Articoli

Cancro e fertilità, le storie di Laura e Anna

Laura e’ una giovane trentenne. Dopo mesi di forte stanchezza e difficoltà a respirare, a fine 2015, scopre di avere un linfoma non Hodgkin in stato avanzato. Ha 28 anni, ma “in quel mese e mezzo di ricerche diagnostiche”, la rx al Pronto soccorso che rileva “una massa mediastinica di 12 cm che occludeva le vie respiratorie”, due biopsie e la Tac, nessuno dei medici incontrati le dice in tempo utile che prima delle terapie potrebbe preservare la propria fertilità.

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Malattia di Crohn e colite ulcerosa, le donne rischiano più degli uomini: fertilità danneggiata

Malattia di Crohn e colite ulcerosa: sono le donne a rischiare di più. Sotto attacco fertilità e desiderio materno «La fertilità può essere compromessa nella fase attiva della malattia e dopo interventi chirurgici in sede addomino-pelvica. Una gravidanza deve iniziare in periodo di stabile remissione della malattia; in età matura, i rischi sono legati all’osteoporosi durante la menopausa e al tumore alla cervice uterina» spiega Aurora Bortoli, Fondazione Inflammatory Bowel Diseas (Malattie infiammatorie intestinali croniche) Onlus.

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Fecondazione. La natura protegge le donne con una curva di fertilità ‘a U’

Un vero e proprio sistema di sicurezza che la natura ha creato a difesa delle donne. E cioè “una curva della fertilità che segue un andamento ‘a U’, a cui il corpo femminile va incontro negli anni e che si verifica per preservare la donna sia in giovanissima età, sia in età avanzata, dai rischi che una gravidanza può comportare. Uno straordinario ‘scudo’ naturale che favorisce la gestazione quando ci sono meno probabilità di problemi e quando si è più pronte ad affrontare la dolce attesa, l’allattamento e tutto ciò che avere un bambino comporta”.

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Nel midollo osseo potrebbe nascondersi il segreto della fertilità

E’ quello che sostengono i ricercatori dell’Università di Yale, dopo uno studio che ha scoperto che quando un uovo viene fecondato, le cellule staminali abbandonano il tessuto e sono coinvolte nel processo di impianto.

Il midollo osseo di una donna può dare indizi sulla fertilità e sulla capacità di procreare, almeno stando ad uno studio dei ricercatori dell’Università di Yale, pubblicato sulla rivista Plos Biology. In base a quanto scoperto dagli esperti dell’ateneo americano quando un uovo viene fecondato, le cellule staminali abbandonano il midollo osseo e si muovono sfruttando il flusso sanguigno verso l’utero, dove sono coinvolte nella trasformazione del rivestimento uterino per l’impianto. Se tale trasformazione non avviene, l’embrione non può impiantarsi e la gravidanza non può avere inizio.

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Anne Hathaway e Natalie Imbruglia annunciano le loro gravidanze

L’attrice statunitense e la cantante australiana dichiarano quasi contemporaneamente sui social di aspettare un figlio. E raccontano come le loro gravidanze siano frutto di percorsi non semplici, tra problemi di infertilità e ricorsi alla fecondazione in vitro

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In Italia il 15% delle coppie soffre di infertilità, ma il crollo è mondiale

S.o.s. in Giappone, Germania, Usa, Cina, Russia. Cala la fertilità anche in Africa.

È boom di infertilità nel mondo intero. Negli ultimi anni, infatti, “il tasso di fertilità è calato ovunque, anche in Africa, dove – nonostante rimanga il più alto – è crollato dal 5,1 (2000-2005) al 4,7 (2010-2015)”. Il problema è che “sempre più Paesi hanno tassi di fertilità inferiori a quelli necessari per garantire il rimpiazzo delle generazioni passate”, e in questi gruppi rientrano “Cina, Usa, Brasile, Russia, Giappone, Vietnam, Germania, Iran e Regno Unito”. Così Eleonora Porcu, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Bologna (Unibo) e responsabile della struttura dipartimentale di Infertilità e Pma dell’Ospedale Sant’Orsola, al 75esimo congresso italiano di pediatria. In Italia “il 15% delle coppie ha problemi di infertilità e siamo all’ottavo posto per il numero di trattamenti da Pma”. Al 2016 i dati parlano di 473mila nascite complessive, di cui sole 13mila con fecondazione assistita.

“Il registro dell’Istituto superiore di sanità, reso obbligatorio dalla legge 40/2014, riporta che sono stati dati alla luce circa 100mila bambini con Pma”, continua Porcu. Numeri alla mano, perciò, la procreazione medicalmente assistita “non è certamente la risposta alla denatalità italiana, che è la maggiore in Europa. Di fatto – spiega la dottoressa all’agenzia Dire- non possiamo sperare che i bambini da fecondazione assistita contribuiscano, in modo sostanziale, alla riduzione della denatalità”. Dal 1978 nel mondo sono nati più di 8 milioni di bambini con fecondazione assistita. Al primo posto il Giappone, con circa il 5% dei bambini nati da Pma nel 2015, l’Australia con un 3,7% nel 2011, l’1,7% negli Usa e tra il 2 e il 6% sono i tassi inerenti alle nascite europee.

I dati sulla pma

In Europa, a livello generico, quindi, “si attuano molti più cicli di fecondazione assistita che in altri Paesi. Questo è probabilmente un costume, anche sociale, ed è legato al fatto che c’è una tendenza maggiore ad avere gravidanze in età più avanzata, e una speranza – devo dire mal riposta – che la fecondazione assistita possa dare una risposta ai problemi riproduttivi legati all’invecchiamento”. La dottoressa spiega, infatti, che “l’aumento dell’età materna è una problematica tanto sociale quanto mediatica” ed è riconducibile a diverse ragioni: “l’aumento degli anni scolari, il lavoro e la carriera, la diffusione di strategie contraccettive, lo scarso supporto dello Stato alla genitorialità e la diffusione del preconcetto che la Pma possa vincere l’avanzare dell’età materna”

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Adenomiosi: quando l’endometriosi attacca i muscoli

È una malattia dell’utero difficile da diagnosticare, ma le terapie più recenti consentono di preservare la fertilità.

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Sessualità e fertilità, i dati del Ministero

Il lavoro, voluto dal ministero della Salute e coordinato dell’Iss svela anche che l’80 per cento dei giovani cerca informazioni online. E in molti, anche tra adulti, non sanno che la fertilità maschile è a tempo

Sicuri di sapere proprio tutto sulla fertilità? Non è stata sicuramente questa la domanda di partenza. Ma potrebbe essere quella che chiude un meticoloso studio nazionale sul tema promosso dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Oltre due anni di lavoro – l’indagine è durata da aprile 2016 a ottobre 2018  – e più di 40mila interviste suddivise per fasce di età: ragazzi delle scuole superiori, universitari, adulti (tutti in età rigorosamente presumibilmente fertile) e professionisti della sanità. Sorprese? Più d’una.

Nove persone su dieci, ad esempio, sanno poco di fertilità maschile. Ma analizzando nel dettaglio i risultati si scopre qualcosa in più sull’argomento. Il campione di 21.217 persone di età 18-49 anni rivela, ad esempio, che solo il 5% è consapevole consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni; mentre per il 27% accade intorno ai 40-44 anni. La consapevolezza che l’età giochi un ruolo importante anche per la fertilità maschile sembra persino minore: per l’87% arriverebbe dopo i 45 anni o non ha dato alcuna indicazione. Non va meglio se si osserva il campione di 13.973 studenti universitari: per 4 intervistati su 10 non esiste un orologio biologico maschile.

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Fecondazione eterologa, cosa prevede la legge italiana sulla donazione degli ovuli e come funziona negli altri Paesi

 

La donazione è regolata da una circolare del ministero della Salute: è gratuita ed è legale dal 2014.

1) Cosa prevede la legge italiana sulla donazione di gameti da utilizzare nelle tecniche eterologhe di procreazione medicalmente assistita quando uno dei partner è infertile?
La donazione di gameti maschili e femminili (liquido seminale e ovociti) è regolata da una circolare del ministero della Salute che ha stabilito le modalità di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale del 2014 con la quale l’eterologa è diventata legale dopo essere stata vietata dalla legge del 2004. La donazione è gratuita e non viene consentita nessuna forma di rimborso neppure in caso di donazione di ovociti che richiede un impegno da parte della donna in termini di ore e di terapie preparatorie.

2) Che cos’è l’egg sharing?
È una forma di donazione gratuita. Una donna giovane in trattamento per infertilità può scegliere di donare alcuni degli ovociti prodotti in eccesso a un’altra paziente che non ne possiede. In Italia c’è enorme difficoltà a reperire gameti rispetto all’offerta estera. Ogni anno vengono eseguiti da noi circa 6-7 mila cicli di eterologa.

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