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Dopo il dramma dell’aborto Bianca Atzei è incinta: la dedica è dolcissima

La bellissima notizia annunciata sui social dopo il lungo percorso intrapreso dalla coppia per riuscire ad avere un figlio

Bianca Atzei è incinta. Solo l’anno scorso, a ottobre, aveva parlato del lungo calvario che lei e il compagno Stefano Corti hanno dovuto affrontare per riuscire a formare quella famiglia che tanto volevano. Prima un lungo post su Instagram in cui Atzei spiegava il percorso con la fecondazione assistita, la felicità nel vedere il test di gravidanza positivo, ma poi la tragedia: un aborto spontaneo ha sgretolato la loro felicità.

Oggi però sui loro volti torna a splendere il sorriso e con grande gioia Bianca e Stefano hanno annunciato che presto diventeranno genitori. “Ti abbiamo desiderato/a più di ogni altra cosa al Mondo. Ti aspettiamo e ti daremo tutto il nostro amore…”, queste le dolcissime parole scelte per descrivere le due immagini condivise su Instagram: una di lei con il pancione e una dell’ecografia. Una gioia immensa per la coppia che stava aspettando questo momento da molto tempo.

Bianca Atzei e il racconto dell’aborto

“Quando ho visto quel test positivo è stata l’emozione più bella della mia vita – scriveva l’anno scorso Bianca – Eravamo al settimo cielo, avremmo voluto urlarlo al mondo intero. Purtroppo quella felicità è sparita nel momento in cui abbiamo saputo che la gravidanza si è interrotta dopo qualche mese e si è dovuto intervenire chrurgicamente”. Sono passati dalla felicità più grande alla sofferenza più forte”. 

Prima di ricorrere alla fecondazione assistita Bianca e Stefano hanno provato per più di un anno, ma con il passare dei mesi lo sconforto era sempre più forte come anche la paura che qualcosa non andasse.”Spesso ci siamo sentiti dire ‘Non pensarci, più ci pensi e più non arriva’. Ma come fa a non pensarci una donna ogni volta che arriva il ciclo?” spiegava ancora sottolineando che quando si è sentita pronta a diventare madre con il passare dei mesi “la mente inizia a fare brutti scherzi. Pensi che ci possa essere qualcosa che non va e cominci a risentirne. Ogni mese che passa si affievolisce la speranza, che però ritrova forza nel mese successivo tanto è grande il desiderio di averlo”. 

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Basso peso alla nascita, parto prematuro, aborti spontanei: i danni del fumo durante la gravidanza

Questi i rischi per le gestanti (e i loro nascituri) determinati dalle sigarette nel corso della gestazione. Attenzione anche al fumo passivo

Se necessario, il più grande regalo che una mamma incinta possa fare al suo bambino è smettere di fumare. I pericoli associati al fumo in gravidanza sono infatti molto significativi. E comportano un incremento dei rischi per la salute del nascituro: dall’aumentata probabilità di una gravidanza extrauterina all’eventualità di parto prematuro, basso peso alla nascita e aborto spontaneo. Circostanze, queste ultime, confermate da uno studio coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Rotterdam. I risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista «Human Reproduction».

Lo sviluppo embrionale condizionato dal fumo di sigaretta

Gli autori hanno seguito quasi 700 donne rimaste in dolce attesa tra il 2010 e il 2018. Obiettivo: valutare l’impatto del fumo di sigaretta sullo sviluppo embrionale sia nel periodo preconcezionale (da tre mesi prima) sia nel corso della gravidanza (dieci settimane). Lo studio è stato condotto ricorrendo alle immagini ecografiche e alla realtà virtuale. Così – a partire dalla decima settimana di gravidanza – è stato possibile osservare un ritardo medio di circa un giorno nello sviluppo dei nascituri. Periodo quasi raddoppiato (1,6 giorni) nei feti ottenuti da processi di procreazione medicalmente assistita. Un ritardo che, osservando le gestanti fino al termine dei nove mesi, non è mai stato recuperato. E ha portato così a registrare un rischio più alto di vedere nascere bambini con un peso inferiore a quello atteso e rilevato dai coetanei nati da donne non fumatrici. «I risultati di questo studio enfatizzano l’importanza della cessazione dal fumo già nel periodo che precede il concepimento – afferma Delek Rousian, ginecologa dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam e coordinatrice dello studio – . Se possibile, le donne dovrebbero smettere di fumare dal momento in cui pianificano la gravidanza. Ma se ciò non accade, è comunque importante farlo quanto prima, nel corso dei nove mesi». 

Il fumo provoca anche danni diretti

La premessa è che la nicotina ha un’azione vasocostrittiva. Riduce cioè l’afflusso di nutrienti verso gli organi. E tra questi, nel caso delle donne incinte, c’è la placenta. Questa, ricevendo meno nutrienti, determina una ricaduta negativa sulla crescita del feto. Ecco spiegate le conseguenze del fumo durante la gestazione: più parti prematuri, più aborti spontanei, bambini con peso più basso nascita (con il rischio di ricoveri più lunghi), in generale un rischio più alto di complicanze. Oltre a quanto detto, occorre considerare che il fumo può danneggiare direttamente il bambino, attraverso un percorso oramai ben documentato e noto a medici e ginecologi. Quando si fuma vengono infatti inalate oltre quattromila sostanze dannose che dai polmoni della mamma raggiungono il flusso sanguigno. Da qui, attraverso la placenta e il cordone ombelicale raggiungono il feto. Con quali conseguenze? L’effetto principale riguarda la riduzione dell’apporto di ossigeno, essenziale per la corretta crescita del bambino. Un suo ridotto apporto può interferire con il corretto sviluppo dei polmoni e costringe il cuore a pompare con una maggiore frequenza. I danni del fumo si protraggono anche dopo la nascita: la nicotina assunta dalla mamma passa al neonato attraverso il latte materno rendendolo irritabile. Il fumo aumenta inoltre il rischio di morte in culla di almeno il 25 per cento.

Donna e aborto spontaneo: quando il sostegno psicologico è necessario

Quando una donna decide di affrontare una gravidanza sa che potrebbe trovarsi a fare i conti con alcuni rischi, sia fisici che psicologici. Uno di questi riguarda anche la possibilità di non riuscire a portare a termine la gravidanza. L’aborto spontaneo infatti è un evento molto comune che, secondo le statistiche, in Italia capita a 1 donna su 5 che aspetta un bambino. E proprio a causa della frequenza con cui capita, molte donne si trovano a veder sminuito il loro dolore, molto spesso anche dai propri familiari. “Capita a tutte”, “Non intristirti”, “Non lamentarti, può succedere”, sono alcune delle frasi che più spesso si sentono dire.

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Un nuovo studio rivela le conseguenze psicologiche dell’aborto spontaneo

L’aborto spontaneo è un evento che colpisce circa una donna in gravidanza su cinque (dal 15% al 30% delle gravidanze, secondo le diverse statistiche). In particolare, secondo i dati ISTAT, nel nostro paese avvengono circa 70.000 casi di aborti spontanei l’anno, con una frequenza più alta nelle donne oltre i 40 anni di età. Proprio l’elevata frequenza di questo avvenimento ha portato, negli anni, alla sua totale banalizzazione. L’aborto è diventato un non-evento, la perdita precoce, un non-lutto, i bisogni psicologici delle donne colpite “un’esagerazione”.

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Aborto spontaneo: dare voce al proprio dolore

Secondo le statistiche fino a una gravidanza su quattro si interrompe spontaneamente: ma il silenzio non è la strada per superare il trauma

“Non c’è battito. L’attesa si è interrotta”. Poche parole che segnano la fine di un sogno, il più bello, quello di diventare madre. Poche parole che, giunte all’improvviso in occasione di un controllo di routine o arrivate a confermare qualche sintomo sospetto, suonano come una condanna. La gravidanza si è interrotta, non avrai questo bambino, non potrai stringerlo tra le braccia, nutrirlo con il tuo latte, accudirlo. Non è un argomento di cui si parla volentieri, questo.

Eppure, sono tante le donne che hanno vissuto l’esperienza della perdita di un bimbo prima della nascita. Secondo le statistiche, il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre. Ma il dolore di un aborto spontaneo è un dolore che la società tende a minimizzare, ignorare, banalizzare. Chi ha vissuto questa esperienza lo può dire. Le frasi, che io un po’ polemicamente chiamo di “non consolazione”, sono sempre le solite: «Per fortuna eri incinta solo di tre mesi», «Vedrai che ne avrai altri» o «Be’, hai già un bimbo», «Sono cose che capitano». Tutte frasi pronunciate con le migliori intenzioni, per carità. Ma che, anziché accogliere e riconoscere il dolore, sembrano sminuirlo, dando alla donna l’impressione di non essere compresa, di essere sola. Proprio nel momento in cui, invece, avrebbe più bisogno di vicinanza, empatia, affetto.

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