Centro di procreazione medicalmente assistita dell’AUSL di Modena, la risposta d’eccellenza alla sterilità di coppia

Una struttura di riferimento per tante donne che ambiscono a esaudire il loro desiderio di maternità. Nei quasi 20 anni di attività, il Centro di procreazione medicalmente assistita (PMA) dell’Azienda USL di Modena, istituito nel 2002 all’interno dell’Ospedale Ramazzini di Carpi, ha progressivamente acquisito un ruolo sempre più importante, diventando un punto di riferimento per le coppie con problemi di fertilità della provincia di Modena e non solo.

Nella struttura di I livello, che afferisce all’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia diretta dalla dottoressa Giulia Pellizzari, le coppie vengono inserite in un percorso che prevede un approccio personalizzato e multidisciplinare con la presa in carico globale.

L’iter prevede un primo colloquio con il medico, la programmazione di esami laboratoristici e strumentali eseguibili all’interno del centro e la successiva valutazione di idoneità della coppia al percorso terapeutico di I livello. Quando i criteri sono soddisfatti si procede con la terapia di stimolazione ovarica, la capacitazione del liquido seminale e la successiva inseminazione intrauterina, in varie combinazioni a seconda delle esigenze della coppia.

Un lavoro di rete, che coinvolge anche i consultori del territorio e il Policlinico, centro PMA di II e III livello, sfociato nella recente definizione di un protocollo provinciale di gestione della coppia infertile.

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Infertilità e sessualità, la nuova sindrome scoperta dai ricercatori dell’Università di Perugia e di Roma Tor Vergata

Il nuovo termine medico ‘Sindrome Infertosessuale’ identifica un circolo vizioso, offrendo gli strumenti scientifici per interromperlo

Un team di ricercatori composto da scienziati delle Università degli Studi di Perugia (professor Giovanni Luca, professor Riccardo Calafiore e dottoressa Sara Parrettini) e Università di Roma Tor Vergata (professor Emmanuele Jannini – uno dei massimi esperti mondiali di medicina della sessualità – e dottor Andrea Sansone), ha effettuato un’accurata analisi della letteratura finalizzato ad individuare le ricadute dell’infertilità sulla sessualità, e ad indagare come le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) possano influire sulla salute sessuale della coppia. Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Endocrinological Investigation. 

Come spiega una nota dell’Università degli Studi di Perugia “l’infertilità coinvolge circa una coppia su sei, rendendo questo problema un fenomeno sociale, oltre che sanitario, di estrema rilevanza ed attualità. Fattori maschili, femminili e di coppia sono coinvolti nella patogenesi dell’infertilità, rendendo necessaria una valutazione multidisciplinare che coinvolga numerosi specialisti al fine di valutare la presenza di fattori di rischio e le possibilità terapeutiche”. Il ricorso alle tecniche di Pma, prosegue l’Unipg, “ha consentito a numerose coppie di ottenere una o più gravidanze: tuttavia l’eccessiva medicalizzazione della mancata fertilità rappresenta a sua volta un fattore di rischio per ulteriori problematiche a carico della sfera della salute sessuale”.

Il team di ricerca ha esaminato separatamente gli effetti dell’infertilità e delle tecniche di Pma e, valutando gli effetti negli uomini, nelle donne e nelle coppie, ha coniato la definizione di una nuova sindrome in cui i disturbi della sessualità e della fertilità diventano una singola entità clinica. 

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Gravidanza a rischio, l’aborto sembrava l’unica soluzione: la piccola Marta salva grazie al coraggio dei medici

Marta è nata lo scorso 7 maggio. Prematura, pesava un chilo e 520 grammi e ancora per un mesetto dovrà restare nell’incubatrice della terapia neonatale. Deve la sua vita alla professionalità e al coraggio dei medici che hanno seguito sua madre Valentina quando durante la gestazione sono insorte gravi problematiche e l’unica prospettiva sembrava quella dell’interruzione della gravidanza. È la storia raccontata da ArezzoNotizie. Valentina e Gabriele, i genitori di Marta, sono arrivati da Pistoia all’ospedale San Donato di Arezzo per tentare il tutto per tutto, grazie alla tecnica della amnioinfusione che ha sopperito alla carenza di liquido amniotico che avvolgeva la bambina durante la gravidanza e che a un certo punto si era drammatica ridotto. Enrico Periti, medico dell’unità operativa della ginecologia del San Donato, ha proposto loro di tentare, poiché la coppia rifiutava l’opzione dell’aborto. “E noi accettammo, consapevoli dei rischi per il futuro della bambina ma anche decisi a non perderla”.

Cos’è l’amnioinfusione

“La signora aveva una grave assenza di liquido amniotico alla ventesima settimana di gravidanza. Una condizione molto grave: una scelta era quella di interrompere la gestazione e l’altra quella che le abbiamo prospettato al San Donato: l’amnioinfusione e cioè l’infusione di soluzione fisiologica all’interno della cavità amniotica durante il corso della gravidanza”, ha ricostruito Ciro Sommella, direttore di ginecologia e ostetricia del San Donato. Una volta deciso per l’amnioinfusione, Valentina e sua marito si sono spostati una volta a settimana, per 14 settimane, da Pistoia ad Arezzo per sottoporsi alla procedura. “Ognuno si è assunto la propria responsabilità. La paziente era consapevole che la bambina sarebbe potuta nascere prematura e quindi con gravi conseguenze sulla sua vita futura. Noi medici sapevano bene i rischi di natura anche legali e di responsabilità professionale che ci assumevamo”, ha detto il dottor Sommella. “È stato un momento molto difficile – ha ricordato Valentina -. Dovevamo decidere rapidamente e lo abbiamo fatto. In realtà non abbiamo mai avuto dubbi sulla scelta da compiere”.

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Ulss 2, attivato il parto cesareo dolce

Il parto cesareo dolce è l’argomento del secondo video dell’(H)-Open week dedicata alla salute della donna, sui social e sul sito dell’Ulss 2 e reperibile al seguente link https://youtu.be/6JTr9hgwmDk

La modalità “dolce” applicata al cesareo è stata attivata, mettendola a disposizione delle future mamme nei Punti nascita dell’Ulss 2 di Treviso, diretto dal dr Busato, di Oderzo, guidato dal dr Baccichet, di Montebelluna, diretto dalla dr.ssa Salmeri e di Conegliano, guidato dal dr Azzena. La metodica è in fase di attivazione anche nel punto nascita di Castelfranco, diretto dal dr. La Gamba.

«Abbiamo cercato di rendere il momento della nascita quanto più possibile simile a quello del parto per via vaginale alle mamme che, per motivi diversi, non possono partorire con questa modalità»: spiega il dr Enrico Busato, direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Ulss 2. Il parto cesareo dolce viene effettuato in sala operatoria anche con la presenza del papà, vicino alla futura mamma. I genitori possono seguire il momento della nascita attraverso un apposito telo dotato di finestra trasparente. Inoltre la mamma può spingere (come nel parto naturale) durante la fase di fuoriuscita della testa del bambino.

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Gravidanza ed epilessia, tutto quello che bisogna sapere

Non ci sono dubbi. Per le donne che soffrono di epilessia avere un bambino può risultare più complesso. Ma grazie ai progressi della scienza oggi nella grande maggioranza dei casi non si riscontrano problemi e ben oltre il 90 per cento delle donne con epilessia ha una gravidanza dagli esiti positivi.

Come se non bastasse, la gravidanza solo raramente influisce negativamente sulla frequenza delle crisi, anzi il 20-30 per cento delle donne con epilessia avrà un miglioramento della frequenza durante la gestazione. Inoltre, la probabilità che i figli di genitori con epilessia ereditino la patologia è molto bassa, appena al di sopra della media, circa il 4-6 per cento in più rispetto alla popolazione generale.

“Se l’epilessia– spiega Barbara Mostacci, responsabile Commissione Epilessia e Genere della Lega Italiana Contro l’Epilessia- LICE – è una condizione che presenta ancora molti problemi dal punto di vista diagnostico e sociale, quando si tratta di donne che vogliono diventare mamme, le difficoltà aumentano. Un rischio lievemente aumentato di complicazioni e malformazioni, unitamente a stigma sociale e fattori psicologici hanno a lungo impedito alle donne con epilessia la possibilità di diventare mamma. Ma l’epilessia non è un motivo per rinunciare alla gravidanza, che anzi può essere portata a felice compimento facendo attenzione a prendere alcune precauzioni”.

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Foggia, «Senti chi parla» l’aiuto per chi è in gravidanza

Settimana intensa per l’Isola che c’è, il progetto selezionato a Foggia dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Mercoledì 12 maggio, alle ore 18.30 in diretta streaming sulle pagine Facebook dell’Isola che c’è e di Parcocittà, torna “Senti chi parla”, il format pensato in collaborazione con l’associazione Sani Stili di Vita per formare e informare sui temi riguardanti i primi istanti di vita del neonato, e le diverse tematiche riguardanti il benessere e la genitorialità. Il titolo della puntata di mercoledì sarà: “Andare incontro al cambiamento: la gravidanza”.

Venerdì 14 maggio, a partire dalle ore 17 su piattaforma Zoom, appuntamento online con il Massaggio Neonatale per accompagnare le mamme nel percorso relazionale con i bimbi di 0-1 anni.

Info e prenotazioni per tutti i laboratori: 3713564344.


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Cento embrioni nel congelatore da un anno, così la fecondazione resta ferma

Da un anno cento embrioni restano congelati nei frigoriferi dell’ospedale Cervello, assieme alla speranza di settanta coppie che sognano di diventare genitori. Il centro di procreazione medicalmente assistita, l’unico pubblico della Sicilia occidentale, ha sospeso le attività a marzo del 2020 per Covid-19 e non è più ripartito. Nove mesi dopo, a dicembre, l’intero reparto di Ginecologia, dove nascevano 1.500 bambini l’anno, è stato riconvertito per la cura dei pazienti positivi. “Avrebbero potuto attivare il servizio di fecondazione assistita in un’altra struttura e invece ci hanno dimenticati”, è l’atto d’accusa delle famiglie che ieri sono state sentite in commissione sanità all’Ars.

A loro e ai membri della commissione presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, il dirigente generale dell’assessorato alla Salute, Mario La Rocca, ha promesso che il reparto e il centro di procreazione medicalmente assistita riapriranno i battenti entro un mese. “Il 25 maggio faremo un sopralluogo per verificare il rispetto degli impegni presi. Vigileremo con la massima attenzione affinché sia garantita la continuità terapeutica-assistenziale anche in tempi di pandemia”.

In lista d’attesa ci sono duecento famiglie. Settanta erano pronte a partire: dopo aver eseguito gli esami e la stimolazione ormonale, pensavano ormai di essere in dirittura d’arrivo. Invece la pandemia ha bloccato tutto. “Molti di noi sono al limite dell’età per tentare l’impianto e invece siamo costretti ad aspettare i tempi della burocrazia”.

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PMA: quello che c’è da sapere sulla Procreazione Medicalmente Assistita

L’Italia, dove circa il 15% delle coppie ha problemi di infertilità, è l’ottavo Paese al mondo per numero di trattamenti di PMA.

Avere un bambino non è una cosa semplice. Sui libri di scienze leggiamo che basta l’unione tra ovulo e spermatozoo e il gioco è fatto. Effettivamente da un punto di vista biologico è quello che succede, ma esistono diversi fattori che possono interferire in questo processo e rendere difficile la fecondazione, se non addirittura impedirla del tutto. Sono molte le coppie che riscontrano problemi di fertilità: nel mondo se ne contano circa 90 milioni. Ciononostante, questo non significa che bisogna rinunciare inevitabilmente ad avere un bambino. In Italia, nel 2004, è stata approvata la legge n. 40, che ha reso legale la fecondazione artificiale, nota anche come procreazione medicalmente assistita (PMA). Questa legge, che ha subito nel corso del tempo molte variazioni, ha permesso la nascita di migliaia di bambini, 14 mila solo nel 2016.

Come funziona la PMA

Quando si parla di PMA ci si riferisce ad una serie di tecniche chirurgiche, ormonali e farmacologiche sviluppate per aiutare una coppia ad avere un bambino, laddove il concepimento non avvenga in modo naturale. Come spiegato dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), esiste una vera e propria classificazione di queste tecniche e si suddividono in:

  • Tecniche di PMA di primo livello: vengono realizzate all’interno dell’apparato genitale femminile (inseminazione intrauterina, IUI);
  • Tecniche di PMA di secondo e terzo livello: la fecondazione avviene in vitro, quindi esternamente all’apparato genitale femminile (FIVET, ICSI, TESE, TESA, MESA, PESA).

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