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Gemelle, ma nate a 97 giorni di distanza

Liana e Leonie sono sorelle gemelle, ma tra l’una e l’altra corrono ben 97 giorni di differenza. Sono nate all’ospedale di Colonia, in Germania, e stanno bene. Ma la loro storia è talmente particolare e rara che la notizia dal sito Facebook dell’ospedale è rimbalzata ovunque.

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Non c’è alcuna relazione tra il fatto di non avere figli e l’incidenza del cancro al seno

Interviene per fare chiarezza Matteo Lambertini, oncologo presso l’Ospedale San Martino Genova e professore aggiunto all’Università di Genova, selezionato a giugno 2018 per la seconda volta tra i migliori giovani ricercatori oncologici del mondo a Chicago.

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Parto ‘naturale’ solo per 7.300 donne l’anno in Italia

Un parto senza farmaci o interventi medici e con rapporto uno a uno tra la donna che partorisce e l’ostetrica. Ma, non per questo, meno sicuro.

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Carmela diventa mamma dopo 7 interruzioni di gravidanza

Carmela non ci sperava più. E invece dopo sette interruzioni di gravidanza e cinque anni di calvario è riuscita a coronare il suo sogno: diventare mamma di Cecilia, una splendida bimba di 2 chili e 100.

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Diventare mamma se hai lupus o artrite reumatoide

Oggi anche le donne con il lupus, l’artrite reumatoide o altre malattie reumatiche possono diventare mamme. Bisogna però programmare il concepimento con largo anticipo, sospendendo alcune cure o facendone altre. Avere un figlio è l’esperienza più naturale che ci sia. Ma per molte donne rischia di restare un sogno da archiviare in un cassetto.

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L’avvocatessa e il parto impossibile: mamma a 43 anni dopo tre tumori

Quando all’età di 43 anni ha scoperto di aspettare un bambino, nessun ginecologo ha voluto assumersi la responsabilità di seguirla: dopo aver già subito tre interventi di asportazione di miomi ed essersi sottoposta alla ricostruzione dell’utero, affetta da placenta accreta – una patologia che può mettere a rischio la vita della partoriente – da trombofilia dovuta ad un’alterazione della coagulazione del sangue e da sindrome di gitelman, che comporta una grave perdita di magnesio e di potassio, la sua gravidanza sembrava spacciata poiché l’utero rischiava di rompersi in qualsiasi momento.

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Chiara e la spondilite, incontro alla gravidanza col sorriso

Incontro alla gravidanza con un sorriso e la voglia di avere un bambino. Come una qualsiasi coppia. E’ così che Chiara Masin, 29 anni, e suo marito hanno deciso di affrontare il periodo della gestazione che stanno attualmente vivendo e la nascita, a maggio, del piccolo Gabriele che è già amatissimo. Non è stato facile, però, arrivare alla decisione di provare ad avere un figlio, sebbene il desiderio ci fosse: a Chiara è stata infatti diagnosticata a fine del 2014 la spondilite anchilosante, una malattia reumatica che colpisce secondo le stime 600mila italiani, e ha voluto aspettare di stare bene per iniziare il percorso che l’ha portata alla gravidanza in appena pochi mesi, di concerto con i medici da cui è in cura. Non riusciva a camminare più, aveva dolori molto forti, il marito doveva darle una mano a vestirsi al mattino, insegnava aquagym e ha perso il lavoro. Con un farmaco biologico tra i più utilizzati il suo corpo per fortuna ha reagito bene e ha ricominciato a lavorare e fare sport. Dall’inizio della gravidanza, perché da subito c’erano i presupposti, ha sospeso anche il farmaco, sempre sotto strettissimo controllo medico.

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Aborto spontaneo: dare voce al proprio dolore

Secondo le statistiche fino a una gravidanza su quattro si interrompe spontaneamente: ma il silenzio non è la strada per superare il trauma

“Non c’è battito. L’attesa si è interrotta”. Poche parole che segnano la fine di un sogno, il più bello, quello di diventare madre. Poche parole che, giunte all’improvviso in occasione di un controllo di routine o arrivate a confermare qualche sintomo sospetto, suonano come una condanna. La gravidanza si è interrotta, non avrai questo bambino, non potrai stringerlo tra le braccia, nutrirlo con il tuo latte, accudirlo. Non è un argomento di cui si parla volentieri, questo.

Eppure, sono tante le donne che hanno vissuto l’esperienza della perdita di un bimbo prima della nascita. Secondo le statistiche, il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre. Ma il dolore di un aborto spontaneo è un dolore che la società tende a minimizzare, ignorare, banalizzare. Chi ha vissuto questa esperienza lo può dire. Le frasi, che io un po’ polemicamente chiamo di “non consolazione”, sono sempre le solite: «Per fortuna eri incinta solo di tre mesi», «Vedrai che ne avrai altri» o «Be’, hai già un bimbo», «Sono cose che capitano». Tutte frasi pronunciate con le migliori intenzioni, per carità. Ma che, anziché accogliere e riconoscere il dolore, sembrano sminuirlo, dando alla donna l’impressione di non essere compresa, di essere sola. Proprio nel momento in cui, invece, avrebbe più bisogno di vicinanza, empatia, affetto.

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Fecondazione eterologa, cosa prevede la legge italiana sulla donazione degli ovuli e come funziona negli altri Paesi

 

La donazione è regolata da una circolare del ministero della Salute: è gratuita ed è legale dal 2014.

1) Cosa prevede la legge italiana sulla donazione di gameti da utilizzare nelle tecniche eterologhe di procreazione medicalmente assistita quando uno dei partner è infertile?
La donazione di gameti maschili e femminili (liquido seminale e ovociti) è regolata da una circolare del ministero della Salute che ha stabilito le modalità di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale del 2014 con la quale l’eterologa è diventata legale dopo essere stata vietata dalla legge del 2004. La donazione è gratuita e non viene consentita nessuna forma di rimborso neppure in caso di donazione di ovociti che richiede un impegno da parte della donna in termini di ore e di terapie preparatorie.

2) Che cos’è l’egg sharing?
È una forma di donazione gratuita. Una donna giovane in trattamento per infertilità può scegliere di donare alcuni degli ovociti prodotti in eccesso a un’altra paziente che non ne possiede. In Italia c’è enorme difficoltà a reperire gameti rispetto all’offerta estera. Ogni anno vengono eseguiti da noi circa 6-7 mila cicli di eterologa.

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Dopo la chemio, quali tecniche possono aiutare ad avere un figlio?

L’efficacia delle tecniche di conservazione della fertilità è stimata fra il 30 e il 50%, ed è in continuo miglioramento. Ma bisogna agire prima di iniziare i trattamenti oncologici.

“Ho 26 anni e dovrò affrontare a breve la chemioterapia per combattere un tumore allo stadio iniziale. Che possibilità mi rimangono di diventare madre in futuro?”

Risponde Edgardo Somigliana, direttore Procreazione medicalmente assistita, Policlinico, Milano.

“Ogni bambina nasce con un patrimonio finito di ovociti, le cellule che, dopo la fecondazione con uno spermatozoo, diventano embrioni. Questo patrimonio costituisce la riserva ovarica e, dalla nascita in poi, si riduce progressivamente fino a esaurirsi con la menopausa. Le terapie oncologiche come la chemioterapia, ma anche la radioterapia della pelvi, possono danneggiare significativamente questa riserva, causandone una brusca riduzione. Rispondere alla sua domanda è però difficile”.

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