Denatalità, le Società scientifiche chiedono un tavolo di lavoro multidisciplinare per fronteggiare il problema

I Ginecologi e i Neonatologi italiani, incoraggiati dalla constatazione che Papa Francesco, nel suo intervento nell’Angelus, ha condiviso l’allarme sulla denatalità lanciato da tempo dalle Società scientifiche SIGO e SIN, ripropongono con forza l’istituzione di un tavolo che studi il metodo di lavoro più idoneo per fronteggiare questa calamità

“I giovani si sentono abbandonati a sé stessi perciò rinunciano a formare famiglie stabili, rinunciano ai figli o si fermano al primo. Negli ultimi due decenni è venuto meno il sistema di protezione sociale che incoraggiava a mettere su famiglia e ad avere uno o più bambini. L’elemento di insicurezza maggiore deriva dalla precarietà lavorativa e sociale e dalla necessità, che ci confidano migliaia di mamme e papà che incontriamo nel nostro lavoro quotidiano, di avere dei punti di riferimento istituzionali che li sostengano in modo tangibile, anche a livello locale, nel loro percorso verso la genitorialità.

Per due giovani che vanno a vivere insieme, oggi è difficile avere il mutuo per acquistare una casa, il costo della vita è lievitato molto, non ci sono certezze lavorative perché la maggior parte dei nuovi contratti sono precarie c’è una grande incertezza sulla previdenza. Servono, quindi, percorsi strutturati di welfare che aiutino ad avere maggiore fiducia nel futuro.

Molto positive, da questo punto di vista, sono tutte le iniziative varate nell’ultimo anno dal Governo e dal Parlamento e per questo le Società Scientifiche desiderano continuare a stimolare in modo positivo le istituzioni e le parti sociali, che già hanno dimostrato attenzione a questo tema, allo scopo di dare un ulteriore impulso al sostegno della natalità, che nel nostro paese continua a calare drasticamente

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Carolina Marconi, dopo la paura «mi godo il Natale come non mai»

A pochi giorni dall’ultima mammografia, la showgirl venezuelana, che quest’anno ha lottato contro un tumore al seno, si gode le feste circondata d’amore: «Sono grata alla vita», scrive su Instagram nel suo post d’auguri ai fan. «Sto bene, un po’ acciaccata ma con accanto le persone che amo» 

Senza parrucca ma con un allegro cerchietto con corna di renna in testa. Così Carolina Marconi, a distanza di poco più di un mese dall’ultima chemio e a qualche giorno dall’ultima mammografia, ha voluto porgere i suoi auguri di Natale ai fan dal suo profilo Instagram. Con lei, nella foto scattata da suo fratello Leonardo, il fidanzato Alessandro Tulli, che nei lunghi giorni della malattia le è sempre stato accanto, e i loro chihuahua Zora e Achille. «Mi sto godendo il Natale come non mai», scrive la showgirl venezuelana. «Sto assaporando ogni minimo particolare… la compagnia, il volerci bene, il raccontarci ed ascoltarci… […] Sono qui con mille pensieri, vorrei dirvi talmente tante tante cose che l’unica che sento di estrapolare dal mio cuore è dirvi che sono grata alla vita perché ora sto bene anche se un po’ acciaccata, ma con accanto le persone che amo… vi auguro un Buon Natale, voletevi bene il resto non conta», conclude firmandosi, come ormai da qualche mese a questa parte, «La vostra Pelatina».

Un messaggio di speranza e di gioia vera, unite al sollievo di aver chiuso finalmente un capitolo di sofferenza e di paura. La ex gieffina aveva scoperto di avere un tumore al seno, piccolo ma molto aggressivo, durante una mammografia, richiesta per iniziare un percorso di fecondazione assistita. Ad aprile si era sottoposta all’intervento chirurgico poi aveva iniziato la chemioterapia: «È stato come un fulmine che mi ha trafitto», aveva raccontato, parlando del suo percorso, qualche mese fa. «Mi è crollato il mondo addosso, sono stata tanto male, ma quando passi un momento così non sai di avere quella forza. Anch’io mi stupisco a volte della forza che mi è uscita».

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Fertilità dopo il tumore: le nuove cure per preservarla

Oggi è più facile diventare mamma dopo un tumore

Cresce la richiesta di interventi per preservare la fertilità, in vista di una successiva gravidanza. Cresce la richiesta di interventi per preservare la fertilità, in vista di una successiva gravidanza. Tra le cause anche l’aumento dei tumori giovanili: oggi l’eventualità di non poter avere figli a causa delle cure non è più accettato come un effetto inevitabile.

«Il danno ovarico dipende dal farmaco, dalla dose, dall’età e dalla riserva ovarica della paziente. Anche la radioterapia aumenta il rischio di insufficienza ovarica precoce» spiega Mario Preti, professore associato di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Torino e membro del Comitato Scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. «La crioconservazione del tessuto ovarico è la soluzione più innovativa a fianco delle altre (protezione farmacologica con analoghi del GnRH, congelamento degli embrioni, congelamento degli ovociti, trasposizione ovarica).

Con l’intervento in laparoscopia si asporta una porzione periferica dell’ovaio che contiene i follicoli primordiali con ovociti immaturi, resistenti a congelamento e scongelamento. Per ripristinare la fertilità si trapianta il tessuto ovarico crioconservato nella porzione di ovaio rimanente o nella parete addominale. È la tecnica indicata nei tumori “a basso rischio” – come quello del seno o della cervice uterina agli stadi iniziali -, oltre che in quelli dell’infanzia (leucemie, sarcomi…) e la prima scelta nelle urgenze, se la chemioterapia non può attendere. Per le bambine è l’unica possibilità. Nel centro della Clinica Universitaria di Torino dal 2000 sono stati 268 i casi seguiti» dice Mario Preti.

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Infertilità, dalla psicologa consigli per le coppie in cerca di un bimbo

A Natale 5 “dritte” per evitare stress e malinconie

L’imbarazzo di dover rispondere a domande inopportune come la classica “quando farete un bambino?” raggiunge l’apice, per le coppie infertili, sotto Natale. “La sofferenza delle coppie che stanno lottando contro le difficoltà a concepire e l’angoscia per un bambino che non arriva si fa sentire ancora più forte durante il periodo che è alle porte.

Il Natale è occasione di bombardamento mediatico con messaggi su bambini, famiglie, che prestano sempre troppa poca attenzione a chi un bambino non ce l’ha”. A ricordarlo Federica Faustini, psicologa e psicoterapeuta del centro B-Woman per la salute della donna, che pensa a 5 consigli utili in questo periodo dell’anno per chi sta cercando con difficoltà un bimbo.
“Occorre proteggersi – evidenzia – ossia sottrarsi da quelle situazioni specifiche legate al Natale che potrebbero essere faticose da tollerare dal punto di vista emotivo. Ci sono, ad esempio, alcune coppie che trovano conforto nello stare in mezzo ai bambini, mentre altre no. In quest’ultimo caso, potrebbe essere utile evitare o declinare inviti dove ci saranno tante famiglie con bambini e preferire, invece, organizzare del tempo con coppie che non hanno figli o con quelle che ne hanno, ma molto più grandi”. 

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L’ultimo tabù: l’infertilità maschile

Ai congressi medici se ne parla, perché è un fenomeno in aumento. Fuori, però, no. Ancora oggi gli uomini si vergognano: se non riescono ad avere figli, hanno problemi di autostima. Ma la scienza ha fatto grandi passi in avanti e può aiutarli moltissimo.

«Non è stato facile accettare di mettere la mia fertilità nelle mani di medici che mi dicono quando e come devo fare l’amore. Figuriamoci parlarne».

Uomini e procreazione medicalmente assistita (Pma): un universo silenzioso, laterale. Comprensibile, ma ingiusto. Perché il figlio che verrà – o che non verrà – sarà – o non sarà – della coppia. In Italia, Paese con la natalità tra le più basse del mondo, una persona su sei ha problemi ad avere figli: circa il 15 per cento delle coppie sono infertili, con dati in aumento.

Fertilità maschile in declino

La pandemia ha inferto un altro colpo, per il ritardo o il mancato ricorso ai percorsi di Pma, ai quali si deve oltre il tre per cento delle nascite, secondo i dati del Congresso Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (Siru) di Napoli. I fattori socio-economici sono rilevanti, ma non va trascurato il dato biologico: la fertilità maschile nel mondo è in declino da decenni. Per stili di vita, riscaldamento globale, inquinamento. Perciò nei congressi medici di maschi si parla, eccome.

Ma fuori è un’altra storia: se tutti ricordiamo le maternità over-anta di celeb con l’aiuto dichiarato o supposto della scienza, più difficile citare un uomo famoso divenuto padre grazie a una provetta. Figuriamoci tra i comuni mortali. L’infertilità maschile è un tabù nel tabù.

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Menopausa precoce: perché è importante la terapia ormonale sostitutiva

La menopausa precoce è un fenomeno che interessa moltissime donne. Quali sono i sintomi, come affrontarla e perché è importante la terapia sostitutiva lo spiega la ginecologa Farris.

Di solito la menopausa arriva intorno ai 50 anni. Per alcune donne però, una percentuale che si aggira intorno al 5%, la fine delle mestruazioni arriva prima dei 45 anni, e in questi casi si parla di menopausa precoce o anticipata. “Nella maggior parte dei casi la menopausa precoce ha cause genetiche – spiega a Fanpage.it la ginecologa Manuela Farris – Molto raramente può avere anche delle cause autoimmunitarie, ma si tratta dell’1-2% dei casi. Di solito se una donna va in menopausa presto anche sua madre avrà avuto una menopausa anticipata”. 

I sintomi della menopausa precoce

Dal punto di vista dei sintomi non ci sono grandi differenze tra menopausa e menopausa anticipata. “Le manifestazioni sono sempre le stesse. Irregolarità mestruale, vampate, insonnia”. Quando si manifestano le prime irregolarità, soprattutto se si hanno meno di 45 anni, è utile sottoporsi ad alcuni controlli.

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Demografia: Istat, “posticipano la maternità soprattutto le donne più giovani”

“L’evoluzione della natalità è fortemente condizionata dalle variazioni nella cadenza delle nascite rispetto all’età delle madri. In questo scenario è interessante osservare come abbia agito la crisi sulle scelte riproduttive di una popolazione che diventa genitore sempre più tardi”. È quanto osserva oggi l’Istat nel report “Natalità e fecondità della popolazione residente” riferito all’anno 2020. “A livello nazionale, nel periodo gennaio-ottobre 2020 la contrazione dei nati riguarda soprattutto le giovanissime (-5,6% per le donne fino a 24 anni) ed esclude solo le età più avanzate, che presentano invece un aumento (+7,1% nella classe di età 45 e oltre)”.


Nei mesi successivi, “il calo continua a essere forte per il segmento più giovane e assume un’intensità anomala per le donne con più di 45 anni, i cui nati diminuiscono vertiginosamente a partire da novembre, con la sola eccezione di aprile e maggio 2021 in cui registrano una variazione positiva. La diminuzione complessiva dei nati di questa fascia di età, in corrispondenza dei concepimenti dei mesi più bui della pandemia, è verosimilmente da mettere in relazione anche con la possibile riduzione nel ricorso alla procreazione medicalmente assistita, soprattutto nei mesi del lockdown. 

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Fecondazione assistita con la musica: il nuovo progetto di ricerca

Degli effetti della musica anche in ambito medico anche la ricerca è impegnata a definirne il reale contributo. Ultimo in ordine di tempo è stato un intervento chirurgico alla testa con paziente sveglio a cui è stata data una tastiera musicale da suonare. Ora la sperimentazione tocca anche il campo della medicina riproduttiva. 
L’IVI, l’istituto per la fecondazione assistita di Roma, per la prima volta in assoluto, darà il via a una sperimentazione per applicare nelle proprie strutture il progetto Translational Music, ideato e diretto dal biologo cellulare, nonché musicista e compositore, Emiliano Toso, PhD. L’obiettivo è quello di indagare, anche sulle tecniche di fecondazione assistita, i possibili benefici di questa musica che ha già ottenuto riscontri straordinari in ambito sanitario, educativo ed assistenziale in tutto il mondo. 


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Rapporto Cedap. Continua inesorabile il calo delle nascite. Nel 2020 nati oltre 17 mila bambini in meno. Sempre troppo alta la percentuale dei cesarei

Pubblicato dal Ministero della Salute il rapporto annuale sull’evento nascita. L’ 88,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati e circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, l’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere. Nati con le tecniche da Pma 12.863 bambini. Il 31,12% dei parti è avvenuto con taglio cesareo.

Prosegue anche nel 2020 il calo delle nascite in Italia. Lo certifica il nuovo rapporto Cedap del Ministero della Salute. L’anno scorso sono nati 404.260 bambini rispetto ai 421.913 del 2019 e per esempio ai 554.438 del 2010.

L’ 88,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, l’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere.

“Nel corso del 2020 – spiega il Ministero della Salute – prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile ed in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale; negli ultimi anni si nota, tuttavia, una diminuzione della fecondità delle donne straniere. Il tasso di natalità varia da 5,1 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 9,6 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto ad una media nazionale del 6,8”.

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Dall’embrione avatar nuove molecole della fertilità

Utili per la contraccezione e la fecondazione in vitro

Hanno debuttato nei laboratori di biologia soltanto da pochi mesi, eppure gli ‘avatar’ degli embrioni umani stanno già dando i primi frutti nella ricerca scientifica.

Ottenuti a partire da cellule staminali adulte, e quindi scevri da implicazioni etiche, possono ricapitolare sotto gli occhi dei ricercatori tutti quei processi di sviluppo dell’embrione che altrimenti sarebbero impossibili da studiare nel grembo materno. Cruciali per accelerare i progressi nella medicina della riproduzione, hanno già permesso di individuare due nuovi ‘interruttori’ molecolari della fertilità, che potranno aumentare l’efficienza della fecondazione artificiale e portare allo sviluppo di contraccettivi di nuova generazione, più sicuri e facili da usare. Il risultato è pubblicato su Nature dall’Istituto di biotecnologia molecolare dell’Accademia austriaca delle scienze (IMBA).

“Il nostro obiettivo – spiega il coordinatore dello studio, Nicolas Rivron – è dare più potere alle donne, permettendo loro di controllare meglio la fertilità, sia che vogliano prevenire la gravidanza sia che vogliano aumentare le possibilità di avere un figlio. Vogliamo rendere la pianificazione familiare più semplice, conveniente e adatta alle sfide della società moderna”.

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