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Congelamento degli ovociti: cos’è, quanto costa, perché farlo

La ricerca del primo figlio ormai si è spostata sempre più in là con l’età. Ed è per questo che sta crescendo sempre di più la richiesta di congelare gli ovociti, in questo modo ci si riserva una possibilità riproduttiva e di diventare genitori nel futuro. Scopriamo i dettagli.

La ricerca del primo figlio ormai si è spostata sempre più in là con l’età, quando la fertilità femminile diminuisce drasticamente. Ed è per questo che sta crescendo sempre di più la richiesta di congelare gli ovociti, in questo modo ci si riserva una possibilità riproduttiva e di diventare genitori nel futuro, tramite fecondazione assistita.

Negli USA questa decisione è molto diffusa e sono migliaia le donne che hanno preso questa decisione.

Cos’è il congelamento degli ovociti?

Il congelamento degli ovociti è indolore. Viene eseguito con l’ausilio di una piccola procedura vaginale in leggera sedazione. Sebbene non ci sia un’età minima o massima, si consiglia di farlo prima dei 35 anni per ottenere un numero sufficiente di ovuli di buona qualità.

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Incinta, dopo un tumore, grazie a ovociti congelati 14 anni fa. A Bologna, il primo caso al mondo

La storia di Giovanna, 41 anni, che dopo un cancro al seno è in attesa di due gemelli, grazie agli ovuli di una donatrice. Ed è la prima volta al mondo che si documenta la fertilità di ovociti crio-conservati e vitrificati così a lungo

Una gravidanza gemellare dopo aver sconfitto un tumore al seno, possibile grazie agli ovuli donati da un’altra donna e crio-conservati per 14 anni. Succede a Bologna, ed è il primo caso al mondo a documentare la fertilità di ovociti congelati per così tanti anni. Protagonista di questa storia, riportata dall’agenzia Ansa, è Giovanna, una donna di 41 che dopo aver combattuto e superato una neoplasia sta coronando adesso il suo sogno di maternità.

«È un caso particolare che per noi è sinonimo di progresso, successo e speranza», ha spiegato la professoressa Eleonora Porcu, direttrice del dipartimento Infertilità e procreazione medicalmente assistita del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. «Per la prima volta dimostriamo che gli ovociti vitrificati e crio-conservati hanno un elevato potenziale riproduttivo. Questo denota il successo della procedura che utilizza azoto liquido a una temperatura di -196 gradi: li mantiene intatti e fertili al lungo. E significa, più di tutto, che le pazienti oncologiche che stanno affrontando cure difficili e spesso molto lunghe, possono contare su una banca di ovociti forti e tenaci e su un protocollo efficace: quindi hanno speranza di rimanere incinta al termine delle cure, a prescindere dall’età».

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I centri dove si conserva la fertilità delle donne, quali sono i requisiti per accedervi e come funziona

Le pazienti oncologiche (e non solo) possono rivolgersi a una biobanca autorizzata, per congelare gli ovociti prima delle cure e usarli successivamente dopo la guarigione

La fertilità femminile può essere danneggiata dagli effetti collaterali delle terapie anticancro (chemioterapiaimmunoterapiaradioterapia). Per conservare la capacità futura di restare incinta la paziente oncologica può decidere di congelare gli ovociti (o il tessuto ovarico) prima dell’inizio delle cure in una biobanca autorizzata e riutilizzarli dopo la guarigione ricorrendo a tecniche di fecondazione assistita. Questo servizio viene offerto gratuitamente su tutto il territorio nazionale, eccetto in Molise, dove non ci sono centri competenti.

Il limite dell’età

«Il requisito è che la prognosi sia favorevole a lungo termine e la paziente non abbia più di 40 anni. Oltre questa età è inutile perché il numero e la qualità degli ovociti si riducono molto e le chance di gravidanza crollano» spiega Renato Seracchioli, direttore del reparto di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Manca una lista ufficiale delle strutture di riferimento

«Tra tutti i 346 centri italiani di fecondazione assistita ne abbiamo individuati 73, di cui 40 pubblici o convenzionati, che effettuano il servizio. Ma appena 17 hanno un’unità dedicata in funzione h24, tutti i giorni. Il che significa che negli altri centri l’attività non è sempre garantita — spiega Giulia Scaravelli, responsabile del Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) —. È un censimento su base volontaria, questi numeri pertanto sono provvisori. Con il ministero della Salute stiamo lavorando alla realizzazione di un sistema informativo nazionale di sorveglianza che andrà a integrare il registro sulla Pma».

Quanto costa il servizio

Nelle strutture private il servizio costa intorno ai 3 mila euro. Nella maggior parte delle regioni è possibile prelevare e congelare anche il tessuto ovarico (tecnica ancora sperimentale) nei casi di bambine in età prepuberale e, raramente, di pazienti che devono iniziare immediatamente la terapia e non hanno tempo di fare il trattamento ormonale per la stimolazione ovarica (più o meno 10 giorni) necessario. Per ora, secondo l’Iss, almeno 3.646 pazienti hanno congelato i propri ovociti e altre 1.800 il tessuto ovarico.

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Fertilità e Social freezing: perché sempre più donne vogliono farlo? Risponde la ginecologa

Le risposte ai dubbi più comuni sulla ginecologia, a cura della Dottoressa Raffaela Di Pace, ginecologa, Dottore di ricerca in Fisiopatologia della Menopausa e Consulente sessuologo

Il Social Freezing può essere una soluzione per tutte quelle donne che non possono avere un figlio o che decidono di averlo più avanti negli anni. Ecco di che cosa si tratta.

Social Freezing, fertilità e giovinezza prolungata: le ragioni sociali

Con il passare degli anni in Europa e soprattutto in Italia il tasso di natalità si è di molto ridotto. Nel 2019 è stato di 1,53 figli per donna. Inoltre si sta alzando rapidamente l’età media in cui le donne europee e soprattutto italiane, hanno il primo figlio: i dati del 2020 ci dicono a 31.4 anni.

Il più alto livello di scolarità, l’immissione in modo più massiccio delle donne nel mondo del lavoro, spesso con ruoli che prevedono una possibilità di carriera e anche i cambiamenti nelle relazioni di coppia, portano  a programmare la gravidanza sempre più tardi.

Ovociti, spermatozoi e il tempo che passa

Se però le migliori condizioni economiche e sociali portano verso una giovinezza prolungata, nulla è possibile fare dal punto di visto della fertilità. Quando il patrimonio ovocitario (cioè i follicoli che restano e che possono permettere di concepire) si riduce in termini quantitativi e peggiora in termini qualitativi, nemmeno le tecniche di procreazione medico assistita (PMA) possono permettere di ottenere una gravidanza. Il tasso di successo infatti dipende comunque dall’età della donna e dal suo patrimonio follicolare.

Se questa valutazione vale per il sesso femminile – in cui sappiamo che la fertilità raggiunge il suo picco massimo tra 20 e 30 anni, è ancora buona tra i 30 e 35, ma si deteriora rapidamente tra i 35 e 40 – riguarda anche l’uomo. In cui, con l’età, anche se in modo più graduale, vi è comunque una ridotta capacità di produzione di spermatozoi in grado di arrivare al concepimento.

La crioconservazione degli ovociti, una soluzione

Proprio per questo è in aumento il numero di bambini che nasce dopo fecondazione eterologa (utilizzando cioè ovociti o spermatozooi da donatore). Ma cosa si può fare per cercare invece di preservare la propria fertilità, cioè la capacita di avere anche in età più avanzata un figlio geneticamente proprio?

Nata come tecnica per preservare la fertilità in quelle persone che per motivi di salute – in primis un cancro e le relative terapie o una chirurgia – avrebbero perso la capacità riproduttiva, la crioconservazione degli ovociti in assenza di indicazioni mediche sta invece diventando una tecnica che sempre più donne richiedono, in quanto consente loro di preservare la possibilità di avere figli propri in un’epoca posticipata allargando la finestra della opportunità di diventare genitori.

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Cos’è l’anovulazione, una delle cause più frequenti di infertilità

I principali segni d’allarme e i trattamenti

C’è una falsa credenza secondo cui quando una donna ha il ciclo mestruale, ha sempre la possibilità di rimanere incinta. Tuttavia, a volte, nonostante il sanguinamento mensile, è possibile essere di fronte a un disturbo chiamato anovulazione. Esso si verifica quando le ovaie di una donna non sono in grado di rilasciare ovuli in nessun momento del ciclo mestruale e, quindi, non essendoci ovociti, la fecondazione non può avvenire. Non è raro che ciò accada occasionalmente, con un ciclo anovulatorio un mese, per poi ovulare normalmente il mese successivo. L’anovulazione cronica, invece, rappresenta la causa più frequente di infertilità femminile.

La diagnosi dell’anovulazione può essere complicata. L’origine può essere dovuta a una malattia cronica o a qualcosa di circostanziale come lo stress o il basso peso corporeo. A seconda della causa, quindi, lo specialista farà una diagnosi personalizzata. Ma quali sono i principali sintomi da tenere sotto controllo? Cicli mestruali molto irregolari o assenti, cicli più lunghi di 35 giorni, assenza di cambiamenti nel muco cervicale, eccessivo sanguinamento uterino e infertilità.

L’identificazione di una paziente con anovulazione richiede diversi esami: oltre un esame pelvico e un’anamnesi approfondita, verranno eseguiti dei test di follow-up del ciclo mestruale, tra cui diversi esami del sangue per misurare i livelli di progesterone nei giorni 21 e 23 del ciclo per determinare che le ovaie funzionino correttamente. Se, infatti, i livelli di questo ormone non cambiano, è probabile non ci sia stata ovulazione.

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Donna guarita dal cancro partorisce: la speciale fecondazione in vitro

Prelevati, maturati, congelati e poi fecondati. Il tutto in un laboratorio. Si tratta degli ovociti di una donna francese, con cancro al seno e resa sterile dalla chemioterapia, che è riuscita a portare a temine una gravidanza, partorendo un bambino nato grazie a una speciale procedura di fecondazione in vitro. Si tratta di una prima mondiale appena descritta sulle pagine della rivista Annals of Oncology da un team di ricercatori dell’ospedale universitario francese Antoine Beclere, che è riuscito per la prima volta a far maturare gli ovociti della donna in laboratorio per poi congelarli e successivamente, dopo 5 anni, fecondarli con successo.

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La bassa riserva di ovociti non causa infertilità nella donna

Secondo uno studio dell’Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, le donne che hanno una bassa riserva di ovociti nelle ovaie non dovrebbero preoccuparsi di non riuscire a rimanere incinte.

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