Fecondazione assistita, scommettiamo che all’embrione piace la musica?

Uno studio pilota e un’ipotesi ardita nata dalla risposta delle piante alle note di un biologo compositore

Che cosa può mai farci un pianoforte a coda in una sala operatoria dove si impiantano embrioni fecondati con tecniche di procreazione assistita? E che cosa ci fa un pianista bardato come un chirurgo lì a suonare mentre i medici inseriscono l’embrione nell’utero di quella che potrebbe diventare una mamma?

La risposta non è semplice, e confligge con quella che è la fredda razionalità clinica. Il pianoforte, e ancor di più la musica di Emiliano Toso, che oltre a essere pianista è biologo cellulare, potrebbe – e il condizionale è più che mai obbligatorio – migliorare il tasso di impianto, agevolare quel momento in cui l’embrione deposto nell’utero si “attacca”, oppure no. Momento che è il discrimine tra il successo di un figlio e l’insuccesso di un altro tentativo fallito. E il cui esito è un mix di scienza e imprevedibilità.

Toso studia da tempo gli effetti della musica sulla salute, in particolare delle sue composizioni suonate con strumenti accordati a 432Hz, frequenze più adatte a promuovere rilassamento e ridurre i livelli di stress. Ha suonato il pianoforte per ore in sala operatoria ad Ancona, mentre veniva asportato a un bambino un tumore del midollo spinale. E lo ha fatto durante l’impianto degli embrioni nella clinica romana di Ivi, invitato dalla responsabile Daniela Galliano, affascinata dagli studi degli effetti della musica di Toso con l’università di Padova sui semi delle piante.

“All’inizio ero scettico – spiega Toso – ma ci sono stati effetti evidenti sia sulla rapidità della crescita delle piante che sulla maggiore resistenza allo stress. Come se la musica aiutasse le prime fasi dello sviluppo”. Detto, fatto: dai semi agli embrioni. E così Ivi comincia con uno studio pilota di 3 mesi su 100 ovociti donati. La metà verrà inseminata senza musica, l’altra metà con musica costante suonata da vari strumenti musicali. 

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