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Violeta Benini, l’ostetrica “divulvatrice”: «Problemi sessuali femminili? Non ignorateli»

Dolore durante i rapporti ma anche difficoltà a raggiungere l’orgasmo: sono solo alcuni dei problemi con cui sono costrette a convivere molte donne. Alla base, spesso, false credenze molto radicate anche tra il personale sanitario. Cosa fare? Lo abbiamo chiesto all’ostetrica Violeta Benini, meglio nota sui social come la “divulvatrice”

Shot of a young woman suffering from stomach cramps on the sofa at home

Difficoltà a raggiungere l’orgasmo, calo del desiderio o dolore durante il rapporto: sono problemi sessuali femminili talmente diffusi da riguardare quasi una donna su due. A rivelarlo di recente è stata Violeta Benini, ostetrica esperta in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico, nota sui social come la “divulvatrice”. Sulla sessualità femminile pesano infatti ancora tabù e false credenze che sembrano essere estremamente radicate non solo nella società ma anche a livello scientifico, tra i professionisti della salute a cui le donne si rivolgono.

Problemi sessuali femminili: la difficoltà di ricevere una diagnosi corretta

I problemi della sfera sessuale sono spesso originati da disturbi che nella maggior parte dei casi potrebbero essere trattati e risolti se solo vi fosse una maggiore consapevolezza. E se fino a poco tempo fa pensavamo che le donne faticassero a ricevere una diagnosi perché poco propense a chiedere aiuto su questo tipo di argomenti, oggi sappiamo che la maggiore difficoltà è quella di trovare una risposta adeguata alle loro domande. «Alcuni disturbi vengono ignorati completamente. – ci racconta Violeta Benini – Le donne cercano aiuto: il problema però è la risposta che ricevono. Spesso si sentono dire che è tutto nella loro testa, che per arginare il dolore basta usare il lubrificante, cambiare posizione o addirittura cambiare partner. I dolori durante i rapporti sessuali, invece,  possono e devono essere curati anche con la riabilitazione del pavimento pelvico. A volte bastano anche dei suggerimenti su come farsi auto-massaggi o come gestire la penetrazione con tecniche particolari per risolvere la difficoltà e poter assumere poi liberamente tutte le posizioni».

Il dolore non è mai fisiologico

Quando si parla di problemi sessuali femminili, un aspetto su cui è bene sensibilizzare le donne, riguarda proprio il dolore. Provare dolore infatti non andrebbe mai considerato normale e sopportato, ma valutato in modo approfondito e curato. «Il dolore non è fisiologico – precisa infatti Violeta Benini – anche durante i rapporti sessuali, può essere dovuto a una tensione dell’utero o ad altre tensioni muscolari. Così come è molto diffuso il dolore da entrata, che la donna avverte nel momento in cui il pene entra in vagina. O quello post coitale, caratterizzato da bruciore. Queste problematiche possono essere date da infiammazioni delle mucose, che il più delle volte sono causate da vaginosi o da una disbiosi del microbiota vaginale. Problemi che potrebbero essere diagnosticati ma che spesso vengono completamente ignorati».

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Le donne non sono pazze e l’endometriosi è reale

La voce di una è la voce di tutte: così l’endometriosi si racconta, attraverso le voci e le azioni delle donne che vivono il dolore dentro e intorno a loro

Giulia aveva dei dolori lancinanti che limitavano la sua libertà di azione e anche quella di pensiero. In quei giorni determinati giorni non riusciva neanche ad alzarsi dal letto ed era costretta a non andare a lavoro, a sospendere qualsiasi altra attività dentro e fuori casa, ma per i medici non il dolore era solo nella sua testa e come tale andavo curato a suon di psicofarmaci.

Francesca ha perso tanto, troppo a causa di questa malattia. Una malattia che non è stata riconosciuta da nessuna di quelle persone che conosceva, neanche dai medici che si dovevano occupare di lei. Le dicevano che era colpa del suo status da single, che se avesse fatto figli, tutto sarebbe passato. Ma così non è stato.

Lucia conosce bene i corridoi dell’ospedale della sua città, perché in quelli si è trovata a camminare più volte, non sempre con le sue gambe perché i dolori sono così forti che la costringono spesso a stare seduta su una sedia a rotelle o sdraiata su una barella mentre aspetta di essere visitata. Ma questo alle sue colleghe di lavoro non importava, perché mentre la donna era a casa a riposare, erano loro a doversi sobbarcare delle sue scadenze. E il suo capo era così deluso da quella donna e dalle sue fragilità che l’ha dovuta licenziare.

Vania ha sofferto tantissimo, è arrivata a fare fino a 5 iniezioni di Toradol al giorno e i medici non ne venivano a capo. Si sentiva smarrita ed era sola. Nessuno ha creduto alla gravità della sua malattia, come dimostrano il mobbing subito e poi il licenziamento.

Storie di un dolore vissuto, ieri e oggi

Queste sono solo alcune storie di endometriosi che ho ascoltato in queste settimane. Storie vere, di un dolore vissuto fuori e dentro il corpo, a volte soffocato per paura del giudizio e dell’incomprensione degli altri. Storie di una malattia invisibile che non è riconosciuta dai ciechi della nostra società, quelli che spingono queste donne a mettersi in un angolo, ad auto emarginarsi per soffrire in solitudine, o al più per curarsi nei reparti di psichiatria.

Come se la storia, la medicina e la scienza non ci avessero insegnato niente. Come se quel riconoscimento da parte del Servizio sanitario nazionale come malattia cronica non esistesse. Come se fossimo tornate nel Medioevo quando a causa dell’endometriosi le donne erano colpevolizzate e demonizzate. Erano considerate pazze, folli, promiscue o isteriche. Erano considerate delle streghe.

A quei tempi per loro venivano scelte camice di forza o terapie con applicazioni di sanguisughe. Altre volte si ricorreva alle mutilazioni genitali o alla gravidanza. Oggi quello spettro dell’isteria divagante che rischia di colpire pesantemente il mondo femminile sembra esistere e persistere. Eppure queste donne, ieri come oggi, non sono pazze perché l’endometriosi è reale.

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Damiano dei Maneskin e la fidanzata Giorgia Soleri, insieme contro la vulvodinia

La modella sta contribuendo a far luce sulla malattia della quale è affetta. A sostenerla, in scena e nei convegni sul tema, c’è il fidanzato Damiano David

Hanno sorpreso molti spettatori le lacrime di Damiano David sul palco di Sanremo: dopo aver cantato Coraline, il frontman dei Maneskin non ha trattenuto l’emozione. Lacrime presumibilmente legate alla presenza all’Ariston della fidanzata GiorgiaSoleri, alla quale la canzone è dedicata: la “fiaba” narrata nel pezzo parla anche della sua esperienza e dei suoi problemi con la vulvodinia, come si evince dalle parole che il cantante ha consegnato ai social dopo l’esibizione.

La modella in passato ha raccontato pubblicamente la sua storia “fatta di dolore cronico e ritardo diagnostico, tra vulvodinia, ipertono pelvico, endometriosi e adenomiosi”. È anche (forse soprattutto) grazie a lei che si recentemente è iniziato a parlare di questa patologia: “La mia storia è la storia di molte persone, e ci siamo stancate di essere considerate invisibili”, ha spiegato Giorgia Soleri. “Mi sento in dovere di mantenere alta l’attenzione su un argomento che non ha mai avuto considerazione o risonanza né a livello medico, né a livello sociale”.  


Una missione che implica non solo la divulgazione a mezzo social della sua esperienza, ma anche l’adesione ad eventi, manifestazioni e convegni dedicati. Accanto a lei, Damiano, che in diverse occasioni ha partecipato contribuendo a dare ulteriore visibilità alla causa. Lo scorso novembre, per esempio, il cantante dei Maneskin e la modella hanno partecipato a Roma ad un convegno che aveva l’obiettivo di “far conoscere le due patologie (vulvodinia e neuropatia del pudendo, ndr) ad oggi ancora poco note anche in ambito medico e sensibilizzare la classe politica, spiegando quale supporto avrebbero bisogno i e le pazienti da parte del Servizio Sanitario Nazionale”.


Organizzato dal comitato delle associazioni italiane che si occupano di queste sindromi, l’evento ha presentato una proposta di legge per riconoscere la vulvodinia come malattia cronica invalidante e per inserirla nei livelli essenziali di Assistenza.

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Laura Freddi, il dramma dell’aborto: “Avevo l’endometriosi, poi è nata Ginevra”

Laura Freddi nel 2018 ha realizzato il sogno di diventare mamma a 46 anni grazie alla fecondazione assistita. Questo le ha fatto dimenticare il dolore per un aborto avuto qualche tempo fa.

Laura Freddi, a “Verissimo”, ha sottolineato di avere sempre desiderato la maternità, in quanto è cresciuta con la proiezione della famiglia. “Ho sempre pensato di diventare mamma – ha detto –. Non dico che fosse un pallino fisso, in quanto mi sono dedicata anche tanto al lavoro, che tu rincorri sempre, ma lui non fa lo stesso con te”. In passato, con il suo ex marito, Laura Freddi ha affrontato il dramma dell’aborto, che “psicologicamente mi ha segnato, perché nel momento stesso in cui sai di aspettare questo piccolo essere, sai che sei già mamma. Quando è accaduto il tutto, per me è stato un dolore grande”.

La showgirl ha poi annunciato di avere scoperto una malattia: “Ho scoperto dopo il GF Vip di soffrire di endometriosi, fortunatamente di livello basso. Non pensavo che sarei riuscita a diventare mamma, invece, dopo essere tornata da una vacanza dove ho mangiato di tutto, ho scoperto proprio il giorno del mio compleanno di essere incinta, come fosse veramente un regalo di Dio”

Laura Freddi ha coronato nel 2018 un sogno che aveva da tempo nel momento in cui è riuscita a diventare mamma di Ginevra, nata dalla relazione con il compagno Leonardo D’Amico. L’uomo è il fisioterapista della Nazionale di beach volley e ha sconvolto la vita dell’ex velina, che al momento del loro primo incontro (era il 2013) non credeva più nell’amore. “Vedendolo occuparsi del padre che non stava bene ho capito che non mi avrebbe mai abbandonata” …

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Endometriosi e maternità, con la pma si può diventare mamme

L’endometriosi è una patologia diffusa che colpisce le donne in età fertile e che si caratterizza per la presenza di tessuto endometriale all’esterno della cavità uterina. Non è ancora nota la causa, ma quel che è certo è che ogni mese, con l’arrivo del ciclo, la donna che ne è affetta può accusare forti dolori e vedere pregiudicate la sue normali attività. Non solo: l’endometriosi, soprattutto nei casi più severi, può generare diversi ostacoli nel percorso di concepimento ed essere causa d’infertilità. A spiegare all’agenzia di stampa Dire il corretto percorso da compiere se si desidera un bambino è Pasquale Totaro, direttore del Centro di procreazione medica assistita dell’ospedale Santa Maria (Gruppo Gvm Care & Research) di Bari.

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Elena, trent’anni e la sua lotta all’endometriosi: “Più della malattia fa male la solitudine”

Elena ha trent’anni, vive in Sicilia e sette anni fa ha scoperto di convivere con l’endometriosi. Da allora ha dovuto cambiare alimentazione, stile di vita e sogni, ma soprattutto è tornata ad amarsi anche quando un tempo si sarebbe soltanto odiata, nonostante le continue lotte con il dolore e i pregiudizi.

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Adenomiosi: quando l’endometriosi attacca i muscoli

È una malattia dell’utero difficile da diagnosticare, ma le terapie più recenti consentono di preservare la fertilità.

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Endometriosi, individuato un nuovo possibile trattamento

L’endometriosi è una malattia ginecologica benigna caratterizzata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali all’esterno dell’utero. Colpisce 176 milioni di donne in tutto il mondo, di cui 3 milioni solo in Italia.

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Affetta da endometriosi, oggi mamma di due gemelli

Voleva essere mamma. A tutti i costi. E ci è riuscita: all’ospedale di Mondovì. Qui Viviana ha appena realizzato il sogno che, a causa di una malattia insidiosa e ancora difficile da diagnosticare come l’endometriosi, non sembrava fatto per lei.

mamma Viviana

Invece Viviana è diventata mamma due volte: di Lorenzo e Davide, due gemellini. Originaria di Sciacca, in Sicilia, lavoro e amore l’hanno portata a vivere dall’altra parte d’Italia, a Cantù. E da qui a scegliere di partorire a Mondovì, nel reparto di Ginecologia diretto da Andrea Puppo. Lui e l’equipe chirurgica di Andrea Gattolin hanno il merito di aver trasformato, in pochi anni, l’ospedale monregalese in un polo di eccellenza nella cura di una malattia che ogni anno colpisce ben tre milioni di donne. E in alcuni casi, e a seconda della gravità, toglie a molte di loro la libertà del dono più bello: regalare la vita.

Non a Viviana. Eppure per lei la strada della maternità è stata tutta in salita. Prima un calvario lungo dieci anni in giro per ospedali d’Italia per capire da dove venissero e cosa fossero quelle fitte anomale allo stomaco, profonde e da togliere il fiato, che sono il primo campanello d’allarme dell’endometriosi. Poi l’operazione per asportare un fibroma ovarico: «Lì hanno scoperto la malattia che mi tormentava, l’endometriosi appunto». Non crea solo dolore lancinante. Ma tende a ripresentarsi nonostante le operazioni. A tornare, insomma. In un calvario senza fine per molte donne.

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Mese della consapevolezza dell’endometriosi

Nel mondo una donna su dieci soffre di endometriosi, la malattia causata dalla crescita del tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Una malattia dolorosa, che può colpire già dalla prima mestruazione ed è considerata una delle possibili cause dell’infertilità. Alla conoscenza di questo complesso disturbo femminile è dedicato marzo, “mese della consapevolezza dell’endometriosi”, che culminerà con la quinta marcia contro l’endometriosi, in programma il 30 marzo a Roma e in contemporanea in 55 capitali del mondo.

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