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Il potere delle Parole Fertili per aprire nuove strade alla natalità

Perché l’Italia è all’ultimo posto, tra i paesi europei, in fatto di natalità? Lo raccontano molto bene le storie che arrivano a Parole Fertili, lo spazio digitale dedicato a chi ha intrapreso il viaggio alla ricerca di un figlio.

C’è chi racconta di avere pensato a un figlio troppo tardi, a causa della mancanza o del troppo lavoro, chi ha subito le conseguenze di una malattia, chi non ha le condizioni economiche per poter pensare serenamente a un figlio, chi non può permettersi la pma. Le storie di Parole Fertili non parlano solo di sentimenti, del desiderio irrealizzato di divenire genitori, dell’attesa infinita e della speranza di una soluzione o di un miracolo. Raccontano anche la realtà sociale ed economica di questo Paese, dove nell’ultimo anno sono nati 400mila bambini in meno e il livello delle nascite è ormai oltre la soglia di allarme.

Le donne che donano la propria storia a Parole Fertili vorrebbero tutte essere mamme, magari avere anche più di un figlio. Alcune ci sono riuscite, e raccontano la propria esperienza a lieto fine, ma molte sono o saranno costrette a rinunciare al proprio sogno. Il problema non è solo individuale, ma anche politico e sociale. In Italia sono ancora pochi e poco incisivi gli interventi a sostegno della natalità e della genitorialità.

È un sistema vecchio e invecchiante quello che attualmente regola l’andamento socioeconomico, e dunque demografico, del nostro Paese. Lo hanno spiegato bene gli esperti intervenuti il 7 giugno al Forum “La natalità è futuro”.

Disoccupazione femminile, lavoro sommerso, gap reddituale, mancanza di garanzie e servizi, asili nido, sostegno economico, ma anche disequilibrio nella gestione familiare e grave carenza di supporti sociali: tutto sembra pesare sulla scelta di mettere al mondo un figlio, al punto che la percezione generale della famiglia è ormai quella di un ostacolo. Un certo tipo di narrazione è complice del calo demografico, raccontando spesso i figli come costi, fonti di preoccupazione e zavorre alla vita personale.

Ma non tutto si può spiegare in termini economici o di gender gap, e le storie di Parole Fertili offrono in questo senso una panoramica molto più ampia.

È dunque proprio dalla narrazione che si può ripartire, perché le parole modificano la percezione e la realtà delle cose. Come ha evidenziato Cristina Cenci, antropologa e fondatrice del Center for Digital Health Humanities (CDHHU), intervenuta al Forum, le storie di Parole Fertili sono uno straordinario punto di osservazione sulle trasformazioni e le contraddizioni che caratterizzano il valore personale e sociale della natalità.

Si potrebbe iniziare a non definire più “troppo presto” o “troppo tardi” il momento in cui ci si sente semplicemente pronti per un figlio, ed eliminare i preconcetti legati all’idea della necessità di una famiglia tradizionale, uscire da percorsi prestabiliti – laurea, lavoro, matrimonio, casa – per dare spazio anche a percorsi non lineari. Si può anche imparare che la centralità della madre non significa oppressione femminile, che i vincoli sociali e i modelli di controllo sociale della sessualità possono essere superati con vantaggi individuali e collettivi. Si può scoprire che i figli possono essere una vera risorsa e anche parte del successo personale e professionale, che possono accompagnare anche l’età più adulta e non esserne solo il coronamento

“Sembrano non esserci più parole per raccontare la natalità e i figli come piacere, come bellezza, come fiducia verso il futuro, come risorsa individuale e collettiva, come fonte di cambiamento” spiega Cristina Cenci.

Occorre modificare la narrazione, allora, e scoprire il potere delle Parole Fertili per aprire nuove strade alla natalità. 

Forum “La natalità è futuro”

Sono anni che si parla del crollo delle nascite in Italia, un fenomeno peggiorato in pandemia e che sembra impossibile da contrastare, nonostante le diverse iniziative introdotte in tempi recenti.

Fino a oggi forse si è perso di vista il punto: fare o non fare figli, oppure quanti figli fare, è una questione spesso associata esclusivamente alla dimensione femminile, quasi sempre in relazione all’identità della donna.

Il Forum “La natalità è futuro” propone una riflessione su come promuovere e favorire nel nostro Paese la sensibilizzazione al tema della natalità e della crescita demografica. L’evento, inserito all’interno del progetto organizzato da Fortune Italia con il contributo non condizionante di IBSA Farmaceutici,  si tiene a Roma, Palazzo Rospigliosi, il 7 giugno 2002 ed è aperto al pubblico dalle ore 14:30.

Per seguire l’evento online

Info e prenotazioni: Forum “La natalità è futuro”

La natalità è futuro, Finanziare il futuro: il ruolo delle Fondazioni

Stiamo vivendo un momento di grande crisi, una transizione che non riguarda solo il fenomeno delle nascite, ma si collega all’intera trasformazione della società. La denatalità si inquadra in questo contesto più ampio di grande trasformazione economica, sociale, produttiva ed antropologica.

Ma come tutti i momenti di transizione, questa fase offre anche delle opportunità per declinare in modo completamente diverso, rispetto al passato, il concetto tradizionale di famiglia, di genitorialità, il ruolo stesso e il valore dei figli nella nostra società.

Anche le Fondazioni si inseriscono in uno scenario di forti cambiamenti sociali. In che modo? E quale contributo possono portare?

Fondazione IBSA, fondazione internazionale per la ricerca scientifica, interpreta questo ruolo come laboratorio e motore di innovazione.
La genitorialità, nel nostro percorso, è stata ed è sempre di più uno dei temi chiave per le attività della Fondazione. Anzi, proprio dalla riflessione sulla genitorialità e dall’esserci interrogati sul nostro ruolo è nato uno dei pilastri principali del nostro approccio e delle nostre iniziative: il pilastro ‘Cultura e Salute’
. La cultura per noi è lavorare sulle rappresentazioni sociali, l’uso delle arti, l’ibridazione dei saperi, mettere insieme scienza ed arte. È un lavoro sulla cultura immateriale, una cultura intesa come risorsa per il benessere della persona e la ricerca scientifica.

Ascolta Silvia Misiti nel 10° podcast di “Natalità è Futuro”, il progetto di IBSA Farmaceutici in collaborazione con Fortune Italia.

Silvia Misiti è Head of IBSA Foundation for scientific research

Il progetto “La Natalità è Futuro” vuole aprire un momento di riflessione e confronto su un tema, sempre più cruciale per il nostro Paese, come quello della denatalità, per stimolare un dibattito costruttivo, tra i rappresentanti delle Istituzioni, del mondo aziendale, della comunità scientifica e quella accademica, per indirizzare le persone a fare una netta scelta di campo.



Parole Fertili: raccontare il viaggio alla ricerca di un figlio

Parole Fertili è uno spazio narrativo online dedicato a chi affronta, o ha affrontato, il percorso della ricerca di un figlio che non arriva, non arrivava, facilmente. È uno spazio unico e importante, nato per dare finalmente modo di esprimere tutte le emozioni, i timori, i dubbi e le ansie di un percorso che per molti non è affatto semplice. L’ideazione di questo spazio nasce dalla constatazione che la difficoltà, o l’impossibilità, di generare è considerata ancora, tutt’oggi, un grande tabù.

Le storie di Parole Fertili raccontano tante sfaccettature dell’infertilità, non solo del vissuto della procreazione medicalmente assistita. Divengono uno straordinario punto di osservazione sulle trasformazioni e le contraddizioni che caratterizzano il desiderio di un figlio oggi, ma anche su come la comunicazione sociale sia inficiata da stereotipi negativi, da allarmismi ingiustificati in cui i figli sono percepiti come un ostacolo e vengono raccontati come un problema da risolvere.

I figli non solo non pregiudicano il futuro, ma possono essere una risorsa di crescita e cambiamento, tanto individuale quanto collettiva. L’accento della comunicazione, quindi, dovrebbe essere sul valore dei figli e non sulla colpevolizzazione legata all’orologio biologico o al deserto demografico.

Ascolta il podcast di Cristina Cenci, antropologa partner di Eikon Strategic Consulting e ideatrice del progetto Parole Fertili, per “Natalità è Futuro” il progetto di IBSA Farmaceutici e Fortune Italia.


Parità di genere, Farmindustria: il calo di natalità si combatte con lavoro femminile e welfare

Dal convegno “Le imprese del farmaco per la natalità, welfare e cure” una riflessione sul lavoro delle donne nel settore farmaceutico e sulle politiche aziendali a favore delle famiglie

Il declino demografico del nostro Paese è sempre più un problema sociale ed economico. I nati in Italia nel 2021 per la prima volta sono scesi sotto la soglia dei 400mila. Il calo della natalità è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più complesso che coinvolge le istituzioni, le aziende e la società civile. Nella Giornata internazionale della donna, Farmindustria ha promosso insieme con la Fondazione Onda un evento su “Le imprese del farmaco per la natalità, welfare e cure”, per sottolineare l’importanza di un impegno concreto per invertire il trend demografico ribassista. Secondo le stime Istat, infatti, la popolazione residente passerà dai 59,6 milioni di abitanti nel 2020 ai 58 nel 2030, fino a 54,1 nel 2050 e ai 47,6 milioni nel 2070. Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale.

Welfare, ricerca e giovani

Il convegno, che si è svolto a Roma e al quale hanno partecipato, tra gli altri, anche Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, Francesca Merzagora, presidente della Fondazione Onda, Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria, Marco Marsili, direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione Istat, diversi rappresentanti delle istituzioni e delle aziende farmaceutiche, è stato l’occasione per fare il punto sulle azioni da intraprendere. Tre i temi principali: welfare, ricerca e giovani. “Il bilancio di genere che fa il Mef ogni anno – dice Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria – sottolinea che per sostenere la natalità e la parità di genere servono politiche sistemiche e i dati dell’Ispettorato del lavoro mostrano che la difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro causa l’85% delle dimissioni. Oggi discutiamo del perché e del come nel settore farmaceutico le donne possono fare figli e le famiglie crescere grazie a politiche aziendali che lo favoriscono. Le aziende del nostro settore promuovono la natalità e anche il percorso professionale delle donne”.

Occupazione delle donne

Per quanto riguarda l’occupazione femminile, nelle imprese del farmaco, come sottolinea Farmindustria, le donne rappresentano il 43% del totale degli addetti, molto più che negli altri settori (29% in media). Una quota che è identica tra i dirigenti e i quadri. Nella ricerca poi, superano il 50%. Tra gli under 35 la presenza femminile arriva al 50% con punte del 55% tra dirigenti e quadri. “Nel nostro settore – evidenzia Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, nel suo intervento introduttivo – le donne sono il 43% del totale occupati, di gran lunga superiore alla media delle donne impiegate nel settore industriale, che è del 30%. Un numero importante. La parità per noi non è solo uno slogan numerico, ma è qualcosa di concreto: le donne e gli uomini hanno gli stessi incarichi e la possibilità di carriere identica. Anche tra i giovani sotto i 35 anni più della metà sono donne. Lavoriamo sul ricambio generazionale in maniera equa e senza distinzioni”.

Welfare aziendale

Un altro aspetto sottolineato nel convegno è il modello di welfare aziendale adottato dalle imprese del farmaco, al fine di favorire la conciliazione vita-lavoro, soprattutto delle donne, principali caregiver della famiglia. Nel 91% delle aziende sono presenti da molto tempo, anche prima della pandemia, forme di flessibilità oraria e misure come il part time, lo smart working; la flessibilità in ingresso e uscita, i permessi retribuiti aggiuntivi.

Sostegni alle famiglie

Nel 60% delle aziende farmaceutiche ci sono anche sostegni per gli asili nido, l’assistenza domestica, l’istruzione dei figli. Spesso si adottano anche congedi e aspettative per maternità/paternità più estesi rispetto alla legge e al Ccnl e benefit aggiuntivi come lavanderia, take away, calzoleria, mense aziendali, trasporto collettivo, comprese forme di sanità integrativa, campagne di prevenzione e vaccinazioni, screening periodici e pacchetti check-up.

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La natalità è futuro: la denatalità è anche conseguenza di una scelta culturale?

400.000 nascite in meno in Italia nel 2021, secondo i dati Istat, rispetto all’anno precedente. La denatalità è anche conseguenza di una scelta culturale?

Ne parla Enrico Pozzi, professore di Psicologia sociale e CEO di Eikon Strategic Consulting nel nuovo podcast di “Natalità è Futuro“, il progetto di IBSA Farmaceutici e Fortune Italia.

“I parametri economici, sociali, di welfare costituiscono solo una delle componenti di un fenomeno che presenta sfaccettature complesse e talvolta inafferrabili”.

Ascolta il 7° podcast e visita il sito Natalità è Futuro

Il progetto “La Natalità è Futuro” vuole aprire un momento di riflessione e confronto su un tema, sempre più cruciale per il nostro Paese, come quello della denatalità, per stimolare un dibattito costruttivo, tra i rappresentanti delle Istituzioni, del mondo aziendale, della comunità scientifica e quella accademica, per indirizzare le persone a fare una netta scelta di campo.

6 cose che ogni donna dovrebbe sapere per preservare la fertilità

Spesso anche a causa della disinformazione, capita che le coppie non riescano a esaudire il desiderio di genitorialità. L’esperta ci spiega cosa tenere in considerazione per preservare al meglio la propria fertilità

Nei primi nove mesi del 2021 in Italia, secondo i dati ISTAT, sono nati 12.500 bambini in meno rispetto all’anno precedente, e a fine anno gli abitanti sono scesi sotto i 59 milioni. La denatalità è fortemente connessa a fattori sociali e culturali ed è necessario sensibilizzare ancor più le coppie in merito ai tempi della vita fertile. 

Una volta la famiglia veniva costituita presto e le gravidanze si conseguivano in giovane età, ma le necessità di studio e carriera, la maggiore difficoltà a trovare un partner o un lavoro stabile portano sia le donne che le coppie a posticipare la gravidanza. 

Capita inoltre ancora molto spesso che, anche a causa della disinformazione, le coppie non riescano a esaudire il desiderio di genitorialità nei «tempi corretti». 

Non da ultimo, anche il Covid può influire, in questo caso sulla fertilità maschile. Un’indagine pubblicata sulla rivista specializzata Fertility and Sterility ha analizzato campioni da 120 uomini con un’età media di 35 anni in diversi momenti dopo la guarigione. Cosa ne è uscito? Che i campioni di 35 di queste persone hanno mostrato una riduzione del 60% nella motilità degli spermatozoi a un mese dalla guarigione e un calo numerico del 37%. Fortunatamente sembra essere una condizione transitoria: all’aumento dei giorni dalla cessazione dei sintomi, la qualità dello sperma è tornata a crescere fino a riassestarsi definitivamente dopo tre mesi.

Con la dottoressa Ilaria Caliari, specialista in ostetricia e ginecologia del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato, abbiamo affrontato i temi chiave che ogni coppia dovrebbe conoscere per prevenire problemi di infertilità e preservare la sua fertilità nel tempo.

Ecco le sei cose fondamentali che dovreste sapere e tenere in considerazione, soprattutto se state pensando di diventare genitori.

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La natalità è futuro: il nuovo progetto di IBSA Farmaceutici e Fortune Italia

Dieci podcast con dieci ospiti che racconteranno il loro punto di vista sul tema della natalità e daranno una visione di insieme al fine di stimolare quanto più possibile il dibattito.

La nascita di una bambina o di un bambino è di per sé un evento che proietta nel futuro. Inizia una nuova vita, si producono nuove energie e nuove prospettive intorno a una storia nuova.
Il desiderio di genitorialità non può essere solo un desiderio della donna. E’ dell’uomo, è della coppia e deve diventare anche un desiderio collettivo! .

Il progetto “La Natalità è Futuro”, realizzato in collaborazione con Fortune Italia, vuole aprire un momento di riflessione e confronto su un tema, sempre più cruciale per il nostro Paese, come quello della denatalità. Desideriamo stimolare un dibattito costruttivo, tra i rappresentanti delle Istituzioni, del mondo aziendale, della comunità scientifica e quella accademica, per indirizzare le persone a fare una netta scelta di campo. Non si tratta né di una scelta pro-vita né di una scelta pro-genitorialità, ma di una assunzione di responsabilità rispetto a un tema cruciale. 

Il primo tema, quello che spesso viene affrontato con superficialità, è quello anagrafico. Quando si parla di natalità, si deve però necessariamente discutere quanto e come la politica sia in grado di contribuire a costruire un contesto favorevole alla natalità. Due, in particolare, gli aspetti che incidono più direttamente: la parità di genere, in tutte le sue declinazioni, e la conciliazione vita-lavoro. 

Si affronterà, quindi, il tema delle grandi organizzazioni aziendali pubbliche e private e di come queste possano diventare protagoniste di un cambiamento radicale dei percorsi lavorativi che riducano l’opposizione tra identità professionale e identità familiare e valorizzino una nuova qualità di vita nella genitorialità. 

Infine, alla natalità è legato il tema demografico, a partire dalle conseguenze del calo, o del declino demografico, per lo sviluppo del Paese e per la tenuta del sistema previdenziale e di welfare. L’invecchiamento della popolazione ha infatti, evidenti implicazioni sul piano economico e sociale e l’unica strada percorribile, considerando come fattore positivo l’allungamento dell’aspettativa di vita, è sostenere la crescita demografica con gli strumenti più opportuni perché questa diventi una crescita sostenibile.

Dieci podcast con dieci ospiti che racconteranno il loro punto di vista sul tema della natalità e daranno una visione di insieme al fine di stimolare quanto più possibile il dibattito.

Si parte il 24 gennaio 2022, appuntamento ogni lunedì. 

Info: La natalità è futuro

In Italia il 15% delle coppie soffre di infertilità, ma il crollo è mondiale

S.o.s. in Giappone, Germania, Usa, Cina, Russia. Cala la fertilità anche in Africa.

È boom di infertilità nel mondo intero. Negli ultimi anni, infatti, “il tasso di fertilità è calato ovunque, anche in Africa, dove – nonostante rimanga il più alto – è crollato dal 5,1 (2000-2005) al 4,7 (2010-2015)”. Il problema è che “sempre più Paesi hanno tassi di fertilità inferiori a quelli necessari per garantire il rimpiazzo delle generazioni passate”, e in questi gruppi rientrano “Cina, Usa, Brasile, Russia, Giappone, Vietnam, Germania, Iran e Regno Unito”. Così Eleonora Porcu, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Bologna (Unibo) e responsabile della struttura dipartimentale di Infertilità e Pma dell’Ospedale Sant’Orsola, al 75esimo congresso italiano di pediatria. In Italia “il 15% delle coppie ha problemi di infertilità e siamo all’ottavo posto per il numero di trattamenti da Pma”. Al 2016 i dati parlano di 473mila nascite complessive, di cui sole 13mila con fecondazione assistita.

“Il registro dell’Istituto superiore di sanità, reso obbligatorio dalla legge 40/2014, riporta che sono stati dati alla luce circa 100mila bambini con Pma”, continua Porcu. Numeri alla mano, perciò, la procreazione medicalmente assistita “non è certamente la risposta alla denatalità italiana, che è la maggiore in Europa. Di fatto – spiega la dottoressa all’agenzia Dire- non possiamo sperare che i bambini da fecondazione assistita contribuiscano, in modo sostanziale, alla riduzione della denatalità”. Dal 1978 nel mondo sono nati più di 8 milioni di bambini con fecondazione assistita. Al primo posto il Giappone, con circa il 5% dei bambini nati da Pma nel 2015, l’Australia con un 3,7% nel 2011, l’1,7% negli Usa e tra il 2 e il 6% sono i tassi inerenti alle nascite europee.

I dati sulla pma

In Europa, a livello generico, quindi, “si attuano molti più cicli di fecondazione assistita che in altri Paesi. Questo è probabilmente un costume, anche sociale, ed è legato al fatto che c’è una tendenza maggiore ad avere gravidanze in età più avanzata, e una speranza – devo dire mal riposta – che la fecondazione assistita possa dare una risposta ai problemi riproduttivi legati all’invecchiamento”. La dottoressa spiega, infatti, che “l’aumento dell’età materna è una problematica tanto sociale quanto mediatica” ed è riconducibile a diverse ragioni: “l’aumento degli anni scolari, il lavoro e la carriera, la diffusione di strategie contraccettive, lo scarso supporto dello Stato alla genitorialità e la diffusione del preconcetto che la Pma possa vincere l’avanzare dell’età materna”

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Otto nati su 100 nel 2015 hanno una mamma over 40

Otto nati su 100 nel 2015 hanno una mamma over 40. Articolo di Luca Tremolada su Infodata – Il Sole 24 Ore.

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