inizio ricominciare resistenza resilienza coraggio forza determinazione

Il coraggio della quotidianità

Ho aspettato molto, forse troppo, a mettere nero su bianco la mia storia.                                                  Non ne avevo il coraggio.                   Io non so nemmeno come definirmi perché ho avuto una sola (tanto sperata) gravidanza, interrotta alla 12° settimana perché lei (secondo me era Zoe) era in uovo cieco. Io e mio marito eravamo usciti devastati da un periodo di ben 7 lutti in 2anni(ha perso tutta la sua famiglia)una sua diagnosi di macroadenoma ipofisario e mia mamma sopravvissuta per miracolo ad un intervento al cuore(purtroppo il 22/3 saranno 3anni che il covid me l’ha portata via). Eravamo finalmente riusciti a trovare la serenità e avere la possibilità di poter realizzare il sogno di andare in Giappone.Fatto sta che la mia testa incominciò a pensare esclusivamente al viaggio che…rimasi incinta. Mio marito euforico e io terrorizzata. Si stavano realizzando due sogni contemporaneamente ma, dentro il profondo del mio cuore, sapevo già che uno dei due si sarebbe infranto. I medici mi dissero che potevo tranquillamente partire, seguendo meticolosi accorgimenti. Seguii tutto alla lettera, in maniera ferrea. Ma il mio cuore sapeva già.bTornai in Italia e il giorno dopo mi recai al controllo. Io la vedevo la mia Zoe ma probabilmente erano gli occhi del cuore. Il ginecologo anche se esperto e di lunga data, con le lacrime agli occhi mi disse che c’era qualcosa che non andava, che si era interrotta la crescita. 2 pastiglie di Cytotec la sera, a casa. La mattina dopo iniziarono una specie di contrazioni dolorosissime. Al controllo, il mio corpo aveva già provveduto a ripulire il tutto. Il nostro sogno, la nostra Zoe non c’era più. Sarebbe dovuta nascere l’11 dicembre. Quest’anno avrebbe compiuto 5 anni e invece… Da 5 anni una parte di me vive nel limbo, nei sensi di colpa, nel “avrò fatto qualcosa di male”, “avrò un debito karmico enorme, e cosí via.                                                          La psicoterapia mi ha aiutata a non impazzire però i sensi di colpa mi attanagliano ogni giorno. Il non aver fatto diventare nonna mia mamma, che sarebbe stata una nonna meravigliosa, avere quasi 40 anni, avere l’insulina resistenza diagnosticata durante un ciclo di fivet fallimentare e tante altre cose. Ci sono giorni, più di altri, dove sopravvivo. Metto la maschera di pirandelliana memoria.

Il mio lavoro non aiuta di certo dato che sono una maestra di scuola dell’infanzia. Quando un bambino mi abbraccia, mi dice che mi vuole bene o che si addormenta addosso, sento un dolore nel cuore.                Un dolore fortissimo che continuo a mascherare. I 40 anni stanno arrivando e la rassegnazione pure. Io e mio marito siamo assolutamente propensi all’adozione ma la nostra casa è troppo piccola.                         Io lavoro come insegnante nella scuola dell’infanzia e non nego che per me è una piccola e quotidiana sofferenza. Penso che questo dolore difficilmente passerà.                        Ad oggi non sono più riuscita ad avere una gravidanza.

Non so se colpa dell’insulinoresistenza, della mutazione MTHFR, di altri fattori.

Non lo so.

Il mio ginecologo mi disse che dovevo fare pace con me stessa perché solo con una mente serena può instaurarsi una gravidanza.

Forse ha ragione… avrà sicuramente ragione.

Attualmente la rassegnazione si sta instaurando dentro di me.

Ho provato a parlarne con mio marito e soffre molto anche lui.      Vivo alla giornata.                            Non ho mai riposto troppa speranza nei miracoli.

Grazie infinite per avermi ascoltata.

#UnaStoriaUnLibro

 

arresa

Ci sposiamo nel 2014, io 29 anni lui 13 in più.. tanti sogni, ma sopra tanta voglia di realizzarci professionalmente, ci troviamo lontano da casa e la mia famiglia siamo solo il e lui, un grande amore che ci da la forza di combattere sempre, molte avversità. nel 2019 compriamo la nostra casa, arriva la pandemia e il trasloco è reso più duro e complicato da tutto ciò che conosciamo bene, a questo si sommano le mille cose da fare in una casa da sistemare. Decidiamo nonostante la mia situazione precaria lavorativa di iniziare a cercare un figlio, così quasi per scherzo, convinti che arriverà subito. Passano i mesi e lo scherzo diventa l’angoscia più grande. Ormai sono passati due anni io ne ho 37 e lui prossimo ai 50.. dopo miliardi di analisi e visite a me è stata diagnosticata una bassa riserva ovarica , a lui spermatozoi lenti , se pur ne produce tanti e di forma normale, unica chance una PMA che si e no ha 20%di riuscita, percentuale bassa a costo di circa 6000 euro in una clinica privata dove i Italia sei trattato come un salvadanaio, non come una donna e un uomo che si sentono feriti e che cercano aiuto. Una condanna. Per Natale ho deciso di farmi un regalo:Ho deciso di non sperarci più perché l’illusione mi ha fatto toccare il fondo…sinceramente di bombarmi di ormoni e punture forzando la natura non è ho voglia, da biologa so bene quali sono le leggi della natura. Ovodonazione, questa parola che prima era il mio terrore sta diventando un po’ la mia consolazione, o meglio quella droga da prendere per sentirti meno fallita e farti meno schifo. Se andrà bene forse sarò mamma di un bambino che di me non avrà nulla , che potrà godere di un amore che  solo una mamma può dare a prescindere dal fatto che la genetica sia la stessa o meno, se non andrà aspetterò di finire di invecchiare e di andare davanti a Dio , che sto pregando come che avessi una pistola alla tempia e che mi ha lasciata davvero sola, perché ha dato i figli agli assassini e invece non li ha dati a chi per la vita e della vita ha sempre avuto un grande rispetto e un grande amore.

Non siamo sole

Avrei voluto leggere le storie di tutte, ma sono tantissime! Tutte donne che hanno provato lo stesso dolore di non riuscire a diventare madre. Eppure nessuno ne parla. Sembra quasi che proviamo vergogna a non riuscire ad avere un figlio. Invece sono convinta che solo una donna che lo ha vissuto sulla sua pelle può capire cosa prova un’altra donna che sta attraversando lo stesso calvario. Perché non ci aiutiamo? Quanto mi sono sentita sola in quel periodo! Avrei tanto voluto che qualcuno mi dicesse che i sentimenti che provavo erano “normali” per quello che stavo vivendo. È “normale” stare male quando vedi le tue amiche/parenti con il pancione. È “normale” avere l’istinto di evitare coppie con bambini. È “normale” pensare a quanto erano fortunate quelle amiche che nei 4 anni in cui io provavo e riprovavo loro hanno avuto ben 2 figli! Nessuno ti dice che la coppia è messa a dura prova e che non tutte sopravvivono all’uragano. Perché quando questa esperienza “passa” lascia dietro di sè macerie e non sempre si riesce a ricostruire.

Ero convinta che nel momento in cui avessi deciso di avere un figlio sarebbe arrivato dopo qualche tentativo.. quanto mi sbagliavo!

Sono passati 4 anni, in cui ad ogni ciclo ho affrontato un lutto. Ogni volta che un’ amica/conoscente che ci comunicava di essere incinta era un pugno nello stomaco. Quante ho desiderato di potermi “accartocciare” su me stessa e piangere, disperarmi e crogiolarmi nel mio dolore. Quanta sofferenza negli occhi di mio marito quando mi vedeva stare male.

I primi due anni abbiamo provato come tutti, con il metodo “tradizionale” ma niente. Iniziano gli spermiogrammi, esami della tube, analisi del sangue: tutto normale.

Alla fine ci decidiamo e iniziamo il percorso di PMA. Stimolazione, prelievo ovociti, fecondazione. Di 13 ovociti, sopravvivono due blastocisti. Primo transfer: beta negative. Era luglio 2020. Per fortuna ero in Smart working: ho passato la giornata a piangere davanti al pc.

Eravamo distrutti. Non riuscivo a pensare di riprovarci e ricominciare a sentirmi un puntaspilli, piena di lividi da punture. Ormoni, eparina, pillole, cerotti. Non mi sentivo più padrona del mio corpo gonfio, del mio umore influenzato dagli ormoni e dell’intimità con mio marito. Decidiamo di aspettare e di tornare ad essere “padroni” della nostra vita.

Febbraio 2021: mio marito ha un ictus.

Paura, dolore, rabbia.

In quel periodo ho pensato che forse tutto accade per un motivo. Ho immaginato a come avrei vissuto con un neonato quei mesi in cui non sapevamo come sarebbe cambiata la nostra vita. Per fortuna mio marito torna quello di sempre e ci decidiamo a riprovare.

Altri esami e poi il transfer dell’ultima blastocisti. Il 2 agosto le beta risultano positive.

La mia è una storia a lieto fine. Ogni volta che guardo mia figlia ancora non ci credo. Non riesco a crederci di avercela fatta, di essere stata così fortunata. Se ripenso agli anni in cui l’ho sognata e immaginata non mi sembra vero che sia successo proprio a me.

È un percorso lungo, in salita, piastrellato di dolore, di solitudine e di consapevolezza di non essere capita.

Vorrei poter aiutare tutte, ascoltare e piangere insieme perché non siete sole! Il mondo è pieno di donne come noi ma purtroppo non lo sappiamo.

Amiche, tenere duro e arrampicatevi con coraggio!

#UnaStoriaUnLibro

È UNA VITA CHE CI SPERO

Ho sempre saputo di non poter avere figli: a soli 12 anni, infatti, diagnosi di malattia genetica e ovariectomia bilaterale! Io, che fin da piccola giocavo sempre a fare la mamma con le bambole, non avrei potuto esserlo nella realtà. A quell’età si è ancora piccole e non si capisce tutto fino in fondo ma crescendo le cose cambiano, comprendo, realizzo, soffro e soprattutto spero! Si spero, perché la speranza è l’ultima a morire, così dicono. E allora a 18 anni inizio le prime visite ginecologiche e inizio ad informarmi ed ecco che vengo a conoscenza della PMA, 3 semplici lettere ma dal suono meraviglioso (almeno in quel momento). La speranza cresce di anno in anno ma inconsapevolmente quella maledetta duplice diagnosi (malattia e infertilità) mi condiziona terribilmente la vita perché mi impedisce di avvicinarmi ai ragazzi, di godere dell’amore e soprattutto di dare amore! Chi mai vorrebbe una donna incompleta come me? Non ho il coraggio di aprirmi con nessuno, di confidare le mie paure e le mie verità e allora scappo! Ma ricordo ancora benissimo quel freddo pomeriggio di gennaio quando 2 splendidi occhi azzurri hanno incrociato i miei. Finalmente mi INNAMORO, vivo mesi bellissimi e, anche se piena di paura, decido di raccontare tutto al mio ragazzo e… dopo un attimo di smarrimento iniziale decide di restarmi accanto, di vivere il nostro amore senza paure, sono felicissima! E così gli anni riprendono a passare, 1, 2, 4… allora, dico io un giorno, la facciamo questa PMA? E così ha inizio il mio vero travaglio (come se tutto quello vissuto prima non lo fosse già stato)! 2018 prima visita di coppia tutto ok, siamo giovani e sani andrà tutto bene! Manco per niente!!! L’utero non risponde alle terapie, riprovo, riprovo ancora e ancota fino a febbraio 2022 quando i medici decidono di provare cmq il transfer embrionale, unica possibilità o la va o la spacca. Seguono cosi fecondazione con formazione di 3 embrioni, impianto e beta negative!!! Disperazione totale, un sogno che si infrange e il mio compagno che resta pietrificato davanti al mio dolore, non lo regge, soffre anche lui e non siamo in grado di sostenerci a vivenda! Mi faccio forza, mi riprendo, voglio tentare con gli altri embrioni, voglio provarci fino alla fine, ma dopo l’estate però, ho bisogno di riprendermi, di riposare e godere del tempo col mio compagno. E invece no, lui è distante, è triste! È giusto coinvolgere l’altro in tutto questo, penso? Io al suo posto che avrei fatto? Desidero tanto un figlio ma tutta questa sofferenza ne vale la pena? Più volte ho pensato di fuggire, di lasciarlo libero, libero di realizzare la sua paternità ma non ne ho il coraggio e lui è ancora qui accanto a me, ma qualcosa è cambiato, lo sento! Allora mi chiedo che faccio, resto o vado? Insisto o mollo tutto? Non lo so, so solo che è una vita che ci spero ma ora non so più se c’è la faccio!

A FINE CORSA

Siamo arrivati a fine della corsa. Il 2022 sta finendo e con esso la speranza di avere questo secondo figlio tanto desiderato. Desiderato per me e per Chiara, l’amore più grande della mia vita. Tutti mi dicono che dovrei soffrire di meno, perchè un figlio già ce l’ho. Io, se possibile, soffro anche di più. Chiara era giunta inaspettata. Una malattia cronica da 24 anni, ovaio micropolicistico, analisi della fertilità pessime. Io mi ero proiettata in una vita senza figli, fatta di viaggi. Mi ero iscritta di nuovo all’università. Di ritorno dall’America, la più bella scoperta della mia vita. Adesso è un anno che ci proviamo di nuovo. Le cisti sono sparite, le analisi sono perfette, un altro bambino non arriva. Avevo promesso a mio marito che dicembre sarebbe stato il termine ultimo, perchè io ho 37 anni e lui 46. Non se la sente più di andare avanti con l’età. Ha ragione, ma io non l’accetto. Non so più nemmeno se voglio un figlio solo per il terrore se dovesse succedere qualcosa a Chiara. Mi sono  trasformata in uno schifo: odio chi rimane incinta ed è più vecchia di me, odio chi rimane incinta del terzo/quarto/quinto figlio, odio chi ha avuto dei gemelli. La verità è che non odio loro, ma odio me stessa. Domani andrò a fare nuovamente il progesterone per vedere se sia a questo punto del ciclo il problema. Per un attimo ho pensato come sarebbe se lo trovassero altissimo e significasse che fossi incinta. Ho sentito i dolori del ciclo, nemmeno il mio corpo è più mio amico.

#UnaStoriaUnLibro

I miei angioletti

Ho avuto cinqinque aborti spontanei, non riesco ad avere un’altra gravidanza. Io e il mio compagno ci stiamo provando,ma quando arrivano le mestruazioni per me è una tortura perché mi sento che ho fallito un’altra volta. Quindi ho perso da una parte la speranza, infatti mi sento una donna inadeguata e mi sento sempre in colpa. Però spero davvero tanto che riuscirò ad avere il mio arcobaleno, vorrei tanto finalmente vedere due linee sul test di gravidanza.  Io mi sento sbagliata, indifetto, mi sento come sè fosse mia la colpa. Infatti quando alcune persone chiedono perché non faccio un figlio, rispondo che non li voglio o è troppo presto. Perché non voglio domande, però spero davvero tanto di poter riuscire a portare avanti una gravidanza .

Vita

Ho avuto una relazione, una Sola volta ho fatto sesso non protetto e sono diventato papà

Aspettando il nostro miracolo

Dopo appena un anno dalla luna di miele mi trovarono un fibroma così grande in utero che la mia mamma pensava fossi incinta. Operazione con cesareo. Nei successivi anni si sono susseguite altre piccole operazioni meno invasive ma tra quello e i miei problemi ovulatori, non riuscivo a restare incinta e  il dottore mi consiglió una clinica. D’altra parte ormai era chiaro a tutti il mio malessere, ogni mese quando arrivava il ciclo me ne restavo un giorno intero a letto a piangere. Ogni volta era un lutto..Abbiamo intrapreso la fecondazione assistita all’alba de mio 40esimo compleanno, quando come un macigno mi è arrivata la consapevolezza della mia non più giovane età. Due tentativi fatti, tantissime punture, tanti fastidì, un aborto in fase iniziale.. il dolore che mi attanagliava e il caos ormonale. Niente. Mi sentivo svuotata e la nostra relazione si stava iniziando a intaccare purtroppo, dallo stress della situazione. Desideravamo così tanto un figlio, da sempre, che proprio non riuscivamo a immaginarci la vita senza.. io però ero esausta e non mi sentivo pronta per un nuovo tentativo di fivet… così passava ancora il tempo. Dopo un anno, quando ormai non ci pensavamo quasi più, è arrivato il nostro bimbo. Io credevo quasi di essere entrata in menopausa e rifiutavo di fare un test.. per non restare di nuovo delusa… finché alla fine, prima di darmi alla verniciatura della cucina, mi convinsi a fare il test. Dopo 8 mesi (con una gravidanza fisicamente perfetta ma mentalmente un caos) è nato il nostro miracolo. Forse la cura ormonale aveva funzionato, forse non pensarci più. Forse la fortuna. Ma se chiudo gli occhi mi rivedo sempre nel letto a piangere, all’arrivo del ciclo.. sono i traumi che non scorderò mai, e forse mi faranno godere ancora di più le gioie di avere un bimbo, o almeno mi faranno capire il dolore di tante tante donne come me..

 

Ho smesso di crederci

Ho smesso di credere che le cose belle accadono a me , un endometriosi infiltrante e con una sola tuba … 5 anni di agonia … 5 anni di occhi indiscreti cheti guardano con pena e tristezza… ma alla fine mi sono accontenta del mio destino.. Lavoro in un negozio per bambini e sono la zia di tutti i bellissimi bimbi che entrano … mi riempiono il cuore con i loro sorrisi ..

ho smesso di sperarci e di fare i calcoli dell’ ovulazione e ho smesso di sognare un bimbetto al mio seno …  ho smesso di sperare una femminuccia per dare il nome della mia mamma ( che non c’è più ) ho smesso di essere gelosa di chi rimane incinta … di chi casomai non lo voleva neppure ..

ho smesso di dare spiegazioni ..

ho smesso di credere che le cose belle accadono a me

Sono stanca!

Eccomi qui dopo il 6 transfer fallito a leggere tutte le storie di quelle  come me per trovare un po’ di conforto e la forza di alzarmi da questo divano.

Ho 40 anni ma da 6 anni ormai cerchiamo un figlio..rimango incinta naturalmente dopo 6 mesi e ingenua e felice lo comunico al mondo praticamente subito, le beta non raddoppiano, uovo cieco e il giorno del mio compleanno mi viene il ciclo…sogno finito!!

..ci riproviamo subito ma per un anno nulla faccio diversi esami tutto ok e l’anno dopo in seguito ad un ciclo di clomid altro test positivo ma biochimica.

Da qui approdiamo nel magico mondo della pma e facciamo qualsiasi esame possibile io e mio marito siamo sani nulla di nulla a parte la mia tiroidite…prima stimolazione rischio iperstimolo otteniamo 5 blasto..fantastico dico vuoi che una non sia buona???povera illusa….facciamo il primo transfer incinta al primo colpo beta altissime alla prima eco la blasto si era sdoppiata ed erano due gemelli ma non c’era battito…a marzo 2020 in piena pandemia raschiamento e al citogenetici nessuna anomalia cromosomica.

Secondo e terzo transfer negativi, il quarto transfer (Dell’ultima blasto perché una non è sopravvissuta allo scongelamento) lo faccio a settembre 2021 altro test positivo ma sospetta gravidanza extra uterina fortunatamente risoltasi senza intervento.

Non abbiamo più blasto allora nuova stimolazione ma nonostante produca molto bene otteniamo una sola blasto con beta negative anche questa.

Non mi voglio arrendere e a luglio 2022 nuova stimolazione otteniamo 4 blasto e 10 gg fa il transfer della prima blasto con test fatto ieri negativo..le beta le farò domani solo per conferma..

Ora io non so più cosa fare, non so se ha senso impiantare anche le altre oppure è solo un’accanimento, il mio corpo non ne vuole sapere di portare avanti una gravidanza, la mia mente è logorata da tutto..sono stanca di vedere che tutte ce la fanno al primo colpo e far finta di essere felice per loro…ho paura di incattivirmi di diventare una pessima persona ..ho vissuto tutti questi anni sospesa in attesa di qualcosa che non arriverà mai e intanto la vita va avanti…mi sento una donna inutile una donna a metà…ma devo reagire per me e per mio marito..