Procreazione assistita, dalla ricerca gli strumenti per ottenere la gravidanza

Diagnosi genetica preimpianto, monitoraggio degli embrioni, studio dell’endometrio, stimolazione ormonale mirata, tecniche di selezione degli spermatozoi. Sono molte le soluzioni disponibili per aumentare le probabilità di gravidanza, anche con ovociti congelati o nella fecondazione eterologa

A volte anche il peso può fare la differenza. Almeno quando si tratta di tecniche di riproduzione assistita, e in particolare in caso di eterologa, quando la coppia che sta cercando di avere un bambino deve ricorrere alla donazione di ovociti di un’altra donna. Solo che in questo caso, a condizionare negativamente le probabilità di ottenere una gravidanza è il peso del partner maschile (calcolato con il Body Mass Index, l’indice di massa corporea), quando si tratta di ovociti congelati. E’ quello che ha scoperto un gruppo di ricerca guidato da Ermanno Greco, professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma e direttore del Centro di Medicina della riproduzione di Villa Mafalda. “Nel nostro studio appena pubblicato su Reproductive BioMedicine Online – spiega Greco – nel 49% dei cicli senza successo gli uomini erano in sovrappeso, rispetto al 39,4% nei cicli con un test beta-HCG positivo”. Il perché è presto detto: gli uomini obesi hanno una concentrazione di spermatozoi significativamente inferiore rispetto al normale.

Ma il peso del partner maschile è solo uno dei fattori che influenza il successo di una gravidanza…

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Caldo estremo e sesso: quale relazione c’è?

Non è vero che d’estate si fa più sesso, soprattutto da quando le temperature sono sempre più alte: ecco perché

Più caldo fa, meno sesso si fa: diversi studi scientifici sembrano dimostrare che il legame tra la disponibilità sessuale e il clima esiste. Prendiamo l’estate: quando il termometro sale, ci si veste di meno e l’esposizione di più pelle nuda può aumentare l’eccitazione altrui. Per converso, però, quando fa molto caldo, si suda di più, e quindi più facilmente si puzza, scoraggiando così eventuali profferte amorose. Difficile quindi stabilire se a giornate d’inferno conseguano notti altrettanto roventi.

CHE SESSO CHE FA. Una ricerca americana che riguarda i tassi di natalità, dimostrerebbe che caldo non è sinonimo di passione e sesso: a un periodo di grande calore, con una media giornaliera superiore ai 27 gradi, segue sempre, infatti, un crollo dei tassi di natalità negli 8-10 mesi successivi.

È accaduto nel 2015 negli Stati Uniti, quando le ondate di calore hanno portato a uno slittamento del periodo in cui è più alto il concepimento dei figli, passato in quell’anno dalla primavera alla fine dell’estate. Secondo alcune ipotesi, esposte sulla rivista scientifica Demography, negli ultimi decenni l’aumento delle temperature avrebbe addirittura determinato nel mondo un calo delle nascite stimato in poco meno di 107 mila bambini l’anno, per quanto non sia chiaro se il fenomeno si debba a una minore attività sessuale dei futuri genitori, spossati dall’afa, o a un abbassamento del loro tasso di fertilità a causa dei picchi di calore e soprattutto all’inquinamento che li determina (i cambiamenti climatici infatti dipendono quasi esclusivamente dalle sostanze dannose immesse nell’ambiente dalle attività umane).

INQUINAMENTO E STILE DI VITA. Secondo l’epidemiologa newyorkese Shanna Swan, autrice di Count Down – come il nostro stile di vita minaccia la fertilità, la riproduzione e il futuro dell’umanità (ed.Fazi), l’inquinamento è la vera causa di fenomeni come la riduzione delle dimensioni medie del pene o la minore capacità in entrambi i sessi di avere figli. «Oggi, in alcune regioni del mondo, la fertilità media di una ragazza di 20 anni è inferiore a quella di sua nonna a 35 anni», afferma Swan, definendo la situazione una crisi esistenziale globale.

Secondo la studiosa, questa riduzione sarebbe causata da alcuni inquinanti, in particolare gli ftalati, sostanze chimiche che fino a qualche anno fa si usavano per fabbricare giocattoli, imballaggi alimentari, detersivi e cosmetici, che accumulandosi nel corpo alterano l’equilibrio ormonale.

Soprattutto quello maschile…

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Storie di infertilità. Perché fa bene (ed è più facile) raccontarsi sul web

«Ti ho atteso come qualcosa che pensavo mi toccasse per diritto. Pensavo che da Donna avevo il Diritto di diventare Madre. Ma non è stato così». È una storia di infertilità allo stesso tempo unica e simile a tante, raccontate sul web. Perché quando si parla di denatalità nel nostro Paese bisogna guardare in faccia (anche) ogni madre “mancata”

Difficoltà economiche e senso di insicurezza. Ma anche infertilità e attesa del famoso “momento giusto” che non arriva mai. Tante e complesse sono le ragioni dell’inverno demografico che sta vivendo il nostro Paese. La questione è grave, come testimoniano i dati resi noti nel corso del forum “La Natalità è Futuro”.

È record:1,24 figli per donna

Per la prima volta in assoluto, nel 2021 in Italia sono nati meno di 400 mila bambini. Il nostro Paese è al di sotto del numero di figli per donna che garantirebbe l’equilibrio tra generazioni, cioè 2. Oggi siamo a 1,24 (nel 1965 eravamo a 2,67). Intanto la popolazione diminuisce e invecchia a vista d’occhio: nel 2030 saremo 1,6 milioni di abitanti in meno.

Oggi i trentenni sono un terzo in meno dei cinquantenni. E a loro volta gli under 30 sono un terzo in meno dei trentenni. Ed è un problema della società, si dice. Perché, se nel 2050 avremo molte più persone che hanno smesso di lavorare rispetto a chi è ancora occupato, il sistema sociale non sarà più sostenibile.

L’infertilità e il senso di colpa

Pure, per una coppia alle prese con il proprio desiderio di genitorialità, il dramma è terribilmente individuale. Anzi, il fatto che avere un figlio sia oggi concepibile a un’età sempre più avanzata, pesa come un senso di colpa su chi ha la sensazione di avere “perso il treno” per sempre.

Perché raccontare la propria storia di infertilità

«Per questo è fondamentale raccontarsi e condividere la propria storia di infertilità con altre donne che hanno affrontato la stessa esperienza. Per questo è nata Parolefertili.it, una piattaforma di story sharing, in cui condividere il proprio viaggio alla ricerca di un figlio», », racconta Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di Parole Fertili. Nato nel 2016, il sito è anche una comunità narrativa su Facebook, e è diventato un libro, edito da Mondadori Electa.

«Nascondere il desiderio di un figlio nelle reti sociali, amicali e affettive aiuta a non autorappresentarsi come “sterili”, malati, inferiori, colpevoli». Il carico di paure, bisogni informativi e di confronto, le emozioni e le ambivalenze: grava tutto all’interno della coppia. «Al contrario», continua Cenci, «tra sconosciuti che hanno lo stesso vissuto si crea invece una sintonia emotiva, un’intimità anonima. Da loro possono arrivare parole davvero fertili. E con loro può nascere una comunità narrativa che permette di elaborare quello che succede, passo dopo passo».

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Alimentazione e fertilità: cosa mangiare e cosa evitare

Dieta e stile di vita possono contribuire alla realizzazione del sogno di diventare genitori. Ecco qualche consiglio, per uomini e donne, per favorire il concepimento

Una dieta corretta contribuisce, in linea generale, al benessere del corpo e ha anche un impatto sull’equilibrio ormonale. In particolare, quando si cerca una gravidanza è importante supportare l’ovulazione e migliorare la qualità ovarica con i cibi giusti e uno stile di vita adeguato.

Alimentazione e fertilità, ma anche corretto stile di vita

Il legame tra alimentazione e fertilità è stato ampiamente indagato in ambito di ricerca e numerose sono le evidenze a suo favore. Sempre più studi scientifici analizzano quali siano le strategie alimentari migliori per sostenere la salute riproduttiva, dell’uomo e della donna, e quali siano i fattori di rischio.

Specifici alimenti, di buona qualità, possono incidere sulla fertilità ma è importante valutare la dieta nel suo complesso, intesa come interazione tra più nutrienti e stile di vita.

È assodato che la fertilità della donna è connessa  a vari fattori. Innanzitutto sono importanti la qualità e regolarità del ciclo mestruale e l’età (la fertilità è massima tra i 20 e i 30 anni e scende significativamente dopo i 38 anni). Contano, inoltre, lo stile di vita (fumo, alcolismo, dieta, movimento, uso di droghe), la riserva ovarica, la presenza di patologie e gli inquinanti ambientali.

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Mamme a 40 anni o anche di più? Oggi si può e non bisogna farsi fermare dai pregiudizi

Diventare mamma quando si è più adulte può significare un migliore sviluppo affettivo del bambino, un ambiente economicamente più stabile e, di conseguenza, maggiori possibilità di garantire una buona istruzione. Spesso si arriva al momento della gravidanza più preparate, sia a livello psicologico che fisico

La chiamano gravidanza tardiva ed è un tema che oggi riguarda tantissime donne: secondo un recente report Istat sulla natalità emerge che le mamme con più di trentacinque anni sono di gran lunga più numerose rispetto alle ventenni. Ci sono tantissimi motivi per cui una donna arriva alla soglia dei quaranta anni, e oltre, senza essere ancora riuscita ad avere un figlio: instabilità economica, mancanza di una relazione sentimentale stabile ecc. Motivi che vanno compresi e rispettati.

Oggi in Italia, ci sono ancora tanti pregiudizi rispetto ad argomenti così personali come la maternità dopo una certa età e temi così importanti e di cui si discute ancora poco come i diritti di genitorialità per le coppie omosessuali o l’adozione per i single. C’è ancora tanta strada da fare e noi dottori abbiamo la responsabilità di fare un lavoro di divulgazione e informazione. Dobbiamo alimentare dibattiti, essere al fianco delle pazienti e dei pazienti che cercano risposte e supporto. Non qualcuno che li giudichi. Soprattutto quando si decide di affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), una scelta che arriva probabilmente dopo una serie di delusioni, dolori, sofferenze.

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Infertilità. Quando la cicogna non arriva, quali esami fare?

Giugno è il mese mondiale dedicato all’infertilità. Sono molte le coppie che per motivi sociali, lavorativi e familiari rimandano il momento del concepimento. Quando poi si trova il momento giusto, la cicogna magari non arriva. Dopo quanto tempo di rapporti liberi bisogna preoccuparsi? Quali sono gli esami che una coppia deve fare per comprendere il suo stato di fertilità? Quanto pesa l’età di una donna sulla sua fertilità? Quando si può essere ‘certi’ di essere sterili? L’agenzia di stampa Dire ha affrontato il complesso tema con il dottor Antonio Lanzone, ginecologo presso Irccs Gemelli.

Tre gli step donna: qualità ovulazione, tube e utero. Per uomo esame sperma

– Esistono giorni ‘giusti’ per avere rapporti mirati e preservare la qualità dello sperma? E se sì come individuarli?
“Esistono i giorni del periodo fertile nei quali più che la capacità dello sperma, è l’accettabilità del seme nelle vie genitali femminili che è massima. Questo accade perché il muco cervicale funge da ‘rinforzatore’ della vitalità dello sperma e permette agli spermatozoi di sopravvivere più a lungo rispetto ad altri periodi. Si tratta degli stessi giorni nei quali è massima anche la fertilità della donna ossia intorno ai due giorni prima o il giorno prima dall’ovulazione. A differenza di quanto si pensa al momento stesso dell’ovulazione la fertilità scende perché la cellula uovo sopravvive per massimo 12/24 ore”.

 Dopo quanto tempo una coppia che pratica i rapporti liberi ‘infruttuosi’ può essere definita infertile?
“Una coppia che non ha problemi di salute diagnostica possiamo considerare come tempo limite due anni di rapporti liberi. Si può oscillare in un range comunque di 1 anno fino ai 2 anni di rapporti liberi infruttuosi. Questo perché le coppie, entro un anno, nel 90% dei casi raggiungono una gravidanza e hanno un figlio. Solo il 10% di coppie che non hanno problemi di salute non riescono perciò entro 1 anno ad avere la gravidanza. A due anni di rapporti liberi arriviamo al 97% quindi lasciando un anno di tempo in più per la possibilità di avere figli. Bisogna in ogni caso, in questo periodo di tempo di ‘prove’, raccogliere un’anamnesi accurata per capire se in una coppia vi sono elementi o no di rischio. In quel caso il tempo per provare ad avere spontaneamente un figlio si accorcia”.

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Procreazione assistita per combattere la denatalità: l’Italia prova a cambiare marcia

I figli? Si decide di farli sempre più tardi. PMA nel sistema pubblico in tutto il paese: passo avanti importante

In Italia nascono pochi bambini. E la pandemia ha fatto crollare gli indici di natalità: l’Italia è, nel mondo, il paese con il più alto tasso di denatalità, l’Istat stima che nel 2045 ci saranno 5 milioni di italiani in meno.

Ecco perché lo Stato sembra deciso a rendere più accessibile la Procreazione medicalmente assistita (PMA). Molti centri avevano chiuso con l’arrivo dell’emergenza Covid. Ma ora sembra arrivata la svolta: il Tavolo con il Ministero della Salute ha proposto che questa pratica sia coperta dal sistema sanitario nazionale in tutte le regioni. Un passaggio che avverrà dopo la conclusione dei necessari passaggi al Ministero dell’Economia ed in conferenza Stato-Regioni.

La richiesta di PMA è in ascesa, in una società in cui le scelte di vita fanno prevalere spesso il lavoro, laddove l’apice della fertilità la abbiamo fra i 20 e i 35 anni. In sostanza “si decide di avere un figlio in età sempre più avanzata e quindi con sempre meno probabilità di riuscita. La PMA diventa così un fenomeno di massa: sono circa 17.000 i bambini in Italia nati grazie alla fecondazione assistita, quasi il 5% del totale. E ci sono ancora significativi margini di crescita se si pensa che nel nord Europa la percentuale è quasi del 10%”, dice l’avvocato Gianni Baldini, direttore di Fondazione PMA Italia, uno dei legali che si sono occupati della Legge 40/2004 (normativa che regolamenta il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita e ne consente l’accesso a ogni coppia che abbia problemi accertati di infertilità o di sterilità).

“Non ci saranno più diseguaglianze fra i cittadini italiani…

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Il potere delle Parole Fertili per aprire nuove strade alla natalità

Perché l’Italia è all’ultimo posto, tra i paesi europei, in fatto di natalità? Lo raccontano molto bene le storie che arrivano a Parole Fertili, lo spazio digitale dedicato a chi ha intrapreso il viaggio alla ricerca di un figlio.

C’è chi racconta di avere pensato a un figlio troppo tardi, a causa della mancanza o del troppo lavoro, chi ha subito le conseguenze di una malattia, chi non ha le condizioni economiche per poter pensare serenamente a un figlio, chi non può permettersi la pma. Le storie di Parole Fertili non parlano solo di sentimenti, del desiderio irrealizzato di divenire genitori, dell’attesa infinita e della speranza di una soluzione o di un miracolo. Raccontano anche la realtà sociale ed economica di questo Paese, dove nell’ultimo anno sono nati 400mila bambini in meno e il livello delle nascite è ormai oltre la soglia di allarme.

Le donne che donano la propria storia a Parole Fertili vorrebbero tutte essere mamme, magari avere anche più di un figlio. Alcune ci sono riuscite, e raccontano la propria esperienza a lieto fine, ma molte sono o saranno costrette a rinunciare al proprio sogno. Il problema non è solo individuale, ma anche politico e sociale. In Italia sono ancora pochi e poco incisivi gli interventi a sostegno della natalità e della genitorialità.

È un sistema vecchio e invecchiante quello che attualmente regola l’andamento socioeconomico, e dunque demografico, del nostro Paese. Lo hanno spiegato bene gli esperti intervenuti il 7 giugno al Forum “La natalità è futuro”.

Disoccupazione femminile, lavoro sommerso, gap reddituale, mancanza di garanzie e servizi, asili nido, sostegno economico, ma anche disequilibrio nella gestione familiare e grave carenza di supporti sociali: tutto sembra pesare sulla scelta di mettere al mondo un figlio, al punto che la percezione generale della famiglia è ormai quella di un ostacolo. Un certo tipo di narrazione è complice del calo demografico, raccontando spesso i figli come costi, fonti di preoccupazione e zavorre alla vita personale.

Ma non tutto si può spiegare in termini economici o di gender gap, e le storie di Parole Fertili offrono in questo senso una panoramica molto più ampia.

È dunque proprio dalla narrazione che si può ripartire, perché le parole modificano la percezione e la realtà delle cose. Come ha evidenziato Cristina Cenci, antropologa e fondatrice del Center for Digital Health Humanities (CDHHU), intervenuta al Forum, le storie di Parole Fertili sono uno straordinario punto di osservazione sulle trasformazioni e le contraddizioni che caratterizzano il valore personale e sociale della natalità.

Si potrebbe iniziare a non definire più “troppo presto” o “troppo tardi” il momento in cui ci si sente semplicemente pronti per un figlio, ed eliminare i preconcetti legati all’idea della necessità di una famiglia tradizionale, uscire da percorsi prestabiliti – laurea, lavoro, matrimonio, casa – per dare spazio anche a percorsi non lineari. Si può anche imparare che la centralità della madre non significa oppressione femminile, che i vincoli sociali e i modelli di controllo sociale della sessualità possono essere superati con vantaggi individuali e collettivi. Si può scoprire che i figli possono essere una vera risorsa e anche parte del successo personale e professionale, che possono accompagnare anche l’età più adulta e non esserne solo il coronamento

“Sembrano non esserci più parole per raccontare la natalità e i figli come piacere, come bellezza, come fiducia verso il futuro, come risorsa individuale e collettiva, come fonte di cambiamento” spiega Cristina Cenci.

Occorre modificare la narrazione, allora, e scoprire il potere delle Parole Fertili per aprire nuove strade alla natalità. 

Forum “La natalità è futuro”

Sono anni che si parla del crollo delle nascite in Italia, un fenomeno peggiorato in pandemia e che sembra impossibile da contrastare, nonostante le diverse iniziative introdotte in tempi recenti.

Fino a oggi forse si è perso di vista il punto: fare o non fare figli, oppure quanti figli fare, è una questione spesso associata esclusivamente alla dimensione femminile, quasi sempre in relazione all’identità della donna.

Il Forum “La natalità è futuro” propone una riflessione su come promuovere e favorire nel nostro Paese la sensibilizzazione al tema della natalità e della crescita demografica. L’evento, inserito all’interno del progetto organizzato da Fortune Italia con il contributo non condizionante di IBSA Farmaceutici,  si tiene a Roma, Palazzo Rospigliosi, il 7 giugno 2002 ed è aperto al pubblico dalle ore 14:30.

Per seguire l’evento online

Info e prenotazioni: Forum “La natalità è futuro”

Rivoluzione nella procreazione assistita: “Accesso a più coppie. Le prestazioni diventano rimborsabili”

L’esperto bolognese Luca Gianaroli ‘traduce’ la notizia: “In pratica le prestazioni che fino ad oggi erano a pagamento passeranno attraverso il sistema sanitario nazionale e saranno quindi rimborsabili”. A Bologna per la PMA pazienti da tutta Italia

Sono circa 17.000 i bambini che ogni anno in Italia nascono grazie alla fecondazione assistita, quasi il 5% del totale. Ma per molte coppie sottoporsi alle cure per l’infertilità è troppo costoso e troppo scomodo, se vive al centro sud. La PMA (procreazione medicalmente assistita) sta per fare un salto che, come spiega il dottor Luca Gianaroli (bolognese, uno dei massimi esperti in materia) rappresenta un “Passo importante per garantire l’accesso a queste tecniche al maggior numero di coppie possibile, anche mediante un’omogenea distribuzione dei Centri privati convenzionati in tutte le Regioni”. Ma cosa sta per cambiare? Cambia che a seguito del tavolo Ministeriale ha concluso i suoi lavori proponendo le tariffe per la PMA, che dopo la conclusione dei necessari passaggi al MEF ed in conferenza Stato-Regioni, consentiranno alle relative cure per l’infertilità di entrare nei LEA e quindi di diventare prestazioni rimborsate dal sistema sanitario nazionale a tutti gli effetti. 

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