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Vivere in menopausa a 34 anni, la storia di Carolina che convive con l’endometriosi ma… «ho vinto io»

La forza e il coraggio di Carolina Berardi originaria di Longobucco che ha accolto il nostro invito a raccontare la sua storia, per fare rete e sensibilizzare la società su una malattia che ancora oggi fa molta paura all’universo femminile 

Questa è la storia di una donna forte e coraggiosa che lotta con il sorriso contro una patologia: l’endometriosi. Carolina Berardi originaria di Longobucco, oggi vive a Roma ed ha accolto il nostro invito a raccontare la sua storia, per fare rete e sensibilizzare su una malattia che ancora oggi fa molta paura all’universo femminile.

L’endometriosi è una malattia ginecologica cronica che in Italia colpisce il 10-15% delle donne in età fertile. Consiste nell’insediamento e nella crescita fuori dall’utero di tessuto endometriale che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina. Inoltre, l’impianto anomalo dei frammenti di endometrio sulla superficie di altri organi quali ovaie, tube, intestino, vagina e vescica causa uno stato infiammatorio dei tessuti e la formazione di tessuto cicatriziale e aderenze che, se trascurati possono causare anche infertilità.

«Il mio intento – ci dice Carolina – è quello di dare speranza a tutte le donne. Su questa patologia vedo molto terrorismo, invece io voglio sorridere e voglio regalare fiducia e coraggio a chi come me ne soffre. Perché ce la possiamo fare».

«La mia più grande paura sin da bambina? L’infertilità. Essendo cresciuta in una famiglia numerosa ed a contatto con bambini, il mio istinto materno è uscito fuori fin da subito e pensare di non poter avere figli mi ha sempre spaventato oltre ad avere avuto un groppo peso a livello psicologico».

Come ti è stata diagnosticata l’endometriosi? Carolina si racconta: Fin dalle prime mestruazioni stavo male. Avevo forti dolori al basso ventre, soprattutto alla parte destra e forti mal di stomaco. Alla prima visita mi è stato detto che avevo l’appendicite. Nel 2016, invece, mi trovavo a Roma e colpita da un forte attacco di mal di stomaco, andai in pronto soccorso e mi dissero che avevo un’infiammazione alla colecisti».

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Dallo stress alle malattie ginecologiche, tutti i fattori che possono diminuire la fertilità femminile

In Italia, negli ultimi venticinque anni, i casi di infertilità sono raddoppiati. A oggi, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute circa il 15% delle coppie alla ricerca di un figlio hanno difficoltà a concepire in modo naturale. Le cause possono essere femminili, maschili e di coppia, ma prima di capire quali sono occorre fare una distinzione tra sterilità e infertilità. “I due termini nell’uso comune sono usati indifferentemente, ma sterilità è l’assoluta mancanza della capacità riproduttiva nella donna e o nell’uomo. Parliamo di sterilità primaria quando una coppia non ha mai avuto una gravidanza e di sterilità secondaria quando il problema appare dopo aver avuto una gravidanza e non si riesce ad averne altre. L’infertilità è un difetto dell’annidamento e/o sviluppo dell’embrione, per l’incapacità di proseguire la gravidanza pur iniziandola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera l’infertilità una patologia e la definisce come l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati non protetti”, spiega Antonella Agnello medico specialista in Ginecologia e Ostetricia, responsabile Ginecologia Synlab Padova, direttore sanitario del poliambulatorio Synlab Euganea Medica e consigliere nazionale Ageo, Associazione Ginecologi Extra ospedalieri.

Infertilità: cause

“La fertilità femminile è strettamente correlata all’età e diminuisce gradualmente per la riduzione della riserva ovarica. L’età riproduttiva ideale è attorno ai 25-28 anni ma oggi è noto come sia difficile iniziare la ricerca di una gravidanza prima dei 30-32 anni. L’infertilità femminile può essere legate a un problema tubarico per cui le tube o salpingi sono chiuse per infiammazioni o interventi pregressi o comunque funzionalmente non idonee. In alcuni casi sono problemi ormonali: irregolarità o mancanza di ovulazione, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio micropolicistico, riserva ovarica ridotta o assente. Può anche accadere che il passaggio degli spermatozoi sia impedito dal muco presente nella cervice uterina per una carenza di estrogeni, fattori infettivi o per pregressi interventi chirurgici. Ricordiamo l’importanza delle malattie sessualmente trasmesse per le eventuali ricadute che possono avere sulla fertilità. Inoltre, possono esserci i malformazioni congenite dell’utero, fibromi o aderenze all’interno della cavità uterina. Una delle cause più frequenti è l’endometriosi

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Infertilità secondaria, quando il fratellino non arriva

Secondo recenti statistiche, ne soffre 1 genitore su 10. Quali sono le motivazioni di questo problema e come si può intervenire

Ci sono volte in cui, chi ha concepito un figlio senza problemi, si ritrova a dover abbandonare l’idea di una seconda gravidanza perché scopre di avere problemi di infertilità. In “gergo” si chiama infertilità secondaria e, secondo recenti statistiche, ne soffre 1 genitore su 10.

Ma quali sono le motivazioni di questo problema e come si può intervenire?

Come nel caso dell’infertilità primaria, il tempo approssimativo per sospettare che ci possa essere un problema è dopo circa 12 mesi di rapporti sessuali continui non protetti, periodo che si riduce a 6 mesi nel caso di donne con più di 35 anni. L’infertilità secondaria condivide molte delle stesse cause dell’infertilità primaria e può colpire sia le donne che gli uomini.

Nel 40% dei casi l’infertilità secondaria è correlata ad un problema relativo al liquido seminale, nel 30% delle ipotesi è connessa ad una disfunzione ovarica, nel 20% dei casi è determinata da una patologia come l’endometriosi, mentre nel restante 10% delle ipotesi questa ha un carattere idiopatico, ossia non è possibile procedere all’individuazione di una causa specifica.

Tuttavia, la causa principale dell’infertilità secondaria nelle donne è l’età. In Italia l’età media delle madri alla nascita del primo figlio è molto cresciuta negli ultimi anni: se consideriamo che in questo caso stiamo parlando di concepire un secondo figlio, è facile immaginare come l’età sia di conseguenza ancora più alta. 

Tra gli accertamenti più opportuni è consigliabile innanzitutto un esame del sangue finalizzato ad accertare i livelli ormonali. Qualora il medico lo ritenga opportuno, inoltre, potrà indicare un esame come l’isterosalpingografia per valutare eventuali problemi alle tube di Falloppio e la laparoscopia per verificare la presenza di endometriosi o fibromi uterini. Per quanto riguarda una sospetta infertilità secondaria correlata al partner maschile l’esame di routine consiste nello spermiogramma

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Violeta Benini, l’ostetrica “divulvatrice”: «Problemi sessuali femminili? Non ignorateli»

Dolore durante i rapporti ma anche difficoltà a raggiungere l’orgasmo: sono solo alcuni dei problemi con cui sono costrette a convivere molte donne. Alla base, spesso, false credenze molto radicate anche tra il personale sanitario. Cosa fare? Lo abbiamo chiesto all’ostetrica Violeta Benini, meglio nota sui social come la “divulvatrice”

Shot of a young woman suffering from stomach cramps on the sofa at home

Difficoltà a raggiungere l’orgasmo, calo del desiderio o dolore durante il rapporto: sono problemi sessuali femminili talmente diffusi da riguardare quasi una donna su due. A rivelarlo di recente è stata Violeta Benini, ostetrica esperta in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico, nota sui social come la “divulvatrice”. Sulla sessualità femminile pesano infatti ancora tabù e false credenze che sembrano essere estremamente radicate non solo nella società ma anche a livello scientifico, tra i professionisti della salute a cui le donne si rivolgono.

Problemi sessuali femminili: la difficoltà di ricevere una diagnosi corretta

I problemi della sfera sessuale sono spesso originati da disturbi che nella maggior parte dei casi potrebbero essere trattati e risolti se solo vi fosse una maggiore consapevolezza. E se fino a poco tempo fa pensavamo che le donne faticassero a ricevere una diagnosi perché poco propense a chiedere aiuto su questo tipo di argomenti, oggi sappiamo che la maggiore difficoltà è quella di trovare una risposta adeguata alle loro domande. «Alcuni disturbi vengono ignorati completamente. – ci racconta Violeta Benini – Le donne cercano aiuto: il problema però è la risposta che ricevono. Spesso si sentono dire che è tutto nella loro testa, che per arginare il dolore basta usare il lubrificante, cambiare posizione o addirittura cambiare partner. I dolori durante i rapporti sessuali, invece,  possono e devono essere curati anche con la riabilitazione del pavimento pelvico. A volte bastano anche dei suggerimenti su come farsi auto-massaggi o come gestire la penetrazione con tecniche particolari per risolvere la difficoltà e poter assumere poi liberamente tutte le posizioni».

Il dolore non è mai fisiologico

Quando si parla di problemi sessuali femminili, un aspetto su cui è bene sensibilizzare le donne, riguarda proprio il dolore. Provare dolore infatti non andrebbe mai considerato normale e sopportato, ma valutato in modo approfondito e curato. «Il dolore non è fisiologico – precisa infatti Violeta Benini – anche durante i rapporti sessuali, può essere dovuto a una tensione dell’utero o ad altre tensioni muscolari. Così come è molto diffuso il dolore da entrata, che la donna avverte nel momento in cui il pene entra in vagina. O quello post coitale, caratterizzato da bruciore. Queste problematiche possono essere date da infiammazioni delle mucose, che il più delle volte sono causate da vaginosi o da una disbiosi del microbiota vaginale. Problemi che potrebbero essere diagnosticati ma che spesso vengono completamente ignorati».

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Le donne non sono pazze e l’endometriosi è reale

La voce di una è la voce di tutte: così l’endometriosi si racconta, attraverso le voci e le azioni delle donne che vivono il dolore dentro e intorno a loro

Giulia aveva dei dolori lancinanti che limitavano la sua libertà di azione e anche quella di pensiero. In quei giorni determinati giorni non riusciva neanche ad alzarsi dal letto ed era costretta a non andare a lavoro, a sospendere qualsiasi altra attività dentro e fuori casa, ma per i medici non il dolore era solo nella sua testa e come tale andavo curato a suon di psicofarmaci.

Francesca ha perso tanto, troppo a causa di questa malattia. Una malattia che non è stata riconosciuta da nessuna di quelle persone che conosceva, neanche dai medici che si dovevano occupare di lei. Le dicevano che era colpa del suo status da single, che se avesse fatto figli, tutto sarebbe passato. Ma così non è stato.

Lucia conosce bene i corridoi dell’ospedale della sua città, perché in quelli si è trovata a camminare più volte, non sempre con le sue gambe perché i dolori sono così forti che la costringono spesso a stare seduta su una sedia a rotelle o sdraiata su una barella mentre aspetta di essere visitata. Ma questo alle sue colleghe di lavoro non importava, perché mentre la donna era a casa a riposare, erano loro a doversi sobbarcare delle sue scadenze. E il suo capo era così deluso da quella donna e dalle sue fragilità che l’ha dovuta licenziare.

Vania ha sofferto tantissimo, è arrivata a fare fino a 5 iniezioni di Toradol al giorno e i medici non ne venivano a capo. Si sentiva smarrita ed era sola. Nessuno ha creduto alla gravità della sua malattia, come dimostrano il mobbing subito e poi il licenziamento.

Storie di un dolore vissuto, ieri e oggi

Queste sono solo alcune storie di endometriosi che ho ascoltato in queste settimane. Storie vere, di un dolore vissuto fuori e dentro il corpo, a volte soffocato per paura del giudizio e dell’incomprensione degli altri. Storie di una malattia invisibile che non è riconosciuta dai ciechi della nostra società, quelli che spingono queste donne a mettersi in un angolo, ad auto emarginarsi per soffrire in solitudine, o al più per curarsi nei reparti di psichiatria.

Come se la storia, la medicina e la scienza non ci avessero insegnato niente. Come se quel riconoscimento da parte del Servizio sanitario nazionale come malattia cronica non esistesse. Come se fossimo tornate nel Medioevo quando a causa dell’endometriosi le donne erano colpevolizzate e demonizzate. Erano considerate pazze, folli, promiscue o isteriche. Erano considerate delle streghe.

A quei tempi per loro venivano scelte camice di forza o terapie con applicazioni di sanguisughe. Altre volte si ricorreva alle mutilazioni genitali o alla gravidanza. Oggi quello spettro dell’isteria divagante che rischia di colpire pesantemente il mondo femminile sembra esistere e persistere. Eppure queste donne, ieri come oggi, non sono pazze perché l’endometriosi è reale.

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Damiano dei Maneskin e la fidanzata Giorgia Soleri, insieme contro la vulvodinia

La modella sta contribuendo a far luce sulla malattia della quale è affetta. A sostenerla, in scena e nei convegni sul tema, c’è il fidanzato Damiano David

Hanno sorpreso molti spettatori le lacrime di Damiano David sul palco di Sanremo: dopo aver cantato Coraline, il frontman dei Maneskin non ha trattenuto l’emozione. Lacrime presumibilmente legate alla presenza all’Ariston della fidanzata GiorgiaSoleri, alla quale la canzone è dedicata: la “fiaba” narrata nel pezzo parla anche della sua esperienza e dei suoi problemi con la vulvodinia, come si evince dalle parole che il cantante ha consegnato ai social dopo l’esibizione.

La modella in passato ha raccontato pubblicamente la sua storia “fatta di dolore cronico e ritardo diagnostico, tra vulvodinia, ipertono pelvico, endometriosi e adenomiosi”. È anche (forse soprattutto) grazie a lei che si recentemente è iniziato a parlare di questa patologia: “La mia storia è la storia di molte persone, e ci siamo stancate di essere considerate invisibili”, ha spiegato Giorgia Soleri. “Mi sento in dovere di mantenere alta l’attenzione su un argomento che non ha mai avuto considerazione o risonanza né a livello medico, né a livello sociale”.  


Una missione che implica non solo la divulgazione a mezzo social della sua esperienza, ma anche l’adesione ad eventi, manifestazioni e convegni dedicati. Accanto a lei, Damiano, che in diverse occasioni ha partecipato contribuendo a dare ulteriore visibilità alla causa. Lo scorso novembre, per esempio, il cantante dei Maneskin e la modella hanno partecipato a Roma ad un convegno che aveva l’obiettivo di “far conoscere le due patologie (vulvodinia e neuropatia del pudendo, ndr) ad oggi ancora poco note anche in ambito medico e sensibilizzare la classe politica, spiegando quale supporto avrebbero bisogno i e le pazienti da parte del Servizio Sanitario Nazionale”.


Organizzato dal comitato delle associazioni italiane che si occupano di queste sindromi, l’evento ha presentato una proposta di legge per riconoscere la vulvodinia come malattia cronica invalidante e per inserirla nei livelli essenziali di Assistenza.

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Laura Freddi, il dramma dell’aborto: “Avevo l’endometriosi, poi è nata Ginevra”

Laura Freddi nel 2018 ha realizzato il sogno di diventare mamma a 46 anni grazie alla fecondazione assistita. Questo le ha fatto dimenticare il dolore per un aborto avuto qualche tempo fa.

Laura Freddi, a “Verissimo”, ha sottolineato di avere sempre desiderato la maternità, in quanto è cresciuta con la proiezione della famiglia. “Ho sempre pensato di diventare mamma – ha detto –. Non dico che fosse un pallino fisso, in quanto mi sono dedicata anche tanto al lavoro, che tu rincorri sempre, ma lui non fa lo stesso con te”. In passato, con il suo ex marito, Laura Freddi ha affrontato il dramma dell’aborto, che “psicologicamente mi ha segnato, perché nel momento stesso in cui sai di aspettare questo piccolo essere, sai che sei già mamma. Quando è accaduto il tutto, per me è stato un dolore grande”.

La showgirl ha poi annunciato di avere scoperto una malattia: “Ho scoperto dopo il GF Vip di soffrire di endometriosi, fortunatamente di livello basso. Non pensavo che sarei riuscita a diventare mamma, invece, dopo essere tornata da una vacanza dove ho mangiato di tutto, ho scoperto proprio il giorno del mio compleanno di essere incinta, come fosse veramente un regalo di Dio”

Laura Freddi ha coronato nel 2018 un sogno che aveva da tempo nel momento in cui è riuscita a diventare mamma di Ginevra, nata dalla relazione con il compagno Leonardo D’Amico. L’uomo è il fisioterapista della Nazionale di beach volley e ha sconvolto la vita dell’ex velina, che al momento del loro primo incontro (era il 2013) non credeva più nell’amore. “Vedendolo occuparsi del padre che non stava bene ho capito che non mi avrebbe mai abbandonata” …

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Endometriosi e maternità, con la pma si può diventare mamme

L’endometriosi è una patologia diffusa che colpisce le donne in età fertile e che si caratterizza per la presenza di tessuto endometriale all’esterno della cavità uterina. Non è ancora nota la causa, ma quel che è certo è che ogni mese, con l’arrivo del ciclo, la donna che ne è affetta può accusare forti dolori e vedere pregiudicate la sue normali attività. Non solo: l’endometriosi, soprattutto nei casi più severi, può generare diversi ostacoli nel percorso di concepimento ed essere causa d’infertilità. A spiegare all’agenzia di stampa Dire il corretto percorso da compiere se si desidera un bambino è Pasquale Totaro, direttore del Centro di procreazione medica assistita dell’ospedale Santa Maria (Gruppo Gvm Care & Research) di Bari.

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Elena, trent’anni e la sua lotta all’endometriosi: “Più della malattia fa male la solitudine”

Elena ha trent’anni, vive in Sicilia e sette anni fa ha scoperto di convivere con l’endometriosi. Da allora ha dovuto cambiare alimentazione, stile di vita e sogni, ma soprattutto è tornata ad amarsi anche quando un tempo si sarebbe soltanto odiata, nonostante le continue lotte con il dolore e i pregiudizi.

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Adenomiosi: quando l’endometriosi attacca i muscoli

È una malattia dell’utero difficile da diagnosticare, ma le terapie più recenti consentono di preservare la fertilità.

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