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Alimentazione e fertilità: cosa mangiare e cosa evitare

Dieta e stile di vita possono contribuire alla realizzazione del sogno di diventare genitori. Ecco qualche consiglio, per uomini e donne, per favorire il concepimento

Una dieta corretta contribuisce, in linea generale, al benessere del corpo e ha anche un impatto sull’equilibrio ormonale. In particolare, quando si cerca una gravidanza è importante supportare l’ovulazione e migliorare la qualità ovarica con i cibi giusti e uno stile di vita adeguato.

Alimentazione e fertilità, ma anche corretto stile di vita

Il legame tra alimentazione e fertilità è stato ampiamente indagato in ambito di ricerca e numerose sono le evidenze a suo favore. Sempre più studi scientifici analizzano quali siano le strategie alimentari migliori per sostenere la salute riproduttiva, dell’uomo e della donna, e quali siano i fattori di rischio.

Specifici alimenti, di buona qualità, possono incidere sulla fertilità ma è importante valutare la dieta nel suo complesso, intesa come interazione tra più nutrienti e stile di vita.

È assodato che la fertilità della donna è connessa  a vari fattori. Innanzitutto sono importanti la qualità e regolarità del ciclo mestruale e l’età (la fertilità è massima tra i 20 e i 30 anni e scende significativamente dopo i 38 anni). Contano, inoltre, lo stile di vita (fumo, alcolismo, dieta, movimento, uso di droghe), la riserva ovarica, la presenza di patologie e gli inquinanti ambientali.

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Tumore all’ovaio: tutte le risposte della Fondazione Umberto Veronesi

Quanti tipi di tumore all’ovaio esistono? Come si manifestano? Quanto conta la genetica? È possibile fare prevenzione? Tutte le risposte degli esperti della Fondazione Umberto Veronesi, da sempre al fianco delle persone con tumore e della ricerca scientifica

Ogni anno solo in Italia sono oltre cinque mila le nuove diagnosi di cancro alle ovaie, un tumore estremamente aggressivo di cui molte donne sanno ancora troppo poco. I suoi sintomi, vaghi e aspecifici, sono infatti spesso scambiati per disturbi gastrointestinali e di conseguenza la malattia viene diagnosticata già in fase avanzata, quando sconfiggerla è molto più difficile. Conoscere questo tumore, in cui l’8 maggio si celebra la giornata mondiale, è pertanto il primo passo per affrontarlo in modo tempestivo ed efficace.

Quanti tipi di tumore all’ovaio esistono?

Il tumore all’ovaio deriva dalla proliferazione incontrollata delle cellule che costituiscono i tessuti delle ovaie. Nella maggior parte dei casi, il tumore si sviluppa dalle cellule che formano l’epitelio che ricopre la superficie esterna delle ovaie, ma può originare anche dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovuli) e dalle cellule stromali (quelle che producono e rilasciano gli ormoni femminili).

Chi sono i soggetti più a rischio?

L’età è uno dei principali fattori di rischio per il tumore all’ovaio: la maggior parte dei casi si registra infatti nelle donne oltre i 50 anni. Altri fattori di rischio importanti sono il sovrappeso, la durata del periodo ovulatorio e l’assenza di figli. Mentre l’aver avuto più figli, l’allattamento al seno e l’uso prolungato della pillola contraccettiva sembrano avere un effetto protettivo.

Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?

All’esordio, il tumore alle ovaie è spesso asintomatico o si manifesta con sintomi non facilmente identificabili e questo ne complica la diagnosi precoce, fondamentale per un trattamento efficace della malattia. I sintomi diventano più evidenti con il progredire della malattia e i principali sono:

  • gonfiore addominale persistente
  • necessità di urinare spesso
  • dolore pelvico e addominale persistente
  • perdita di appetito
  • senso di pienezza anche dopo un pasto leggero e nausea
  • perdite ematiche vaginali
  • variazioni delle abitudini intestinali

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Fertilità e Social freezing: perché sempre più donne vogliono farlo? Risponde la ginecologa

Le risposte ai dubbi più comuni sulla ginecologia, a cura della Dottoressa Raffaela Di Pace, ginecologa, Dottore di ricerca in Fisiopatologia della Menopausa e Consulente sessuologo

Il Social Freezing può essere una soluzione per tutte quelle donne che non possono avere un figlio o che decidono di averlo più avanti negli anni. Ecco di che cosa si tratta.

Social Freezing, fertilità e giovinezza prolungata: le ragioni sociali

Con il passare degli anni in Europa e soprattutto in Italia il tasso di natalità si è di molto ridotto. Nel 2019 è stato di 1,53 figli per donna. Inoltre si sta alzando rapidamente l’età media in cui le donne europee e soprattutto italiane, hanno il primo figlio: i dati del 2020 ci dicono a 31.4 anni.

Il più alto livello di scolarità, l’immissione in modo più massiccio delle donne nel mondo del lavoro, spesso con ruoli che prevedono una possibilità di carriera e anche i cambiamenti nelle relazioni di coppia, portano  a programmare la gravidanza sempre più tardi.

Ovociti, spermatozoi e il tempo che passa

Se però le migliori condizioni economiche e sociali portano verso una giovinezza prolungata, nulla è possibile fare dal punto di visto della fertilità. Quando il patrimonio ovocitario (cioè i follicoli che restano e che possono permettere di concepire) si riduce in termini quantitativi e peggiora in termini qualitativi, nemmeno le tecniche di procreazione medico assistita (PMA) possono permettere di ottenere una gravidanza. Il tasso di successo infatti dipende comunque dall’età della donna e dal suo patrimonio follicolare.

Se questa valutazione vale per il sesso femminile – in cui sappiamo che la fertilità raggiunge il suo picco massimo tra 20 e 30 anni, è ancora buona tra i 30 e 35, ma si deteriora rapidamente tra i 35 e 40 – riguarda anche l’uomo. In cui, con l’età, anche se in modo più graduale, vi è comunque una ridotta capacità di produzione di spermatozoi in grado di arrivare al concepimento.

La crioconservazione degli ovociti, una soluzione

Proprio per questo è in aumento il numero di bambini che nasce dopo fecondazione eterologa (utilizzando cioè ovociti o spermatozooi da donatore). Ma cosa si può fare per cercare invece di preservare la propria fertilità, cioè la capacita di avere anche in età più avanzata un figlio geneticamente proprio?

Nata come tecnica per preservare la fertilità in quelle persone che per motivi di salute – in primis un cancro e le relative terapie o una chirurgia – avrebbero perso la capacità riproduttiva, la crioconservazione degli ovociti in assenza di indicazioni mediche sta invece diventando una tecnica che sempre più donne richiedono, in quanto consente loro di preservare la possibilità di avere figli propri in un’epoca posticipata allargando la finestra della opportunità di diventare genitori.

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La psicoterapeuta: “Lo stress condiziona la fertilità”

La ricerca spasmodica della perfezione genera il rischio che la coppia vada incontro a un grande disagio psicologico

Resilienza, positive thinking, ottimismo, efficienza e perfezione costanti: per avere successo nella vita, la società ci invita a un approccio positivo e a una immagine di sé sempre perfetta e infallibile. Ma costringersi a pensare sempre positivo è una cosa sana o genera stress? Ne parla la dottoressa Francesca Zucchetta, Psicologa-Psicoterapeuta del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi degli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato, esperta in tematiche di infertilità di coppia e Procreazione Medicalmente Assistita. Così in una nota il Centro. “La società attuale è sempre più connotata da un ideale di efficienza e perfezione,- si legge ancora- nella quale si fa strada la convinzione che mostrare sé stessi al massimo della forma e sempre sotto una luce di positività e ottimismo possa giocare a nostro favore. Ma questa spinta alla ricerca spasmodica di perfezione genera, molto spesso, una sensazione di stress, inadeguatezza e fallimento. Diversi studi stanno rilevando un significativo aumento dei disturbi d’ansia e di depressione, proprio a causa del confronto con immagini ‘perfette’ di altre persone, conoscenti e no, in particolare sui social network. Luoghi meravigliosi, divertimento, corpi statuari, pance da gravidanze esposte in corpi perfetti, che generano tensione e frustrazione. Come se si ignorasse il fatto che le immagini sono delle istantanee di un breve frangente di vita o, peggio, sono immagini ritoccate. Come se i limiti fossero delle sconfitte personali e non dei confini che ci caratterizzano, che ci rendono unici e profondamente umani. I limiti infatti sono molto importanti: ci danno la consapevolezza di chi siamo e un po’ più di capacità di capire e accettare che non possiamo avere potere su tutto”.

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Congelamento degli ovuli: come si fa, quanto costa e tutte le risposte sulla tecnica che permette di preservare la fertilità

Preservare la fertilità in età giovanile per aumentare le chance di avere un figlio anche a 40 anni o dopo una malattia. Oggi è possibile grazie al congelamento degli ovociti. Ecco di cosa si tratta e perché consente alle donne di posticipare la maternità, fino al «momento giusto» 

Giovani donne impegnate nel percorso di studi, che cercano lavoro o stanno muovendo i primi passi nella professione, che ancora non hanno incontrato «la persona giusta». Donne che viaggiano, si confrontano e conoscono le opportunità che il progresso della scienza mette loro a disposizione. Donne che, per necessità o per scelta, posticipano l’età della prima gravidanza e che oggi possono scegliere di preservare la fertilità attraverso la crioconservazione degli ovociti, la tecnica – conosciuta anche come egg freezing – che permette di congelare a -196° i propri gameti per utilizzarli successivamente, quando ci sarà un momento più opportuno per iniziare una gravidanza. È già diffusa negli Stati Uniti e in altri Paesi europei, ma in Italia sono ancora poche le ragazze che optano per questa soluzione. «L’informazione è scarsa, c’è timore, eppure da noi l’esigenza di preservare esiste eccome, considerato che siamo il Paese europeo che conta più prime gravidanze dopo i 40 anni», spiega la ginecologa Daniela Galliano, direttrice della Clinica specializzata in Medicina della Riproduzione IVIdi Roma, e autrice del libro Quanto ti vorrei – Come la scienza medica ti aiuta ad avere un figlio (Edizioni Piemme). «Il punto è che mentre la società è cambiata, la biologia non può modificarsi: dopo i 35 anni la riserva ovarica diminuisce. E la fertilità inevitabilmente si dimezza».

In che modo il congelamento degli ovociti può aiutare, in questo senso?
«Permette di prelevare i propri gameti in un’età ottimale, cioè tra i 20 e i 35 anni, e conservarli in idrogeno liquido, mantenendo intatte tutte le proprietà fino al momento dello scongelamento. Tutto ciò in previsione di una gravidanza che si potrebbe cercare anche dopo i 40 anni per i più svariati motivi, compresa la necessità di dover affrontare delle cure per patologie ginecologiche specifiche o per un tumore». 

Questa tecnica è quindi suggerita anche alle pazienti oncologiche?
«Sì, sempre più di frequente. Chemioterapia e radioterapia sono tossiche per le ovaie: se non si preservano gli ovociti, si curerà il tumore ma con ogni probabilità si rimarrà sterili. Per questo da noi, in clinica, arrivano giovani pazienti, indirizzate dall’oncologo, le cui ovaie vengono stimolate con protocolli ad hoc, affinché in una decina di giorni si possa completare sia il prelievo che il congelamento, consentendo loro di iniziare le cure». 

In quali altri casi è consigliabile?
«In presenza di endometriosi di terzo o quarto stadio o anche endometriosi di primo stadio, se la paziente deve sottoporsi a un intervento di laparoscopia per la rimozione di cisti endometriosiche, che ridurrebbero il tessuto sano ovarico. E poi, nel caso di insufficienza ovarica in giovane età».

In generale, qual è l’iter da seguire e come si effettua il prelievo?
«Il primo passo è prenotare una visita con uno specialista in fertilità: richiederà una serie di analisi, sulla base delle quali si decide il trattamento da seguire. Si parte poi dal ciclo mestruale, momento in cui comincia la stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di ormoni. Con specifiche ecografie si verifica l’aumento di dimensione dei follicoli e quando gli ovociti raggiungono numero e dimensione desiderati, si induce l’ovulazione, programmando il prelievo, che avviene 36 ore dopo. L’aspirazione degli ovociti si esegue in sala operatoria sotto sedazione profonda e dura circa 15 minuti. Subito dopo si procede con il congelamento».

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Parole Fertili: raccontare il viaggio alla ricerca di un figlio

Parole Fertili è uno spazio narrativo online dedicato a chi affronta, o ha affrontato, il percorso della ricerca di un figlio che non arriva, non arrivava, facilmente. È uno spazio unico e importante, nato per dare finalmente modo di esprimere tutte le emozioni, i timori, i dubbi e le ansie di un percorso che per molti non è affatto semplice. L’ideazione di questo spazio nasce dalla constatazione che la difficoltà, o l’impossibilità, di generare è considerata ancora, tutt’oggi, un grande tabù.

Le storie di Parole Fertili raccontano tante sfaccettature dell’infertilità, non solo del vissuto della procreazione medicalmente assistita. Divengono uno straordinario punto di osservazione sulle trasformazioni e le contraddizioni che caratterizzano il desiderio di un figlio oggi, ma anche su come la comunicazione sociale sia inficiata da stereotipi negativi, da allarmismi ingiustificati in cui i figli sono percepiti come un ostacolo e vengono raccontati come un problema da risolvere.

I figli non solo non pregiudicano il futuro, ma possono essere una risorsa di crescita e cambiamento, tanto individuale quanto collettiva. L’accento della comunicazione, quindi, dovrebbe essere sul valore dei figli e non sulla colpevolizzazione legata all’orologio biologico o al deserto demografico.

Ascolta il podcast di Cristina Cenci, antropologa partner di Eikon Strategic Consulting e ideatrice del progetto Parole Fertili, per “Natalità è Futuro” il progetto di IBSA Farmaceutici e Fortune Italia.


La fertilità mondiale si è più che dimezzata in cinquant’anni

Il countdown della conta spermatica è ormai una solida evidenza scientifica, imputabile al nostro stile di vita e che mette a rischio il futuro riproduttivo dell’umanità. Lo racconta in un libro di denuncia la scienziata ambientale pluripremiata Shanna Swan

Era il 2017 quando un team di ricercatori guidato da Shanna Swan ha completato e pubblicato una revisione sistematica della letteratura scientifica che dimostrava – partendo da 185 studi condotti su un totale di 45mila uomini sani – come in soli quattro decenni i livelli spermatici maschili nei paesi occidentali fossero calati di oltre la metà, in un trend che non dava (né dà) segni di inversione di tendenza. Un risultato così immediato da comunicare, e così rilevante per la salute della nostra specie, da destare immediato scalpore, non solo presso la comunità scientifica: un uomo, oggi, ha mediamente un numero di spermatozoi dimezzato rispetto a quello di suo nonno. E analogamente sul lato femminile, una ventenne odierna è meno fertile di sua nonna quando aveva 35 anni.

Se questa tendenza non verrà presto invertita o quantomeno rallentata, le conseguenze per la sopravvivenza stessa dell’umanità potrebbero essere pesanti. Uno scenario non troppo diverso da quello distopico raccontato nella serie tv The Handmaid’s Tale, in cui – e qui la fantascienza distopica si sta rivelando quanto mai reale – un ruolo rilevante in questo processo è imputabile agli inquinanti. Con la consapevolezza ormai assodata di quanto l’ambiente abbia un impatto decisivo sulla nostra fertilità, sullo sviluppo sessuale e dunque sulla salute in generale delle persone.

Il senso di urgenza è stato messo nero su bianco dalla stessa Shanna Swan in un volume divulgativo dall’azzeccato titolo Countdown, che evidentemente allude da un lato a quel conto alla rovescia che si è innescato per la nostra specie e che dobbiamo al più presto disinnescare, e dall’altro lato a quella conta al ribasso che riguarda i livelli spermatici. Due conteggi che procedono in parallelo, e che sono raccontati con grande precisione scientifica in oltre 300 pagine composte assieme alla scrittrice specializzata in questioni sanitarie e ambientali Stacey Colino, con la traduzione italiana di Michele Zurlo per Fazi Editore.Origini e ripercussioni

Quello proposto da Swan e Colino non è solo “un grido d’allarme per accrescere la consapevolezza su questi problemi”, ma un percorso scientifico che ricalca le orme del procedere stesso della scienza. Dati, correlazioni, ipotesi e dimostrazioni si intrecciano di capitolo in capitolo, rafforzate da oltre 50 pagine di riferimenti bibliografici dalla letteratura scientifica, una lunga serie di note per tenere lontane ambiguità e cattive interpretazioni, e un comodo glossario che aiuta a districarsi anche davanti agli inevitabili termini tecnici comeazoospermiacriptorchidismo o inibina B.

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“SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO” – Alimentazione e fertilità, ecco il decalogo

Sappiamo ormai che l’alimentazione è in grado di influenzare il nostro organismo nel bene e nel male. Questo vale anche per quanto riguarda la fertilità sia femminile che maschile. Quello che decidiamo di mangiare ogni giorno (qualità, tipologia di alimenti e quantità) e il come lo mangiamo (conservazione e cottura in primis) possono influenzare il ciclo ormonale ed avere quindi un impatto sulla capacità riproduttiva. È la composizione del piatto e la varietà degli alimenti a fare la differenza. L’Università di Harvard ha stilato un vero e proprio decalogo per una corretta alimentazione pro-fertilità:

  • Evita i grassi trans, presenti principalmente nei prodotti industriali da forno o generati in seguito da alcuni tipi di cottura (come nelle fritture o ad alte temperature)
  • Privilegia al contrario i grassi mono- e polinsaturi che ritroviamo per esempio nell’olio extravergine di oliva e nella frutta secca che aumentano la sensibilità all’insulina e riducono l’infiammazione: entrambi fattori in grado di influenzare la fertilità. Inoltre questi si è visto essere in grado di migliorare la maturazione dell’oocita (cellula riproduttiva femminile) e il suo impianto nell’utero
  • Inserisci almeno una volta a settimana una fonte di proteine di origine vegetale, come i legumi. In questo modo non consumerai solo proteine di origine animale che possono essere più ricche di sostanze potenzialmente dannose se in abuso (come grassi saturi, antibiotici ed estrogeni soprattutto se provenienti da allevamenti intensivi)
  • Dai spazio ai carboidrati complessi come cereali in chicco, pasta e pane integrale che essendo ricchi di fibra hanno un migliore impatto sulla glicemia e prevengono l’iper-insulinemia
  • Preferisci latticini di qualità, senza però abusarne
  • Da quando inizi a pianificare una gravidanza assumi un integratore di acido folico e consuma più alimenti che ne sono ricchi come: verdure a foglia verde (broccoli, spinaci, insalate), frutta secca, cereali integrali ed alcuni frutti (come agrumi, fragole e kiwi)
  • Assumi adeguate quantità di ferro con integrazione e/o tramite cereali integrali, spinaci, rucola, legumi…
  • Ricordati di idratarti bene: cerca di bere almeno 1.5-2L di acqua al giorno
  • Mantieni un peso costante e corretto per la tua costituzione (un BMI -rapporto tra peso ed altezza al quadrato- tra il 20 ed il 24). Sia il sottopeso che il sovrappeso influenzano negativamente il ciclo mestruale. Se il grasso corporeo è inferiore al 20% spesso si assiste a cicli anovulatori o amenorrea; inoltre alcuni studi evidenziano una minore qualità ovarica in queste donne rispetto a coloro che sono in normopeso. Al contrario le donne in sovrappeso vanno incontro ad una riduzione della fertilità per problemi legati ad alcuni ormoni come insulina e leptina
  • Svolgi attività fisica costante ed equilibrata

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6 cose che ogni donna dovrebbe sapere per preservare la fertilità

Spesso anche a causa della disinformazione, capita che le coppie non riescano a esaudire il desiderio di genitorialità. L’esperta ci spiega cosa tenere in considerazione per preservare al meglio la propria fertilità

Nei primi nove mesi del 2021 in Italia, secondo i dati ISTAT, sono nati 12.500 bambini in meno rispetto all’anno precedente, e a fine anno gli abitanti sono scesi sotto i 59 milioni. La denatalità è fortemente connessa a fattori sociali e culturali ed è necessario sensibilizzare ancor più le coppie in merito ai tempi della vita fertile. 

Una volta la famiglia veniva costituita presto e le gravidanze si conseguivano in giovane età, ma le necessità di studio e carriera, la maggiore difficoltà a trovare un partner o un lavoro stabile portano sia le donne che le coppie a posticipare la gravidanza. 

Capita inoltre ancora molto spesso che, anche a causa della disinformazione, le coppie non riescano a esaudire il desiderio di genitorialità nei «tempi corretti». 

Non da ultimo, anche il Covid può influire, in questo caso sulla fertilità maschile. Un’indagine pubblicata sulla rivista specializzata Fertility and Sterility ha analizzato campioni da 120 uomini con un’età media di 35 anni in diversi momenti dopo la guarigione. Cosa ne è uscito? Che i campioni di 35 di queste persone hanno mostrato una riduzione del 60% nella motilità degli spermatozoi a un mese dalla guarigione e un calo numerico del 37%. Fortunatamente sembra essere una condizione transitoria: all’aumento dei giorni dalla cessazione dei sintomi, la qualità dello sperma è tornata a crescere fino a riassestarsi definitivamente dopo tre mesi.

Con la dottoressa Ilaria Caliari, specialista in ostetricia e ginecologia del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato, abbiamo affrontato i temi chiave che ogni coppia dovrebbe conoscere per prevenire problemi di infertilità e preservare la sua fertilità nel tempo.

Ecco le sei cose fondamentali che dovreste sapere e tenere in considerazione, soprattutto se state pensando di diventare genitori.

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La natalità è futuro: un impegno oltre la cura. L’intervento di Patrizia Puppi

Il progetto realizzato da IBSA, in collaborazione con Fortune Italia, vuole aprire un momento di riflessione e confronto sulla denatalità, tema sempre più cruciale per il nostro Paese, ma che non sembra trovare uno spazio sufficientemente approfondito nel dibattito pubblico e nelle priorità dell’agenda politica. La nostra società è in profonda evoluzione: sono cambiati gli stili e i progetti di vita delle coppie, ma soprattutto delle donne, che arrivano più tardi alla maternità. Come racconta nel podcast Patrizia Puppi, non si può fingere di non vedere il problema della denatalità come una delle sfide più urgenti che il Paese si trova ad affrontare. 

In quasi 70 anni la fertilità nel mondo si è dimezzata, ma in Italia le cose sembrano andare peggio che in altri Paesi industrializzati. I mass media ricordano continuamente che stiamo attraversando un inverno demografico; dati, ricerche e statistiche ricordano che, dopo il baby boom degli anni ‘50 e 60, l’Italia ha visto un crollo delle nascite e la pandemia ha accelerato questa tendenza. Battiamo sempre nuovi record di denatalità: 15mila nascite in meno nel 2020; 12.500 nel 2021.

“Sono cifre impressionanti – sottolinea Patrizia Puppi – che non possono non interrogarci tutti. Dobbiamo riflettere maggiormente sul desiderio di genitorialità, che non può essere solo un desiderio del singolo o della coppia, ma deve diventare anche un desiderio della collettività”.

Con il podcast La Natalità è Futuro: un impegno oltre la cura”, Patrizia Puppi, Sr Corporate Communication & CSR Manager di IBSA Farmaceutici, apre lo speciale.

Il tema della natalità ha a che fare con il sistema democratico, perché continuare a rintanarsi nella sola visione individuale, comporta la perdita di vista della dimensione collettiva e della visione stessa di futuro. In questo momento, nel nostro Paese, c’è un grande fermento sulla fase di new normal, sulla ricerca di nuovi approcci socio-economici post pandemia e ne troviamo conferma nel PNRR dove grande attenzione è dedicata alla Sostenibilità. Se non si parte, prima di ogni cosa, dal fattore umano, l’obiettivo non può essere facilmente realizzabile. Senza crescita demografica non potrà esserci crescita sostenibile.

“Con questo progetto ci siamo quindi prefissati di stimolare un dibattito e una riflessione più profonda – afferma Patrizia Puppi – per indirizzare le persone a fare una netta scelta di campo, senza imporre nessuna visione definitiva o risposta univoca, ma stimolare un dibattito che possa fornire punti di vista diversi e aiutare a fare sistema. 

Tutti i dettagli sulla pagina di Fortune Italia: La Natalità è Futuro • Fortune Italia