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Denatalità, le Società scientifiche chiedono un tavolo di lavoro multidisciplinare per fronteggiare il problema

I Ginecologi e i Neonatologi italiani, incoraggiati dalla constatazione che Papa Francesco, nel suo intervento nell’Angelus, ha condiviso l’allarme sulla denatalità lanciato da tempo dalle Società scientifiche SIGO e SIN, ripropongono con forza l’istituzione di un tavolo che studi il metodo di lavoro più idoneo per fronteggiare questa calamità

“I giovani si sentono abbandonati a sé stessi perciò rinunciano a formare famiglie stabili, rinunciano ai figli o si fermano al primo. Negli ultimi due decenni è venuto meno il sistema di protezione sociale che incoraggiava a mettere su famiglia e ad avere uno o più bambini. L’elemento di insicurezza maggiore deriva dalla precarietà lavorativa e sociale e dalla necessità, che ci confidano migliaia di mamme e papà che incontriamo nel nostro lavoro quotidiano, di avere dei punti di riferimento istituzionali che li sostengano in modo tangibile, anche a livello locale, nel loro percorso verso la genitorialità.

Per due giovani che vanno a vivere insieme, oggi è difficile avere il mutuo per acquistare una casa, il costo della vita è lievitato molto, non ci sono certezze lavorative perché la maggior parte dei nuovi contratti sono precarie c’è una grande incertezza sulla previdenza. Servono, quindi, percorsi strutturati di welfare che aiutino ad avere maggiore fiducia nel futuro.

Molto positive, da questo punto di vista, sono tutte le iniziative varate nell’ultimo anno dal Governo e dal Parlamento e per questo le Società Scientifiche desiderano continuare a stimolare in modo positivo le istituzioni e le parti sociali, che già hanno dimostrato attenzione a questo tema, allo scopo di dare un ulteriore impulso al sostegno della natalità, che nel nostro paese continua a calare drasticamente

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L’ultimo tabù: l’infertilità maschile

Ai congressi medici se ne parla, perché è un fenomeno in aumento. Fuori, però, no. Ancora oggi gli uomini si vergognano: se non riescono ad avere figli, hanno problemi di autostima. Ma la scienza ha fatto grandi passi in avanti e può aiutarli moltissimo.

«Non è stato facile accettare di mettere la mia fertilità nelle mani di medici che mi dicono quando e come devo fare l’amore. Figuriamoci parlarne».

Uomini e procreazione medicalmente assistita (Pma): un universo silenzioso, laterale. Comprensibile, ma ingiusto. Perché il figlio che verrà – o che non verrà – sarà – o non sarà – della coppia. In Italia, Paese con la natalità tra le più basse del mondo, una persona su sei ha problemi ad avere figli: circa il 15 per cento delle coppie sono infertili, con dati in aumento.

Fertilità maschile in declino

La pandemia ha inferto un altro colpo, per il ritardo o il mancato ricorso ai percorsi di Pma, ai quali si deve oltre il tre per cento delle nascite, secondo i dati del Congresso Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (Siru) di Napoli. I fattori socio-economici sono rilevanti, ma non va trascurato il dato biologico: la fertilità maschile nel mondo è in declino da decenni. Per stili di vita, riscaldamento globale, inquinamento. Perciò nei congressi medici di maschi si parla, eccome.

Ma fuori è un’altra storia: se tutti ricordiamo le maternità over-anta di celeb con l’aiuto dichiarato o supposto della scienza, più difficile citare un uomo famoso divenuto padre grazie a una provetta. Figuriamoci tra i comuni mortali. L’infertilità maschile è un tabù nel tabù.

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Rapporto Cedap. Continua inesorabile il calo delle nascite. Nel 2020 nati oltre 17 mila bambini in meno. Sempre troppo alta la percentuale dei cesarei

Pubblicato dal Ministero della Salute il rapporto annuale sull’evento nascita. L’ 88,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati e circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, l’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere. Nati con le tecniche da Pma 12.863 bambini. Il 31,12% dei parti è avvenuto con taglio cesareo.

Prosegue anche nel 2020 il calo delle nascite in Italia. Lo certifica il nuovo rapporto Cedap del Ministero della Salute. L’anno scorso sono nati 404.260 bambini rispetto ai 421.913 del 2019 e per esempio ai 554.438 del 2010.

L’ 88,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, l’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere.

“Nel corso del 2020 – spiega il Ministero della Salute – prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile ed in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale; negli ultimi anni si nota, tuttavia, una diminuzione della fecondità delle donne straniere. Il tasso di natalità varia da 5,1 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 9,6 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto ad una media nazionale del 6,8”.

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Infertilità, all’Evangelico 1200 casi di procreazione assistita

Ospedale è centro d’eccellenza. Risultati oltre media nazionale


La Liguria è il fanalino di coda della natalità in Italia. La cura dell’infertilità di coppia è uno strumento di lotta non secondario alla denatalità, sia mediante le cure tradizionali sia con le tecniche di Procreazione medicalmente assistita (PMA). Dagli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità ormai più del 2% dei bimbi italiani nasce da una tecnica di PMA. Il centro di Medicina della Riproduzione dell’ospedale Evangelico rappresenta una eccellenza nella cura dell’infertilità. Nel biennio 2018/19 sono state effettuate oltre 10.000 prestazioni ambulatoriali e sono stati iniziati 1.196 cicli di trattamento di PMA. È inoltre garantito il sostegno psicologico delle coppie in terapia.

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Scoperta la causa dell’infertilità maschile inspiegabile

Svelato il meccanismo molecolare che si cela dietro ai casi di infertilità maschile considerati finora inspiegabili: il problema è nel Dna degli spermatozoi, che resta erroneamente impigliato nelle proteine (chiamate istoni) attorno alle quali si avvolge per compattarsi nel nucleo delle cellule. Il difetto, che potrebbe essere trasmesso ai figli, è stato riprodotto per la prima volta nei topi di laboratorio e potrà aiutare la ricerca di nuove cure contro la sterilità, come indica lo studio pubblicato sulla rivista Developmental Cell dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania.

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Malattia di Crohn e colite ulcerosa, le donne rischiano più degli uomini: fertilità danneggiata

Malattia di Crohn e colite ulcerosa: sono le donne a rischiare di più. Sotto attacco fertilità e desiderio materno «La fertilità può essere compromessa nella fase attiva della malattia e dopo interventi chirurgici in sede addomino-pelvica. Una gravidanza deve iniziare in periodo di stabile remissione della malattia; in età matura, i rischi sono legati all’osteoporosi durante la menopausa e al tumore alla cervice uterina» spiega Aurora Bortoli, Fondazione Inflammatory Bowel Diseas (Malattie infiammatorie intestinali croniche) Onlus.

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Il clima sempre più caldo minaccia la fertilità maschile

Il cambiamento climatico è nemico dei maschi: l’incremento continuo della temperatura, in aggiunta a smog, contaminanti chimici e radiazioni, può mettere infatti a rischio la capacità riproduttiva maschile. E se in Italia è ormai baby-sboom – con gli ultimi dati Istat che certificano il declino demografico del Paese, con appena 439.747 nuovi nati nel 2018, il minimo storico dall’unità d’Italia – la colpa potrebbe essere anche del clima impazzito. L’allerta arriva dagli esperti riuniti per il Congresso nazionale ‘Natura Ambiente Alimentazione Uomo’ della Società Italiana di Andrologia (SIA).

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I cellulari non provocano l’infertilità. Andrologi li assolvono: «Ma vanno usati con prudenza»

Niente allarmismi sul possibile legame tra cellulari e infertilità, che non è dimostrato, ma prudenza in attesa di avere dati più esaurienti. È questa la posizione della Società Italiana di Andrologia (Sia), che in occasione dell’ultimo congresso ha rivalutato gli studi condotti finora sull’argomento arrivando ad una “assoluzione” ma “per insufficienza di prove”. Le ricerche, spiegano gli esperti, hanno fornito dati contrastanti, e molti degli allarmi arrivano da indagini condotte su modelli animali che non rispecchiano ciò che avviene nell’uomo: servono perciò ulteriori studi.

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Endometriosi e maternità, con la pma si può diventare mamme

L’endometriosi è una patologia diffusa che colpisce le donne in età fertile e che si caratterizza per la presenza di tessuto endometriale all’esterno della cavità uterina. Non è ancora nota la causa, ma quel che è certo è che ogni mese, con l’arrivo del ciclo, la donna che ne è affetta può accusare forti dolori e vedere pregiudicate la sue normali attività. Non solo: l’endometriosi, soprattutto nei casi più severi, può generare diversi ostacoli nel percorso di concepimento ed essere causa d’infertilità. A spiegare all’agenzia di stampa Dire il corretto percorso da compiere se si desidera un bambino è Pasquale Totaro, direttore del Centro di procreazione medica assistita dell’ospedale Santa Maria (Gruppo Gvm Care & Research) di Bari.

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