Cento embrioni nel congelatore da un anno, così la fecondazione resta ferma

Da un anno cento embrioni restano congelati nei frigoriferi dell’ospedale Cervello, assieme alla speranza di settanta coppie che sognano di diventare genitori. Il centro di procreazione medicalmente assistita, l’unico pubblico della Sicilia occidentale, ha sospeso le attività a marzo del 2020 per Covid-19 e non è più ripartito. Nove mesi dopo, a dicembre, l’intero reparto di Ginecologia, dove nascevano 1.500 bambini l’anno, è stato riconvertito per la cura dei pazienti positivi. “Avrebbero potuto attivare il servizio di fecondazione assistita in un’altra struttura e invece ci hanno dimenticati”, è l’atto d’accusa delle famiglie che ieri sono state sentite in commissione sanità all’Ars.

A loro e ai membri della commissione presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, il dirigente generale dell’assessorato alla Salute, Mario La Rocca, ha promesso che il reparto e il centro di procreazione medicalmente assistita riapriranno i battenti entro un mese. “Il 25 maggio faremo un sopralluogo per verificare il rispetto degli impegni presi. Vigileremo con la massima attenzione affinché sia garantita la continuità terapeutica-assistenziale anche in tempi di pandemia”.

In lista d’attesa ci sono duecento famiglie. Settanta erano pronte a partire: dopo aver eseguito gli esami e la stimolazione ormonale, pensavano ormai di essere in dirittura d’arrivo. Invece la pandemia ha bloccato tutto. “Molti di noi sono al limite dell’età per tentare l’impianto e invece siamo costretti ad aspettare i tempi della burocrazia”.

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