Gravidanza ed epilessia, tutto quello che bisogna sapere

Non ci sono dubbi. Per le donne che soffrono di epilessia avere un bambino può risultare più complesso. Ma grazie ai progressi della scienza oggi nella grande maggioranza dei casi non si riscontrano problemi e ben oltre il 90 per cento delle donne con epilessia ha una gravidanza dagli esiti positivi.

Come se non bastasse, la gravidanza solo raramente influisce negativamente sulla frequenza delle crisi, anzi il 20-30 per cento delle donne con epilessia avrà un miglioramento della frequenza durante la gestazione. Inoltre, la probabilità che i figli di genitori con epilessia ereditino la patologia è molto bassa, appena al di sopra della media, circa il 4-6 per cento in più rispetto alla popolazione generale.

“Se l’epilessia– spiega Barbara Mostacci, responsabile Commissione Epilessia e Genere della Lega Italiana Contro l’Epilessia- LICE – è una condizione che presenta ancora molti problemi dal punto di vista diagnostico e sociale, quando si tratta di donne che vogliono diventare mamme, le difficoltà aumentano. Un rischio lievemente aumentato di complicazioni e malformazioni, unitamente a stigma sociale e fattori psicologici hanno a lungo impedito alle donne con epilessia la possibilità di diventare mamma. Ma l’epilessia non è un motivo per rinunciare alla gravidanza, che anzi può essere portata a felice compimento facendo attenzione a prendere alcune precauzioni”.

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Foggia, «Senti chi parla» l’aiuto per chi è in gravidanza

Settimana intensa per l’Isola che c’è, il progetto selezionato a Foggia dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Mercoledì 12 maggio, alle ore 18.30 in diretta streaming sulle pagine Facebook dell’Isola che c’è e di Parcocittà, torna “Senti chi parla”, il format pensato in collaborazione con l’associazione Sani Stili di Vita per formare e informare sui temi riguardanti i primi istanti di vita del neonato, e le diverse tematiche riguardanti il benessere e la genitorialità. Il titolo della puntata di mercoledì sarà: “Andare incontro al cambiamento: la gravidanza”.

Venerdì 14 maggio, a partire dalle ore 17 su piattaforma Zoom, appuntamento online con il Massaggio Neonatale per accompagnare le mamme nel percorso relazionale con i bimbi di 0-1 anni.

Info e prenotazioni per tutti i laboratori: 3713564344.


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Cento embrioni nel congelatore da un anno, così la fecondazione resta ferma

Da un anno cento embrioni restano congelati nei frigoriferi dell’ospedale Cervello, assieme alla speranza di settanta coppie che sognano di diventare genitori. Il centro di procreazione medicalmente assistita, l’unico pubblico della Sicilia occidentale, ha sospeso le attività a marzo del 2020 per Covid-19 e non è più ripartito. Nove mesi dopo, a dicembre, l’intero reparto di Ginecologia, dove nascevano 1.500 bambini l’anno, è stato riconvertito per la cura dei pazienti positivi. “Avrebbero potuto attivare il servizio di fecondazione assistita in un’altra struttura e invece ci hanno dimenticati”, è l’atto d’accusa delle famiglie che ieri sono state sentite in commissione sanità all’Ars.

A loro e ai membri della commissione presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, il dirigente generale dell’assessorato alla Salute, Mario La Rocca, ha promesso che il reparto e il centro di procreazione medicalmente assistita riapriranno i battenti entro un mese. “Il 25 maggio faremo un sopralluogo per verificare il rispetto degli impegni presi. Vigileremo con la massima attenzione affinché sia garantita la continuità terapeutica-assistenziale anche in tempi di pandemia”.

In lista d’attesa ci sono duecento famiglie. Settanta erano pronte a partire: dopo aver eseguito gli esami e la stimolazione ormonale, pensavano ormai di essere in dirittura d’arrivo. Invece la pandemia ha bloccato tutto. “Molti di noi sono al limite dell’età per tentare l’impianto e invece siamo costretti ad aspettare i tempi della burocrazia”.

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PMA: quello che c’è da sapere sulla Procreazione Medicalmente Assistita

L’Italia, dove circa il 15% delle coppie ha problemi di infertilità, è l’ottavo Paese al mondo per numero di trattamenti di PMA.

Avere un bambino non è una cosa semplice. Sui libri di scienze leggiamo che basta l’unione tra ovulo e spermatozoo e il gioco è fatto. Effettivamente da un punto di vista biologico è quello che succede, ma esistono diversi fattori che possono interferire in questo processo e rendere difficile la fecondazione, se non addirittura impedirla del tutto. Sono molte le coppie che riscontrano problemi di fertilità: nel mondo se ne contano circa 90 milioni. Ciononostante, questo non significa che bisogna rinunciare inevitabilmente ad avere un bambino. In Italia, nel 2004, è stata approvata la legge n. 40, che ha reso legale la fecondazione artificiale, nota anche come procreazione medicalmente assistita (PMA). Questa legge, che ha subito nel corso del tempo molte variazioni, ha permesso la nascita di migliaia di bambini, 14 mila solo nel 2016.

Come funziona la PMA

Quando si parla di PMA ci si riferisce ad una serie di tecniche chirurgiche, ormonali e farmacologiche sviluppate per aiutare una coppia ad avere un bambino, laddove il concepimento non avvenga in modo naturale. Come spiegato dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), esiste una vera e propria classificazione di queste tecniche e si suddividono in:

  • Tecniche di PMA di primo livello: vengono realizzate all’interno dell’apparato genitale femminile (inseminazione intrauterina, IUI);
  • Tecniche di PMA di secondo e terzo livello: la fecondazione avviene in vitro, quindi esternamente all’apparato genitale femminile (FIVET, ICSI, TESE, TESA, MESA, PESA).

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