Articoli

Sindrome dell’ovaio policistico, strategie contro l’infertilità: diventare mamme si può

La malattia è dovuta a un’alterazione del metabolismo che ha conseguenze negative sull’ovulazione. Ci sono però strategie per tenere a bada i sintomi e avere figli

Il nome deriva dalla prima descrizione della malattia fatta quasi 100 anni fa ed è dovuto alla comparsa delle ovaie con follicoli multipli di dimensioni leggermente più grandi del solito, ma non sono cisti e tanto meno tumori. Quando arriva la diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico le incertezze delle donne sono ancora molte e le informazioni ancora spesso confuse. Per questo si è deciso di dedicare, a livello internazionale, il mese di settembre alla sensibilizzazione su questo disturbo riproduttivo che colpisce tra l’8% e il 13% delle donne. «A molte persone, ad esempio, non sa che non ha origine nelle ovaie, ma si tratta di un una malattia metabolica che colpisce anche le ovaie attraverso la mancanza di ovulazione e, di conseguenza, può causare infertilità – spiega Daniela Galliano, specialista in Ostetricia, Ginecologia e Medicina della Riproduzione, responsabile del centro Procreazione Medica Assistita IVI di Roma -. La causa però è un’alterazione globale del metabolismo, con un ruolo molto importante nell’eccessiva produzione di insulina».

Diagnosticare in fretta e curare

La sindrome dell’ovaio policistico è caratterizzata dalla presenza di alcuni sintomi come amenorrea (assenza di mestruazioni), irsutismo, obesità e ovaio multifollicolare. A volte è anche associata  a un maggior rischio di sviluppare diabete, intolleranza al glucosio e a un incremento generalizzato del rischio cardiovascolare. «La diagnosi tempestiva è fondamentale per affrontarne i sintomi, migliorare la qualità della vita e identificare problemi di fertilità…

Continua a leggere l’articolo

Parliamo di procreazione medicalmente assistita, tra possibilità, limiti e libertà (in Italia e all’estero)

In Italia non si parla abbastanza di procreazione medicalmente assistita (pma). Eppure dovremmo. In Italia nel 2019 quasi 80 mila coppie italiane hanno fatto ricorso a tecniche di pma. Dal 2005 a oggi si è registrato un notevole aumento della percentuale di donne over 40 che scelgono di iniziare un ciclo con le tecniche di procreazione assistita.
Senza contare che le mamme italiane sono tra quelle che partoriscono il primogenito più tardi, in media a 31,3 anni conto i 30,9 della Spagna e i 30,8 del Lussemburgo.

I figli si fanno sempre più avanti con l’età, in gran parte perché la società non consente di poter pensare prima a mettere al mondo un figlio (la precarietà lavorativa dei giovani è uno dei tanti fattori sul tavolo), in parte perché si sceglie di rimandare un figlio per concentrarsi su altro, come la realizzazione professionale o altri progetti di vita. E non è possibile fingere che non ci sia un qualche impatto di genere quando si parla di fertilità, quantomeno per il tempo che regola la riproduzione femminile (e non inficia invece quella maschile).

Nonostante tutti questi validi motivi, ribadiamo, di pma non si parla mai abbastanza.

« Avere un ruolo più attivo nella società moderna significa anche essere presenti e partecipi rispetto all’informazione — dice Daniela Galliano, medico chirurgo, specializzata in Ginecologia, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, responsabile del Centro Pma di Ivi Roma —. È estremamente importante che le giovani donne, e non solo, vengano maggiormente informate circa l’impatto che alcune patologie e abitudini di vita possono avere sulla fertilità». Di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della stessa, conferma Galliano, si parla ancora molto poco (e spesso in modo errato). «Quello a cui assistiamo ancora troppo spesso è legare questo genere di discorsi a vecchi tabù per i quali l’evoluzione naturale del ruolo della donna è quello che la vede come una mamma, fertile e dedita alla famiglia come unico scopo della vita».

Continua a leggere l’articolo

Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita: i falsi miti da sfatare e le nuove prospettive

Sono sempre di più le coppie che si rivolgono ai centri di medicina riproduttiva per superare i problemi di infertilità. Spesso però, sul tema, manca un’adeguata consapevolezza. Quali sono le nuove prospettive offerte dalla scienza? E quali i falsi miti da sfatare? Parla il Professor Ermanno Greco, tra i maggiori esperti di PMA in Italia

Quello dell’infertilità è un problema sempre più diffuso. Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, l’infertilità riguarderebbe infatti oggi circa il 15-20% delle coppie. Dati, questi ultimi, raccolti dai centri di Procreazione Medicalmente Assistita presenti sul territorio nazionale, centri ai quali sempre più coppie si rivolgono per coronare il desiderio di avere un figlio con l’aiuto della scienza. Ma nonostante i casi di infertilità siano in aumento, il tema resta per certi versi ancora oggi avvolto da falsi miti difficili da sradicare. Sono molte infatti le coppie che si sottopongono a PMA senza un’adeguata consapevolezza. Non del tutto preparate ad affrontare quello che è un percorso impegnativo, dal punto di vista clinico e psicologico. Quali sono dunque oggi le nuove prospettive offerte dalla scienza nell’ambito della medicina riproduttiva? E quali i falsi miti da sfatare? Ne abbiamo parlato con il Professor Ermanno Greco, membro della SIdR (Società Italiana della Riproduzione) e tra i maggiori esperti sul tema PMA in Italia.

Infertilità: perché è in aumento

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’infertilità una patologia e la definisce come l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati non protetti. Ma come si spiega l’aumento dei casi?

«Le cause sono essenzialmente due. La prima è l’aumento dell’età della donna che decide di avere un figlio – spiega il Professor Ermanno Greco –  La media dell’età delle donne che si rivolgono a un centro di medicina della riproduzione attualmente è superiore ai 36/37 anni.  Bisogna considerare un aspetto importante, di cui si parla poco: negli ovociti di una donna, anche di 25 anni, sono presenti alterazioni genetiche e cromosomiche. Questo significa che non tutti gli ovociti possono essere fecondati. Pian piano che l’età materna avanza la percentuale di ovociti che non possono essere fecondati aumenta in modo importante. Dal 25 % dei 25 anni, si arriva almeno al 50% di ovociti non fecondabili dopo i 36 anni. Questo riduce chiaramente le possibilità di successo, sia in caso di fecondazione naturale sia di PMA, a meno che non si utilizzino tecniche molto sofisticate. Ecco perché oggi alle donne si consiglia spesso di ricorrere al social freezing, ovvero al congelamento degli ovociti in un’età inferiore ai 35 anni».

Continua a leggere l’articolo

Tutto sulla fecondazione assistita, come funziona e quali le tecniche

Per alcune coppie un bambino è una gioia difficile da conquistare; ci sono casi in cui, infatti, a causa di problematiche di salute relative a lui o a lei, rimanere incinta è più complesso del previsto. Provarci e riprovarci mette entrambi i futuri genitori in uno stato di stress, ansia e paure non indifferente, motivo per cui abbiamo deciso di scrivere un articolo dove mitigare tutti i tuoi dubbi, se anche tu ti stai informando sulla fecondazione assistita e su come funziona.

In gergo medico è più spesso definita come Procreazione Medicalmente Assistita, ossia PMA: con questo termine, o con la più comunemente usata espressione ‘fecondazione assistita’, si intende l’insieme di tecniche mediche usate in Italia per aiutare una coppia ad avere un figlio, nel momento in cui la stessa ha riscontrato delle severe difficoltà nel concepire naturalmente. La PMA si suddivide in due fasi: la prima è finalizzata alla diagnosi del problema, ossia nello scoprire dove risiede la difficoltà della coppia a procreare. Successivamente, si passa alla terapia dell’infertilità, diversa per ogni caso specifico. Dopo che la coppia si è sottoposta a una serie di numerosi esami diagnostici, si può dar via al trattamento. Si tratta di un percorso complesso e difficile per entrambi i membri della coppia, e che per questo può spaventare; leggi tutte le informazioni in merito alla PMA prima di contattare un centro specializzato, per sentirti più a tuo agio.

Cause di infertilità, diagnosi e tipi di fecondazione assistita

Alla base della necessità della coppia di fruire di un trattamento di procreazione assistita sta un problema di fertilità dell’uno o dell’altro. L’infertilità in età riproduttiva, sia essa maschile o femminile, può avere molte cause alla sua origine: uno stile di vita non sano e con uso di droghe, alcool o fumo, per esempio; infezioni attuali o pregresse che hanno compromesso la capacità riproduttiva; eccessiva magrezza o condizione di obesità e altri ancora. Nelle donne, inoltre, il passare degli anni purtroppo non giova alla gravidanza e anzi, l’età avanzata mette a rischio la fertilità dei suoi ovuli. Per comprendere al meglio quale sia l’effettivo problema, e di conseguenza consegnare alla coppia il trattamento possibilmente più efficace, è necessario superare una delicata e talvolta frustrante fase diagnostica, che prevede:

  • visita di anamnesi della storia clinica di entrambi
  • esami preliminari per escludere disfunzioni ormonali, patologie delle tube o dell’utero e anomalie del liquido seminale
  • valutazione della procedura
  • consegna del consenso informato dopo aver analizzato i termini insieme al centro specializzato

A questo punto, la scelta in merito al tipo di tecnica utilizzabile è varia: oggi, infatti, la medicina ha a sua disposizione un gran numero di strumento atti alla PMA. In generale, l’obiettivo è di avere gameti saluti, ma per farlo vengono usate tecniche diverse. Tra queste, possono essere consigliate più spesso:

  • FIVET e ICSI: si tratta di un’inseminazione in vitro di secondo livello con conseguente impianto dell’embrione all’interno dell’utero
  • Inseminazione Intrauterina (IUI): la IUI viene considerata una tecnica di I livello di inseminazione seminale artificiale; consiste nel rilascio degli spermatozoi direttamente all’interno dell’utero al fine della procreazione. Come il FIVET, quindi, ma con tecniche diverse per problematiche di coppie diverse
  • TESE, TESA, MESA, PESA: trattamenti di terzo livello che necessitano di un prelievo chirurgico degli spermatozoi, che verranno poi utilizzati per la fecondazione in vitro, dal quale si trarrà l’embrione che verrà, infine, impiantato nell’utero. Queste tipologie di trattamento vengono utilizzate anche nel caso in cui ad avere problemi di fertilità siano ambedue i membri della coppia, motivo per cui spermatozoo e ovulo provengono entrambi da dei donatori: se è questo il caso, si parla di procreazione medicalmente assistita eterologa.

Continua a leggere l’articolo

Da procreazione assistita effetti trascurabili sulla crescita dei bambini

Lo rivela uno studio condotto dall’Università di Bristol e al quale ha partecipato il Registro Nazionale Gemelli (Rng) dell’Istituto Superiore di Sanità

Gli effetti della procreazione assistita sulla crescita dei bambini sono trascurabili, e tendono a sparire nella tarda adolescenza. Lo afferma uno studio, condotto dall’Università di Bristol e al quale ha partecipato il Registro Nazionale Gemelli (Rng) dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato ieri su Jama Network Open. Dalla nascita del primo bambino concepito mediante fecondazione in vitro (IVF), che è la più frequente delle tecniche di PMA, sono state poste varie domande sui possibili rischi per la salute conseguenti a queste tecniche. Mentre studi precedenti hanno dimostrato un aumento del rischio di basso peso alla nascita e di parto pretermine nella prole concepita con tecniche di PMA, si sa relativamente poco sulla crescita a lungo termine e sull’aumento di peso. Lo studio, guidato da un gruppo di ricerca internazionale dell’Assisted Reproductive Technology and Future Health (ART-Health) Cohort Collaboration, ha affrontato proprio questi aspetti valutando l’associazione in bambini dall’infanzia alla tarda adolescenza.

“Sono stati utilizzati – spiega l’Iss – i dati su 158.000 bambini europei, asiatici-pacifici e canadesi, inclusi circa 2500 gemelli del RNG. In particolare, il Registro Nazionale Gemelli ha elaborato i dati dei suoi iscritti confrontando i gemelli nati da PMA con quelli nati senza il ricorso a tecniche di procreazione. I dati di peso e altezza durante l’infanzia sono stati confrontati nei due gruppi e i dati italiani sono stati elaborati insieme agli altri in un meta-analisi che ha dato luogo ai risultati riportati nell’articolo.

I risultati della collaborazione internazionale mostrano che i bambini concepiti tramite PMA sono in media leggermente più bassi, più leggeri e più magri, dall’infanzia fino alla prima adolescenza, rispetto ai loro coetanei concepiti naturalmente. Tuttavia, le differenze si riducono con il passare dell’età.

I genitori e i loro figli concepiti da PMA possono essere rassicurati poiché, sulla base di questi risultati, è improbabile che queste differenze abbiano conseguenze sulla loro salute. I ricercatori sono però concordi sull’importanza di continuare a condurre studi su questo gruppo di popolazione e di esplorare qualsiasi potenziale rischio per la salute in età adulta. È quindi necessario avviare studi su campioni più ampi che comprendano individui in età adulta e che consentano di analizzare altri esiti di salute quali per esempio i fattori cardiometabolici.

Continua a leggere l’articolo

Dopo il dramma dell’aborto Bianca Atzei è incinta: la dedica è dolcissima

La bellissima notizia annunciata sui social dopo il lungo percorso intrapreso dalla coppia per riuscire ad avere un figlio

Bianca Atzei è incinta. Solo l’anno scorso, a ottobre, aveva parlato del lungo calvario che lei e il compagno Stefano Corti hanno dovuto affrontare per riuscire a formare quella famiglia che tanto volevano. Prima un lungo post su Instagram in cui Atzei spiegava il percorso con la fecondazione assistita, la felicità nel vedere il test di gravidanza positivo, ma poi la tragedia: un aborto spontaneo ha sgretolato la loro felicità.

Oggi però sui loro volti torna a splendere il sorriso e con grande gioia Bianca e Stefano hanno annunciato che presto diventeranno genitori. “Ti abbiamo desiderato/a più di ogni altra cosa al Mondo. Ti aspettiamo e ti daremo tutto il nostro amore…”, queste le dolcissime parole scelte per descrivere le due immagini condivise su Instagram: una di lei con il pancione e una dell’ecografia. Una gioia immensa per la coppia che stava aspettando questo momento da molto tempo.

Bianca Atzei e il racconto dell’aborto

“Quando ho visto quel test positivo è stata l’emozione più bella della mia vita – scriveva l’anno scorso Bianca – Eravamo al settimo cielo, avremmo voluto urlarlo al mondo intero. Purtroppo quella felicità è sparita nel momento in cui abbiamo saputo che la gravidanza si è interrotta dopo qualche mese e si è dovuto intervenire chrurgicamente”. Sono passati dalla felicità più grande alla sofferenza più forte”. 

Prima di ricorrere alla fecondazione assistita Bianca e Stefano hanno provato per più di un anno, ma con il passare dei mesi lo sconforto era sempre più forte come anche la paura che qualcosa non andasse.”Spesso ci siamo sentiti dire ‘Non pensarci, più ci pensi e più non arriva’. Ma come fa a non pensarci una donna ogni volta che arriva il ciclo?” spiegava ancora sottolineando che quando si è sentita pronta a diventare madre con il passare dei mesi “la mente inizia a fare brutti scherzi. Pensi che ci possa essere qualcosa che non va e cominci a risentirne. Ogni mese che passa si affievolisce la speranza, che però ritrova forza nel mese successivo tanto è grande il desiderio di averlo”. 

Continua a leggere l’articolo

Infertilità nella coppia: quali effetti sulla sessualità?

L’infertilità può avere effetti negativi sulla relazione di coppia, soprattutto quando causa in uno o in entrambi i partner ansia, calo di autostima e senso di colpa

Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che l’Associazione Mondiale per la Salute Sessuale (WAS) riconoscono la sessualità come una componente fondamentale della salute e del benessere globale dell’individuo influenzata da molteplici fattori (biologici, psicologici, sociali, culturali). La maggior parte degli studi riporta un impatto fortemente negativo dell’infertilità, definita come l’incapacità di procreare dopo 12/18 mesi di rapporti sessuali finalizzati e non protetti, sulla sessualità, che conseguentemente danneggia non solo la vita sessuale ma anche la qualità di vita dei singoli partner e della coppia.

Come viene vissuta dalla coppia

L’infertilità può avere effetti negativi sulla relazione di coppia: molte coppie riferiscono infatti un peggioramento della vita sessuale e una diminuita soddisfazione sessuale. Ma cosa accade quando arriva la diagnosi di infertilità?

Nel momento in cui una coppia decide di avere un figlio e dopo un lungo periodo non riesce a realizzare questo desiderio, è possibile che i partner vivano un momento di forte sfiducia rispetto al progetto condiviso di concepimento con conseguenze negative sia a livello individuale che di coppia.

Lo stress legato all’infertilità va ad incidere sulla qualità della vita sessuale e il benessere della coppia: inoltre, gli sforzi fatti per riuscire a concepire un figlio generano una forte pressione psicologica che in alcuni casi può contribuire ad una maggior instabilità nella relazione e ad una minor soddisfazione sessuale.

L’attività sessuale della coppia risente del problema di fertilità e si verifica una diminuzione della frequenza dei rapporti sessuali. Questo accade perché, oltre alle difficoltà legate alla fertilità, la coppia rischia di vedere la propria intimità sessuale modificata a causa dell’eccessivo focus sul fare un figlio. Il rapporto sessuale perde di spontaneità dal momento in cui i due partner si concentrano sulla procreazione e sui tempi, con una conseguente perdita di erotizzazione e un’alterazione nella comunicazione che può sfociare in conflitti. A causa della condizione particolarmente stressante, la coppia potrebbe trovarsi a vivere un momento di difficoltà relazionale e non di rado accade che si sviluppi ostilità nei confronti del/della partner non fertile. Rabbia, insoddisfazione, sensi di colpa, ansia e depressione sono i vissuti più comuni in queste situazioni.

Continua a leggere l’articolo

Procreazione assistita, dalla ricerca gli strumenti per ottenere la gravidanza

Diagnosi genetica preimpianto, monitoraggio degli embrioni, studio dell’endometrio, stimolazione ormonale mirata, tecniche di selezione degli spermatozoi. Sono molte le soluzioni disponibili per aumentare le probabilità di gravidanza, anche con ovociti congelati o nella fecondazione eterologa

A volte anche il peso può fare la differenza. Almeno quando si tratta di tecniche di riproduzione assistita, e in particolare in caso di eterologa, quando la coppia che sta cercando di avere un bambino deve ricorrere alla donazione di ovociti di un’altra donna. Solo che in questo caso, a condizionare negativamente le probabilità di ottenere una gravidanza è il peso del partner maschile (calcolato con il Body Mass Index, l’indice di massa corporea), quando si tratta di ovociti congelati. E’ quello che ha scoperto un gruppo di ricerca guidato da Ermanno Greco, professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma e direttore del Centro di Medicina della riproduzione di Villa Mafalda. “Nel nostro studio appena pubblicato su Reproductive BioMedicine Online – spiega Greco – nel 49% dei cicli senza successo gli uomini erano in sovrappeso, rispetto al 39,4% nei cicli con un test beta-HCG positivo”. Il perché è presto detto: gli uomini obesi hanno una concentrazione di spermatozoi significativamente inferiore rispetto al normale.

Ma il peso del partner maschile è solo uno dei fattori che influenza il successo di una gravidanza…

Continua a leggere l’articolo

Storie di infertilità. Perché fa bene (ed è più facile) raccontarsi sul web

«Ti ho atteso come qualcosa che pensavo mi toccasse per diritto. Pensavo che da Donna avevo il Diritto di diventare Madre. Ma non è stato così». È una storia di infertilità allo stesso tempo unica e simile a tante, raccontate sul web. Perché quando si parla di denatalità nel nostro Paese bisogna guardare in faccia (anche) ogni madre “mancata”

Difficoltà economiche e senso di insicurezza. Ma anche infertilità e attesa del famoso “momento giusto” che non arriva mai. Tante e complesse sono le ragioni dell’inverno demografico che sta vivendo il nostro Paese. La questione è grave, come testimoniano i dati resi noti nel corso del forum “La Natalità è Futuro”.

È record:1,24 figli per donna

Per la prima volta in assoluto, nel 2021 in Italia sono nati meno di 400 mila bambini. Il nostro Paese è al di sotto del numero di figli per donna che garantirebbe l’equilibrio tra generazioni, cioè 2. Oggi siamo a 1,24 (nel 1965 eravamo a 2,67). Intanto la popolazione diminuisce e invecchia a vista d’occhio: nel 2030 saremo 1,6 milioni di abitanti in meno.

Oggi i trentenni sono un terzo in meno dei cinquantenni. E a loro volta gli under 30 sono un terzo in meno dei trentenni. Ed è un problema della società, si dice. Perché, se nel 2050 avremo molte più persone che hanno smesso di lavorare rispetto a chi è ancora occupato, il sistema sociale non sarà più sostenibile.

L’infertilità e il senso di colpa

Pure, per una coppia alle prese con il proprio desiderio di genitorialità, il dramma è terribilmente individuale. Anzi, il fatto che avere un figlio sia oggi concepibile a un’età sempre più avanzata, pesa come un senso di colpa su chi ha la sensazione di avere “perso il treno” per sempre.

Perché raccontare la propria storia di infertilità

«Per questo è fondamentale raccontarsi e condividere la propria storia di infertilità con altre donne che hanno affrontato la stessa esperienza. Per questo è nata Parolefertili.it, una piattaforma di story sharing, in cui condividere il proprio viaggio alla ricerca di un figlio», », racconta Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di Parole Fertili. Nato nel 2016, il sito è anche una comunità narrativa su Facebook, e è diventato un libro, edito da Mondadori Electa.

«Nascondere il desiderio di un figlio nelle reti sociali, amicali e affettive aiuta a non autorappresentarsi come “sterili”, malati, inferiori, colpevoli». Il carico di paure, bisogni informativi e di confronto, le emozioni e le ambivalenze: grava tutto all’interno della coppia. «Al contrario», continua Cenci, «tra sconosciuti che hanno lo stesso vissuto si crea invece una sintonia emotiva, un’intimità anonima. Da loro possono arrivare parole davvero fertili. E con loro può nascere una comunità narrativa che permette di elaborare quello che succede, passo dopo passo».

Continua a leggere l’articolo

Mamma dopo i 40 anni, solo il 5% ci riesce in modo naturale

“La società è profondamente cambiata e si è evoluta. Ma non si può dire altrettanto del nostro sistema riproduttivo, che infatti segna sui 35 anni l’inizio del declino della curva della fertilità femminile. Secondo l’American Society for Reproductive Medicine, la possibilità di concepire spontaneamente all’età di 40 anni è pari al 5% ad ogni ciclo, purché la donna ovuli regolarmente e l’uomo abbia una qualità seminale sufficiente”. Lo afferma Daniela Galliano, ginecologa e specialista in medicina della riproduzione, direttrice del Centro Ivi di Roma, specializzato in fecondazione assistita.

Con l’aumentare dell’età della donna, spiega ancora Galliano, “aumentano i rischi durante la gravidanza, non solo per la madre, ma anche per il bambino. Per la madre c’è un rischio maggiore di diabete gestazionale e ipertensione associata alla gravidanza, che possono essere trattati. Anche il rischio di parto cesareo e parto prematuro è più elevato, così come il rischio di aborto nel primo trimestre aumenta a partire dai 35 anni. Non si può non tenere in considerazione il fatto che l’impatto di una gravidanza sul fisico di una over 40 può essere tollerato con più difficoltà rispetto ad una donna di 20 o 30 anni”. Ma ci sono anche i vantaggi di diventare mamme quando si è più adulte. A partire “da un migliore sviluppo affettivo del bambino, un ambiente economicamente più stabile e, di conseguenza, maggiori possibilità di garantire una buona istruzione”, dice l’esperta.

Continua a leggere l’articolo Mamma dopo i 40 anni, solo il 5% ci riesce in modo naturale