Coronavirus, fecondazione assistita: boom di richieste dopo il lockdown. «Ha aumentato il desiderio di genitorialità»

Il temporaneo stop alla Pma durante la pandemia è arrivato in un periodo dell’anno, la primavera, in cui la domanda era più alta. Tanto che i cicli riproduttivi non effettuati nei mesi di marzo, aprile e maggio hanno portato, secondo la Siru, a circa a 30.000-35.000 trattamenti saltati e 4.500 nascite in meno. Il boom di richieste di cure per l’infertilità che ora si registra non è rappresentato però solo da tutte le coppie che avrebbero voluto, e non hanno potuto, intraprendere il percorso di genitorialità nei mesi del lockdown. A pesare, infatti, sono almeno altri due fattori. «Da un lato, la paura di nuove chiusure per eventuali seconde ondate di contagi spinge a voler approfittare del momento attuale. Dall’altro, è indubbio che la pandemia ha suscitato in molte persone una maggior desiderio di famiglia», chiarisce Guglielmino. Un aspetto indicativo in questo senso è la richiesta di trattamenti anche ad agosto, «periodo in cui normalmente si sospendono i cicli, mentre quest’anno la maggior parte dei centri resterà aperto». Una necessità dettata anche dall’esigenza di smaltire gli arretrati che sono stati accumulati in oltre tre mesi di chiusura. Altra novità della fecondazione assistita in Fase 3 riguarda i progressi fatti verso la digitalizzazione, che si sono conservati anche nel post lockdown.

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