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‘Non aspettarti un bimbo ma un alieno’. Così sono stata adottata da mio figlio

È la storia di come sono stata adottata da mio figlio – Tutto parte una tiepida mattina di due anni fa. Tiepida per lui che arrivava dal confine con la Russia. Io lo attendevo a Malpensa, armata di bolle di sapone e aspettative errate –
Questa è una storia vera basata su un racconto di fantascienza. La storia di come sono stata adottata da mio figlio, una tiepida mattina di quasi due anni fa. Tiepida per lui, che arrivava dal confine con la Russia, e quando ho tentato di infilargli il pigiama taglia nove anni, che gli stava sei volte, ha proferito con solennità la sua prima frase in russoliano: “Niet pigiama!”. Sospettavo che il pigiama costituisse un bisogno indotto dal capitalismo.“Stiamo cercando una famiglia che possa accogliere un bambino”, mi aveva spiegato una coppia di amici: “Quattro mesi all’anno”. “Una famiglia?”. “Sì, anche un single”. Una falla nel sistema-Giovanardi. Era appena uscito il mio romanzo, giravo per il Paese, mi sentivo fortunata. Era il momento di essere generosa: “Se non trovate nessun altro posso occuparmene io, però sono da sola…”.
La psicologa aveva riso: “In Russia i padri sono una rarità”. Appuntarselo: ogni volta che si evoca la famiglia tradizionale, un antropologo muore. “E ho un mucchio di libri per bambini”. Altra risata: “Non aspettarti un bambino, aspettati un alieno”. Era tutto quello che avrei avuto bisogno di sapere. Qualche giorno dopo, attendevo a Malpensa l’atterraggio dell’Ufo, armata di bolle di sapone e aspettative errate. Rimettere in circolo la fortuna: era questo che avevo in programma. Ma sarò in grado? Capirò di cosa avrà bisogno l’extraterrestre?

Fecondazione assistita o adozione: ancora troppe difficoltà

La strada è in salita per chi vuole un bambino attraverso la fecondazione assistita o adozione: le coppie sono sole fra burocrazia e infinite liste d’attesa.

In Italia la fecondazione assistita è ancora una strada in salita. Chi decide di farvi ricorso, rivela in un rapporto la dottoressa Rebecca Abigail Autorino, psicologa clinica e responsabile del progetto “Insieme”, che si occupa di accompagnamento e supporto psicologico e sociale delle coppie, è costretto ad affrontare ostacoli, discriminazioni e disparità legislative. L’infertilità, invece, è un problema che necessita di essere non solo riconosciuto e trattato: cure mediche e accompagnamenti psicologici dovrebbero essere un diritto per ogni coppia. Le cose non cambiano se si vuole adottare un bambino). Insomma, chi vuole un bimbo attraverso la fecondazione assistita o adozione ha davanti a sé un percorso a ostacoli.

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Oltre le storie: intervista a Paola Strocchio

Oggi per la rubrica #oltrelestorie incontriamo Paola Strocchio, giornalista e autrice dei libri “Il vuoto dentro. Mai mamma con la pancia” e “Appunti di viaggio. Come siamo diventati genitori di un bambino nato a 10.000 chilometri da noi” entrambi editi da Bradipolibri, che trattano dell’esperienza dell’endometriosi e del viaggio  per adottare un bambino.

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“Sei sempre stato qui”: la paternità raccontata da Eugenio Gardella

sei-sempre-stato-qui-eugenio-gardella-frassinelli-500x333-500x265Oggi vogliamo condividere con voi la storia di Eugenio Gardella, raccontata nel libro “Sei sempre stato qui”. Una storia di infertilità e di adozione, una storia a lieto fine. Papà due volte, il racconto delle sue parole fertili.

Diventare genitore è un viaggio che investe il corpo e l’anima. Un viaggio pieno di difficoltà durante il quale la voce degli uomini, dei padri che saranno, viene spesso messa in secondo piano. Lo sa bene Eugenio Gardella che nel libro “Sei sempre stato qui” traccia il viaggio che lo ha condotto a intraprendere il percorso di adozione, dopo la scoperta dell’infertilità della sua coppia. Un viaggio con una meta precisa: la Cambogia. È in Cambogia che Eugenio incontra il piccolo Mario, il bambino che poco dopo diventerà suo figlio. Mario sconvolgerà positivamente la vita della coppia, un “bambino magico”, come lo definisce lo scrittore, capace di avverare il desiderio più recondito dei due coniugi: ritornati in Italia, i due scopriranno di essere in attesa di un bambino. Storie di genitorialità differenti, ma non per questo di diversa intensità.

Eugenio Gardella, quarantenne, fa l’educatore di professione ed è appassionato di arrampicata, una metafora calzante per descrivere il suo viaggio, non facile, per diventare papà. “Sei sempre stato qui” è il suo romanzo d’esordio e sarà presentato a Genova il 28 settembre alle 18 presso la libreria l’Amico ritrovato.

Una testimonianza fondamentale quella dello scrittore, segno che le parole fertili degli uomini non possono mancare nella ricostruzione autobiografica del viaggio alla ricerca di un figlio.