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Mese della consapevolezza dell’endometriosi

Nel mondo una donna su dieci soffre di endometriosi, la malattia causata dalla crescita del tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Una malattia dolorosa, che può colpire già dalla prima mestruazione ed è considerata una delle possibili cause dell’infertilità. Alla conoscenza di questo complesso disturbo femminile è dedicato marzo, “mese della consapevolezza dell’endometriosi”, che culminerà con la quinta marcia contro l’endometriosi, in programma il 30 marzo a Roma e in contemporanea in 55 capitali del mondo.

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Endometriosi, l’infertilità potrebbe essere causata dalla carenza di una proteina

Scoperto il coinvolgimento di una particolare proteina nell’infertilità che affligge il 30-40% delle donne che soffrono di endometriosi. Questo potrebbe aiutare a sviluppare terapie e medicinali per trattare questa condizione

Perché l’endometriosi può essere causa anche di infertilità? A provare a rispondere a questa domanda è stato un team di ricercatori della Michigan State University, secondo cui le ragioni per cui alcune donne con endometriosi e infertilità potrebbero essere riconducibili alla carenza di una specifica proteina.

L’endometriosi è una malattia che in Italia colpisce quasi il 5% delle donne. Solo nel nostro paese, quindi, sono quasi 3 milioni di casi nei vari stadi clinici della condizione, che nel 30-40% dei casi può essere causa di infertilità. La patologia solitamente compare tra i 25 e i 35 anni e causa la presenza anomala di tessuto uterino (l’endometrio appunto) in altri organi, come ad esempio le ovaie, la vagina e l’intestino portando a dolore pelvico cronico durante il ciclo mestruale e i rapporti sessuali.

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Infertilità idiopatica, la risposta si trova nella genetica

La genetica può dare una risposta ai casi di infertilità idiopatica.
“L’infertilità idiopatica, ovvero quell’infertilità che apparentemente non ha cause specifiche, è una condizione che interessa circa il 10-15% delle coppie con problemi riproduttivi – spiega Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione.

È una condizione frustrante: ci si sente dire che tutto è normale, ma la gravidanza non arriva.
L’inquadramento diagnostico di queste coppie è fondamentale”. In assenza di endometriosi o di malattie specifiche come la sindrome delle ovaie policistiche o patologie uterine come i polipi endometriali o con parametri del liquido seminale che non fanno suonare campanelli di allarme, orientarsi può essere complesso.

 

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PMA: tra le cause di insuccesso le infezioni non curate

Mentre le cause genetiche e il fattore età sono abbondantemente studiati, la diagnostica microbiologica a tutt’oggi continua ad essere piuttosto trascurata.

In Italia, nel 2016, 13.582 bambini sono nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Rappresentano il 2.9% di tutte le nascite. Più di 77 mila coppie si sono sottoposte alla Pma. La percentuale di esiti positivi è del 7-13% per le tecniche più semplici e del 25% per quelle più complesse. Tra le cause di insuccesso, le infezioni sia maschili sia femminili, che sono in continuo aumento e la cui tempestiva diagnosi e cura consentirebbero invece un esito decisamente più positivo delle procedure di procreazione. Un’attenta e appropriata diagnosi microbiologica eseguita preventivamente nelle coppie infertili, da un lato consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso nelle coppie che accedono alla Pma.

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Come l’endometriosi incide sulla fertilità della donna

Edgardo Somegliana, responsabile del Centro per la Procreazione medicalmente assistita del Policlinico di Milano, ci spiega quali sono le probabilità di diventare madre per chi soffre di questa malattia.

Il dottore parla delle opzioni quali sono l’operazione e la procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro.In particolare l’esperto illustra la tecnica della fecondazione in vitro e le relative percentuali di successo, parlando anche degli abbandoni.

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“Mi piego ma non mi spezzo”: l’endometriosi raccontata da una donna coraggiosa, la veronese Sabrina Brunelli

La malattia, una di quelle che tutte le donne temono. Il destino, che spesso ti crea attorno un mondo che non rasserena fino in fondo. La resilienza e il coraggio delle scelte. È questa la storia di vita di Sabrina Brunelli, scrittrice veronese di 46 anni che sta avendo un successo nazionale con il suo libro d’esordio, “Mi piego ma non mi spezzo”. “Nell’ultimo anno tutto è cambiato per me”, racconta lei. “Ho deciso di lasciare le redini dell’azienda di famiglia e ripartire da zero. L’atteggiamento positivo infatti è importante per me, mi ha aiutato a superare molte difficoltà nella vita, a partire dalla malattia”.

Infatti, l’endometriosi da anni fiacca il cuore e il corpo di Brunelli. Una malattia cattiva, subdola: nasce dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l’endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina o intestino. Ciò provoca sanguinamenti, infiammazioni croniche, aderenze ed infertilità. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale sanguina, causando un’irritazione dei tessuti circostanti.

Nella scrittura, Sabrina ha trovato uno strumento per guardare dentro sé stessa. L’ispirazione le è arrivata per destino, mentre frequentava un corso organizzato dalla casa editrice romana “Bruno Editore”. Dopo alcune settimane è stata selezionata tra gli 816 partecipanti e a febbraio ha pubblicato il suo libro sulla resilienza, che in pochi mesi è già diventato un caso editoriale.

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Birmingham, scopre di aspettare un bimbo durante l’operazione per capire le cause della sterilità

È successo a Tia Reed, diciannovenne a cui, da un anno, era stata diagnosticata l’endometriosi. Cercava un figlio insieme al compagno, ma non riusciva ad averlo. Subito dopo l’anestesia, l’intervento è stato sospeso.

Proprio mentre la stavano operando, per capire perché non riuscisse a rimanere incinta, i medici hanno scoperto che, in realtà, da cinque settimane aspettava un bambino. È successo a Tia Reed, diciannovenne di Bimingham, a cui nell’agosto 2017 era stata diagnosticata l’endometriosi. Per tutta l’adolescenza aveva sofferto terribilmente durante il ciclo mestruale, ed era convinta di non potere avere bambini. Li cercava, insieme al suo compagno, il ventiduenne Liam Twining, ma la gravidanza non arrivava mai.

L’endometriosi si verifica quando il tessuto simile a quello che riveste l’utero si trova in altre parti del corpo, al di fuori della cavità uterina, normalmente nella pelvi o nella cavità addominale. Sanguina e si diffonde, e provoca estrema stanchezza, forte dolore addominale e in alcuni casi, infertilità. Viene trattato con ormoni, antidolorifici e interventi chirurgici.

L’endometriosi colpisce in Italia tre milioni di donne, 150 nel mondo; i numeri reali, però, potrebbero essere maggiori, visto che non esistono registri della malattia e il ritardo nella diagnosi è in media di dieci anni.

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In che modo l’endometriosi cambia la vita di una donna. Alternative per cercare una gravidanza

Quando Ilaria ha scoperto di essere affetta da endometriosi aveva 25 anni. Troppo giovane per assimilare pienamente le implicazioni di questa patologia che colpisce il tessuto che riveste l’interno dell’utero, appunto l’endometrio. Le donne con l’endometriosi presentano questo tessuto al di fuori della cavità uterina, ad esempio nell’addome, nelle ovaie o nelle tube. Con tutti i rischi che ne conseguono, compresa la difficoltà a rimanere incinte. Un problema, quest’ultimo, che non sembrava toccare particolarmente Ilaria, almeno non in quel periodo.

«Non ero intenzionata ancora ad avere figli e ho avuto la fortuna di avere una forma di endometriosi asintomatica quindi, a seguito della prima laparoscopia (l’intervento chirurgico, che rappresenta il Gold Standard), non mi sono preoccupata più di tanto», racconta. «Qualche anno dopo, mi sono sposata – continua – e ho iniziato a tentare di avere figli, ma ho visto che la gravidanza non arrivava. Grazie anche all’intuizione di una ginecologa, ho effettuato un’ecografia approfondita e si è scoperto che l’endometriosi non solo si era ripresentata, ma anche in una forma estremamente aggressiva. La stessa ginecologa mi ha comunicato come l’endometriosi fosse la causa della mia difficoltà di avere figli».

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Tutte in marcia contro l’endometriosi

Per le donne che vivono questa condizione, è necessario un sempre maggiore supporto e un’assistenza da parte di una rete medica, sociale e psicologica.

In un comunicato stampa del Giugno 2015, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, esprimeva  la sua vicinanza a tutte le donne affette da endometriosi, e circa un anno dopo, annuncia l’ingresso ufficiale della patologia nei LEA, ovvero i livelli essenziali di assistenza, che consistono in prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

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Endometriosi, tutto quello che devi sapere. Spiegato da un esperto

Diagnosi, cura, sintomi, esenzioni e gravidanza. L’intervista al ginecologo Stefano Maria Ferrari del San Raffaele di Milano.

Milano, 1 febbraio 2018 – Si inizia a parlare diffusamente soltanto negli ultimi anni di endometriosi, una patologia cronica che si stima interessi circa il 10% della popolazione femminile. L’endometriosi è responsabile di una serie di disturbi che possono compromettere seriamente, nei casi più gravi, la qualità della vita di una donna. A questo si aggiungono anche i problemi legati alla fertilità che l’endometriosi può comportare.

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