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Carolina Marconi, dopo la paura «mi godo il Natale come non mai»

A pochi giorni dall’ultima mammografia, la showgirl venezuelana, che quest’anno ha lottato contro un tumore al seno, si gode le feste circondata d’amore: «Sono grata alla vita», scrive su Instagram nel suo post d’auguri ai fan. «Sto bene, un po’ acciaccata ma con accanto le persone che amo» 

Senza parrucca ma con un allegro cerchietto con corna di renna in testa. Così Carolina Marconi, a distanza di poco più di un mese dall’ultima chemio e a qualche giorno dall’ultima mammografia, ha voluto porgere i suoi auguri di Natale ai fan dal suo profilo Instagram. Con lei, nella foto scattata da suo fratello Leonardo, il fidanzato Alessandro Tulli, che nei lunghi giorni della malattia le è sempre stato accanto, e i loro chihuahua Zora e Achille. «Mi sto godendo il Natale come non mai», scrive la showgirl venezuelana. «Sto assaporando ogni minimo particolare… la compagnia, il volerci bene, il raccontarci ed ascoltarci… […] Sono qui con mille pensieri, vorrei dirvi talmente tante tante cose che l’unica che sento di estrapolare dal mio cuore è dirvi che sono grata alla vita perché ora sto bene anche se un po’ acciaccata, ma con accanto le persone che amo… vi auguro un Buon Natale, voletevi bene il resto non conta», conclude firmandosi, come ormai da qualche mese a questa parte, «La vostra Pelatina».

Un messaggio di speranza e di gioia vera, unite al sollievo di aver chiuso finalmente un capitolo di sofferenza e di paura. La ex gieffina aveva scoperto di avere un tumore al seno, piccolo ma molto aggressivo, durante una mammografia, richiesta per iniziare un percorso di fecondazione assistita. Ad aprile si era sottoposta all’intervento chirurgico poi aveva iniziato la chemioterapia: «È stato come un fulmine che mi ha trafitto», aveva raccontato, parlando del suo percorso, qualche mese fa. «Mi è crollato il mondo addosso, sono stata tanto male, ma quando passi un momento così non sai di avere quella forza. Anch’io mi stupisco a volte della forza che mi è uscita».

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Fertilità dopo il tumore: le nuove cure per preservarla

Oggi è più facile diventare mamma dopo un tumore

Cresce la richiesta di interventi per preservare la fertilità, in vista di una successiva gravidanza. Cresce la richiesta di interventi per preservare la fertilità, in vista di una successiva gravidanza. Tra le cause anche l’aumento dei tumori giovanili: oggi l’eventualità di non poter avere figli a causa delle cure non è più accettato come un effetto inevitabile.

«Il danno ovarico dipende dal farmaco, dalla dose, dall’età e dalla riserva ovarica della paziente. Anche la radioterapia aumenta il rischio di insufficienza ovarica precoce» spiega Mario Preti, professore associato di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Torino e membro del Comitato Scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. «La crioconservazione del tessuto ovarico è la soluzione più innovativa a fianco delle altre (protezione farmacologica con analoghi del GnRH, congelamento degli embrioni, congelamento degli ovociti, trasposizione ovarica).

Con l’intervento in laparoscopia si asporta una porzione periferica dell’ovaio che contiene i follicoli primordiali con ovociti immaturi, resistenti a congelamento e scongelamento. Per ripristinare la fertilità si trapianta il tessuto ovarico crioconservato nella porzione di ovaio rimanente o nella parete addominale. È la tecnica indicata nei tumori “a basso rischio” – come quello del seno o della cervice uterina agli stadi iniziali -, oltre che in quelli dell’infanzia (leucemie, sarcomi…) e la prima scelta nelle urgenze, se la chemioterapia non può attendere. Per le bambine è l’unica possibilità. Nel centro della Clinica Universitaria di Torino dal 2000 sono stati 268 i casi seguiti» dice Mario Preti.

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Paolo Veronesi: «Cercare una maternità con le procedure migliori a disposizione è un diritto di tutte»

Nel 2018 in Italia sono nati più di 14mila bambini grazie ai centri di medicina della riproduzione, il 3,2 per cento dei nuovi nati. Le cose da sapere quando si cerca una gravidanza

Nel 2018 in Italia sono nati più di 14mila bambini grazie ai centri di medicina della riproduzione, il 3,2 per cento dei nuovi nati. Alcuni di loro sono figli di donne che, come le mie pazienti, hanno affrontato una malattia, altri di coppie infertili, magari dopo anni di tentativi.

Ho visto volti felici e altri feriti. Cercare una maternità con le procedure migliori a disposizione è un diritto di tutte, ma i risultati dipendono da fattori non sempre controllabili, a cominciare dall’età. Occorre essere preparate anche ai fallimenti e scegliere bene il centro a cui affidarsi.

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Incinta dopo il cancro. Giovanna: Così mi sono ripresa la vita

Giovanna Marrone: quando scopri il cancro a 29 anni ti senti la più sfortunata dell’universo

incinta dopo il cancro giovanna cosi mi sono ripresa la vita

“Quando ti diagnosticano un tumore al seno, tra l’altro tra i più aggressivi un cosiddetto triplonegativo, a 29 anni ti senti la più “sfigata” dell’universo. Non mi piacciono le etichette, quelle che parlano di percorsi di crescita e maturazione interiore affrontati col cancro, racconti di percorsi di cambiamento, di miglioramento emotivo… la malattia non ti migliora semmai di aiuta a dare il giusto peso al tempo , che comprendi quanto sia davvero prezioso.
Ogni donna che si sente dire quella parola non credo voglia sentirsi affibbiare etichette e luoghi comuni. No, non chiamatemi guerriera, non ho voluto io questa guerra e sono consapevole di essere stata più fortunata di tante altre donne “.
Dalla diagnosi del cancro alla guarigione. Il prima e il dopo di una vita con al centro la battaglia più dura: quella contro il cancro al seno.
La storia di Giovanna Marrone è una di quelle storie che danno grande speranza, perché Giovanna è riuscita a sconfiggere un tumore e ora aspetta una bimba.

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Coronavirus, gravidanza e allattamento: il vademecum degli esperti

Le neomamme affette da coronavirus – o che sospettano di esserlo – possono continuare ad allattare il piccolo al seno? Se si è in gravidanza, che rischi si corrono? La Sin, società italiana di neonatologia, ha provato a rispondere a queste domande compilando un piccolo vademecum “ad interim”, cioè considerando i dati disponibili fino al 27 febbraio del 2020.

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Timori e ignoto: i figli della “pma”

Il desiderio di un figlio è nella natura umana. Le condizioni sociali nel tempo sono più volte mutate, il numero dei figli generati è diminuito, come la mortalità infantile e puerperale, le famiglie sempre meno numerose hanno assunto la condizione nucleare e ultimamente monogenitoriale. Pochi figli potrebbero significare anche figli più voluti e maggiormente investiti di attese. In questa cultura profondamente cambiata, avere un figlio a volte non è più un desiderio ma un diritto narcisistico acquisito, quasi come un prodotto commerciale.

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Ostetriche contro il Coronavirus: visite a domicilio in Lombardia

A combattere contro il Coronavirus in Lombardia, dove continua a salire il numero dei contagi e dei decessi, scendono in campo anche le ostetriche, che hanno risposto all’sos lanciato dall’Agenzia di tutela della Salute di Bergamo per arginare l’emergenza. Così, le professioniste iscritte all’albo dell’Ordine della professione ostetrica interprovinciale di Bergamo, Cremona, Lodi, Milano e Monza-Brianza si sono rese disponibili anche per andare al domicilio da mamme e neomamme con l’obiettivo di ridurre al minimo la presenza di queste ultime e dei loro bambini nei pronto soccorso.

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Donna e aborto spontaneo: quando il sostegno psicologico è necessario

Quando una donna decide di affrontare una gravidanza sa che potrebbe trovarsi a fare i conti con alcuni rischi, sia fisici che psicologici. Uno di questi riguarda anche la possibilità di non riuscire a portare a termine la gravidanza. L’aborto spontaneo infatti è un evento molto comune che, secondo le statistiche, in Italia capita a 1 donna su 5 che aspetta un bambino. E proprio a causa della frequenza con cui capita, molte donne si trovano a veder sminuito il loro dolore, molto spesso anche dai propri familiari. “Capita a tutte”, “Non intristirti”, “Non lamentarti, può succedere”, sono alcune delle frasi che più spesso si sentono dire.

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Centro procreazione assistita, primo test positivo

Il servizio, avviato grazie alla stretta, costante collaborazione tra Comune e Asl, diventerà un importante punto di riferimento per le coppie che non riescono ad avere figli. A comunicarlo è la Direzione della Asl. Nel giugno del 2019 era già iniziata la procreazione assistita di primo livello (inseminazione intrauterina). Il 19 febbraio 2020 è arrivata, per il centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di l’Aquila, la notizia tanto attesa del primo test di gravidanza positivo con fecondazione assistita di secondo livello ed Embryo Transfer (fecondazione in vitro).

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Donna guarita dal cancro partorisce: la speciale fecondazione in vitro

Prelevati, maturati, congelati e poi fecondati. Il tutto in un laboratorio. Si tratta degli ovociti di una donna francese, con cancro al seno e resa sterile dalla chemioterapia, che è riuscita a portare a temine una gravidanza, partorendo un bambino nato grazie a una speciale procedura di fecondazione in vitro. Si tratta di una prima mondiale appena descritta sulle pagine della rivista Annals of Oncology da un team di ricercatori dell’ospedale universitario francese Antoine Beclere, che è riuscito per la prima volta a far maturare gli ovociti della donna in laboratorio per poi congelarli e successivamente, dopo 5 anni, fecondarli con successo.

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