Articoli

Alessia, il tumore mi ha tolto la gioia di diventare mamma ma ora aiuto le altre donne

Da un’esperienza negativa e’ nata un’associazione in Lombardia.

Non s’è arresa anche se il tumore le ha tolto tanto, facendola sentire privata di una parte della sua femminilità per lei importante. Ora ha dato il via a un progetto in Lombardia per aiutare altre donne che hanno affrontato o stanno affrontando “una malattia ancora per certi versi sconosciuta, sottovalutata e subdola, come il cancro ovarico, una patologia complessa che richiede competenze altamente specialistiche e una diagnosi tempestiva”. Alessia Sironi, giornalista, che ha affrontato con determinazione ben due neoplasie (una alla mammella e un’atra all’utero), facendo squadra con altre quattro donne, ha da poco creato la costola lombarda dell’associazione Acto Onlus (Alleanza contro il tumore ovarico), Acto Lombardia, che si è costituita da pochissimo.

Continua a leggere

La fecondazione assistita non aumenta le probabilità di ammalarsi di tumore

Uno studio pubblicato sul Bmj sfata uno dei luoghi comuni associato ai trattamenti per la fertilità.

Il sospetto è legittimo. Quando ci sono di mezzo gli ormoni è giusto chiedersi se le terapie possono aumentare il rischio di tumori all’utero, alle ovaie o al seno. Per questo un gruppo di ricercatori inglesi si è domandato se i trattamenti per la fertilità alla base della fecondazione assistita favorissero l’insorgere dei tumori femminili. La risposta, diciamolo subito, è “no”.

E quel leggero aumento nelle probabilità di sviluppare patologie oncologiche non invasive dipenderebbe, secondo gli scienziati, da altri fattori di rischio.

Lo studio pubblicato sul British Medical Journal ha coinvolto più 250mila donne che hanno intrapreso il percorso della procreazione assistita, la cui salute è stata monitorata per circa 9 anni.

Gli scienziati hanno messo a confronto i dati raccolti dal Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) tra il 1991 e il 2010 e li hanno messi a confronto con le informazioni ricavate dai registri nazionali sui tumori.

Continua a leggere

PMA: tra le cause di insuccesso le infezioni non curate

Mentre le cause genetiche e il fattore età sono abbondantemente studiati, la diagnostica microbiologica a tutt’oggi continua ad essere piuttosto trascurata.

In Italia, nel 2016, 13.582 bambini sono nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Rappresentano il 2.9% di tutte le nascite. Più di 77 mila coppie si sono sottoposte alla Pma. La percentuale di esiti positivi è del 7-13% per le tecniche più semplici e del 25% per quelle più complesse. Tra le cause di insuccesso, le infezioni sia maschili sia femminili, che sono in continuo aumento e la cui tempestiva diagnosi e cura consentirebbero invece un esito decisamente più positivo delle procedure di procreazione. Un’attenta e appropriata diagnosi microbiologica eseguita preventivamente nelle coppie infertili, da un lato consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso nelle coppie che accedono alla Pma.

Continua a leggere

Come l’endometriosi incide sulla fertilità della donna

Edgardo Somegliana, responsabile del Centro per la Procreazione medicalmente assistita del Policlinico di Milano, ci spiega quali sono le probabilità di diventare madre per chi soffre di questa malattia.

Il dottore parla delle opzioni quali sono l’operazione e la procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro.In particolare l’esperto illustra la tecnica della fecondazione in vitro e le relative percentuali di successo, parlando anche degli abbandoni.

Continua a leggere

“Il dolore non ci ha fermati”

In Italia 2 mila genitori ogni anno perdono un figlio durante la gravidanza o subito dopo il parto. Ma grazie all’aiuto di psicologi e associazioni trovano un sostegno per affrontare di nuovo la vita. Come dimostra questa testimonianza raccolta in occasione del Babyloss Awareness Day, la giornata mondiale del lutto perinatale.

Continua a leggere

Ottobre mese del Babyloss Awareness

Il 15 ottobre ricorre il Babyloss Awareness Day, la giornata mondiale della consapevolezza sul lutto in gravidanza e dopo la nascita. Numerose iniziative sono state organizzate in tutta Italia, tra cui l’illuminazione dei monumenti con i colori rosa e blu, simbolo della morte perinatale, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema così doloroso e delicato.

Nella settimana dal 13 al 20 Ottobre si svolgono in tutto il mondo eventi di sensibilizzazione, formazione e commemorazione, per unire le famiglie, gli operatori sanitari e la cittadinanza.

L’iniziativa si chiama Babyloss Awareness e Babyloss Awareness Day per il 15 ottobre, giornata principale della manifestazione. Associazioni di genitori in tutto il mondo organizzano nel mese di ottobre iniziative pubbliche sul tema della perdita perinatale.

Continua a leggere

Pronto per la fecondazione. E’ il primo ovocita umano cresciuto in laboratorio

Per la prima volta una cellula riproduttiva è stata prelevata da tessuto ovarico e fatta sviluppare in provetta fino ad arrivare allo stadio in cui può essere fertilizzata. Risultato straordinario, ma solo un primo passo.

C’è riuscita. E non poteva che essere lei, Evelyn Telfer, che da trent’anni studia la complessa macchina della riproduzione umana. Con un risultato straordinario, anche se iniziale. Il primo passo per poter dare una possibilità di gravidanza sicura anche alle donne che si ammalano – e poi guariscono – da un tumore. Telfer e il suo gruppo sono riusciti a isolare degli ovociti dal tessuto ovarico fresco, e a farli poi crescere in laboratorio in diversi substrati fino ad arrivare al grado di maturazione giusto per poter essere fecondati. E lì si sono fermati, pubblicando i risultati del loro studio su Molecular Human Reproduction. Con tante domande. Legate anche alla scarsa numerosità del campione. E l’ipotesi che quegli ovociti maturati in laboratorio possano essere fecondati.

Continua a leggere

La fertilità è anche una questione di fiuto. Molecole olfattive presenti sugli spermatozoi

Gli spermatozoi sono capaci di “odorare” poiché possiedono numerosi recettori olfattori simili a quelli contenuti nella mucosa olfattiva del naso che servono a riconoscere e distinguere gli odori. Presenti sulla superficie dello spermatozoo, questi recettori svolgono un importante ruolo sia nella maturazione, sia nell’attivazione spermatica e nel processo di fecondazione dell’ovocita.

È questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori del Policlinico A. Gemelli di Roma pubblicato «Nel nostro studio l’applicazione di moderne piattaforme di proteomica (per studiare le proteine umane) ha consentito di identificare ben otto differenti recettori olfattori presenti come frammenti nel liquido seminale ed espressi sulla superficie dello spermatozoo, nei tubuli seminiferi del testicolo e nell’epididimo», ha spiegato Alfredo Pontecorvi, Direttore dell’Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI” – ISI e dell’Area di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico A. Gemelli di Roma. «I nostri dati evidenziano inoltre un ruolo importante per questi recettori poiché essi consentirebbero allo spermatozoo di fiutare le sostanze chimiche rilasciate dall’ovocita e di dirigersi verso di esso allo scopo di fecondarlo». sulla rivista scientifica Frontiers in Endocrinology.

Continua a leggere

Perché con gli anni si diventa meno fertili

Che con l’età la fertilità femminile diminuisca è risaputo. Ma quale sia la ragione specifica per cui le cellule uovo, superate una certa età, abbiano maggiori difficoltà a generare nell’incontro con lo spermatozoo un embrione vitale è molto meno chiaro. Ora uno studio di ricercatori canadesi aggiunge un tassello interessante al quadro. Continua a leggere

La relazione tra lo Stress e l’infertilità

Negli ultimi tempi diversi autori si sono interessati a studiare il legame che collega l’ infertilità con lo stress: sembra che tra essi si possa instaurare un doppio legame, in cui l’ infertilità stessa si tradurrebbe in una forte stressor per i soggetti che la sperimentano, e a sua volta lo stress stesso, con la sua risposta fisiologica, sembrerebbe interferire con la funzione riproduttiva.

Infertilita-e-stress-come-si-influenzano-reciprocamente-3-680x365

 

Gli stress emozionali possono influenzare l’ovulazione e la spermatogenesi e possono creare situazioni di estrema rarità (oligozoospermia) o mancanza (azoospermia) di produzione di spermatozoi. Si può ipotizzare che lo stress psicologico che include alti livelli di depressione o ansia, che consegue una diagnosi di infertilità o dovuto alle invasive tecniche procreative, può a sua volta avere un effetto sulle funzioni biologiche, particolarmente sull’equilibrio endocrino e sulle funzioni sessuali tali da creare un circolo vizioso (Basile, Fasolo, Conversano, Lenzi, 2007)

 

Continua a leggere su State of Mind