Compie 43 anni la prima bambina concepita con la fecondazione artificiale

Il 25 luglio 1978 è stata una data importantissima nel mondo della medicina. In quel giorno venne infatti alla luce la prima bambina concepita con fecondazione “artificiale”. Louise Brown, che ha appena compiuto 43 anni, è nata in Inghilterra nell’ospedale di Oldham con un parto cesareo, e data l’eccezionalità dell’evento venne ripresa in un video nel quale sono immortalate tutte le fasi della nascita ed il suo primo vagito dopo il taglio del cordone ombelicale.

La notizia della nascita di Louise Brown ebbe un effetto dirompente in tutto il mondo, anche se era da anni che gli scienziati stavano sperimentando la fecondazione in provetta, ma la realizzazione fece passare la tecnica da fantascientifica in reale. Anche tra il personale medico regnava in gran parte lo scetticismo verso quella tecnica innovativa e in molti casi questa veniva ritenuta pericolosa ed immorale, con il timore che potesse generare dei neonati deformi.

Il padre e la madre della bambina, Lesley e John Brown, erano in quegli anni una coppia come tante altre, che nonostante tutti gli sforzi e le cure, non riuscivano a mettere al mondo il loro bambino. Dopo nove anni di vani tentativi i due coniugi decisero di consultare un ginecologo dell’ospedale di Oldham, Patrick Steptoe, che aveva risolto il problema dell’occlusione delle tube grazie ad una tecnica innovativa.

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Infertilità maschile in aumento: cosa c’è da sapere e cosa fare

L’infertilità maschile è in aumento, dovuto anche alla pandemia. I consigli degli andrologi della SIA e del Presidente, Professor Alessandro Palmieri per intervenire

L ’infertilità maschile, con la pandemia dell’ultimo anno e mezzo, ha subito un’impennata. I ritardi nel ricorso a visite andrologiche e a procedure di conservazione dei gameti, si sono sommati alla cronica tendenza a sottostimare e trascurare le cause maschili quando si desidera diventare genitori. Le coppie intanto sono “invecchiate” e il tempo perduto, essenziale quando si parla di infertilità, potrebbe comportare un rischio irrimediabile di sterilità o la riduzione significativa della percentuale di successo delle procedure di procreazione medicalmente assistita (PMA). Allora cosa fare?

«Intraprendere con tempestività un corretto percorso di diagnosi e terapia dell’origine maschile dell’infertilità consentirebbe invece di evitare la PMA o migliorarne del 50% gli esiti». Lo sottolineano gli esperti della Società Italiana di Andrologia che stanno mettendo a punto il primo documento di consenso sulla gestione clinica del maschio infertile. Nel documento saranno per la prima volta contenute le indicazioni condivise sulle procedure diagnostiche necessarie e quando eseguirle, gli interventi sullo stile di vita, l’alimentazione e l’impiego degli integratori.

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A Niguarda di Milano prima donazione volontaria ovociti in Lombardia

E’ stata portata a termine all’ospedale Niguarda di Milano la prima donazione volontaria di ovociti della Lombardia. Lo ha annunciato in una nota lo stesso nosocomio, spiegando che la donatrice ha deciso di intraprendere il lungo iter culminato con la donazione dei gameti, 23 ovuli, che saranno destinati a 4 coppie per la fecondazione eterologa”.
“Siamo molto contenti di questo risultato: in Italia non è facile trovare donatrici femminili perché la donazione è totalmente volontaria e non remunerata e il percorso si compone di molti controlli e step intermedi” ha spiegato Maurizio Bini, responsabile del Centro di diagnosi e terapia della sterilità di Niguarda”, aggiungendo che “non va dimenticata, inoltre, la procedura di prelievo molto più complicata rispetto alla donazione maschile”.

La donna per poter portare a compimento la donazione, come previsto dalla normativa, si è sottoposta ai diversi controlli di tipo clinico, genetico a cui si affianca anche un percorso di valutazione psicologica necessario per sondare fino in fondo la reale motivazione alla base della volontà di donare. “Dopo aver completato questa prima fase, la donna è stata a tutti gli effetti ‘arruolata’ e sottoposta ad una stimolazione ormonale, che porta alla produzione degli ovuli che infine vengono, a completa maturazione, prelevati con un ago per via trans-vaginale” ha continuato Bini, sottolineando che “è importante, in tutto questo percorso, della durata di settimane, ridurre al minimo il disagio per la donatrice e il nostro staff ha lavorato costantemente per venirle incontro con la massima disponibilità. La procedura – ha proseguito il medico – è equiparabile a una donazione da vivente di organi o tessuti con la complicazione aggiuntiva che in questo caso le cellule da donare devono essere prodotte con una terapia preparatoria complessa”.

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Camihawke risponde a chi insinua che sia incinta: “Non c’è la giusta sensibilità sul tema maternità”

Camihawke ha deciso di affrontare un argomento delicato nelle sue Instagram Stories. In seguito al commento di una follower, che ipotizzava una sua gravidanza, ha voluto ribadire quanto certe supposizioni o domande possano ferire chi è dall’altra parte. “Il fatto che anni fa si facessero domande senza scrupoli sulla maternità non significa che fosse giusto” ha scritto, invitando a una maggiore sensibilità, soprattutto quando non si conosce la storia di chi si ha di fronte.

Le donne sono ancora troppo spesso vittime di un’ingiustificata pressione sociale che le vorrebbe inquadrate in determinati stereotipi. Le parole “matrimonio” e “maternità” sono dietro l’angolo arrivate a una certa età e con esse le domande scomode e le affermazioni indelicate di chi si sente in diritto di esprimersi senza alcun tatto, senza conoscere la storia e il passato di chi c’è dall’altra parte. Camilla Boniardi, la famosa Camihawke dei social, è solo l’ultima ad aver subito questa mancanza di sensibilità e per questo ha voluto dire la sua sull’argomento, ribadendo quanto bisogno ci sia oggi più che mai di accortezze quando ci si rivolge all’altro, senza sputare sentenze, ipotesi e deduzioni.

Proprio perché la nostra società tende ancora a identificare la donna come madre, l’infertilità è un argomento tabù, che mette molto a disagio le donne in primis. Hanno difficoltà a parlare apertamente di qualcosa su cui si sentono così tanto giudicate e che quindi le fa sentire come “sbagliate”. Paola Turani si è esposta moltissimo sui social di recente, raccontando la sua esperienza. Da tempo, soprattutto in seguito al matrimonio, era costantemente bersaglio di domande in merito alla maternità del tipo: “E un figlio quando?“. Si è sfogata raccontando le sue frustrazioni per quel figlio che tardava ad arrivare, il dolore provato ogni volta che qualcuno dava la lieta notizia di una gravidanza interrogando poi lei sul perché non facesse altrettanto.

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Parte a Treviso un percorso per la fertilità di coppie in cerca di un bambino

Un servizio – che si preferisce però chiamare “percorso” – ha preso avvio a Treviso con la firma di un protocollo tra Ulss 2 “Marca trevigiana” e il Centro della Famiglia. Destinato alle coppie infertili per il raggiungimento della gravidanza, il percorso offrirà un nuovo servizio integrato di accompagnamento psico-medico ed educativo. La collaborazione tra Consultorio Familiare del Centro della Famiglia e Azienda Ulss 2 prevede interventi condivisi e mirati a offrire accompagnamento alla gravidanza e durante i primi mesi di vita del bambino oppure, in alternativa, supporto per l’adozione o l’affidamento. A disposizione si saranno medici e specialisti, piscoterapeuti, sessuologi, ostetrici, esperti in scienze dell’alimentazione e consulenti etici, in un percorso dedicato e protetto. 

Un pacchetto completo di colloqui di orientamento e informazioneconsulenze etiche e psicologiche, visite specialisticheaccertamenti diagnostici, fino agli interventi e alle analisi degli esiti. Il tutto con un approccio globale e multidisciplinare, che prevede, oltre a indagini mediche per escludere altre patologie e per affrontare quelle superabili, lo sviluppo della consapevolezza della fertilità tramite figure professionali appositamente formate e l’accompagnamento psicorelazionale a sostegno della relazione di coppia.

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Nasce “In Seno alla Salute”. Consulti e screening gratuiti per la prevenzione delle cause di infertilità legate al tumore al seno

Nasce il progetto InSenoallaSalute del Ministero della Salute con l’obiettivo di fornire alle donne in età fertile uno strumento di conoscenza della salute riproduttiva e delle misure di prevenzione delle cause di infertilità legate al tumore al seno, nonché la possibilità di effettuare un consulto medico telefonico gratuito

Le donne interessate, attraverso una semplice procedura di autenticazione con il telefono cellulare, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di Privacy, potranno accedere alla compilazione di un questionario anamnestico, in base al quale saranno individuate quelle “a maggior rischio”.

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Pma. Aumento fondo da 5 mln. Pronto il decreto col riparto

È pronto il decreto con il riparto di 5 milioni di euro aggiuntivi al Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita stanziato nell’ultima Legge di Bilancio.

Lo scopo dei fondi aggiuntivi è quello di riconoscere un contributo alle coppie con infertilità e sterilità per consentire l’accesso alle prestazioni di cura e diagnosi dell’infertilità e della sterilità, in particolare alle coppie residenti in regioni dove tali prestazioni non sono state ancora inserite nei livelli essenziali di assistenza o risultano insufficienti al fabbisogno. Ora il testo dovrà approdare in Stato-Regioni per il parere.

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Aiuta un figlio a nascere: la PMA apre le porte al Parlamento.

La Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU) ha deciso di organizzare, per il mese dell’infertilità, una serie di incontri con l’obiettivo di far conoscere alle Istituzioni le eccellenze italiane della medicina e della biologia della riproduzione umana e di far toccare loro con mano quello che ogni giorno migliaia di operatori fanno per supportare le coppie infertili e per aiutarle a realizzare il loro sogno genitoriale, contrastando in questo modo l’alto tasso di denatalità presente in Italia.

Il progetto prevede l’attuale partecipazione di 61 Centri Italiani di Procreazione Medicalmente Assistita presenti su tutto il territorio nazionale, che apriranno le loro porte a tutti i parlamentari di Camera e Senato nonché al Ministero e ai Sottosegretari della Salute.

L’iniziativa si svolgerà durante tutto il mese di Luglio e il singolo parlamentare potrà prenotare la propria ‘visita guidata’ in un percorso all’interno delle innovazioni della riproduzione umana assistita. L’evento sarà anche un’occasione di confronto per sensibilizzare le istituzioni sulle problematiche e criticità esistenti legate alla mancata applicazione dei Lea e alle carenze legislative nonché sulla necessità di Linee Guida chiare ed efficaci per la diagnosi e il trattamento dell’infertilità di coppia così da poter intervenire con tempestività e prontezza, aiutando un figlio a nascere.

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Francia: procreazione assistita per tutte le donne, il Parlamento approva la legge

Definitivo via libera del parlamento francese al progetto di legge sulla bioetica che include, tra l’altro, l’emblematica estensione della procreazione medicalmente assistita (pma) a tutte le donne, incluso donne single e lesbiche. Dopo due anni di navetta parlamentare, una delle principali promesse elettorali del presidente Emmanuel Macron, arriva dunque a compimento. 

Dopo anni di dibattito infuocato e un lungo processo legislativo, la legge sulla “Pma per tutte” è stata approvata dall’Assemblea nazionale con 326 voti favorevoli, 115 contrari e 42 astensioni. Promessa dall’allora presidente socialista Francois Hollande, vede ora la luce sotto la presidenza di Emmanuel Macron “dopo nove anni di gestazione e un parto nel dolore”, commenta l’associazione Inter-Lgbt, citata dai media francesi. La nuova legge contiene anche un’altra novità, la possibilità per i figli maggiori di diciotto anni di conoscere l’identità di chi ha donato lo sperma o gli ovociti. In questo caso non verrà comunque legalmente riconosciuto nessun legame di filiazione con il donatore.

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Vaccini Covid e gravidanza, “nessun rischio ma serve chiarezza contro disinformazione”

Vaccini Covid, gravidanza allattamento. Esistono regole e precauzioni specifiche per le donne che stanno affrontando l’esperienza della maternità? Secondo la SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, “la vaccinazione non è controindicata in gravidanza“.

SIGO, in una nota congiunta con SIN (Società Italiana di Neonatologia) e SIMP (Società Italiana di Medicina Perinatale), specifica che la somministrazione dei vaccini anti-Covid non è controindicata nemmeno in fase di allattamento.
Le società scientifiche aggiungono che vaccinarsi contro il coronavirus non comporterebbe rischi nemmeno per le donne che assumono contraccettivi ormonali e che “non vi è nessun dato scientifico che ipotizza ripercussioni della vaccinazione sul potenziale riproduttivo maschile o femminile“.


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