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Nascite ai minimi storici. Sempre più sentito il problema dell’infertilità: ecco perché

L’Italia è un Paese di vecchi e conferma un numero di nascite ai minimi storici dall’Unità d’Italia. Un problema che ha a che fare con cambiamenti socio-economici, perlopiù la necessità di conciliare i tempi famiglia-lavoro, e che si traduce anche in un aumento dell’infertilità femminile, che acuisce il problema delle “culle vuote” e del calo demografico.

“Le cause delle cosiddette ‘culle vuote’ sono molteplici. Sappiamo che una donna su due in Italia ha difficoltà a conciliare la maternità con il lavoro e questa è una delle cause per cui una donna ricerca il primo figlio ad un’età più avanzata rispetto a quanto potesse accadere 20-30 anni fa”, afferma Daniela Galliano, responsabile della clinica PMA IVI Roma, aggiungendo “proprio per questo dovremmo informare le donne sulle problematiche relative alla ricerca di un figlio in età più avanzata, parlando della correlazione dell’età con la diminuzione della fertilità e con l’aumento dell’incidenza degli aborti“.

“Fare un figlio in età avanzata comporta l’infertilità, che è una delle esperienze più dolorose che una coppia deve affrontare. Per questo consigliamo di preservare la fertilità con il congelamento degli ovociti”…

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Le disuguaglianze europee nella procreazione assistita

Marie e il suo compagno hanno cercato di avere un bambino per più di dieci anni senza riuscirci, ma alla fine hanno dovuto cercare un’altra strada. “Abbiamo effettuato una procedura per la donazione di gameti in Francia, ma non ha funzionato”, racconta lei. Poi è emerso un altro problema: le liste d’attesa per la procreazione assistita erano di due anni. “E se la procedura non funziona, devi aspettarne altri due ”, osserva Marie. Questi ritardi li hanno portati a temere il peggio: avrebbero oltrepassato il limite massimo dei 45 anni di età previsto in Francia per le donne che vogliono avere accesso alla procreazione assistita. “Se puoi permettertelo vai in un altro paese europeo dove puoi accedere alle stesse procedure, ma più velocemente”, spiega.

Anche lo sperma viaggia
“Un’amica embriologa mi ha detto che nella sua clinica arrivano spesso donatori danesi. Avevo visto una trasmissione intitolata The vikings are coming (i vichinghi stanno arrivando) che parlava proprio dello sperma danese. Ho pensato che la Danimarca fosse un buon punto di partenza”, dice Liv Thorne, che ha raccontato la sua esperienza di madre single in un libro pubblicato di recente nel Regno Unito. La donna ha ottenuto del liquido seminale donato in Danimarca e se l’è fatto spedire direttamente a casa sua. Perché? Per mancanza di materiale: “Donare sperma non è una cosa che gli uomini fanno normalmente nel Regno Unito”, spiega. Non è l’unico paese con questo problema: secondo dati del 2018, in Italia la maggior parte di sperma importato proveniva da Spagna, Danimarca e Svizzera. “Trasportare il liquido seminale è relativamente semplice, perché un campione di sperma si deteriora pochissimo quando viene congelato e poi scongelato”, spiega Iñaki González Foruria, uno specialista della clinica per la fertilità Dexeus mujer. Diverso è il caso della donazione di ovuli, che invece sono molto più sensibili al congelamento e a molti altri fattori. È dunque molto difficile mantenerli in buone condizioni durante il trasporto, perciò molte persone devono andare all’estero per poter ricevere degli ovuli.

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Dopo la chemio, quali tecniche possono aiutare ad avere un figlio?

L’efficacia delle tecniche di conservazione della fertilità è stimata fra il 30 e il 50%, ed è in continuo miglioramento. Ma bisogna agire prima di iniziare i trattamenti oncologici.

“Ho 26 anni e dovrò affrontare a breve la chemioterapia per combattere un tumore allo stadio iniziale. Che possibilità mi rimangono di diventare madre in futuro?”

Risponde Edgardo Somigliana, direttore Procreazione medicalmente assistita, Policlinico, Milano.

“Ogni bambina nasce con un patrimonio finito di ovociti, le cellule che, dopo la fecondazione con uno spermatozoo, diventano embrioni. Questo patrimonio costituisce la riserva ovarica e, dalla nascita in poi, si riduce progressivamente fino a esaurirsi con la menopausa. Le terapie oncologiche come la chemioterapia, ma anche la radioterapia della pelvi, possono danneggiare significativamente questa riserva, causandone una brusca riduzione. Rispondere alla sua domanda è però difficile”.

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Mancano donatrici per l’eterologa: l’ipotesi rimborso fino a 600 euro

Ogni anno 10 mila coppie vanno all’estero. Il piano di un gruppo di studio del ministero.

L’Italia come la Spagna per favorire la donazione di ovociti? È un’ipotesi ancora abbozzata eppure l’insistenza dei tecnici che si occupano di procreazione medicalmente assistita (Pma) nel rilanciarla anche nei resoconti di riunioni ufficiali rende meno fittizia la prospettiva. L’ultima uscita è in una sintesi di un incontro avuto al ministero della Salute il 18 dicembre dal gruppo di lavoro incaricato dalla Conferenza Stato Regioni (l’organo di raccordo tra le due istituzioni) di seguire l’applicazione in Italia della legge sulla fecondazione artificiale. Tra le criticità collegate alla Pma eterologa, diventata legale nel 2014, si fa esplicito riferimento all’assenza di modalità di rimborso ai donatori.

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PMA: tra le cause di insuccesso le infezioni non curate

Mentre le cause genetiche e il fattore età sono abbondantemente studiati, la diagnostica microbiologica a tutt’oggi continua ad essere piuttosto trascurata.

In Italia, nel 2016, 13.582 bambini sono nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Rappresentano il 2.9% di tutte le nascite. Più di 77 mila coppie si sono sottoposte alla Pma. La percentuale di esiti positivi è del 7-13% per le tecniche più semplici e del 25% per quelle più complesse. Tra le cause di insuccesso, le infezioni sia maschili sia femminili, che sono in continuo aumento e la cui tempestiva diagnosi e cura consentirebbero invece un esito decisamente più positivo delle procedure di procreazione. Un’attenta e appropriata diagnosi microbiologica eseguita preventivamente nelle coppie infertili, da un lato consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso nelle coppie che accedono alla Pma.

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Come l’endometriosi incide sulla fertilità della donna

Edgardo Somegliana, responsabile del Centro per la Procreazione medicalmente assistita del Policlinico di Milano, ci spiega quali sono le probabilità di diventare madre per chi soffre di questa malattia.

Il dottore parla delle opzioni quali sono l’operazione e la procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro.In particolare l’esperto illustra la tecnica della fecondazione in vitro e le relative percentuali di successo, parlando anche degli abbandoni.

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Culle di vetro, storia della fecondazione artificiale

A quarant’anni della nascita della prima bambina concepita in provetta, la giornalista scientifica Margherita Fronte ripercorre storia e prospettive delle tecniche che hanno permesso quell’evento straordinario.

Quarant’anni sono un compleanno importante. Una cifra tonda, simbolica, che spesso invita a qualche festeggiamento più grandioso del solito e magari a qualche bilancio. A maggior ragione se il compleanno è quello di una donna la cui venuta al mondo ha cambiato per sempre la storia della medicina. Parliamo di Louise Brown, che ha spento le sue prime 40 candeline il 25 luglio scorso: un evento che come molti avrebbe voluto privato (lo ha scritto per l’occasione sull’Independent), ma che non poteva che essere pubblico, perché Louise è stata la prima bambina al mondo concepita in provetta, la prima figlia della fecondazione in vitro. E proprio con l’immagine della sua nascita avvenuta con parto cesareo nell’ospedale di Oldham,in Inghilterra – “prima la testa, poi il corpicino sporco e coperto dalla vernice caseosa, che ha protetto la sua pelle delicata durante la gestazione” – si apre Culle di vetro, il libro che la giornalista scientifica Margherita Fronte ha dedicato alla storia della fecondazione artificiale, pubblicato nel 2017 da Enciclopedia delle donne.

Dal primo, potente vagito della bambina, il libro fa un salto indietro nel tempo, per un breve ma esauriente resoconto sugli albori dell’embriologia, dalle ipotesi dei filosofi greci classici (Aristotele in primis) agli esperimenti su animali (rane, salamandre, bachi da seta, ma anche cani) di Lazzaro Spallanzani, a fine Settecento. Circa centocinquanta pagine dopo, il libro si chiude con un bilancio su successi e limiti della tecnica, che dal 1978 a oggi ha dato la vita a milioni di bambini nel mondo: sei milioni, secondo una mostra celebrativa in programma allo Science Museum di Londra fino a novembre).

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Fecondazione assistita, l’appello: “Il governo aiuti le coppie”

Un appello dal congresso dei centri Cecos. Resta il problema della donazione di ovociti.

Limitare il turismo procreativo facendo chiarezza sulle norme che regolano la donazione di ovociti. È l’appello di Cecos Italia, l’associazione dei centri di studio e conservazione ovociti e sperma, per voce del suo presidente, Marco Filicori. “La scienza offre sempre più supporti tecnici per aiutare le coppie desiderose di prole, ma è necessario anche che il quadro legislativo si evolva per aiutare le famiglie”, ha affermato il ginecologo a margine del convegno sulla Riproduzione assistita e la diagnosi prenatale, organizzato dai Centri Medici GynePro in collaborazione con Cecos Italia, oggi a Bologna. “Lancio un appello al futuro governo: è necessario modificare le norme che regolano la donazione di spermatozoi ed ovociti, prevedendo in Italia, come in altri Paesi europei, la possibilità di offrire un rimborso per le spese che attualmente donatori e donatrici sostengono da soli”. In questo modo, secondo gli esperti, sarebbe possibile diminuire il costo delle pratiche di procreazione assistita eterologa almeno di qualche migliaio di euro, allargando quindi il numero di coppie che se ne potrebbero avvalere.

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L’inquinamento come causa di insuccesso della Fecondazione Assistita: lo studio

Secondo le stime dell’OMS, quasi il 15% delle coppie in età fertile ha problemi di infertilità.

L’infertilità è un problema sempre più diffuso sia tra gli uomini che tra le donne. Tra i principali fattori di rischio citiamo lo stile di vita, l’inquinamento e l’età. In questi casi, accertato lo stato di infertilità per una qualsiasi causa, la coppia può tentare la via della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Uno studio coreano pubblicato da Human Reproduction, ha dimostrato come le donne che seguono cicli di fecondazione assistita, se esposte quotidianamente a elevati livelli di inquinamento atmosferico, potrebbero avere probabilità notevolmente ridotte, se non dimezzate, di rimanere incinte e di portare avanti la gravidanza rispetto alle donne meno esposte a questo fattore di rischio.

In particolare, Seung-Ah Choe, i suoi colleghi della School of Medicine della Cha University e della clinica della fertilità Cha di Seoul, hanno analizzando il nesso tra inquinamento e fecondazione assistita; focalizzando l’attenzione sui tassi di gravidanza relativi a più di 6.600 cicli di fecondazione in vitro (Ifv) nell’arco di nove anni.

Ne è risultato una notevole riduzione dei tassi di concepimento, ed un aumento degli aborti tra le donne esposte ai massimi livelli di cinque tipi di inquinamento dell’aria.

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Gravidanza e rischi genetici: ecco che cosa si può sapere “prima” grazie ai nuovi esami diagnostici

Nuovi esami aiutano le coppie a ridurre l’ansia dell’attesa. Perché oggi si può valutare la possibilità di trasmettere malattie ereditarie e scegliere eventualmente la fecondazione assistita per unire i “gameti giusti”.

Nove mesi in cui ci si sente invincibili, fortissime. Aspettare un bimbo è un momento magico per qualsiasi donna, ma prima o poi tutte fanno i conti con quell’ansia sottile che all’improvviso si pianta in testa: e se non è sano? Ogni coppia vorrebbe la certezza che tutto filerà liscio: oggi grazie ai progressi della medicina sembra possibile mettere a tacere almeno un po’ di brutti pensieri, soprattutto se al benessere del figlio si comincia a pensare ancor prima di concepirlo. Nuovi esami, oggi, aiutano le coppie a ridurre l’ansia dell’attesa. Perché oggi si può valutare la possibilità di trasmettere malattie ereditarie e scegliere eventualmente la fecondazione assistita per unire i “gameti giusti”. Ecco nel dettaglio delle schede le diagnosi a disposizioni.

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