Casting Real Time

La casa di produzione televisiva Magnolia ci ha contattati perché è rimasta molto colpita dalle storie pubblicate su ParoleFertili e ci ha chiesto di coinvolgervi nel casting di un nuovo programma, un format inglese che racconta i grandi cambiamenti, le storie di persone che si prefiggono degli obiettivi da realizzare nel corso di un anno, storie comuni ma straordinarie.

La produzione del programma vorrebbe dedicare una parte di questo racconto alle coppie alla ricerca di un figlio, per seguire il viaggio di chi sta affrontando questo percorso con determinazione e grande forza di volontà.

Se sei interessato a partecipare puoi iscriverti al casting a questo link indicando che sei stato contattato da ParoleFertili http://www.magnoliatv.it/cast/change/

Se vuoi maggiori info, scrivici e ti metteremo  in contatto  con la produzione.

 

unnamed

 

 

Oltre le storie: intervista a Serena Marchi

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato a Serena Marchi, autrice del libro “Madri, comunque”, trenta testimonianze sul modo di essere mamma oggi.

 

madri-comunque (1)

 

Ciao Serena, il tuo libro “Madri, comunque”, edito da Fandango, raccoglie trenta storie, alcune sofferte e altre felici, di trenta modi di essere o non essere madri. Cosa ti ha spinta a scrivere un libro su un tema così delicato e al tempo stesso così bistrattato come quello della maternità?

Avevo una rubrica tutta mia su un mensile femminile, “La Verona”. Ero l’unica della redazione ad avere figli così le due direttrici mi affidarono la sezione “Donna e mamma”. Decisi di non dare consigli sulla nanna, sui biberon, su coliche e vestitini. Credo da sempre che ogni madre debba fare, con i propri figli, quello che la fa stare meglio e ascoltare il meno possibile gli altri. Così scelsi di raccontare storie di madri. Quella rubrica durò due anni, alla fine dei quali decisi di raccogliere le esperienze già raccolte e di aggiungerne altre, così da dare il più possibile una visione differenziata e infinita della maternità. Ogni madre è una madre a sé.

Hai esplorato l’universo della maternità attraverso le sue protagoniste, un caleidoscopio di voci e testimonianze autentiche per raccontare che non esiste un modo univoco di essere madre. Secondo te perché è così difficile abbattere tutti gli stereotipi che ruotano ancora intorno alla maternità?

Bella domanda. Credo di essere una delle poche che non vede l’ora che gli uomini possano finalmente partorire. Viviamo in un periodo storico in cui il binomio maternità-gravidanza ha assunto un valore dal mio punto di vista preoccupante. Se non partorisci non sei madre e se non hai partorito non sei una donna completa e vali meno rispetto a chi l’ha portato un figlio in grembo. Assurdo. Le femministe negli anni Settanta hanno lottato per separare il termine maternità da quello di gravidanza, così da liberare completamente il corpo delle donne dall’obbligo di portare in grembo i figli. Oggi c’è un allarmante ritorno alla sacralità della gravidanza e del rapporto tra donna-feto. Non dico che non esista, anzi. Per me è stato così. Ma per tante altre no. Vanno rispettate. Ci sono madri adottive, madri affidatarie, persone che crescono altre persone. Cosa sono? Madri di serie B? E i padri, gli uomini, valgono meno solo perché non hanno partorito? Sul corpo delle donne da sempre i Governi legiferano e i maschi comandano. Basti pensare alle leggi sull’aborto, sulla procreazione assistita, sull’eterologa. Non ci sono leggi sull’uso del viagra, per esempio. Gli stereotipi della maternità servono per tener legate le donne a un’idea di ‘dovere partorire figli’. E la cosa allarmante, dal mio punto di vista, è che ci sono tante donne convinte di ciò.

Nel libro racconti storie molte diverse: mamme in affido; mamme lesbiche; mamme in sedia a rotelle, mamme violente, madri di figli non propri e uomini che da padri diventano madri. Qual è quella che emotivamente ti ha colpito di più?

Sono legata a tutte le mie madri. Con ognuna di loro ho un momento, un’emozione, un ricordo che mi riporta il nostro incontro. Basti pensare che con gran parte di loro sono ancora in contatto e che tra qualche settimana celebrerò il matrimonio tra Simonetta, la mamma lesbica del mio libro, e la sua compagna Morena. Quella che però mi ha colpito di più emotivamente è stata l’incontro in ospedale psichiatrico giudiziario con la figlicida. Ecco, quello credo non me lo dimenticherò mai.

Sarà in libreria dal 2 marzo la tua seconda opera, “Mio, tuo, suo, loro”, sempre con Fandango, in cui racconti la maternità surrogata, attraverso storie di donne che decidono di portare in grembo i figli di qualcun altro. Vuoi anticiparci qualcosa?

“Mio, tuo, suo, loro” per me è stato un vero e proprio viaggio, sia fisico -perché le ho incontrate tutte di persona e quindi ho preso aerei e macinato chilometri- sia mentale in un mondo, quello di chi partorisce figli per altri, di cui tutti si sentono giudici e giudicanti senza conoscere l’argomento e soprattutto senza aver mai parlato con le protagoniste. Io ho voluto proprio fare questo: dare voce a chi, soprattutto nell’acceso e violento dibattito italiano, non ne ha fino ad oggi mai avuta.

Ragazze, sconfiggete così i nemici della fertilità

Le infezioni sessualmente trasmissibili possono avere conseguenze irreparabili fra le più giovani. Che non fanno uso di profilattico. I consigli del ginecologo.
Continua a leggere

Sesso, per curare l’infertilità maschile basta un anti-infiammatorio

È definito un innovativo approccio terapeutico per l’infertilità maschile, quello messo a punto grazie alla collaborazione fra le Università di Padova, Roma e Perugia. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Andrology. Continua a leggere

Zafferano, la spezia della fertilità e del benessere femminile

Tra le spezie è quella più attiva sulla salute femminile. Perché ottimizza l’azione degli estrogeni, aumenta il desiderio e fa da scudo contro lo stress ossidativo che colpisce gli apparati femminili. Stiamo parlando dello zafferano. Continua a leggere

Oltre le storie: intervista a Giulia Calli (Trent’Anni e Qualcosa)

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato a Giulia Calli, autrice del blog “Trent’anni e qualcosa” in cui racconta “Cronache dalla clinica“.

 

ero-una-tranquilla-ventenne-prima-dei-30

 

Ciao Giulia, hai lavorato per tre anni in una clinica di riproduzione assistita. Nel tuo percorso avrai sicuramente incontrato molte donne alla ricerca di un figlio.  C’è una storia che ti ha particolarmente colpito?

Durante i miei anni in Clinica ho parlato con centinaia di donne alla ricerca di un figlio: donne che cercavano un figlio con il loro compagno o marito, coppie di donne o donne sole. Molte di loro, soprattutto italiane, hanno condiviso con me la loro storia, come sono arrivate a cercare un figlio e che cammino hanno fatto prima di arrivare alla clinica di Barcellona in cui lavoravo. Ho condiviso momenti intensi con alcune di queste donne, perché sono stata la loro coordinatrice per molto tempo – e purtroppo non sempre i loro trattamenti di fecondazione andavano a buon fine, per cui le ho seguite durante diversi cicli.

La storia che mi ha colpito di più è stata quella di una donna single, con cui avevo instaurato un bellissimo rapporto. Purtroppo la sua relazione non era andata bene, e pur avendo divorziato non aveva voluto rinunciare al suo sogno di diventare madre: aveva già compiuto 40 anni e non voleva rischiare di perdere altro tempo cercando l’”uomo giusto”. Così si era decisa a venire a Barcellona per affrontare da sola un ciclo di fecondazione eterologa: era una donna molto affascinante, ma anche molto insicura. Purtroppo la diagnosi dei medici non le fu favorevole, il ciclo di FIV che fece con i suoi ovuli andò male e la sua riserva ovarica non risultò più sufficiente. Le consigliarono di passare a una doppia donazione e di usufruire sia della banca del seme che di quella degli ovociti. Nel giro di pochi mesi si era ritrovata single, in cerca di una maternità tanto desiderata e senza possibilità di fare un trattamento con i suoi ovociti. Fu in questo momento che lei si appoggiò di più a me, perché l’insicurezza la divorava, e nella sua vita di tutti i giorni non trovava appoggio alla sua scelta. Dopo tanti mesi di tentennamenti e tentativi, era riuscita a rimanere incinta, e di due gemelli: una grandissima gioia per lei, ma di riflesso anche per me, che in tutto quel tempo avevo fatto il tifo per lei.

Questa è una delle cose che mi ha toccato di più dei miei anni di lavoro in Clinica: ho apprezzato il coraggio di tante donne di inseguire il loro sogno di maternità nonostante il giudizio degli altri. Anche quelle più insicure e apparentemente più fragili, riuscivano spesso a trovare una grinta invidiabile nei momenti difficili, a costo di andare contro l’opinione di famiglia e amici.

Nei percorsi di fecondazione assistita l’uomo sembra avere un ruolo marginale, eppure sappiamo bene che l’infertilità è un problema di coppia. Sulla base della tua esperienza, ritieni che effettivamente ci sia un minore coinvolgimento maschile o è solo un luogo comune?

Sono convinta che l’infertilità maschile sia ancora, per molti aspetti, un tabù. Siamo abituati ad associare la maternità con il corpo della donna, relegando il contributo maschile a un atto marginale e che costa ben pochi sforzi. Questo, secondo me, ha contribuito ad allontanare gli uomini dal problema dell’infertilità, e a far ricadere sulla donna gran parte delle colpe della difficoltà di aver figli. Durante il lavoro in Clinica invece ho invece scoperto quanto l’infertilità maschile sia anch’essa una parte importante del problema, e quanto gli uomini non siano sempre pronti a digerire la notizia di essere “parti in causa”. In base alla mia esperienza, direi che effettivamente non c’è parità nel modo in cui uomini e donne sono coinvolti nel problema dell’infertilità.

Moltissimi uomini sono inoltre ancora reticenti all’idea di sottoporsi alle analisi mediche: quante volte ho assistito a discorsi in cui il paziente si lamentava di dover effettuare una semplice analisi del sangue per completare il dossier medico! Mi sembrava un atteggiamento ingiusto, soprattutto di fronte alla lunga lista di esami invasivi che spesso venivano richiesti alle loro compagne.

In generale, direi che c’è ancora molto lavoro da fare sull’educazione alla fertilità: educare anche fin da giovani gli uomini a una buona salute sessuale, li aiuterebbe a essere più consapevoli dei problemi che possono influire sulla fertilità maschile, e soprattutto a considerarsi in ugual modo parte del problema.

Nel tuo blog racconti il senso di colpa che affligge molte donne con problemi di fertilità. Che consigli daresti a chi sta per intraprendere un percorso di fecondazione assistita?

Quelli che sto per dare sono consigli da osservatrice esterna, da donna che non ha provato fisicamente le fatiche di un trattamento di fecondazione assistita, ma che allo stesso tempo ha vissuto veramente da vicino questo processo.
La prima cosa che direi a una donna in procinto di iniziare un trattamento è che non è un cammino facile o scontato. Ho visto tante coppie lottare insieme per coronare un sogno comune, allargare la loro famiglia. Ma ne ho anche viste tante soccombere di fronte allo stress, ai ripetuti risultati negativi, all’instabilità emotiva e alla pressione delle loro famiglie. In secondo luogo, affrontate questo percorso con una buona dose di sana razionalità, sapendo che si tratta di un processo che potrebbe anche non dare i risultati sperati.
E infine la fiducia: abbiate fiducia nei medici che avete scelto e nel protocollo che vi daranno; fiducia in chi vi vuole bene e vi starà vicino, dandovi supporto anche quando la stimolazione ormonale vi renderà più sensibili; ma soprattutto abbiate fiducia in voi stesse , nella vostra forza e in quella del vostro sogno di maternità.

 

Fumo nemico della fertilità

La Società Italiana della Contraccezione (SIC) ha condiviso una semplice ed efficace infografica sulla correlazione tra fumo e fertilità. Continua a leggere

Ho un tumore, sarò mamma?

Avere un tumore ed essere mamma sembrano due parole assolutamente in conflitto, una legata alla vita, l’altra alla morte. «Invece sono due parole che devono convivere, senza conflittualità, superando l’idea di dover scegliere fra la mamma e il bambino».

Continua a leggere

Oltre le storie: intervista a Nicoletta Sipos

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato a Nicoletta Siposautrice del libro “Perché io no? pubblicato dalla casa editrice Sperling & Kupfer. Continua a leggere

La Pma nei Livelli essenziali di Assistenza. Cosa cambia?

Un nuovo traguardo in materia di procreazione assistita e diritti dei genitori: il 12 gennaio, dopo un iter burocratico complesso, il Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin ha annunciato l’approvazione di nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza).

pma

 

Tra le prestazioni sanitarie che il sistema nazionale dovrà fornire gratuitamente c’è la fecondazione eterologa. Con questa, anche l’anestesia epidurale, per le donne in gravidanza, e l’aggiornamemento degli elenchi di malattie rare e croniche. Un passo avanti nella sanità italiana che il ministro ha annunciato con un tweet.

 

Continua a leggere su D. Repubblica