I bimbi prematuri del Niguarda diventano piccoli elfi: le immagini più tenere di Natale

Nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Niguarda di Milano anche quest’anno i piccoli ospiti sono stati vestiti con abitini natalizi sferruzzati dalle volontarie di “Cuore di Maglia”. E nel vicino reparto di Ostetricia nel frattempo si festeggia anche l’arrivo delle 30 culle per il cosleeping

Si sono trasformati in piccoli Babbo Natale ed elfi, i bimbi nati prematuri ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Niguarda di Milano. Grazie ai sacchi rossi, i cappellini e i doudou a tema natalizio, fatti a mano dalle volontarie dell’associazione Cuore di Maglia, i piccoli hanno regalato ai propri genitori e a tutto il personale sanitario un 25 dicembre tenero e speciale. “Una magia che si rinnova ogni anno a Natale – raccontano dal Niguarda – Quest’anno il Covid non ci ha concesso di fare le cose in grande, ma abbiamo fatto la nostra parte per ritagliarci un momento di gioia e normalità”.

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Rimini, il neopapà vignettista regala il diario di bordo per genitori di bimbi prematuri

Urbano Marano ha disegnato pagine da riempire con le piccole conquiste quotidiane in terapia intensiva neonatale

Quando un bambino nasce prematuro, inizia una storia diversa da quella che ci si era immaginati sfiorando il pancione. Innanzitutto perché comincia inaspettatamente, e poi perché occorre rivedere tutte le proprie aspettative: “Vedere finalmente il proprio bimbo succhiare poche gocce di latte diventa un momento da festeggiare, così come l’aumento di peso di 5 o 10 grammi, il primo attacco al seno, il primo bagnetto, il passaggio dall’incubatrice al lettino”. Lo racconta Urbano Marano, vignettista riminese, che ha vissuto quest’esperienza quando la scorsa estate le sue Allegra e Bianca hanno deciso di nascere molto, molto prima del previsto: a 31 settimane di gestazione. Tanto che insieme le due bambine pesavano quanto un solo bimbo nato a termine: nemmeno 3 kg in due. E partendo da questa esperienza ha pensato di fare un dono a tutte le famiglie che si trovano nella stessa situazione: un diario, dove mettere nero su bianco tappe, speranze, emozioni.

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IL RACCONTO DELLA MATERNITÀ

Come state vivendo/avete vissuto l’esperienza della maternità? Conciliare il vostro progetto di famiglia e il lavoro è stato possibile? Come vi siete organizzate per portare avanti la vita quotidiana, quali sostegni avete trovato? E i papà che ruolo giocano nella sfida della genitorialità? A tutte queste domande abbiamo cercato di rispondere nell’inchiesta maternità pubblicata su iO Donna grazie anche alle tantissime lettere che ci avete inviato e che in questo speciale Il racconto della maternità pubblichiamo tutte firmandole con una sigla.

Dopo aver perso un bambino

Due mesi fa, ho avuto un aborto spontaneo. Ho provato un dolore che faccio fatica a descrivere. Ho sentito una piccola vita, che avvertivo prendere forma dentro di me, scivolare via. Fin dai primi segnali, mi è stato chiaro quello che mi stava succedendo. Sono stata a casa due giorni ad aspettare che quelle fitte lancinanti si placassero e che il mio corpo “espellesse” quello che un giorno sarebbe stato mio figlio.
Ho trascorso questi mesi vivendo una sofferenza profonda, che mi costava una grande fatica per portare a termine ogni piccolo gesto quotidiano. Ho la fortuna di avere accanto un uomo meraviglioso, che ha condiviso con me ogni briciola di questa sofferenza, ma mi sono sentita sola come donna. Sola, perché si parla pochissimo di aborto spontaneo, nonostante colpisca il 20-30% delle donne. Leggendo queste parole, spero che le donne che hanno vissuto la mia esperienza si sentano meno sole. A tutte loro vorrei dire che ho capito due cose importanti: che non saremo sole finché ci sosterremo l’un l’altra e che, con la nostra determinazione, possiamo ripartire da “ciò che resta”, per trasformarlo in qualcosa di meraviglioso.
I. C.

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Inchiesta Maternità/6: I papà invisibili

An Elephant in the room, un elefante nella stanza. Con questa metafora gli inglesi indicano una verità evidente e ingombrante che tutti conoscono e percepiscono ma che fingono di non vedere. Una verità però che – proprio come un animale enorme piazzato in un angolo della casa – non si può ignorare se si desidera procedere con la propria vita. Riflettendo sull’invisibilità che ancora investe i papà, viene da chiedersi se loro non siano i nostri elefanti nella stanza.
Infatti, benché il loro coinvolgimento nella crescita e nella cura dei figli sia significativamente mutato rispetto alle generazioni precedenti, la nostra società continua a considerarli latitanti, assenti, oppure figure marginali. Superflue. Accessorie. Insignificanti. Dei papà, del loro ruolo e delle loro esigenze, non si tiene conto quando si progettano i bagni nei luoghi pubblici e si mette il fasciatoio nelle toilette delle signore, quando si pubblicizza il corso di yoga e lo si chiama “Yoga mammabambino”, quando si chiama la chat della scuola “la chat delle mamme delle quinta B”, quando per descrivere la battaglia dei genitori per riaprire le scuole si parla di “battaglia delle mamme”. Non lo si fa nemmeno quando si tergiversa nel riconoscere un più lungo congedo parentale ai papà e durante l’inserimento all’asilo si domanda loro: “La mamma non poteva venire?”. Fior di manuali ed esperti sottolineano l’importanza che la presenza del padre rappresenta per la crescita dei figli e il benessere della compagna, ma poi nella quotidianità si fa il contrario. Come se ci fosse una continua rimozione sociale. Come se teoria e pratica non fossero mai in sincrono.

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La Musica in Gravidanza

La musica è un linguaggio universale ed è una disciplina che viene utilizzata in molti ambiti e con varie finalità: educative, di rilassamento, riabilitative, formative, narrative, espressive, rappresentative, artistiche e ludiche.
Sin da bambini, siamo esposti alla musica, alle canzoni e alle filastrocche recitate e cantate in modo divertente, che hanno il potere di far sorridere e rilassare. La musica permette al bambino anche di esperire la propria emotività e affettività, di apprendere, giocare, comunicare e trarre beneficio da essa.
Attraverso l’intervento musicoterapico, che per sua natura è multidisciplinare, è possibile indurre modificazioni a vari livelli: intrapsichico e interpersonale, ma anche cambiamenti a livello comportamentale e fisiologico (Raglio, 2008).
Già nel periodo gestazionale l’orecchio è predisposto all’ascolto ed è sollecitato dal suono e dal tono di voce dalla mamma, dalle sue parole, dal continuo sottofondo del ritmo del battito cardiaco e dal suono prodotto dal flusso del liquido amniotico.
Vari studi hanno esaminato gli effetti benefici dell’ascolto di musica, in modo costante, sullo stress, sull’ansia e sulla depressione nelle donne durante il periodo della gravidanza.


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Inchiesta Maternità/5: fecondazione e adozione, l’attesa più lunga

Mamme contro ogni avversità e ogni ostacolo. Forti del desiderio di un figlio, il più grande di qualunque altro: pronte ad affrontare il lungo percorso di una fecondazione assistita oppure ad accogliere un bambino rimasto solo, anche se bisogna andare a prenderlo dall’altra parte del mondo. Neppure la pandemia ha spezzato i sogni delle donne che per diventare madri devono imboccare vie più tortuose del solito, come la Pma (Procreazione medicalmente assistita) o un’adozione: le difficoltà sono aumentate durante il lockdown e ancora oggi la strada non è in discesa, ma chi vuole essere mamma può superare tutto. E sono tante le luci in fondo al tunnel.
PMA e Covid
La fecondazione assistita, per esempio, ha risentito moltissimo della chiusura improvvisa e generalizzata dei centri per la Pma a marzo e aprile: il 60 per cento ha sospeso ogni attività entro il 17 marzo. «Lo stop peraltro sarebbe stato comprensibile se fosse servito a “reclutare” ginecologi per le sale parto o per fronteggiare l’emergenza, ma non è stato così: i medici delle strutture private sono rimasti a casa, si sarebbe potuto pensare ad attivare convenzioni perché potessero proseguire le cure, almeno con le pazienti più urgenti» osserva Andrea Borini, direttore di 9.Baby, network di centri dedicati alla fertilità. «Le donne l’hanno vissuto male, perché è passato il messaggio che la Pma sia qualcosa di superfluo. Anche la proroga dei termini di età per accedere alla fecondazione assistita, chiesta per “recuperare”un po’ il tempo perso con il lockdown, dal punto di vista biologico è un assurdo: una donna con più di 40 anni non ha certo più probabilità di restare incinta man mano che i mesi passano. La ricerca di un figlio non è rimandabile a data da destinarsi causa Covid-19».

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Il record di Molly, nata da un embrione congelato 27 anni fa

Molly Gibson è nata a ottobre scorso e con la sua nascita ha stabilito due record: è la prima a venire alla luce da un embrione congelato ben 27 anni fa e ha superato il record della sorella Emma, che deteneva il primato con 24 anni di congelazione. La notizia viene dagli Stati Uniti e racconta la storia di una casualità: una trasmissione televisiva locale del Tennessee che racconta l’attività di una onlus cristiana di Knoxville, la Nedc (National Embryo Donation Center), che, come dice l’acronimo, conserva gli embrioni congelati che le coppie che seguono un percorso di procreazione assistita decidono di non utilizzare e di donare. Questi embrioni possono essere donati a coppie con problemi di sterilità, come Tina e Ben Gibson.
Sorelle due volte
Emma e Molly sono sorelle, non soltanto perché sono state partorite dalla signora Gibson, ma perché condividono il patrimonio genetico: sono nate da embrioni lasciati dalla stessa coppia. Donati alla Nedc nell’ottobre del lontano 1992, quando la loro futura madre, Tina Gibson, oggi ventinovenne, non aveva ancora compiuto i due anni di età. Suona stranissimo pensare che mamma e figlie sono biologicamente quasi coetanee, ma forse sono retropensieri quando si pensa alla difficoltà struggente di molte coppie nel riuscire a raggiungere il loro sogno di genitorialità.

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Parole Fertili in un capitolo del Libro Bianco di FONDAZIONE ONDA

La denatalità è una delle sfide più urgenti che il nostro Paese si trova ad affrontare.
Ecco perché Fondazione Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il supporto di Farmindustria, ha scelto di dedicare a questo tema la settima edizione del Libro Bianco, edito da Franco Angeli. Si intitola “La salute della donna – La sfida della denatalità”, ed è stato presentato il 26 novembre nel corso di una conferenza stampa online.
In questa edizione Cristina Cenci – founder di DNM-Digital Narrative Medicine parla anche del progetto Parole Fertili, realizzato con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici.
Dopo il baby boom degli anni ’50 e ’60, l’Italia ha visto un crollo delle nascite: nel 2019 per ogni 100 persone morte ne sono nate solo 67. Dieci anni fa erano 96. Sono cambiati gli stili e i progetti di vita delle coppie, ma soprattutto delle donne, che arrivano tardi alla maternità.
Come spiega Cristina Cenci, antropologa e Founder di DNM Digital Narrative Medicine, nel capitolo del Libro bianco intitolato “Parole fertili: viaggio alla ricerca di un figlio”, i tempi sociali e lavorativi sono cambiati e sembra che sia sempre troppo presto per un figlio. Da fenomeni centrali della vita sociale, la maternità e la paternità sono diventate componenti di un difficile e ambivalente negoziato tra i singoli e la collettività. Nascono da un desiderio individuale, restano un “dovere” sociale, sono un’interferenza nel progetto di vita o nell’attività professionale. Un mix di valori contraddittori e di regole non dette.

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Fecondazione assistita: richiesta di proroga per gli aspiranti genitori

Sono ora aperti i centri di Procreazione medicalmente assistita (Pma), a differenza di quanto accaduto in primavera quando, per contenere la trasmissione del Covid-19, la disponibilità ai trattamenti era stata a lungo sospesa o limitata. Tempo perso difficile da recuperare: per le donne che desiderano accedere alle tecniche di Pma con il Servizio sanitario nazionale è fissato un limite di età che varia secondo le Regioni: per esempio, in Lombardia e nel Lazio 43 anni, nel Veneto 50 e in Campania 46.
«La sospensione ha fatto perdere tempo prezioso a molte coppie» spiega Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. «Per questo abbiamo chiesto alle Regioni che, a partire dalla riattivazione dei centri prorogassero di 12 mesi il limite di età previsto» .

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Inchiesta Maternità/3: Il Welfare che sogniamo

Dopo il report sulla situazione in Italia e una puntata su lavoro per le mamme, ora ci occupiamo di servizi alle famiglie e ai bambini piccoli.
Puntare sugli asili nido o sui bonus? Sugli sconti o sulla flessibilità degli orari? E quanto incide la fatica quotidiana delle donne e la precarietà, nella scelta di abbandonare il progetto di un figlio? Cercare di rallentare, o fermare, il calo delle nascite è un investimento a lunghissimo termine. I dati però non lasciano dubbi sulla necessità di intervenire: nel 2019 ci sono stati 435mila nuovi nati e 647mila decessi, con un saldo negativo di 212mila (Istat). Il numero medio di figli per donna è 1,29 e l’età del primo parto è 32 anni. Siamo messi male nei servizi per la prima infanzia: a fronte di un obiettivo europeo del 33 per cento di bambini negli asili nido, il nostro Paese si ferma al 24, ma se al Centro e al Nord si arriva al 30, al Sud si scende al 10. Se non vogliamo diventare un Paese per vecchi, bisogna fare qualcosa.

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