Fecondazione: rapporto Cedap, 3% gravidanze da procreazione assistita

L’88,8% dei parti, nel 2019, è avvenuto in strutture pubbliche. L’età media delle madri italiane è di 33 anni, superiore a 31 anni al primo figlio. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (Pma) risulta effettuato in media 3,06 gravidanze ogni 100. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro, con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (Fivet), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (Icsi). Questi alcuni dei dati rilevati dal Rapporto Cedap sulle nascite in Italia, a cura dell’Ufficio di statistica del ministero della Salute, che illustra i dati rilevati per il 2019 dal flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (Cedap) ed è pubblicato sul sito del ministero.

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Schips lancia l’ambulatorio per l’infertilità maschile

Nuovo servizio nella Asl Lanciano-Vasto-Chieti. Ed arrivano altri riconoscimenti per il direttore dell’Urologia dell’azienda sanitaria del territorio

Non solo urologia, come tradizionalmente conosciuta, o applicata in campo oncologico

Il prof. Luigi Schips volge l’attenzione all’andrologia e, dopo aver attivato ambulatori dedicati a Chieti e Vasto per lo studio dell’apparato genitale maschile e le relative terapie farmacologiche e chirurgiche, avvia un nuovo servizio. A partire da luglio all’ospedale di Ortona sarà attivo un ambulatorio dedicato alle patologie andrologiche con particolare attenzione ai problemi di infertilità maschile.

“Si tratta di un servizio che sarà seguito da Roberto Castellucci, dirigente medico della nostra équipe – spiega Schips, Direttore dell’Urologia della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e Ordinario all’Università D’Annunzio -. La finalità è garantire un’offerta diagnostica e terapeutica completa alle coppie che fanno i conti per il problema sempre più comune dell’infertilità, che riguarda circa il 15%. La scelta di attivare il servizio a Ortona è stata determinata dalla volontà di collaborare con il Centro di Procreazione medicalmente assistita diretto da Gian Mario Tiboni, al fine di offrire alle coppie un percorso integrato che possa prenderle in carico affrontando l’infertilità legata a problemi riproduttivi maschili, causa una volta su due della difficoltà a ottenere una gravidanza”.

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#UnaStoriaUnLibro: la nuova iniziativa gratuita di ParoleFertili

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Partecipa alla nuova iniziativa gratuita di #ParoleFertili: racconta la tua esperienza di #infertilità o il tuo percorso #pma, usando l’hashtag #UnaStoriaUnLibro, per ricevere a casa “ParoleFertili. Viaggio alla ricerca di un figlio”, il libro che raccoglie le vostre storie donate negli anni alla community, edito da Mondadori Electa.

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Centro procreazione assistita: nuova sede con più comfort

Cambio di sede per il centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’ospedale Misericordia di Grosseto.

Da domani – 14 giugno – la Pma, che finora si trovava negli ambulatori davanti alla sala tulipano, sarà spostata in un’area dedicata, a metà del corridoio, sempre al piano terra dell’ospedale (piano piastra), raggiungibile proseguendo avanti, superata la portineria principale.

Qui le attività saranno organizzate in spazi più ampi e in maniera più coordinata a beneficio di una maggiore attenzione e miglior comfort delle pazienti che seguono il percorso. In particolare, le coppie che si rivolgono al Centro troveranno nella stessa area tutti i servizi che fanno parte dell’iter: insieme agli ambulatori ginecologici per visite e monitoraggio, sono presenti la Genetica medica, per consulenze genetiche, esami specifici, il laboratorio di semiologia e il servizio di consulenza psicologica.

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Eva Giusti, la mamma influencer a “Oggi è un altro giorno”: «Dalla procreazione assistita al tumore al cervello per colpa di un neo»

Eva Giusti, la mamma influencer de “Il frutto della passione”

Eva Giusti, ospite di Serena Bortone a “Oggi è un altro giorno, ha raccontato la sua vita, dalla Toscana al Brasile per seguire il suo amore, poi la voglia di metter su famiglia: “Prima scoprire la diagnosi di infertilità – ha raccontato Eva Giusti – frequentavamo una casa famiglia e ci siamo lanciati nell’avventura dell’adozione, con Noah Enzo. Una grandissima felicità perché quando la natura sembra mettersi contro, la gioia di accogliere un bambino a casa è gande. Poi abbiamo provato con la procreazione assistita, un percorso complicato, iniezioni e farmici, abbiamo fatto dei tentativi, il primo è finito con un aborto e poi è nata la seconda figlia, Nina Flor. Ho raccontato tutto sul mio blog e su Instagram, c’è stato un grande scambio di esperienze. Poi arriva un brutto colpo, nell’ultimo mese di gravidanza mi hanno asportato un neo e hanno scoperto che era un melanoma modulare, per cui mi sono dovuta sottoporre a un’operazione. Sembrava tutto risolto perché i linfonodi erano risultati puliti, anche nei controlli successivi, ma nel 2018 ho però scoperto che il melanoma attraverso il sangue era arrivato alla testa”.

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Fertilità in calo, ma non in tutta Europa

La riduzione del tasso di fertilità è un fenomeno che da anni colpisce l’Europa, con ampi divari sia tra i paesi Ue che tra le rispettive regioni. Un fenomeno che risulta strettamente connesso ad altri, come il calo delle nascite e l’aumento dell’età media in cui si ha il primo figlio.

Nel 2019 in Italia sono nati 7 bambini ogni mille abitanti. Questo è uno dei dati più bassi tra i paesi dell’Unione europea. Tuttavia, il calo delle nascite non riguarda solo l’Italia, ma tutta l’Europa. Infatti, se nel 2009 c’erano 10,8 nuovi nati ogni mille europei, dieci anni dopo il dato è calato fino a 9,5.

Questa riduzione delle nascite può essere spiegata in parte da fattori strutturali. Le generazioni più numerose, a partire dai baby boomers, sono o stanno progressivamente uscendo dall’età riproduttiva. Mentre le coorti di età più giovani, cresciuti negli anni della crisi economica, si trovano spesso in condizioni lavorative precarie o comunque non sufficientemente stabili per avere figli.

La crisi economica del 2008 è stata determinante nel calo delle nascite.

Ad aggiungersi a questo scenario c’è anche la questione legata alle opportunità dei servizi. Se da una parte vi è una maggiore incertezza economica e lavorativa, dall’altra in diversi territori mancano o scarseggiano i servizi dedicati all’infanzia. In primis gli asili nido, fondamentali per permettere ai  genitori di coniugare lavoro e vita familiare. Un fattore che impatta soprattutto sull’occupazione femminile, visti gli stereotipi sociali che vedono ancora la donna come principale responsabile del lavoro di cura verso i figli. Considerando tutti questi elementi, è interessante osservare quanto varia il tasso di fertilità tra le regioni dei paesi Ue. Un’analisi che ci permettere di verificare se all’interno di uno stesso stato coesistano situazioni omogenee oppure diverse tra loro.

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L’infertilità maschile è l’ultimo tabù

Il 30 per cento dei casi di infertilità dipende dagli uomini, ecco perché è ora di parlarne

Imparano a pronunciare parole come oligoastenozoospermia senza inciampare con la lingua sui denti. Ma fuori di casa non trovano le parole per raccontare la loro esperienza di uomini infertili. Persino sui forum online si fa fatica a trovarli.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si può parlare di infertilità solo dopo due anni di tentativi. Il problema riguarderebbe il 15 per cento delle coppie. Ma quando si cerca di capire le percentuali fra cause femminili e maschili i dati si fanno più confusi. Secondo l’Istituto superiore di sanità i casi di infertilità nell’uomo sono il 29,3 per cento, contro il 37,1 per le donne, mentre nel 17,6 per cento la difficoltà starebbe da entrambe le parti. Ma poi c’è uno 0,9 per cento di fattori generici e un 15,1 per cento cosiddetto “sine causa”. Una definizione senza senso secondo Pasquale Scarano, andrologo dell’ospedale di Rimini che, negli anni, si è occupato di centinaia di coppie. «Una causa esiste sempre», dice. «Troppo spesso si arriva alla procreazione medicalmente assistita senza aver esaminato anche le condizioni fisiche del maschio. Le coppie in Italia che riescono ad avere un bambino in questo modo sono solo il 13,5 per cento, eppure non si va mai a indagare le ragioni dei fallimenti. Solo dopo diversi tentativi andati a vuoto ci si comincia a fare delle domande: “E se fosse lui? O anche lui?”».

La maggior parte degli uomini che ha problemi di infertilità non parla, si nasconde. Su tutti i forum, i siti dedicati, come Parole fertili, a esporsi sono le donne. Che si tratti ancora di un tabù lo raccontano, al posto loro, quelli che invece hanno realizzato che non c’è niente di cui vergognarsi. Come Maurizio di Oristano, della onlus L’altra cicogna: «Solo l’idea di fare l’analisi dello sperma a molti dà fastidio, hanno paura di sentirsi dire che il problema sono loro. Io mi sono sottoposto a decine di esami, visite. Tanti si arrendono prima».

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“Mi dissero: ‘Perché non ti rassegni?’. Ho scelto la Pma e oggi guardo mia figlia sorridere”

La Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: la testimonianza di Marianna, i dati, il caso Carmen Consoli, la prevenzione

“Ricordo il giorno in cui mi dissero ‘perché non ti rassegni?’. Io non l’ho mai fatto e oggi ne sono felice, perché vedo mia figlia sorridere, crescere, giocare: avere un bambino è sempre una gioia, ma lo è ancora di più al termine di un percorso tanto denso e faticoso”. Marianna ha 40 anni e insieme a suo marito, ormai quattro anni fa, ha scelto la Procreazione Medicalmente Assistita.

I trattamenti di PMA richiedono un cammino non facile, estremamente impegnativo. “Tutto è iniziato con una diagnosi di astenozoospermia per mio marito: si tratta si un’alterazione del seme maschile che comporta una ridotta motilità degli spermatozoi. È stato un duro colpo e, purtroppo, sull’uomo non esistono ancora tecniche di intervento. Ma non ci siamo arresi: da quel momento, abbiamo iniziato insieme un percorso. Il desiderio di genitorialità è stato più forte di tutto”, ricorda Marianna.

La storia di questa coppia è la storia di tanti: secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2017 hanno usufruito di PMA oltre 78 mila coppie italiane per quasi 98 mila cicli iniziati e quasi 14 mila bambini nati. D’altronde, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’infertilità è un problema molto diffuso, che colpisce circa il 15% delle coppie nel mondo.

Le tecniche di PMA in Italia vengono disciplinate dalla legge 40 del 2004, che stabilisce la possibilità di trattamento solo per le coppie formate da partner di sesso diverso, precludendo il percorso alle madri single. Chi non rientra nei canoni è costretto a recarsi all’estero, proprio come ha fatto Carmen Consoli: mamma di Carlo Giuseppe, 8 anni, avuto grazie ad un trattamento di fecondazione assistita realizzato a Londra.


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La foto di questa neonata vestita d’arcobaleno e circondata da siringhe è diventata simbolo di speranza per tutte le coppie che sognano di diventare genitori e lottano contro l’infertilità. Il cuore fatto di aghi ricorda quelli che sua mamma ha dovuto usare due volte al giorno per il trattamento di fecondazione assistita.

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