Inchiesta Maternità/6: I papà invisibili

An Elephant in the room, un elefante nella stanza. Con questa metafora gli inglesi indicano una verità evidente e ingombrante che tutti conoscono e percepiscono ma che fingono di non vedere. Una verità però che – proprio come un animale enorme piazzato in un angolo della casa – non si può ignorare se si desidera procedere con la propria vita. Riflettendo sull’invisibilità che ancora investe i papà, viene da chiedersi se loro non siano i nostri elefanti nella stanza.
Infatti, benché il loro coinvolgimento nella crescita e nella cura dei figli sia significativamente mutato rispetto alle generazioni precedenti, la nostra società continua a considerarli latitanti, assenti, oppure figure marginali. Superflue. Accessorie. Insignificanti. Dei papà, del loro ruolo e delle loro esigenze, non si tiene conto quando si progettano i bagni nei luoghi pubblici e si mette il fasciatoio nelle toilette delle signore, quando si pubblicizza il corso di yoga e lo si chiama “Yoga mammabambino”, quando si chiama la chat della scuola “la chat delle mamme delle quinta B”, quando per descrivere la battaglia dei genitori per riaprire le scuole si parla di “battaglia delle mamme”. Non lo si fa nemmeno quando si tergiversa nel riconoscere un più lungo congedo parentale ai papà e durante l’inserimento all’asilo si domanda loro: “La mamma non poteva venire?”. Fior di manuali ed esperti sottolineano l’importanza che la presenza del padre rappresenta per la crescita dei figli e il benessere della compagna, ma poi nella quotidianità si fa il contrario. Come se ci fosse una continua rimozione sociale. Come se teoria e pratica non fossero mai in sincrono.

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