“Mi dissero: ‘Perché non ti rassegni?’. Ho scelto la Pma e oggi guardo mia figlia sorridere”

La Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: la testimonianza di Marianna, i dati, il caso Carmen Consoli, la prevenzione

“Ricordo il giorno in cui mi dissero ‘perché non ti rassegni?’. Io non l’ho mai fatto e oggi ne sono felice, perché vedo mia figlia sorridere, crescere, giocare: avere un bambino è sempre una gioia, ma lo è ancora di più al termine di un percorso tanto denso e faticoso”. Marianna ha 40 anni e insieme a suo marito, ormai quattro anni fa, ha scelto la Procreazione Medicalmente Assistita.

I trattamenti di PMA richiedono un cammino non facile, estremamente impegnativo. “Tutto è iniziato con una diagnosi di astenozoospermia per mio marito: si tratta si un’alterazione del seme maschile che comporta una ridotta motilità degli spermatozoi. È stato un duro colpo e, purtroppo, sull’uomo non esistono ancora tecniche di intervento. Ma non ci siamo arresi: da quel momento, abbiamo iniziato insieme un percorso. Il desiderio di genitorialità è stato più forte di tutto”, ricorda Marianna.

La storia di questa coppia è la storia di tanti: secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2017 hanno usufruito di PMA oltre 78 mila coppie italiane per quasi 98 mila cicli iniziati e quasi 14 mila bambini nati. D’altronde, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’infertilità è un problema molto diffuso, che colpisce circa il 15% delle coppie nel mondo.

Le tecniche di PMA in Italia vengono disciplinate dalla legge 40 del 2004, che stabilisce la possibilità di trattamento solo per le coppie formate da partner di sesso diverso, precludendo il percorso alle madri single. Chi non rientra nei canoni è costretto a recarsi all’estero, proprio come ha fatto Carmen Consoli: mamma di Carlo Giuseppe, 8 anni, avuto grazie ad un trattamento di fecondazione assistita realizzato a Londra.


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La foto di questa neonata vestita d’arcobaleno e circondata da siringhe è diventata simbolo di speranza per tutte le coppie che sognano di diventare genitori e lottano contro l’infertilità. Il cuore fatto di aghi ricorda quelli che sua mamma ha dovuto usare due volte al giorno per il trattamento di fecondazione assistita.

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