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“Sì agli integratori salva-fertilità, ma no al fai-da-te”

L’allarme degli andrologi riuniti a Congresso. Boom di vendite nel 2017, 2 mln di scatole per una spesa di oltre nel 25 mln.

Circa 10 milioni di confezioni vendute nel 2017, di cui 2 milioni per problemi legati alla fertilità. È un mercato in pieno boom quello degli integratori della salute maschile. I soli integratori pro-bebè, secondo una recente indagine, si collocano al quinto posto fra i più venduti per una spesa di oltre 25 milioni di euro negli ultimi 5 anni, pari al 7,2% del mercato totale degli integratori. Un aiuto, a patto che vengano prescritti dall’andrologo individuando il prodotto giusto per ciascun paziente, così da avere la massima efficacia col minimo rischio di effetti collaterali. No dunque al “fai da te”. Lo sottolineano gli esperti riuniti per il primo Congresso nazionale natura ambiente alimentazione uomo (Nau) della Società italiana di andrologia (Sia) che si è appena concluso a Frascati, dove si è discusso sul ruolo e l’efficacia degli integratori per la salute sessuale e riproduttiva della coppia e per il trattamento di alcune patologie uro-andrologiche.

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PMA: tra le cause di insuccesso le infezioni non curate

Mentre le cause genetiche e il fattore età sono abbondantemente studiati, la diagnostica microbiologica a tutt’oggi continua ad essere piuttosto trascurata.

In Italia, nel 2016, 13.582 bambini sono nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Rappresentano il 2.9% di tutte le nascite. Più di 77 mila coppie si sono sottoposte alla Pma. La percentuale di esiti positivi è del 7-13% per le tecniche più semplici e del 25% per quelle più complesse. Tra le cause di insuccesso, le infezioni sia maschili sia femminili, che sono in continuo aumento e la cui tempestiva diagnosi e cura consentirebbero invece un esito decisamente più positivo delle procedure di procreazione. Un’attenta e appropriata diagnosi microbiologica eseguita preventivamente nelle coppie infertili, da un lato consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso nelle coppie che accedono alla Pma.

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Diabete e tiroide: fertilità a rischio

Il 15% delle coppie ha difficoltà nel concepimento.
Spesso, però, la causa non è da ricercare in problemi legati all’apparato riproduttivo ma in altre patologie. Specie quelle endocrinologiche come  il diabete o le disfunzioni della tiroide o, ancora, quelle dell’ipofisi.

La fertilità negli uomini con diabete mellito è generalmente ridotta rispetto alla popolazione generale», spiega Olga Disoteo,  della S.S.D. Diabetologia del Niguarda di Milano membro del Gruppo di lavoro Diabete dell’Associazione Medici Endocrinologi che tra qualche settimana si riunirà a congresso a Roma. «Infatti, la motilità spermatica è significativamente più bassa e sono più frequenti difetti e immaturità rispetto allo sperma degli uomini senza diabete. Nelle donne con diabete, a meno di altri disturbi come l’ovaio policistico, non vi è evidenza di fertilità ridotta: esse hanno circa il 95% della probabilità di avere un bambino a patto che controllino bene il diabete prima e durante la gravidanza».

Ma anche le disfunzioni tiroidee non sono innocue per la fertilità: «portano ad una riduzione della fertilità sia nelle donne che negli uomini ed è quindi consigliabile una valutazione della funzionalità tiroidea in caso di infertilità della coppia», avverte Rinaldo Guglielmi direttore Struttura Complessa Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale e past president AME.

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Ottobre mese del Babyloss Awareness

Il 15 ottobre ricorre il Babyloss Awareness Day, la giornata mondiale della consapevolezza sul lutto in gravidanza e dopo la nascita. Numerose iniziative sono state organizzate in tutta Italia, tra cui l’illuminazione dei monumenti con i colori rosa e blu, simbolo della morte perinatale, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema così doloroso e delicato.

Nella settimana dal 13 al 20 Ottobre si svolgono in tutto il mondo eventi di sensibilizzazione, formazione e commemorazione, per unire le famiglie, gli operatori sanitari e la cittadinanza.

L’iniziativa si chiama Babyloss Awareness e Babyloss Awareness Day per il 15 ottobre, giornata principale della manifestazione. Associazioni di genitori in tutto il mondo organizzano nel mese di ottobre iniziative pubbliche sul tema della perdita perinatale.

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Birmingham, scopre di aspettare un bimbo durante l’operazione per capire le cause della sterilità

È successo a Tia Reed, diciannovenne a cui, da un anno, era stata diagnosticata l’endometriosi. Cercava un figlio insieme al compagno, ma non riusciva ad averlo. Subito dopo l’anestesia, l’intervento è stato sospeso.

Proprio mentre la stavano operando, per capire perché non riuscisse a rimanere incinta, i medici hanno scoperto che, in realtà, da cinque settimane aspettava un bambino. È successo a Tia Reed, diciannovenne di Bimingham, a cui nell’agosto 2017 era stata diagnosticata l’endometriosi. Per tutta l’adolescenza aveva sofferto terribilmente durante il ciclo mestruale, ed era convinta di non potere avere bambini. Li cercava, insieme al suo compagno, il ventiduenne Liam Twining, ma la gravidanza non arrivava mai.

L’endometriosi si verifica quando il tessuto simile a quello che riveste l’utero si trova in altre parti del corpo, al di fuori della cavità uterina, normalmente nella pelvi o nella cavità addominale. Sanguina e si diffonde, e provoca estrema stanchezza, forte dolore addominale e in alcuni casi, infertilità. Viene trattato con ormoni, antidolorifici e interventi chirurgici.

L’endometriosi colpisce in Italia tre milioni di donne, 150 nel mondo; i numeri reali, però, potrebbero essere maggiori, visto che non esistono registri della malattia e il ritardo nella diagnosi è in media di dieci anni.

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Orientarsi nell’infertilità maschile tra bufale e faciloneria

Assodato che bypassare lo specialista nella gestione di qualsiasi malanno è diventata pratica comune da che esiste una ipermegaenciclopedia di immediato accesso a costo zero, l’idea è di fornire qualche spunto di riflessione basato sulla evidenza agli irriducibili del fai date.

Ciò non significa che una volte lette queste poche righe avrete un diploma di specializzazione ma che, forse, si possa insinuare legittimo dubbio sul fatto che evitare cavolate macroscopiche sia perlomeno possibile. Solo qualche giorno fa una donna con una grossa tumefazione al seno, si è presentata dall’oncologo. Ovviamente in estremo ritardo e con feroce probabilità di essere già piena di metastasi ha affermato tranquillamente che le caratteristiche della tumefazione, secondo le informazioni trovate in rete, sarebbero state quelle di un tumore benigno.

L’infertilità maschile si pensa erroneamente non faccia, di solito, morti e feriti ma solo coppie sterili le quali non saranno però propriamente felici. Il fatto che in circa il 4% degli uomini infertili si trovi una patologia maggiore potenzialmente letale è un dato di fatto che dovrebbe far riflettere.

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SOS sterilità (e parliamo di maschi)

Negli ultimi 30 anni il numero di uomini che non riescono a diventare padri è addirittura raddoppiato. Colpa dello stile di vita e delle cattive abitudini, sempre più diffuse.

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È la prima volta che visite ed esami per la prevenzione dell’infertilità maschile, come lo spermiogramma, compaiono nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. E non a caso: negli ultimi 30 anni il numero degli uomini con difficoltà a concepire è raddoppiato. «Anche se va tutto bene, a 18-20 anni bisognerebbe effettuare la visita andrologica, con ecografia dei testicoli e spermiogramma, l’esame del liquido seminale» dice Luciano Negri, specialista in Medicina della riproduzione dell’Istituto Humanitas di Milano. «Questo check dell’apparato riproduttivo permette di intervenire presto in caso di problemi che potrebbero ostacolare la fertilità». Uno dei più diffusi è il varicocele, un difetto a una vena che porta il sangue ai testicoli e si risolve con un intervento chirurgico. Con lo spermiogramma, che valuta la qualità e la quantità degli spermatozoi, è possibile anche prevedere le future difficoltà a procreare e correre così ai ripari, correggendo lo stile di vita. Ma quali sono i fattori di rischio che mettono a repentaglio la fertilità maschile? Scopriamolo insieme agli esperti.

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Fertilità e sterilità, 7 ragazzi su 10 non fanno controlli

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Il tema della fertilità è social, familiare e sdoganato tra i giovani, ma il livello di conoscenza è superficiale e le fonti informative sono soprattutto il web e gli amici. Sette ragazzi italiani su dieci (quasi il 73%), in particolare, non ha mai pensato di fare un controllo dal ginecologo o dall’andrologo per monitorare la propria salute riproduttiva. A quel 27% che invece ha pensato di sottoporsi ad un controllo medico fanno comunque da traino i ragazzi più grandi (maschi e femmine tra i 20 e i 26 anni), mentre i meno interessati risultano i maschi tra i 14 e i 20 anni per i quali la percentuale scende al 17%. Continua a leggere

Oltre le storie: intervista a Margherita Riccio

Oggi per la rubrica #oltrelestorie incontriamo Margherita Riccio, psicologa e psicoterapeuta familiare, autrice del libro “La cicogna distratta, Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia” edito da Franco Angeli Edizioni, che tratta del tema dell’infertilità osservata da una prospettiva relazionale e intergenerazionale.

Ciao Margherita, nel tuo libro affronti il tema dell’infertilità concentrandoti sull’implicazione di determinati fattori psicologici. Quanta rilevanza possiedono tali fattori nel processo di fecondazione assistita?

La cicogna distrattaL’influenza degli aspetti psicologici su quelli fisici, è ormai nota anche se purtroppo ancora non se ne conosce l’entità: basti pensare che un terzo dei concepimenti avviene durante la fase degli accertamenti diagnostici per l’infetilità o durante il periodo di attesa delle procedure di PMA, come se la possibilità di affidarsi al medico riducesse di per sé le ansie e le preoccupazioni della coppia. Il servizio “la Cicogna Distratta” che ho creato nell’Istituto di Terapia Familiare di Firenze, grazie al Prof. Rodolfo de Bernart e presso l’Istituto di Terapia Familiare di Empoli, grazie alla dott.ssa Conny Leporatti, nasce oltre che per rispondere in modo umano, scientifico e relazionale ai bisogni delle coppie che desiderano un figlio che tarda ad arrivare e/o che affrontano un percorso di fecondazione assistita, anche per studiare e comprendere proprio l’entità dell’influenza degli aspetti psicologici implicati, in particolare quelli relativi ai rapporti familiari. Posso dire che compito della coppia è quello di costruire un “nido” solido che possa facilitare dal punto di vista psicologico il concepimento; è molto importante che i due partner possano sentirsi sereni e pronti ad accogliere il bambino sia individualmente che in coppia. Costruire un buon nido significa intrecciare i propri “rametti” con quelli del partner affinché ci si possa sentire sostenuti e protetti; i ramoscelli, infatti, devono proteggere dalle avversità climatiche e dai predatori, che mettono in pericolo la struttura del nido! La costruzione del nido è un processo che chiama in causa i rapporti di ciascun partner con le proprie famiglie d’origine e la regolazione dei rapporti della coppia con il mondo esterno. Quanto più un nido sarà solido, tanto più gli stress legati al percorso di fecondazione assistita potranno essere superati e tanto più, se il desiderio del figlio non dovesse essere coronato da successo, sarà più facile accogliere nel nido un altro progetto generativo per la coppia.

La “Cicogna Distratta”, oltre ad essere il titolo del tuo libro, è anche il nome del Servizio di Consulenza e Psicoterapia per la Sterilità e l’Infertilità rivolto all’Individuo e alla Coppia. Come è nata l’idea di offrire questo tipo di servizio?

L’idea di creare un servizio specifico per l’infertilità di coppia (che è anche il primo in Italia nato all’interno di un Istituto di Terapia Familiare), nasce dalla mia esperienza personale di donna e di coppia che ha affrontato un percorso di fecondazione assistita, che ha portato alla nascita del mio primo bimbo. Durante il percorso di fecondazione assistita intrapreso con mio marito mi sono accorta delle mancanze dal punto di vista psicologico nel territorio: la coppia vive una profonda solitudine e spesso non sa con chi parlare. Gli operatori che incontrano la coppia frequentemente non sono preparati dal punto di vista psicologico sulle dinamiche della coppia che vive la mancanza di un figlio e/o che affronta un percorso di fecondazione assistita: manca una cultura “relazionale” del processo della PMA. Avere una cultura delle relazioni non significa soltanto mettere la coppia (e non la donna!) al centro del percorso di PMA ma poterla guardare nella complessità del suo progetto esistenziale: significa tenere presente la fase del ciclo vitale in cui si trova; conoscere le dinamiche che si possono innescare tra i partner durante la preparazione, il trattamento, l’attesa; avere presente l’importanza del contesto allargato nel quale la coppia è inserita e la qualità dei rapporti dei partner con le famiglie d’origine; conoscere i meccanismi difensivi e l’impatto devastante che può avere un fallimento; sapere che per accogliere un bambino, ci vuole un nido, fatto di condivisione e di sostegno reciproco. Spero che il mio libro e il mio metodo di lavoro con le coppie, apra un dialogo clinico che tuttora è quasi assente in questo settore e che sia seguito e approfondito da tanti altri colleghi.

Quali sono le attività intraprese nell’ambito del Servizio di Consulenza?

La Cicogna distratta offre:

Colloqui psicologici di sostegno individuale e/o di coppia

Psicoterapia individuale e/o di coppia

Consulenza sessuologica

Gruppi di ascolto e laboratori esperenziali

Attività formativa

Attività di ricerca

Nel sito www.lacicognadistratta.it si possono reperire informazioni utili sul nostro metodo di lavoro di orientamento sistemico-familiare.

 Cosa consiglieresti alle coppie che vivono una condizione di infertilità?

Consiglierei innanzitutto di non averne paura, perché è un problema diffusissimo legato a tanti fattori, tra i quali quelli climatici e ambientali che hanno influito negativamente sulla nostra capacità di procreare e lo spostamento in avanti dell’età in cui si diventa genitori a causa dei cambiamenti sociali e culturali dell’ultimo secolo. La famiglia nucleare ha soppiantato quella allargata, l’emancipazione femminile ha portato le donne ad aspirare maggiormente alla propria realizzazione professionale, la crisi economica unita al diffondersi di una cultura basata sempre più sul benessere individuale ha portato i partner a farsi sempre più domande sulle concrete possibilità da offrire al proprio bambino: tutto questo ha contribuito da un lato al forte calo delle nascite che si registra nei paesi industrializzati, in particolare nell’Europa Occidentale, dalla metà degli anni Sessanta, dall’altro al crescere della discrepanza tra il tempo del corpo biologico e la scelta del momento giusto. Consiglierei inoltre di non isolarsi, di chiedere informazioni ai centri di fecondazione, alle associazioni, a persone che hanno fatto percorsi simili, perché l’informazione è necessaria per la consapevolezza, è importante nell’intraprendere questo percorso ed è anche antidoto per le preoccupazioni e per l’ansia. Consiglierei, inoltre, di cercare un medico con cui ci si trovi bene e dal quale ci si senta capiti, perché è molto importante sentire di potersi affidare alla persona giusta. Non esiterei a cercare un sostegno psicologico che possa accompagnare nelle varie fasi del percorso di PMA, sia perché può non essere facile da affrontare dal punto di vista emotivo, sia perché un terapeuta esperto in infertilità può aiutare i partner a creare le condizioni ottimali, personali e di coppia, per favorire il processo di fecondazione e non ultimo, affinché sia possibile proteggere la coppia dall’ impatto delle possibili delusioni e dei fallimenti. Un percorso di fecondazione assistita può rappresentare una grande occasione di crescita per il rapporto di coppia quando i due partner riescono a trasformare la propria fatica in un confronto costruttivo e affettivo su loro stessi e sulla loro relazione.

Scoperto un farmaco che potrebbe prevenire la sterilità nei pazienti affetti da cancro

Un nuovo studio condotto da Brian Hermann, Assistente Prof. di biologia presso l’Università del Texas a San Antonio (UTSA), ha dimostrato che un farmaco precedentemente usato per prevenire infezioni nei pazienti affetti da cancro, può anche impedire loro di diventare sterili. Perdere la fertilità è un problema frequente tra i malati di cancro. Continua a leggere