Inquinamento e malattie: «Medici in primo piano su monitoraggio e prevenzione»

Formazione, ricerca, diffusione di buone pratiche per migliorare l’approccio sanitario e sensibilizzare la popolazione

Tumori, malattie croniche e degenerative, sterilità. Un lungo elenco di danni alla salute causati dall’inquinamento ambientale, e un altrettanto lungo elenco di interventi e strategie da mettere in atto nel breve periodo per ridurne l’impatto. Non un’impresa facile: le tecniche di disinquinamento delle aree più colpite vengono spesso affrontante in modo inadeguato dagli organi deputati, per la scarsa conoscenza del tipo e del livello di inquinamento con un conseguente recupero ambientale superficiale ed incompleto. Mentre sul versante della prevenzione sanitaria, le indagini genetiche e i dosaggi di alcune sostanze tossiche non vengono praticati perché poco conosciuti in primis dai medici che non sempre sanno correlarli alle diverse patologie, e in seconda battuta dai laboratori.

Implementare formazione su prevenzione diagnostica

Proprio un maggiore coinvolgimento del personale medico nei processi che riguardano la prevenzione e la lotta all’inquinamento ambientale, è la chiave giusta secondo l’oncologo chirurgo Pasquale Ruffolo, veterano dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, esperto in prevenzione dei tumori ed in malattie e sindromi da inquinanti ambientali. «Sappiamo che in Campania, in particolare nelle aree inquinate corrispondenti alla Terra dei Veleni e alla Terra dei Fuochi, si riscontra un aumento di neoplasie rispetto alla media italiana a: fegato, mammella, polmoni, colon, vescica, prostata, linfoma di Hodgkin».

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