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Come individuare i sintomi dell’aborto spontaneo in ogni fase della gravidanza

L’aborto spontaneo può verificarsi in qualsiasi momento nelle prime 22 settimane di gravidanza. Il dottor Mauro Busacca, direttore di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale Macedonio Melloni di Milano, ci aiuta a capire quali possono essere i segnali cui prestare attenzione.

Più frequente di quanto si pensi

L’aborto spontaneo rimane un argomento molto delicato di cui molti evitano di parlare, ma più donne di quanto si pensi sperimentano una perdita precoce in gravidanza, evenienza che lascia molte volte conseguenze negative soprattutto emotive. Tra le donne che sanno di essere in gravidanza, circa il 10-15% vive un aborto spontaneo. Tuttavia, si stima che il tasso interruzione di gravidanza precoce possa essere significativamente più elevato. Inoltre molte donne abortiscono prima ancora di rendersi conto di essere incinta. Ma perché succede e quali sono i sintomi evidenti?

Che cosa causa un aborto

Per definizione, un aborto spontaneo è una interruzione della gravidanza entro le prime 22 settimane di gestazione. A volte i medici non sono in grado di spiegare perché si verifica, ma circa la metà dei casi deriva da anomalie genetiche dell’embrione. Altre potenziali cause possono derivare da patologie uterine o cervicali (come i grandi fibromi uterini o malformazioni), o infezioni come quelle derivanti dalle malattie trasmesse sessualmente.

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Presentazione del libro “Parole Fertili, viaggio alla ricerca di un figlio”: sintesi video

Mercoledì 5 dicembre è stato presentato al Mondadori Megastore di Piazza Duomo a Milano il libro “Parole Fertili, viaggio alla ricerca di un figlio”, edito da Mondadori Electa con il contributo incondizionato di IBSA che donerà 3.000 copie nei centri di PMA di tutta Italia.
Ecco il video che ripercorre i momenti più significativi del “viaggio” che ha consentito di incontrarci e di presentare il nostro progetto più bello.

Un ringraziamento speciale va a Manuela, FlaSka ed Eugenio che sono intervenuti durante la presentazione condividendo le loro emozioni e le loro esperienze con i presenti, ai curatori Cristina Cenci e Francesco Dimitri, alla moderatrice della serata Barbara Racchetti, giornalista di Donna Moderna.

Grazie ancora tutti gli autori e le autrici che dal 2016 ad oggi hanno donato il loro racconto a Parole Fertili, perché ogni singola storia è riuscita a farci sentire meno soli durante il viaggio più importante.

Dedicato a chi non ha potuto esserci e a chi era lì a emozionarsi insieme a noi: ecco il video che ripercorre i momenti…

Pubblicato da ParoleFertili su Venerdì 7 dicembre 2018

Infertilità secondaria: quando il secondo figlio non arriva

Non tutti sanno che, anche se si ha avuto una gravidanza, avere un secondo bambino può essere complicato.

Chi ha già avuto un bambino è spesso convinto che non avrà alcun problema di concepimento quando sceglierà di diventare genitore per la seconda volta. Eppure in alcuni casi non va così: si tratta di quella che in gergo ginecologico viene chiamata infertilità secondaria, ovvero la difficoltà a concepire una seconda volta, nonostante si abbia alle spalle una gravidanza conclusa con successo. Quali sono le motivazioni di questo problema e come si può intervenire? Ecco tutto ciò che devi sapere.

Infertilità secondaria: le cause

Difficile dire a priori quali possano essere i motivi delle difficoltà nel concepire un secondo figlio. La prima causa è sicuramente l’età della donna: il picco di fertilità infatti va dai 20 ai 30 anni, per calare poi con l’andare degli anni. Se un secondo figlio si fa desiderare e gli anta si avvicinano, rivolgiti subito al tuo medico di fiducia, che saprà consigliarti cosa fare. Dopo la prima gravidanza, poi, possono essere insorti altri problemi, infezioni, complicanze morfologiche, patologie secondarie, o ancora delle alterazioni ormonali, dovute magari a un aumento di peso. Esistono anche le cause maschili, ovviamente. Non sottovalutiamo poi lo stile di vita che può influire anche sulla quantità e qualità dello sperma, che varia anche a causa di ipertensione, diabete, fumo o alcool.

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La gravidanza dopo un tumore: tutto quello che c’è da sapere

Dall’effetto dei farmaci oncologici alle tecniche per la preservazione della fertilità. Facciamo il punto sulle nuove conoscenze in fatto di tumori e gravidanza.

Avere un figlio è il sogno di molte donne, ma a volte le cose non vanno come si vorrebbe: c’è chi purtroppo si trova a dover affrontare una diagnosi oncologica durante la gravidanza – circa un caso ogni 1000-2000 gravidanze -, e chi invece il cancro lo ha già “conosciuto” da vicino e sta affrontando i trattamenti antitumorali – spesso causa di infertilità –, con la paura che la possibilità di diventare mamma rimanga soltanto un sogno confinato nel cassetto. L’argomento è stato al centro di una sessione del Congresso dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), in cui si è parlato di rischi e prospettive.

• CANCRO E GRAVIDANZA: IL TEMPO “GIUSTO”
Una delle principali paure delle pazienti riguarda, ad esempio, l’effetto “ritardato” dei farmaci sul futuro bambino. “È stato appena pubblicato un lavoro che fa vedere come nelle donne che hanno avuto una pregressa neoplasia, la gravidanza successiva non è associata a un aumento del tasso di malformazione del feto”, spiega Fedro Alessandro Peccatori, Direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione in oncologia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, tra il relatori della sessione: “Però se la gravidanza si verifica in un tempo inferiore a un anno dalla fine dei trattamenti, c’è un rischio maggiore di avere neonati più piccoli per l’età gestazionale (Sga), e un’incidenza più alta di parti prematuri.

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Parole Fertili diventa un libro!

 “La mia storia è una storia comune. È la storia di Anna, di Silvia, di Michela, di Valentina, di Maria. L’ho condivisa per passione, per esorcizzare la paura, per mettere in riga pensieri sparsi. E poi l’ho fatto per altruismo, perché spero che un giorno possa essere un appiglio, una speranza, un motivo di sprono, una dedica a tutte quelle meravigliose donne che lottano indefesse e fiere, che donano se stesse per il proprio figlio prima ancora che venga procreato, quando il suo alito di vita è solo una speranza di dono.”


La condivisione e il dono sono i valori che caratterizzano la nostra community che cresce giorno dopo giorno. Oggi il progetto Parole Fertili è diventato un libro!
È con immenso piacere che vi annunciamo che dal 4 dicembre “Parole Fertili – Viaggio alla ricerca di un figlio” sarà tra gli scaffali delle librerie in tutta Italia.
3.000 copie
verranno donate nei centri di PMA di tutto il Paese, con il contributo incondizionato di IBSA, per offrire parole “fertili” a chi sta affrontando l’esperienza della Procreazione Medicalmente Assistita.
Grazie all’impegno di tutti, dunque,  Parole Fertili è oggi pronto a uscire dalla Rete e allargare i suoi orizzonti!

Edito da Mondadori Electa, a cura di Cristina Cenci e Francesco Dimitri, il libro racchiude più di 50 storie, viaggi differenti tra loro ma con un unico fil rouge: il desiderio di poter stringere tra le braccia il frutto del proprio amore.

Attraverso le esperienze che sono state donate in forma anonima sulla piattaforma online www.parolefertili.it, questo libro vuole offrire un supporto a chi si trova davanti a realtà inaspettate e a volte inspiegate, a chi intraprende il difficile percorso della PMA e a chi ha bisogno di non sentirsi solo in questo viaggio comune a tante coppie. Lo spazio digitale e anonimo consente di uscire dalla solitudine, di condividere scelte, dubbi, problemi, aspettative con chi sta affrontando lo stesso viaggio, uno dei viaggi più importanti della vita: quello alla ricerca di un figlio.

Quando le cose vanno bene è bello poter condividere la gioia con qualcuno e, quando non vanno come previsto, è importante sentire delle voci amiche, altri viaggiatori che comprendono e che provano o che hanno provato le stesse sensazioni, paure e incertezze. La ricerca di un figlio è un viaggio non sempre facile da intraprendere, a volte si presentano sfide che si tramutano in esami, punture e speranze disattese, i sentimenti prendono il sopravvento e l’unica cosa che ci si vorrebbe sentire dire è “andrà tutto bene”.

Se il progetto Parole Fertili è cresciuto così tanto in questi anni è perché è stato riconosciuto come uno spazio autentico e delicato e soprattutto è stato intercettato il significato del dono: il dono della propria storia agli altri, ma anche della propria attenzione ed empatia per gli altri quando i lettori simbolicamente «adottano» una delle storie pubblicate.

Grazie per il vostro affetto. Continuiamo a viaggiare insieme!

Il team Parole Fertili

Infertilità idiopatica, la risposta si trova nella genetica

La genetica può dare una risposta ai casi di infertilità idiopatica.
“L’infertilità idiopatica, ovvero quell’infertilità che apparentemente non ha cause specifiche, è una condizione che interessa circa il 10-15% delle coppie con problemi riproduttivi – spiega Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione.

È una condizione frustrante: ci si sente dire che tutto è normale, ma la gravidanza non arriva.
L’inquadramento diagnostico di queste coppie è fondamentale”. In assenza di endometriosi o di malattie specifiche come la sindrome delle ovaie policistiche o patologie uterine come i polipi endometriali o con parametri del liquido seminale che non fanno suonare campanelli di allarme, orientarsi può essere complesso.

 

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“Sì agli integratori salva-fertilità, ma no al fai-da-te”

L’allarme degli andrologi riuniti a Congresso. Boom di vendite nel 2017, 2 mln di scatole per una spesa di oltre nel 25 mln.

Circa 10 milioni di confezioni vendute nel 2017, di cui 2 milioni per problemi legati alla fertilità. È un mercato in pieno boom quello degli integratori della salute maschile. I soli integratori pro-bebè, secondo una recente indagine, si collocano al quinto posto fra i più venduti per una spesa di oltre 25 milioni di euro negli ultimi 5 anni, pari al 7,2% del mercato totale degli integratori. Un aiuto, a patto che vengano prescritti dall’andrologo individuando il prodotto giusto per ciascun paziente, così da avere la massima efficacia col minimo rischio di effetti collaterali. No dunque al “fai da te”. Lo sottolineano gli esperti riuniti per il primo Congresso nazionale natura ambiente alimentazione uomo (Nau) della Società italiana di andrologia (Sia) che si è appena concluso a Frascati, dove si è discusso sul ruolo e l’efficacia degli integratori per la salute sessuale e riproduttiva della coppia e per il trattamento di alcune patologie uro-andrologiche.

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Michelle Obama rompe il muro del silenzio su un tema (ancora) scomodo: «Le mie figlie nate con la fecondazione assistita»

L’ex First Lady racconta la scelta sua e di Barack Obama di ricorrere alla Fivet per diventare genitori. Come lei molte altre star, da Nicole Kidman a Hugh Jackman, hanno condiviso le loro esperienze affinché questo non sia più un argomento tabù. L’omertà fa solo male.

È bastata una piccola anticipazione dell’autobiografia di Michelle Obama per riportare al centro del dibattito pubblico – non solo femminile – un argomento giudicato (da troppi) ancora scomodo: i modi in cui la scienza aiuta le persone a conquistare il sogno di diventare mamme e papà. L’ex First Lady, infatti, nella sua autobiografia Becoming, che uscirà anche in Italia fra qualche giorno per Garzanti, racconta il dettaglio intimo del concepimento delle due figlie, avvenuto in entrambi i casi attraverso la fecondazione in vitro. «Vent’anni fa mi sono sentita sola e perduta», inizia a raccontare Michelle, descrivendo quanto forte fosse il desiderio, suo e di Barack Obama, di avere dei figli, «ma le cose non andavano bene. Un test di gravidanza risultò positivo: dimenticammo tutte le preoccupazioni, pazzi di gioia. Ma un paio di settimane dopo ebbi un aborto spontaneo. Stavo male fisicamente e tutti e due avevamo perso il nostro ottimismo.

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La fecondazione assistita non aumenta le probabilità di ammalarsi di tumore

Uno studio pubblicato sul Bmj sfata uno dei luoghi comuni associato ai trattamenti per la fertilità.

Il sospetto è legittimo. Quando ci sono di mezzo gli ormoni è giusto chiedersi se le terapie possono aumentare il rischio di tumori all’utero, alle ovaie o al seno. Per questo un gruppo di ricercatori inglesi si è domandato se i trattamenti per la fertilità alla base della fecondazione assistita favorissero l’insorgere dei tumori femminili. La risposta, diciamolo subito, è “no”.

E quel leggero aumento nelle probabilità di sviluppare patologie oncologiche non invasive dipenderebbe, secondo gli scienziati, da altri fattori di rischio.

Lo studio pubblicato sul British Medical Journal ha coinvolto più 250mila donne che hanno intrapreso il percorso della procreazione assistita, la cui salute è stata monitorata per circa 9 anni.

Gli scienziati hanno messo a confronto i dati raccolti dal Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) tra il 1991 e il 2010 e li hanno messi a confronto con le informazioni ricavate dai registri nazionali sui tumori.

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PMA: tra le cause di insuccesso le infezioni non curate

Mentre le cause genetiche e il fattore età sono abbondantemente studiati, la diagnostica microbiologica a tutt’oggi continua ad essere piuttosto trascurata.

In Italia, nel 2016, 13.582 bambini sono nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Rappresentano il 2.9% di tutte le nascite. Più di 77 mila coppie si sono sottoposte alla Pma. La percentuale di esiti positivi è del 7-13% per le tecniche più semplici e del 25% per quelle più complesse. Tra le cause di insuccesso, le infezioni sia maschili sia femminili, che sono in continuo aumento e la cui tempestiva diagnosi e cura consentirebbero invece un esito decisamente più positivo delle procedure di procreazione. Un’attenta e appropriata diagnosi microbiologica eseguita preventivamente nelle coppie infertili, da un lato consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso nelle coppie che accedono alla Pma.

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