi.. 10 anni fa io e Stefano ci sposiamo solo dopo 3 anni di fidanzamento (e se non fosse stato per cavilli esterni, sarebbe stato pure prima), e da subito cerchiamo un bimbo, sapendo che, avendo preso io per tanto tempo la pillola, qualche mese sarebbe stato necessario. Dopo un anno del niente assoluto, vado dal mio ginecologo che, allora, quasi mi prese in giro davanti alle mie preoccupazioni. Ma io testarda, come sono, avevo uno strano sentore… vado da un altro specialista e iniziamo la nostra battaglia:  4 anni di analisi, esami, tempi lunghissimi, affacciandomi al mondo della PMA che per me era una sconosciuta, con il solo supporto di mio marito, sempre li pronto a stringermi la mani, a sentire i miei sfoghi, le mie paure, le mie debolezze, i miei tanti momenti di sconforto… e finalmente, tra un protocollo e un altro, naturalmente, arriva il mio miracolo: Matteo!!! Che dire: oggi ancora quando ripenso a quel test positivo, mi vengono le lacrime agli occhi! Ma so che voi potete ben capire, quando si fanno per anni test a vuoto, cercando di intravedere linee inesistenti….

Inizialmente dopo la sua nascita dicevo che mi bastava lui, che ero felice cosi, che avevo ricevuto il mio più grande miracolo e quindi che non avrei fatto altro… ma mentre lui cresce, piano piano, dentro di me cresce il desiderio di una nuova gravidanza.. ci riproviamo, sperando che come molti dicono, la gravidanza avuta, faciliti le cose… ma palesemente, questo non poteva essere la mia strada!!!! E dopo due anni di attese vane, mi rivolgo a un altro centro: sarà dura lo so, ma è troppo quel desiderio e sentire il mio bambino che chiede un fratellino, come se leggesse la mia anima e capisse il mio dolore, mi sento pronta per ri-inizire la PMA.

Ma… avevo fatto i conti senza l’oste: il medico, decisamente più scrupoloso del precedente, mi gela dicendomi che ho una riserva ovarica troppo scarsa per tentare una PMA.. e andando a ritroso, vede che le analisi al tempo dei miei primi percorsi, erano già alquanto compromessi.

Non ci resta che la natura, e la speranza di un altro miracolo.

E io a 40 anni, spero sempre ogni mese, in quel miracolo, sogno di poter dire al mio piccolo che avrà un fratellino, e al contempo, talmente forte è il dolore ogni mese, che desidero avere un interruttore per poter dire basta. E mi chiedo fino a quando dovrò stare cosi male…. fino a quando dovrò sentirmi dire “ma lo lasci da solo”, “stai invecchiando eh”, “il tempo corre”, come se io non lo sapessi da me, e cerco di sfoderare il mio sorriso più bello, e nascondere invece quando mi sento morire dentro. E’ vero sono mamma, ed è una gioia immensa cha auguro a tutte, probabilmente tante penseranno che sono ingrata perché non mi accontento… forse si, forse no, so solo che io stessa pensavo che il mio Matteo fosse il mio tutto, ma ora so che il mio cuore ha tanto amore da dare anche ad un altro figlio e che il desiderio per un secondo un terzo un quarto figlio, è qualcosa di diverso che non intacca quello che hai già.

Si tratta di amore e di una mamma che si sente incompleta!

I guerrieri del bene

È la mia seconda storia per “Parole fertili”. La prima è volata in un libro, quel libro che mi ha dato il coraggio di FARE e ACCETTARE. Dopo quel libro, dopo aver capito che non siamo la sola coppia (purtroppo) a sentirci “difettati”, abbiamo raccolto la forza e la speranza e le abbiamo riposte nella medicina.

Abbiamo cominciato la nostra guerra fredda contro l’infertilità sine causa, una guerra che sfianca, che fa paura ma comunque piena di speranze. Ma quando poi quella guerra la perdi e rischi di farti male, ti fermi.

Decidi di mettere un punto e cambiare pagina, la vita non può nascere con il rischio e la sofferenza. La tua salute fisica e mentale viene prima di tutto.

Il mio errore, se così si può chiamare, è stato affidarmi al primo centro di fecondazione senza informarmi, presa solo dalla disperazione e dalla paura del tempo che passava.

E adesso, quando racconto la mia storia, la prima cosa che consiglio è di informarsi su chi mette le mani e il cuore nella vostra vita. Perché la PMA ha bisogno non solo di bravi medici, ma anche di gente attenta, scrupolosa ed empatica.

Queste mancanze ci hanno tolto la fiducia per due anni, ci hanno fatto mollare la presa e cercare una tregua. Finché ti rendi conto che la vita intorno a te va avanti, nascono tante vite, la gente che conosci è felice e tu ti chiedi “Perché non posso esserlo anche io?”.

Tra due mesi ricominceremo tutto da zero, per la seconda volta. In un altro centro, stavolta scelto con cura. Come molte donne che sento di avere una vita dentro ancor prima del test, io so che avrò un nome. Forse non il nome del figlio che abbiamo sempre sognato, ma il nome di ciò che ci impedisce di diventare genitori.

Vivere di rimpianti non è mai stato nelle nostre corde. Abbiamo bisogno di mettere un punto a questa storia, sapere che possiamo continuare a navigare o fermarci al primo porto vicino, che siamo nelle mani giuste per sapere, con la consapevolezza che siamo guerrieri, ma i guerrieri del bene.

D’altronde, chi non ha mai lottato per amore?

Abbiate cura di voi stesse. Sempre.

 

 

Un momento felice

Sono seduta sul divano dopo una mattinata trascorsa al mare. Mio marito dorme ed io, nel silenzio e nella calma dei miei ultimi giorni di ferie, penso che per la prima volta dopo tanto tempo mi sento ottimista: abbiamo deciso di riprendere l’utilizzo dei test di ovulazione.

Qualcosa di inspiegabile, quasi una sensazione, mi sta dicendo che presto la nostra vita cambierà. Forse sono state le parole di nonna Maria, la quale mentre andavamo via giovedì sera ci ha detto: “Avrete tutto”. O forse quelle della compagna di mio padre: “Ho come un buon presentimento per il nuovo anno”.

Non so dire se tutto questo porterà ad un reale cambiamento, ma di una cosa ho la certezza: in questo momento penso al nostro futuro, ci immagino genitori e mi sento felice

Come sono diventato padre

La gravidanza inizia con una foto. Non si fanno analisi del sangue, non si calcolano i periodi. Tutto è normale, i valori i soliti, niente nausee, nessun allarme, nessun test. Una mattina stai facendo il tuo lavoro e un numero sconosciuto ti appare sul cellulare; sei in udienza e riattacchi, non puoi rispondere. Passano pochi secondi ed ecco una nuova chiamata. Decidi che è meglio uscire per rispondere. La bella notizia è che c’è un bambino in Vietnam che ti sta cercando, la brutta notizia è che non puoi salire sul primo aereo da Fiumicino. Invece, devi andare in sede, e quindi benedici l’ennesima notifica andata a buca che non consente di fare il processo, l’udienza dura due minuti e sei fuori in macchina, passi a prendere tua moglie, che per pura coincidenza quella mattina doveva venire in centro, e vai. Lasci la macchina in un parcheggio a pagamento, senza curarti nemmeno di leggere le tariffe. Ti toccano oltre trenta minuti di attesa. Poi ti ricevono e ti dicono che ha un anno e che è maschio; la foto ancora non l’hai vista perché è sul computer della collega che sta ancora parlando con altre persone. Ti leggono la scheda medica in inglese, valori del sangue, morfologia, annotazioni, ti spiegano che qualche valore fuori range è assolutamente normale, il bimbo sta bene, non ha nessuna patologia grave e lì realizzi la prima cosa.

Quando, un anno prima, hai scelto loro per la pratica, dopo aver individuato il paese, la prima cosa è la check list: date alcune patologie frequenti in quel paese, quali di queste sei disposto ad affrontare: talassemia, epatite, HIV, piede torto, labbro leporino, ernia inguinale e compagnia bella. Sudi freddo quando compili quella lista, perché vorresti un figlio – sì, usi quella parola – sano, come gli altri (anche questo ti viene in mente, sei inesperto), ma sai anche che ogni esclusione ti allontana da lui, perché la disponibilità agli special needs, così li chiama la burocrazia, aumenta la platea e quindi aumenta le possibilità e diminuisce i tempi. Solo che in quel momento ti sembra impossibile affrontare certe cose, ti sembra impossibile anche solo pensarlo e cerchi un compromesso: ferme le patologie endemiche, cerchi di stringere sulle altre, lasciando qualcosa alla fortuna (non capiterà proprio a me, e poi alle brutte rinuncio…).

Quando arriva, la check list che hai compilato te la sei in larga parte dimenticata. Ti rendi conto che sei stato fortunato, sì qualche problema, ma nulla di patologico o incurabile, quella cosa nel peggiore dei casi necessita di un piccolo intervento, corri su google (errore) a cercare cosa significa, ma lo spettro è ampio, da niente alla sala operatoria. Ancora non l’hai visto e già sai che non fa niente. Poi vedi la fotografia. Ne vedi tre, con le tate intorno, in una è spaventato, in un’altra curioso, nell’ultima pensieroso. E capisci che in tre foto gli hanno fatto fare il percorso che tu hai fatto da un anno, fino a oggi, quando pensi e realizzi che sei stato fortunato è vero, ma che se anche quella cosa necessitasse di un intervento, non di meno non potresti più dire di no, nemmeno se fosse più grave, nemmeno se fosse irreversibile.

Perché la tua vita, quella che ti è toccata in sorte, tanto bella da poter aspettare una notizia da migliaia di chilometri con il cuore sereno, già non è più solo la tua vita; perché se è vero che tu potresti dire no, e continuare con la tua vecchia (già vecchia) vita, lui in ogni caso, che tu dica no o dica sì, dovrà necessariamente continuare con la sua nuova, nuovissima, vita, che non può rifiutare.

Lettera al mio bambino

Parole difficili…parole di lacrime e ferite dell’anima…di speranze e sospiri…

Parole poco gratificanti e per nulla amanti verso me stessa…

Quella ragazza,ormai donna, che da anni, insieme al suo principe azzurro, cerca la tanto attesa lieta novella…

Eppure mai arrivata… Mai neanche per sbaglio…

Purtroppo,mio piccolo grande Sogno,io e te non siamo destinati a conoscerci…ad amarci…

Tu che avresti reso le nostre vite ricche di arcobaleni e fiori, inondando le verdi colline col profumo dei ciliegi e delle viole.

Resterai nel posto più profondo del nostro cuore e della nostra anima… ti aspetteremo fino al nostro ultimo respiro.

Con amore Mamma e Papà

 

Le parole hanno un peso ed una dolcezza

Avrei voluto sentirmi chiamare “mamma” da sempre. Ho avuto la fortuna di innamorarmi dell’uomo della mia vita molto presto e ho sempre fatto di tutto per iniziare a costruire con lui una famiglia ricca di amore, rispetto, sorrisi e impegno reciproco. Il nostro rapporto cresceva ma per riuscire a raggiungere una certa indipendenza abbiamo atteso 9 anni prima di poterci sposare, il perché è troppo complicato da descrivere in poche righe, prima o poi troverò la forza per mettere tutto in ordine e scriverne un libro perché lo meriterebbe. Una volta marito e moglie le pressioni lavorative non ci permettevano ancora di diventare genitori, anche se il desiderio di sempre cresceva in me di giorno in giorno. Sono passati degli anni, un tempo in cui la parola chiave è stata: pazienza. Purtroppo però non tutto si ferma perché tu lo vuoi e la vita ha deciso che il tempo per il mio dolce papà era finito, ho dovuto quindi affrontare il dolore bruciante del lutto, è stato difficile ed impegnativo rialzarmi e capire che il figlio che avevo in testa avrebbe fatto diventare ugualmente nonno il mio papà, anche se non lo avrebbe potuto conoscere direttamente. Eppure abbiamo dovuto scontrarci con una realtà diversa da quella sognata: dopo anni di tentativi scopro il significato della parola “endometriosi”, vengo operata d’urgenza perché la malattia aveva preso il sopravvento e uno straordinario chirurgo mi salva rimettendomi in senso, ma da quell’operazione, affrontata nella solitutide imposta dal Covid, mi sono svegliata senza le tube e senza un’ovaia. Forse l’altra si sarebbe potuta riprendere, ma solo forse. Tutto questo impone in me un nuovo modo di pensare alla vita, una confusione che sconvolge l’ordine di priorità di tutto. Il mio compagno di vita c’è stato sempre, soffrendo con me, subendo la mia diagnosi e aggrappandosi insieme a me alla speranza di un nome che ci spaventava e ci confortava allo stesso tempo: pma. E’ iniziata così la ricerca della clinica giusta, delle forze necessarie, del momento propizio. Il primo tentativo è stato come lanciarsi da trampolino: ho fatto un bel respiro, sono volata giù senza quasi rendermene conto e ho avuto un duro impatto con l’acqua. Il mio leoncino, così mi sentivo di chiamarlo, non si è impiantato. Ho fatto un altro bel respiro e mi sono preparata per lanciarmi una seconda volta, ma il mio fisico non ha collaborato e il tentativo è andato a vuoto. Ora stiamo per intraprendere un nuovo salto; mi spaventa il fatto che sia il terzo, che io sappia perfettamente a cosa sto andando incontro, ma non abbia nessuna idea del possibile risultato. Vedo la vita da un’altra prospettiva da quando conosco questo tipo di sofferenza silenziosa, noi donne non mamme e noi coppie non fertili siamo in tanti, ma molti scelgono il silenzio perché esporre una parte così delicata e fragile è troppo pericoloso. Ecco perché, ora come non mai, so quanto pesano alcune parole: mamma, prima di ogni altra per la sua dolcezza e la sua profondità; pazienza, perseveranza, forza, perché ne occorrono un’infinità in percorsi così tortuosi; ma soprattutto amore, verso se stessi e per la nostra metà, l’unica che può alleviare il peso di tutte le altre.

Sarà quel che sarà

Nella vita ho realizzato tutto ciò che volevo.

Laurea. Specializzazione. Lavoro. Lo studio che ho sempre voluto. L’uomo che ho sempre sognato: bello,intelligente,buono,generoso e simpatico. Da piccola volevo un cane ,ma il mio papà diceva sempre “in questa casa o tu o il cane” …oggi ho 3 cani…4 con quello del mio compagno.

Amiche di una vita. Sincere. Oneste. Punti fermi della mia vita.

Famiglia unita che si vuol bene.

Una sorella,una nipote che dice spesso “voglio stare sempre con zia”.

Sono contenta della mia vita… ma non di una parte….a 38 anni decidiamo di provare ad avere un figlio….a non evitare che accada. Lui me lo propose. Io accettai euforica. Pensavo ….avverrà la magia…come a tutti….e invece no…dopo 2 anni…facciamo indagini, esami…tutto ok…”signora lei è grande, la sua età per la Natura è alta. La sua riserva ovarica per la sua età è ottima ma per avere un figlio è bassina”.

2 Fivet. 2 fallimenti. Punture nella pancia, punture ai glutei…non le facevo da 30 anni….eppure ho superato questa paura…”per Mio Figlio”…dicevo sempre questo nella mia mente.

A luglio ,inaspettatamente, non perché non avessimo avuto rapporti mirati, ma perché la speranza di riuscire naturalmente era nulla….scopro di essere “incinta 3”.

Una gioia, una sensazione mai provata. Tutto aveva un senso diverso, avevo recuperato una dolcezza, una calma, una positività che nel tempo mi avevano abbandonata per lasciare posto alla profonda ferita,a un grande senso di inadeguatezza, a auto rimproveri continui per il tempo perso….pensando che c’è sempre tempo. Ora capisco la frase “il tempo è tiranno”.

Visita ginecologica…. mentre io già pensavo ai nomi, a rallentare la mia vita frenetica, a riposare….nella camerina scura non c’era nulla: o è una gravidanza partita in ritardo o si è interrotta.

Credo che su quel lettino io abbia avuto un attacco di panico….un senso di morte, di dolore profondo….

Settimana successiva eco per controllo.

Di nuovo nulla. Interruzione.

Durante quei giorni ho detto al mio compagno ” ti lascio, trova una più giovane, fai figli belli come te, io non sono buona”….lui con tutto l’amore che ha piange,si dispera..ed è  li ….li è come fosse caduto un velo….basta….basta attribuire a un’altra persona la possibilità di rendermi felice…non può essere l’ago della bilancia per la mia felicità avere un figlio.

Questo significa rinunciare?

No….proverò ancora…proverò finché quel valore AMH nn sarà Zero.

Ma Noi siamo Noi.

È la vita che sceglie.  È la vita che decide. Noi possiamo solo fare la nostra parte…sperando che venga dalla nostra parte.

Amo il mio compagno. Non voglio perderlo.

Sarà quel che sarà.

Sarò quel che sarò.

Un sogno irragiungibile

Giacoma da Milano,una relazione da 18anni, 15 di rapporti completi mai una gravidanza mai,vero non si cercava si pensava al lavoro,la casa,e un indomani il sogno di tutte le DONNE, CHE DONNA SPESSO NON TI SENTI,PERDO IL LAVORO NEL 2018 COSI DECIDIAMO DI INDAGARE CI RECHIAMO IN HUMANITAS  QUALCHE DOMANDA E POI VIA SUL LETTINO, NOTO UNO STRANO CAMBIO DI VISO NELLA GINECOLOGIA:CHIEDO TUTTO OK?LEI RISPOSE DOPO LE DICO.MI RIVESTO LEI SI METTE AL PC E MI DICE HA UNA TUBA CHE NON FUNZIONA, IO COME?SI SI VEDE È DILATATA DOBBIAMO FARE LAPAROSCOPIA E IO IN LACRIME IO COME SONO POI, LEI MI.DICE MA NON PIANGA IL FIGLIO RIESCE AD AVERLO ,VA BE’USCIAMO DA LI CON UNA SFILZA DI ESAMI DA FARE E IO CHE PIANGENDO NELLA SALA D’ATTESA AVRÒ FATTO GUARDARE TUTTE! FACCIAMO VARI ESAMI IO AMH 1.07 DICONO X AVERE 31 ANNI SCARSA RISERVA OVARICA ,MI DICONO PER IL MOMENTO NESSUNA LAPAROSCOPIA FACCIAMO FIVET,OK SI PARTE PRODUCO BENE 11 FOLLICOLI FECONDATI 6 TRASFERITI 2, I QUATTRO RIMASTI IN 3GIORNATA DEGERANO SPERO NEI DUE DENTRO DI ME MA NULLA IL GIORNO PRIMA DELLE BETA CICLO🙈NON PARLANDO DELL’ATTEDA DELLE BETA UNA TORTURA TI SENTI GIÀ INCINTA PENSI I NOMI TANTE COSE.CHE SOGNI,NEL FRATTEMPO COME SEMPRE TUTTE INCINTE TRANNE ME COME DICO IO,FACCIO DOPO 3 MESI IL 2 TENTATIVO E ANCHE LI 12 PRELEVATI SOLO 3 FACONDATI  SUCCEDE LA STESSA COSA,TORNO DALLA GINE DISPERATO DICO SE POSSIAMO FARE ALTRO LEI MI DICE NO E CHE ALLA FINE NON ERA LA TUBA DILATATA MA UNA CISTI PICCOLA I SIGNIFICANTE LI GIRO PER ALTRE VISITE,CHI MI DICE FACCIA LAPAROSCOPIA MAGARI HA ADERENZE,COLLOQUI CON LA SPAGNA,PRAGA ,BARCELLONA,LA TESTA MILLE DOMANDE ,SEGUI GRUPPI E INDAGHI DA SOLA,DICO FACCIAMO IL 3 TENTATIVO LA GINE MI DICE RISPONDI BENE MA PROBABILMENTE ALLORA GLI OVOCITI NON SONO BUONI,SE VUOLE CE SEMPRE ETEROLGA MI DICE ME NE VADO PIANGENDO INIZIANDO IL PROTOCOLLO LUNGO CON DOSI PIU FORTI, PRONTA 7 FOLLICOLI DICO VA BHE MAGARI MENO MA BUONI,PRELEVANO SOLO 2 FACCIO IL TRANSFERT E NON ERA RIMASTO NULLA VERO CHE LE ALTRE VOLTE NON CONGELAVO NULLA MA LA.SPERANZA CHE QUALCOSA POTESSE ANDARE ME NE SONO ANDATA PIANGDNDO ,DELUSA,IL MONDO ADDOSSO VENGO A CASA UNA SETTIMANA A LETTO DOLORI FORTI NON SI SA DOVUTI A COSA MAI AVUTI NON POTEVO NEMMENO CUCINARMI VENIVA MIA SORELLA E AL 7PT TAC CHE ARRIVA MALEDETTO CICLO NESSUNO CI CREDE DOPO SOLO 7GIORNI,ALTRA BOTTA ,RITIRATI SU JAKO INDAGO ANCORA FACCIAMO ISTEROSCOPIA CON BIOPSIA E TUTTO OK NON CE NULLA,PANNELLO TROMBOFILIA E QUI SCOPRO MA TROMBOFILIA MUTAZIONE TROMBOSI,IN ETEROZIGOSI POSITIVA ORA DICONO CHE PER QUESTO NON ATTACCA NULLA HO BISOGNO EPARINA QUINDI VIA DA HUMANITAS MI SPOSTO AL NIGUARDA ORA SIAMO IN LISTA X SETTEMBRE/OTTOBRE CON LA SPERANZA CHE POSSA ANDARE BENE ANCHE SE SPESSO PENSO E DICO CHISSA’SE CE LA FAREMO LA SPERANZA CE SE NO CHI FAREBBE ANCORA TENTATIVI MA LA STANCHEZZA MENTALE È TANTA TANTA! PENSARE  CHE LA PERSONA CHE HAI DA PARTE MAGARI NON POSSA ESSERE PADTE PER COLPA MIA,LO PENSO SPESSO SI,QUANTI PIANTI DI NASCOSTO, QUANTE INCINTE CHE NEMMENO LI VOGLIONO,LI MALTRATTANO E IO?ANDI NOI DONNE PMA?CHE MAMME LO SIAMO GIÀ PRIMA DI ESSERLO AMIAMO FIGLI NON AVUTI,NON OSO IMMAGINARE SE MAI LO AVRÒ E CHI LO MOLLA PIÙ ,PENSO SAREI GELOSISSIMA AL PENSIERO CHE DOPO QUELLO CHE SI PASSA PER AVERLO POSSA SUCCEDERE POI QUALCOSA, E RINGRAZIO DIO CHE MI DA LA FORZA DI AFFRONTARE TUTTO CIÒ PERCHÉ LE PAURE SONO TANTE IN GENERALE! MAMME PMA MAI MOLLARE MAIIII IO MIO FIGLIO/A LO AVRÒ/A A COSTO DI ANDARE ALL’ESTERO OVUNQUE ORA HO 34 ANNI E LUI 38 SAREBBE ANCHE ORA CHE UN MIRACOLO POSSA A NOI TUTTE ACCADERE! GRAZIE PER L’ASCOLTO CE ND SAREBBE DA RACCONTARE MA DIVENTA DAVVERO TROPPO

Aspettando te

Quando abbiamo deciso di allargare la famiglia di certo non pensavano fosse così difficile. Passa 1 anno e decidiamo di parlarne al ginecologo che ci ha prescritto una serie di esami. Esami miei e di mio marito tutto bene ma niente gravidanza, siamo ancora più spaesati e non capiamo il perchè non  riusciamo ad avere un bambino. Il ginecologo ci parla del centro infertilità e decidiamo di affidarci a loro. Molto fiduciosi iniziamo il nostro percorso fatto di altri esami, punture, attese infinite e pianti. Dopo molti tentativi riusciamo ad avre il positivo ma purtroppo la nostra gioia non durerà molto, aborto spontaneo. Il dolore che abbiamo provato in quel momemto è indescrivibile, se fosse proseguita la gravidanza il nostro bambino sarebbe dovuto nascere questo mese. Ci penso spesso. A settembre riprenderemo il nostro percorso uniti più che mai e speranzosi di stringere un giorno il nostro bambino.

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