“Diversamente incinta”: la storia di Laura Coccia

Diventare mamma nonostante la disabilità si può. Anche se si tratta di una disabilità importante. E anche se in passato era diffusa l’idea che non fosse possibile. A raccontarlo è Laura Coccia, 33 anni, ex deputata e atleta, che ha deciso di condividere la sua dolce attesa attraverso i social.
Laura ha una tetraparesi spastica, è sposata con Luca e aspetta un bimbo che si chiamerà Giacomo, la cui nascita è prevista per il mese di gennaio.

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Malattia di Crohn e colite ulcerosa, le donne rischiano più degli uomini: fertilità danneggiata

Malattia di Crohn e colite ulcerosa: sono le donne a rischiare di più. Sotto attacco fertilità e desiderio materno «La fertilità può essere compromessa nella fase attiva della malattia e dopo interventi chirurgici in sede addomino-pelvica. Una gravidanza deve iniziare in periodo di stabile remissione della malattia; in età matura, i rischi sono legati all’osteoporosi durante la menopausa e al tumore alla cervice uterina» spiega Aurora Bortoli, Fondazione Inflammatory Bowel Diseas (Malattie infiammatorie intestinali croniche) Onlus.

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A Milano nasce il primo ospedale d’Italia dedicato interamente alla salute delle donne

Un ospedale dedicato interamente alle donne, il primo in Italia, con percorsi specifici per le varie fasi della vita, dallo sviluppo fin oltre la menopausa. E’ l’obiettivo dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano, che da oggi – grazie a Regione Lombardia, l’Asst Fatebenefratelli Sacco e la Fondazione Onda – offrirà dei percorsi specifici dedicati alla presa in carico degli ambiti fisiologici e di sviluppo, delle patologie e delle necessità clinico assistenziali delle donne nelle varie fasce di età, integrandoli con quelli già esistenti, riservando particolare attenzione anche alla salute delle lavoratrici.

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Parole Fertili cresce ancora: le storie della community a teatro con “Quasi Genitori”

Roberta e Marco sono innamorati e felici e hanno un sogno in comune a molte altre coppie: avere un bambino. Uno, forse anche due. E perché no? Se arrivano, anche tre!
Solo che il tempo passa e non arriva nessun bambino. La coppia inizia a vacillare tra alti e bassi, crisi emotive, delusioni e nuove speranze, sotto il peso costante (e sempre più pressante) del giudizio degli altri: “strano, quattro anni e ancora non hanno avuto un bambino…”; “non vogliono sacrificarsi per un figlio, mica come ai tempi nostri…”; “vogliono far carriera tutti e due”; “forse lei è troppo interessata alla linea…”; “ho sentito dire in giro che ci sono un sacco di coppie che non possono avere figli a causa dello stress”… e così via.

È questo il cuore di “Quasi Genitori”, lo spettacolo teatrale a cura di MTM – Manifatture Teatrali Milanesi, nato dal progetto Parole Fertili e ispirato alle storie donate sulla community online www.parolefertili.it

La pièce, sostenuta tra le iniziative di CSR di IBSA Farmaceutici Italia sul tema dell’infertilità e della genitorialità, è andata in scena venerdì 29 novembre al Teatro Litta a Milano, con i volti degli attori Sabrina Marforio e Filippo Renda, la regia di Claudio Intropido e il testo di Valeria Cavalli.

Lo spettacolo si chiude con Roberta e Marco che decidono di ricorrere alla PMA, la procreazione medicalmente assistita, e ancora nessun bambino all’orizzonte. Cosa accadrà non si sa, ma è importante raccontare che – nella vita reale ancor di più che sul palcoscenico – il lieto fine non è mai scontato.

Lo insegnano le centinaia di storie donate da tanti aspiranti genitori a Parole Fertili, il progetto di storytelling digitale nato nel maggio del 2016 con il contributo incondizionato di IBSA e cresciuto significativamente nel tempo, diventando anche un libro edito da Mondadori Electa (“Parole Fertili – Viaggio alla ricerca di un figlio”) e una miniserie in tre episodi video.

Bisogna uscire dal web – ha spiegato Patrizia Puppi, Corporate Communication e CSR Manager di IBSA Italiaè qui che è nato Parole Fertili ma dobbiamo andare oltre, sul territorio, perché è fondamentale parlare della coppia anche in altri luoghi, aiutare gli specialisti, incontrare le persone, perché abbiamo bisogno di umanizzare questo percorso della PMA”. Per questo motivo, ha concluso Puppi – “non ci fermeremo al teatro, andremo avanti. Perché il desiderio di genitorialità è della donna, è dell’uomo, è della coppia, ma dobbiamo farlo diventare un desiderio collettivo, della società. Non è un problema degli altri, ma un problema nostro, di tutti, della comunità”.

Al talk show che ha seguito lo spettacolo, moderato da Barbara Rachetti, giornalista di Donna Moderna, è intervenuto per un saluto anche l’Amministratore Delegato di IBSA Italia, Luca Crippa, che ha ricordato i pilastri dell’azienda: innovazione e qualità, ma anche responsabilità e persone. Ed è per questo che progetti come Parole Fertili rappresentano bene l’impegno dell’azienda sul territorio.

Per Cristina Cenci, antropologa, Senior Partner di Eikon Strategic Consulting e ideatrice di Parole Fertili, è l’autenticità a caratterizzare questo percorso: “Rispetto a quanto accade nell’offline, nel racconto online si crea una intimità anonima che accoglie tutte le storie, senza giudizio. È questo quello che abbiamo voluto creare con Parole Fertili, un luogo digitale dove poter essere autentici, dove trovare confronto e sostegno, condivisione e comprensione”.

Luisa Musto, membro della community di Parole Fertili che ha poi fondato insieme a tre socie la onlus Strada per un Sogno, ha raccontato anche un altro aspetto del web, non sempre un luogo “sicuro” ma uno spazio in cui bisogna sapersi districare tra le tante fonti di informazione e sapersi difendere dalla disinformazione, soprattutto quando si parla di temi così delicati come quelli della PMA. 

Per Rossella Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa, Professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università degli studi di Pavia, la storia di Roberta e Marco è una storia molto comune: “Io vedo questo stesso senso di colpa, di vergogna, di solitudine e di inadeguatezza nelle coppie con cui mi relaziono ogni giorno. In Italia, 78mila coppie all’anno si rivolgono a un centro di PMA: sono ‘solo’ quelle stramotivate. Gli altri si perdono per strada. Purtroppo il mito dell’eterna giovinezza e l’allungamento dei tempi sociali ci fa sentire sempre più invincibili, ma occorre fare un’operazione culturale e aiutare a diffondere sempre più il tema della fertilità come dono, come un bene finito. È importante desiderare un figlio quando si è pronti, ma è bene riconsiderare anche i tempi della fertilità”.

In chiusura dell’incontro, Alessandra Razzano, psicologa dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, ha raccontato il ruolo del terapista per le coppie che affrontano la PMA: “Non è facile, bisogna far entrare una terza persona nella propria intimità, a volte – quando c’è un donatore – addirittura far spazio a una quarta persona. Quando la coppia arriva da noi è perché ciò che desiderava nell’intimità non si è avverato; quando ci si scontra con una diagnosi di infertilità, c’è una ferita identitaria per la coppia, è un dolore silente, è un lutto”.

La PMA è una risorsa ma non implica necessariamente il successo. E anche quando la genitorialità arriva, può essere molto complessa. Per questo è importante che la coppia abbia altre risorse, abbia “un paracadute come dice Marco nello spettacolo. La genitorialità non è l’unico progetto per la coppia – ha concluso Razzano – essa può e deve trovare altri progetti, altri equilibri. E in questa ricerca, la prima risorsa è la comunicazione”.

«Così ho superato la morte dei miei figli»

Quando muore un bambino ancor prima di nascere o appena dopo la nascita, per la madre l’esperienza del lutto può portare persino alla follia. Erika Zerbini è una mamma che ha deciso di occuparsi di lutto perinatale a partire dalla sua esperienza personale. Ha aperto il blog Professione Mamma e ha cominciato ad entrare in contatto con psicologi e operatori. Accettando e superando quanto le è accaduto.

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L’artista che trasforma le ecografie delle mamme in meravigliosi dipinti colorati

Laura Steerman è un’artista irlandese di Dublino che ha avuto un’idea molto originale, trasformare le ecografie in dipinti colorati. In questo modo le future madri possono custodire un ricordo di quei momenti speciali sotto forma d’arte.
Tutto ebbe inizio quando Laura, rimasta incinta della prima figlia a 35 anni, dipinse le sue ecografie, nel tentativo di rendere meno difficoltosa la lunga attesa e di aggiungere un po’ di colore a quelle foto in bianco e nero, che non le piacevano. Strada facendo ne dipinse altre, accorgendosi che quelle immagini erano fonte di ispirazione continua.

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«Non dimenticatevi di noi orfani invisibili dei femminicidi»

Teddy bear with torn eye sits in dark room. Child abuse and violence concept.

«Noi li chiamiamo vittime delle vittime perché questi ragazzini e bambini sono doppiamente vittime: perdono la mamma, assistono a violenze inaudite anche prima del femminicidio». Diana Palomba è un avvocato e guida l’associazione no profit Feminin Pluriel Italia, un network internazionale di donne imprenditrici che sostiene progetti a favore delle donne e che ha focalizzato la sua attenzione sugli orfani di femminicidio.

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Fecondazione assistita, non esiste un maggior rischio genetico. Il parere di Marina Baldi

Il rischio genetico di far nascere un bambino con anomalia genetica o congenita è del 3%, sia con una gravidanza naturale che assistita. Si tratta di un rischio che non è prevedibile con alcun tipo di test né procedura assistita. A seguito del doloroso episodio di cronaca del bimbo malato nato all’Ospedale Sant’Anna di Torino, la Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU), riunita in questi giorni a congresso a Milano, intende fare chiarezza su alcuni aspetti della procedura di procreazione medicalmente assistita per ribadire la necessità di una corretta informazione e comunicazione alle coppie.

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Avere un figlio dopo un cancro al seno

Quando riceve la diagnosi di cancro al seno è il luglio del 2007; Sara ha 31 anni. Carcinoma alla mammella non ormono responsivo. All’epoca è una ricercatrice in Oncologia molecolare presso l’Università di Tor Vergata e sa che cosa significa trovarsi da un giorno all’altro dall’altra parte del vetrino. E sa anche che cosa vuole dire quando aggiungono che il cancro è in metastasi perché si è già diffuso nei linfonodi ascellari.

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In Italia 32.000 neonati prematuri l’anno, ben assistiti nel 90% dei casi

In Italia 32.000 bimbi ogni anno nascono prematuri, e quindi predisposti a una serie di rischi, che possono avere conseguenze per tutta la vita, ma che sono in buona parte evitabili se i neonati sono seguiti in modo corretto dalle prime ore di vita e soprattutto dopo la dimissione attraverso un follow up sistematico. E, a farlo, sono oltre 9 su 10 delle Terapie intensiva neonatali, ma ancora pochissime seguono il bimbo fino ai 3 anni. A fare il punto è la prima indagine realizzata dalla Società Italiana di Neonatologia (Sin), in vista della Giornata Mondiale dei nati prematuri che si celebra il 17 novembre.

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