Gravidanza dopo un tumore al seno: sicura anche per le donne con mutazione genetica BRCA

Proprio una ricerca italiana aveva già dimostrato che si può diventare mamma dopo un tumore al seno, senza rischi di ricadere nella malattia e in completa sicurezza per i nascituri. Una notizia importante visto che, anche in Italia, sono in aumento i casi di questo tipo di cancro fra le donne giovani che ancora non hanno completato il loro progetto di famiglia. Ora un altro studio internazionale condotto su pazienti con pregresso carcinoma mammario e BRCA-mutate,  coordinato da scienziati italiani e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Journal of Clinical Oncology, aggiunge un importante tassello dimostrando che la gravidanza è sicura anche per le madri portatrici di questa mutazione genetica (che le espone a un alto rischio di ammalarsi) e per i loro neonati.

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Trapianto di utero, è la prima volta in Italia. Paziente di 29 anni ora in buone condizioni. Il Centro nazionale: “Un evento storico”

“Questo primo trapianto di utero arriva al termine di un lungo e complesso percorso partito da Catania e che ha coinvolto l’intera Rete trapiantologica – spiega il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo – sia nella fase di valutazione e approvazione del protocollo, sia nel reperimento dell’organo. Si tratta di un evento storico per la trapiantologia italiana e per il Servizio sanitario nazionale, che ancora una volta dimostra il proprio livello di eccellenza sotto il profilo scientifico e organizzativo. Un ringraziamento particolare, oltre che all’equipe catanese, va alla memoria della donatrice, una giovane donna scomparsa improvvisamente che aveva scelto in vita di voler compiere un gesto di generosità del quale hanno beneficiato ben sei persone”. “È motivo di grande orgoglio che un intervento così eccezionale sia stato realizzato in Sicilia”, dichiara il coordinatore del Centro regionale trapianti Giorgio Battaglia. “La nostra regione, come tutto il Meridione, soffre ancora di un gap nei confronti delle regioni del Centro-Nord sia rispetto all’attività di trapianto che soprattutto al numero delle donazioni di organi. Il trapianto di utero è la testimonianza che anche nel Sud c’è una sanità di grandissimo valore e ripaga il lavoro di potenziamento della rete trapiantologica siciliana che stiamo portando avanti con l’impegno di tutti i professionisti del Centro regionale” .

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Frosinone, la paura del virus e la riscoperta del parto in casa: le storie di chi lo ha fatto

Il coronavirus ha scardinato la normalità, dalla scuola al lavoro, al divertimento senza tralasciare le ripercussioni in ambito sanitario ed economico. In questo contesto si inserisce, e non in maniera marginale, un altro aspetto della vita che ha subito un notevole sconvolgimento: il parto.
Partorire ai tempi del coronavirus, con le misure restrittive di contenimento del virus, in atto anche nei reparti di ostetricia e ginecologia, non è stata sicuramente l’esperienza che i neogenitori avrebbero mai potuto immaginare durante i nove mesi di gravidanza. Quello che può essere considerato tra i periodi più importanti per la vita di una coppia spesso si è trasformato in un momento di angoscia. In alcuni casi la paura del contagio, di dover affrontare tutto da sole non potendo avere accanto a sé i propri affetti ha spinto le donne a rivolgersi ad un’ostetrica per informazioni sul parto in casa o in casa maternità, non consapevoli del fatto che si trattasse di una decisione da prendere per tempo e non a gravidanza ormai conclusa e che presuppone una serie di condizioni che riguardano in primis la salute della mamma e del bimbo.

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La gravidanza nell’arte

Il ritratto di “Donna in rosso” di Marcus Gheeraerts del 1620 di un’anonima elegantissima signora incinta e la celebre foto del 2017 di Beyoncé con il pancione su uno sfondo di fiori vista milioni di volte su Instagram. Queste due immagini danno un’idea dell’ampio spettro della mostra “Portraying Pregnancy” che ha appena (ri)aperto al Foundling Museum di Londra.
Incredibilmente si tratta della prima mostra mai dedicata a questo tema: come gli artisti nel corso di cinque secoli abbiano rappresentato il corpo femminile durante la gravidanza.
Il luogo è particolarmente adatto: quello che è ora il museo infatti era il Foundling Hospital, l’antica casa fondata nel 1739 per accogliere trovatelli e bambini abbandonati, con tanto di ruota degli esposti.Fino all’arrivo della contraccezione nel Ventesimo secolo le gravidanze erano un fenomeno ricorrente e occupavano molti anni della vita di gran parte delle donne.

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#Wombstories, meraviglie e abissi del corpo delle donne

Il piacere, il dolore, l’amore, l’odio. Non è mai semplice”. Si chiude con questa frase il filmato dell’azienda inglese Bodyform che lancia il tema delle “storie di utero” (#wombstories): storie tutte femminili, terribilmente naturali e comuni eppure mai viste, mai viste così.

Con un avvincente mix di musica perfetta (“Priestess” di Pumarosa), e di immagini reali e immaginarie di quel che avviene dentro e fuori le donne ogni giorno in ogni parte del mondo, il filmato fa vedere, sentire, toccare tutti gli aspetti del nostro essere creature doloranti, desiderose, spaventate, benedette e condannate, fertili e infertili, sempre di fronte a delle scelte, sempre piene di fisicità invadente, sia nella presenza che nell’assenza.

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Incinta dopo il cancro. Giovanna: Così mi sono ripresa la vita

Giovanna Marrone: quando scopri il cancro a 29 anni ti senti la più sfortunata dell’universo

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“Quando ti diagnosticano un tumore al seno, tra l’altro tra i più aggressivi un cosiddetto triplonegativo, a 29 anni ti senti la più “sfigata” dell’universo. Non mi piacciono le etichette, quelle che parlano di percorsi di crescita e maturazione interiore affrontati col cancro, racconti di percorsi di cambiamento, di miglioramento emotivo… la malattia non ti migliora semmai di aiuta a dare il giusto peso al tempo , che comprendi quanto sia davvero prezioso.
Ogni donna che si sente dire quella parola non credo voglia sentirsi affibbiare etichette e luoghi comuni. No, non chiamatemi guerriera, non ho voluto io questa guerra e sono consapevole di essere stata più fortunata di tante altre donne “.
Dalla diagnosi del cancro alla guarigione. Il prima e il dopo di una vita con al centro la battaglia più dura: quella contro il cancro al seno.
La storia di Giovanna Marrone è una di quelle storie che danno grande speranza, perché Giovanna è riuscita a sconfiggere un tumore e ora aspetta una bimba.

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Noi che sogniamo un figlio durante la pandemia

Gli interventi di procreazione assistita bloccati dal lockdown, le cliniche che non riaprono, i prezzi e i tempi dei trattamenti che aumentano. Per migliaia di coppie la speranza di diventare genitori si sta trasformando in un miraggio
«Sento che il destino mi sta dicendo qualcosa: forse non devo essere mamma». Alice sussurra questa frase trattenendo a stento le lacrime. Quarantanove anni, ricercatrice universitaria e insegnante, sta provando a dare un volto a quel bimbo che immagina dentro di sé da anni. Nei mesi passati tutti abbiamo provato sulla nostra pelle il lockdown: famiglie chiuse in casa, saracinesche dei negozi abbassate, città deserte… Per le donne come Alice e per i loro partner, però, a interrompersi con violenza è stato il sogno di una vita. Sono le coppie che cullavano il desiderio di diventare genitori e che dopo anni di dubbi, fallimenti e peregrinazioni, avevano finalmente trovato una speranza grazie alla Pma, la procreazione assistita. Ora quella speranza rischiano di vedersela scivolare tra le dita.

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Endometriosi, dopo il lockdown si allunga l’attesa per una visita

È tra le patologie «femminili» più temute poiché può compromettere la possibilità di avere figli. Secondo le stime, nel nostro Paese 3 milioni di donne, una su 10 in età fertile, soffrono di endometriosi, malattia cronica dovuta al crescere e proliferare del tessuto endometriale in altre sedi quali ovaie, peritoneo, tube, setto retto-vaginale, diverse da quella fisiologica, cioè la cavità uterina. Una «migrazione» anomala che causa infiammazioni, dolori anche lancinanti specie durante le mestruazioni, difficoltà nei rapporti sessuali e altri disturbi.
Ancora oggi la diagnosi di endometriosi arriva in media dopo sette anni, complici anche i tabù e la scarsa conoscenza di una malattia che tocca la sfera intima femminile. Ma questo ritardo può provocare conseguenze invalidanti per le donne colpite, oltre a procurare sofferenze fisiche e psicologiche già a partire dall’adolescenza e gravi limiti nella vita quotidiana, dalla scuola al lavoro, alle relazioni affettive e sociali. «Avere un trattamento tempestivo vuol dire anche prevenire l’infertilità» spiega Annalisa Frassineti, presidente di Ape-Associazione progetto endometriosi.

adenomiosi

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