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Rivoluzione nella procreazione assistita: “Accesso a più coppie. Le prestazioni diventano rimborsabili”

L’esperto bolognese Luca Gianaroli ‘traduce’ la notizia: “In pratica le prestazioni che fino ad oggi erano a pagamento passeranno attraverso il sistema sanitario nazionale e saranno quindi rimborsabili”. A Bologna per la PMA pazienti da tutta Italia

Sono circa 17.000 i bambini che ogni anno in Italia nascono grazie alla fecondazione assistita, quasi il 5% del totale. Ma per molte coppie sottoporsi alle cure per l’infertilità è troppo costoso e troppo scomodo, se vive al centro sud. La PMA (procreazione medicalmente assistita) sta per fare un salto che, come spiega il dottor Luca Gianaroli (bolognese, uno dei massimi esperti in materia) rappresenta un “Passo importante per garantire l’accesso a queste tecniche al maggior numero di coppie possibile, anche mediante un’omogenea distribuzione dei Centri privati convenzionati in tutte le Regioni”. Ma cosa sta per cambiare? Cambia che a seguito del tavolo Ministeriale ha concluso i suoi lavori proponendo le tariffe per la PMA, che dopo la conclusione dei necessari passaggi al MEF ed in conferenza Stato-Regioni, consentiranno alle relative cure per l’infertilità di entrare nei LEA e quindi di diventare prestazioni rimborsate dal sistema sanitario nazionale a tutti gli effetti. 

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Lea. Ok del ministero alle nuove tariffe per la Pma, l’omologa in provetta vale 2.700 euro

Ne ha dato notizia la Sigo. Il coordinatore del tavolo tecnico che ha lavorato alla definizione delle tariffe, Luca Mencaglia : “Finalmente la Pma sarà garantita in tutta Italia”. Le tecniche sono molteplici, per ognuna ci sarà una tariffa specifica, ma per avere un’idea Mencaglia suggerisce di prendere a riferimento la fecondazione omologa in provetta, che riguarda il 75-80% delle prestazioni eseguite in Italia e per la quale è stata stabilita una tariffa di 2.700 euro. Ma per l’entrata in vigore bisognerà aspettare la definizione di tutte le tariffe Lea del decreto

Il decreto tariffe sui nuovi Lea approvati nel 2017 ha compiuto un nuovo passo avanti. È arrivato infatti ieri il via libera del ministero della Salute alla proposta del Tavolo Tecnico per la Ricerca e Formazione nella Prevenzione e Cura dell’Infertilità alle tariffe per i rimborsi delle procedure di Procreazione medicalmente assistita (Pma).

“Era il capitolo più delicato del decreto tariffe, perché la Pma è entrata per la prima volta tra i Lea e dunque non c’era una tariffa precedente da aggiornare ma un lavoro da fare dal principio”, spiega a Quotidiano Sanità Luca Mencaglia, coordinatore del tavolo. Solo alcune Regione, infatti, prevalentemente del Nord, avevano negli ultimi anni autonomamente introdotto la Pma tra le prestazioni garantite dalla Regione, stabilendo ciascuna Regione una propria tariffa. “In Toscana quella per una prestazione classica di PMA di II livello omologa era di 1600 euro”, spiega Mencaglia. 

Il tavolo tecnico ha quindi svolto un lavoro “molto lungo e articolato” per arrivare alla definizione dei “costi reali di una prestazione ad alta tecnologia quale è quella di Pma”, prosegue Mencaglia che esprime soddisfazione perché “il ministero ha completamente accettato le nostre istanze”. 

Le tecniche utilizzate in questo campo sono diverse, diventa quindi difficile entrare nei dettagli. Per dare un’idea delle decisioni assunte, il coordinatore del tavolo spiega che “per una fecondazione in provetta omologa è stata stabilita una tariffa pari a 2.750 euro. Una cifra congrua” e che può essere presa “a riferimento perché questo tipo di tecnica riguarda oltre il 75% delle prestazioni di Pma in Italia”. 

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La Regina della Malesia si è sottoposta a 16 cicli di PMA per diventare madre

Regina della Malesia, 16 PMA prima di avere il primo figlio. La sovrana racconta apertamente la sua esperienza di fecondazione in vitro

Sulla fecondazione assistita ci sono ancora molti tabù: anche se le cose stanno un po’ cambiando, non è semplice per le coppie e soprattutto per le donne ammettere di aver fatto ricorso a tecniche di laboratorio per avere figli. Proprio per questo la regina della Malesia, Azizah, ha parlato alle sue suddite col cuore in mano. 

Oggi Azizah ha sessantuno anni e ben sei figli, ma non è stato tutto facile per lei. Quando lei e il marito, il re Abdullah, hanno deciso di avere il primo figlio non ci riuscivano a concepirlo. Ci sono voluti ben sedici cicli di fecondazione in vitro per raggiungere l’obiettivo. Solo al diciassettesimo, infatti, i futuri sovrani malesiani hanno finalmente coronato il loro sogno di avere un bambino. 

La regina, salita al trono soltanto nel 2019 insieme al marito dopo che il predecessore aveva abdicato per poter sposare una giovane modella straniera, ha preso sul serio il suo ruolo di sovrana e ha deciso di sfatare un tabù che è ben radicato ovunque, ma forse in Asia ancora di più, dato che nella cultura asiatica non si è soliti parlare dei dettagli della propria vita privata.

Parlare di PMA aiuta le altre donne

L’impegno della regina malesiana, che dopo il primo ha avuto ben cinque altri figli, è iniziato già molti anni fa, quando ancora non era sovrana. Nel 2004 ha fondato la Tunku Azizah Fertility Foundation, che ha come scopo raccogliere fondi proprio per aiutare le coppie con minori possibilità economiche ad affrontare un percorso di fecondazione assistita

È importante iniziare a parlare di procreazione medicalmente assistita come di un processo normale del concepimento: i problemi di fertilità sono sempre più ricorrenti e le coppie che fanno ricorso a tecniche di PMA sempre più numerose. Oltre ai forum e ai gruppi sui social, nascono profili da seguire di coppie e donne che si sottopongono a percorsi lunghi e sfiancanti, che hanno lo scopo non soltanto di informare ma anche di sostenere, condividere, normalizzare. È il caso per esempio di Marie Hazet, che dalla Francia ha fondato Sur le FIV, un account, ma anche un podcast, dedicato al suo percorso di Fivet.

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Chrissy Teigen: “Basta chiedermi se sono incinta: ci sto provando con la FIVET

La modella statunitense, sposata con il cantante John Legend, ha subito un aborto nel 2020. Ora sta cercando di avere un altro figlio: “Sono in un altro ciclo di fecondazione in vitro per salvare il maggior numero possibile di ovuli”.

Chrissy Teigen è pronta per avere un bambino. A poco più di un anno di distanza dall’aborto subito nel 2020, la modella statunitense ha rivelato sabato, con un post pubblicato sul suo profilo Instagram, di aver iniziato i trattamenti di fecondazione in vitro. Il post condiviso sul suo account è arrivato dopo che Teigen ha raccontato – con una serie di Stories -, di aver cominciato la FIVET.

Ciao. Ne ho parlato nelle mie Stories, ma volevo farvi sapere che sono in un altro ciclo di fecondazione in vitro per salvare il maggior numero possibile di ovuli e, si spera, avere degli embrioni forti e sani“, ha scritto in un lungo post. “Onestamente non mi dispiace mostrarvi gli scatti… mi fanno sentire come un dottore/chimico… ma il gonfiore è terribile“, ha continuato la modella 36enne.

“Quindi vi prego umilmente di smetterla di chiedermi se sono incinta perché anche se so che è una domanda fatta con gioia e buone intenzioni, mi fa sentire da schifo, perché sono tutto tranne che incinta al momento! E più in generale, per favore, smettetela di chiedere alle persone, a chiunque, se sono incinte o meno, perché potreste ferirle”. 

Nel settembre 2020, Teigen aveva comunicato di aver subito un aborto e aver perso suo figlio Jack pochi mesi dopo l’inizio della gravidanza. Teigen era rimasta incinta di lui in modo naturale, mentre per gli altri due figli – la piccola Luna Simone di 5 anni, e Miles Theodore, di 3 – lei e il marito John Legend hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro. Teigen aveva comunicato la notizia dell‘aborto con un lungo post su Instagram:

“Siamo scioccati e stiamo affrontando quel dolore profondo di cui senti solo parlare, il tipo di dolore che non abbiamo mai provato prima. Non siamo stati in grado di fermare l’emorragia e dare al nostro bambino i liquidi di cui aveva bisogno, nonostante sacche e sacche di trasfusioni di sangue. Semplicemente non era abbastanza. Non decidiamo mai i nomi dei nostri bambini fino all’ultimo momento, dopo la loro nascita, appena prima di lasciare l’ospedale. Ma per qualche ragione, avevamo iniziato a chiamare questo piccoletto nella mia pancia Jack. Quindi per noi sarà sempre Jack”.

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Macerata, nasce due anni dopo la morte del suo papà, giocatore di basket

La moglie di Attilio Pierini condivideva con lui il sogno di un figlio: dopo il decesso del marito in un incidente è ricorsa alla procreazione assistita, grazie al seme congelato

È venuta alla luce quasi due anni dopo la morte del suo papà. La piccola Vittoria è nata ieri alle 8,37, a Civitanova Marche, e pesa 4,170 kg. È la figlia di Attilio Pierini, storico capitano della Recanati Basket e anche giocatore della Virtus Basket Civitanova in serie B, morto in un tragico incidente stradale. La moglie, Francesca Polli, condivideva con lui il sogno di un figlio: la coppia aveva deciso di ricorrere alla procreazione assistita. 

Anche lei era a bordo durante l’incidente, avvenuto, in autostrada, il 23 giugno 2020: l’auto su cui Attilio e Francesca viaggiavano, in Abruzzo, diretti a Roma, si scontrò con un camion. Lui, che aveva 38enne, morì sul colpo, mentre Francesca, in gravissime condizioni, rimase ricoverata a lungo all’ospedale di Teramo, lottando fra la vita e la morte. Quando finalmente riuscì a riprendersi, decise di portare avanti il progetto familiare che aveva pianificato con il marito. Grazie al seme congelato di Attilio, è rimasta incinta con la procreazione medicalmente assistita e ha portato avanti da sola la gravidanza.

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Quando la cicogna tarda ad arrivare: la storia di Valentina, diventata mamma grazie alla Fivet

“Voglio raccontare la mia esperienza per aiutare tutte le donne che desiderano un figlio e non riescono ad averlo”

In Italia una coppia su cinque non può avere figli. Un dolore che la maggior parte delle volte si fa fatica a confessare, molte donne si sentono diverse, sbagliate e quel bambino che non vuole arrivare diventa motivo di grande dolore e lascia dentro un vuoto difficile da colmare.

“Allora ci sono novità?, “Stai attenta, l’orologio biologico non perdona”, frasi infelici e inopportune che le donne in attesa di una gravidanza si sentono ripetere spesso e che hanno come unica conseguenza quella di gettarle nello sconforto e intensificare il senso di impotenza di fronte all’impossibilità di poter diventare madri.

Quando una coppia decide di avere un bambino è un momento di gioia, ci si immerge totalmente nel  mondo colorato dei futuri genitori fatto di graziose tutine per neonati, abiti pre-maman, culle e passeggini all’ultima moda. Quando poi,  mese dopo mese il miracolo non accade, l’entusiasmo comincia ad affievolirsi e arrivano i primi dubbi: “perché non è ancora successo?” “Ho qualcosa che non va?

Valentina Mannai è una ragazza di 37 anni che ha vissuto sulla sua pelle le difficoltà di concepire un bimbo. É solare, bella, con una forte sensibilità e un’innata empatia. Vive a Carbonia (SU) con suo marito Alessandro che incontra all’età di 27 anni ed è subito un amore travolgente, tanto che dopo 18 mesi decidono di sposarsi e di avere un bambino. Ma le cose purtroppo, non vanno come previsto e quel figlio tanto desiderato non vuole arrivare. Inizia così per i due ragazzi un periodo di emozioni e sentimenti difficili da affrontare e metabolizzare. Un dolore sordo e confuso che impedisce il trascorrere sereno della quotidianità.

Valentina ha deciso di condividere con noi la sua storia per dare speranza a tutte le donne (e agli uomini) che vivono il disagio di non poter diventare genitori: “quando si tratta di aiutare le coppie che vogliono avere un bambino sarò sempre in prima linea” ci dice con un gran sorriso.

Cercare una gravidanza che non arriva può essere davvero frustrante per una donna, come ricordi quel periodo?

“È stato un periodo molto particolare, ricordo che eravamo circondati da amici che riuscivano subito nel loro intento di avere un bambino e noi invece no. Il nostro è stato un rapporto sempre molto felice, l’unica cosa che ci mancava era la gioia di diventare mamma e papà. Ho sempre adorato i bambini e loro adorano me, quando finalmente ho trovato la persona giusta con la quale avere un figlio, il sogno di diventare mamma è rimasto in sospeso. Per affrontare un periodo così difficile che, comunque, devasta fisicamente e psicologicamente è necessaria una buona armonia di coppia perché altrimenti si soccombe al dolore e alla frustrazione; mi svegliavo la notte convinta di avere la pancia che invece non c’era, sognavo di avere il mio bambino tra le braccia e ogni mese l’arrivo del ciclo mestruale era sempre una dolorosa sconfitta”.

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Voglio diventare padre: storie personali e riflessioni sull’infertilità maschile

Da ragazzi la virilità è una questione di lunghezza, poi entra in gioco la vitalità degli spermatozoi e così un’eventuale infertilità viene vissuta come una mancanza di cui vergognarsi. A parte rare eccezioni, come quella dell’attore e scrittore Corrado Fortuna, e altri padri che qui si raccontano

“Se penso a quanti cazzo di soldi ho speso in goldoni…”, dice uno alzando gli occhi al cielo, si intravedono appena sotto il cappellino calato. Ridono tutti in quella sala d’attesa spoglia. Lo pensano tutti d’altronde. E poi con quegli sconosciuti non serve fare quello che “no, non sono pronto per diventare padre, sei matto?”. Se sono lì è perché un figlio lo vorrebbero, ma non ci riescono. E allora finisce che si riesce a essere sinceri dopo mesi, a buttarla in vacca, magari a sentirsi meno sfigati. “Da quanto ci provate voi?”. 

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Dopo due figli nati grazie alla fecondazione assistita, è arrivata la gravidanza naturale

Questa settimana racconterò la storia di una donna che ha combattuto una battaglia importante, come quella della fecondazione assistita, affinché la sua testimonianza possa offrire coraggio a chiunque stia affrontando questo doloroso percorso. 

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Fecondazione, una coppia su 4 salta il controllo della fertilità maschile

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Il maschio è il ‘grande assente’ quando la coppia cerca un bimbo che non arriva. Lo segnalano gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) nel corso del loro Congresso Nazionale, nell’ambito della sessione dedicata alla fertilità. “L’infertilità maschile ha subito negli ultimi anni una forte impennata e il fattore maschile è esattamente sovrapponibile a quello femminile. Ciò nonostante, mentre si moltiplicano i programmi di prevenzione per la donna e, a volte, ci si accanisce nell’individuazione e trattamento delle cause femminili, spesso si tralascia o si trascura del tutto l’altra metà della coppia”, commenta Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore dell’Università Federico II di Napoli.

“Dal confronto a livello nazionale delle nostre esperienze emerge che il 25% delle coppie infertili “salta” diagnosi e cure dell’infertilità maschile, che consentirebbero di evitare almeno 8mila PMA l’anno con un risparmio di oltre 150 milioni di euro e, nei casi in cui la procedura resti indispensabile, migliorarne fino al 50% la probabilità di successo, visto che una su due è tuttora destinata a fallire. Inoltre le procedure sono spesso ‘pesanti’, dato che l’80% delle coppie viene sottoposto a terapie di secondo e terzo livello, come ad esempio la FIVET ” continua Palmieri.

Palmieri spiega che la PMA deve rappresentare “l’ultima spiaggia” di approdo e non essere vissuta come una “scorciatoia“. Peraltro, esiste anche una normativa, del tutto disattesa, per cui si potrebbe accedere alla PMA solo con la certificazione che il maschio non può essere curato: nella realtà invece accade esattamente il contrario e si arriva a valutare il maschio prima e non dopo il ricorso alla PMA. Anche i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, varati a gennaio scorso, per la prima volta danno ampio spazio alla salute riproduttiva tanto dell’uomo che della donna, sottolineando l’importanza della consulenza preconcezionale in entrambi i partner e della prevenzione attraverso corretti stili di vita che preservino la fertilità. È la prima volta che la salute sessuale maschile occupa un ruolo di tale rilevanza nei LEA, anche se per ora si tratta solo di linee programmatiche.

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Come si svolgono i cicli di PMA?

Cosa sono e in cosa consistono i cicli PMA e cosa permette di fare oggi la Legge 40 in merito al trasferimento di embrioni? Ci risponde il Prof. Antonio La Marca, Ginecologo-Ostetrico dell’Università degli Studi di Modena-Reggio Emilia e della clinica Eugin di Modena. Continua a leggere