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	<title>coppia &#8211; Parole Fertili</title>
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	<description>Uno spazio per raccontare</description>
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	<title>coppia &#8211; Parole Fertili</title>
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		<title>Lettera dal fronte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 17:22:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Decido di scrivere oggi questa storia perché domani devo fare le beta al 10 pt e la mia vita potrebbe cambiare&#8230; Oppure no, come tutte le altre volte ma vorrei fissare nero su bianco dei sentimenti che potrei dimenticare. È incredibile come si possano creare così tante aspettative su di un numero ed è altrettanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Decido di scrivere oggi questa storia perché domani devo fare le beta al 10 pt e la mia vita potrebbe cambiare&#8230; Oppure no, come tutte le altre volte ma vorrei fissare nero su bianco dei sentimenti che potrei dimenticare.</p>
<p>È incredibile come si possano creare così tante aspettative su di un numero ed è altrettanto incredibile come l&#8217;essere umano riesca così facilmente a dimenticare. Nell&#8217;arco della mia esperienza di donna mi sono sempre trovata in bilico tra il volere almeno 3 figli e dunque, una famiglia numerosa e la paura (a questo punto penso fosse consapevolezza) di non poterne avere.</p>
<p>All&#8217;epoca era una paura a lungo termine. Nel periodo dell&#8217;adolescenza e di giovane e donna invece, la paura a breve termine era proprio quella di avere dei figli, di rimanere incinta durante il percorso universitario e di interrompere la rincorsa alla laurea. Se solo avessi saputo, mi sarei evitata tante ansie inutili.</p>
<p>L&#8217;ingenuità di non sapere che non si può controllare la vita ma che le cose accadono o non accadono senza il nostro volere l&#8217;ha fatta da padrona finché non è arrivato il silenzio in tutte le sue forme e poi la consapevolezza vera e propria.</p>
<p>Quel silenzio si è insediato nella nostra vita nel 2016 e all&#8217;inizio non si faceva riconoscere perché si era mascherato da rabbia, poi è diventato assordante e intenso e noi siamo diventati piccoli piccoli. Ora, nel 2022 dopo un faticoso lavoro si coppia, lo stesso silenzio è diventato piacevole e desiderato. Ciò implica l&#8217;accettazione ma non la rinuncia, la resilienza ma non l&#8217;abbandono.</p>
<p>Essere fertili significa essere produttivi, essere dotati di capacità inventiva, essere fecondi di idee e di opere. Dalla mia infertilità è nato il libro &#8220;lettere dal fronte&#8221; e spero che queste mie parole possano aiutare chi legge a non fossilizzare il significato di fertilità solo da un punto di vista ma concentrarsi anche sugli altri significati che questa parola polisemica propone.</p>
<p>Un abbraccio<br />
R.</p>
<p>#UnastoriaUnlibro</p>
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		<title>Un viaggio chiamato Speranza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 18:13:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho 42 anni a novembre. Io e il mio compagno stiamo insieme da 9, da 3 conviviamo, da 4 abbiamo deciso di provare ad avere un figlio, o quanto meno a non evitarlo. Dopo un anno di tentativi sentivo che c&#8217;era qualcosa che non andava&#8230;feci i miei esami di controllo di base&#8230;chiesi a lui di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho 42 anni a novembre. Io e il mio compagno stiamo insieme da 9, da 3 conviviamo, da 4 abbiamo deciso di provare ad avere un figlio, o quanto meno a non evitarlo.</p>
<p>Dopo un anno di tentativi sentivo che c&#8217;era qualcosa che non andava&#8230;feci i miei esami di controllo di base&#8230;chiesi a lui di fare l&#8217;unico esame che serviva&#8230; sempre si rifiutava, sempre trovava scuse. C&#8217;ho messo 2 anni a fargli fare finalmente uno spermiogramma. Poi ho continuato con tutte le indagini possibili.</p>
<p>Nulla . Non c&#8217;è una causa . Sine causa dicono i medici&#8230;. conta però la mia età e la bassa riserva ovarica. A nessuna donna viene insegnato che è importante sapere la propria riserva ovarica e tenerla sotto controllo per nn precludere nulla nella vita. Decidiamo di provare con la Fivet&#8230;.lui molto resistente,&nbsp; d&#8217;un tratto era cattolico&#8230;&#8221;.andiamo contro Dio&#8230;Dio nn vuole sennò ce lo avrebbe mandato&#8230;non andiamo contro Dio..&#8221;..Io ho sempre creduto nel detto Aiutati che Dio ti aiuta&#8230;.</p>
<p>Primo tentativo.&nbsp; Fallito.</p>
<p>E lui che mi diceva che ci dovevamo rassegnare&#8230;</p>
<p>Secondo tentativo. Fallito.</p>
<p>&#8220;Ora capirai che bisogna rassegnarsi&#8221;</p>
<p>No. Io non l ho capito&#8230;io non riesco a rassegnarmi. Io non accetto di non avere questa preziosa opportunità di avere un figlio.</p>
<p>Tutto questo &#8230;.mette la nostra coppia in crisi&#8230; spesso&#8230;poi ci ritroviamo&#8230;per poi riperderci nei nostri dolori&#8230;incolpandoci del tempo perso&#8230;della nostra immaturità affettiva degli anni passati&#8230;. pensavamo che la realizzazione fosse avere un ottimo lavoro e una buona posizione&#8230;oggi so che non mi basta&#8230;.e continuerò ancora un altro po&#8217;&#8230;in questo viaggio chiamato Speranza.</p>
<p>#UnaStoriaUnLibro</p>
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		<title>La nostra favola&#8230; forse!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luisa_m]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 11:51:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C’era una volta… … ci conosciamo da sempre, stiamo insieme da quando avevo 15 anni (e lui 17) e, dopo aver preparato una casa accogliente, comoda e adatta ad una famiglia che desidera allargarsi, nel 2013 decidiamo di sposarci e di provare a diventare genitori! Un mese, due, tre&#8230; e subito ci rendiamo conto che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C’era una volta… </strong></p>
<p>… ci conosciamo da sempre, stiamo insieme da quando avevo 15 anni (e lui 17) e, dopo aver preparato una casa accogliente, comoda e adatta ad una famiglia che desidera allargarsi, nel 2013 decidiamo di sposarci e di provare a diventare genitori!</p>
<p>Un mese, due, tre&#8230; e subito ci rendiamo conto che potesse esserci qualche problema. Prenoto una visita dal ginecologo che mi ha in cura da quando avevo 15 anni e mi dice di “<em>non avere fretta</em>”, di “<em>non pensarci</em>” e che dal punto di vista ginecologico è tutto a posto.</p>
<p><em>E gli amici fanno figli… e le famiglie fanno battutine e frecciatine… a tema!</em></p>
<p>Passano i mesi&#8230; che iniziano a diventare anni e il ginecologo insiste sull&#8217;aspettare, ma intanto ci consiglia di iniziare a sentire qualche centro per la procreazione assistita, magari privato in quanto le strutture pubbliche hanno tempi e liste di attesa molto lunghe.</p>
<p>Inizia così il nostro pellegrinaggio, in centri privati e pubblici, con liste infinite di esami e visite dai quali non è emerso nulla che potesse giustificare la nostra infertilità.</p>
<p>Abbiamo incontrato medici di ogni tipo (e qui occorrerebbe aprire un capitolo apposito), uniti tutti da una stessa convinzione: i protocolli standard vanno applicati a tutti, come se ogni coppia fosse uguale all&#8217;altra&#8230;&nbsp;ma le statistiche gli danno ragione!</p>
<p><em>E gli amici fanno figli… e le famiglie fanno battutine e frecciatine… a tema, che pesano sempre di più!</em></p>
<p>Ho anche effettuato un anno e mezzo di psicoterapia, pensando che la mia mente potesse essere l&#8217;ostacolo alla realizzazione del nostro sogno, per liberarmi dal senso di colpa che non mi abbandonava mai: ogni mestruazione era per me come essere bocciata ad un esame, cosa mai avvenuta prima nella mia, nella nostra vita, nonostante le difficoltà che ci hanno sempre accompagnato!</p>
<p><em>E gli amici fanno figli… 1, 2 addirittura 3, le famiglie, credo, si siano rassegnate!</em></p>
<p>Iniziamo le tecniche di inseminazione di primo livello presso una struttura pubblica, dove ad ogni monitoraggio ecografico a seguito dei bombardamenti ormonali avevo almeno 2/3 studenti pronti ad imparare qualcosa di nuovo su di me, ma che non mi ascoltavano, convinti, che i protocolli standard potessero funzionare anche su di me&#8230; e ogni mese, una nuova delusione!</p>
<p>Nessuno, fino a quel momento, aveva pensato a noi come persone, ma solo come numeri e dati statistici, nessuno aveva analizzato il nostro caso e ascoltato le nostre parole!</p>
<p>Sentiamo parlare di un Professore, unico in Italia ad utilizzare dei protocolli americani per indagare le cause dell&#8217;infertilità femminile e per due anni ci mettiamo nelle sue mani. Inizialmente sembrò davvero che, a differenza degli altri, lui volesse davvero occuparsi di noi, analizzando i dati emersi dagli esami che ci ha prescritto. Non so dirvi se abbiamo speso di più in esami e visite o in carburante e autostrada per raggiungerlo ogni 3 mesi! Nonostante la sua sicurezza sull&#8217;infallibilità della sua cura e del suo metodo, le sue vane rassicurazioni che ci davano sempre più speranza ad ogni controllo e le estenuanti cure fatte di iniezioni intramuscolo e prelievi infiniti, dopo due anni ci ha detto al telefono che l&#8217;unica strada per noi era la fecondazione assistita…&nbsp; E si, al telefono, perché nel frattempo a complicare tutto, era arrivata anche la pandemia mondiale!!!!</p>
<p><em>Ma non si molla…</em></p>
<p>Prendendo confidenza, anzi, facendo proprio amicizia con l’infermiera che ogni mese, da due anni mi effettuava le iniezioni intramuscolo, mi mette a conoscenza di un centro pubblico di avanguardia, appena fuori Regione… chiamo subito!</p>
<p>Mentre attendiamo di essere ricevuti, su un tavolino nella sala d’attesa vedo questo libro, “<em>Parole fertili</em>” messo a disposizione delle coppie dai medici del Centro PMA e in cuor mio penso di essere arrivata nel posto giusto finalmente, qualsiasi sia il risultato finale di questa nostra storia!</p>
<p>Ci riceve, nel giro di pochi giorni, una dottoressa giovane, dolce e molto preparata che ascolta la nostra storia, analizza i due libroni di esami che abbiamo fatto in questo lungo cammino e ci da alcuni esami da ripetere, per dare avvio alla fecondazione assistita di secondo livello.</p>
<p><em>E gli amici fanno figli… 1, 2 addirittura 3, le famiglie tacciono, nuovo Lockdown e il centro PMA chiude fino a data da destinarsi: credo che ogni racconto sulla nostra delusione sia superfluo, a questo punto della storia.</em></p>
<p>Riaprono il centro 3 mesi dopo, mi chiamano per riprendere la cura, e durante un ecografia interna mi diagnosticano un piccolo mioma uterino, da rimuovere con un’operazione in laparoscopia, con anestesia spinale, in day hospital…</p>
<p>… <strong>e vissero per sempre felici e contenti</strong>… di questo spero di potervene parlarvene nella prossima puntata!</p>
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		<title>Cioè che pensi possa distruggerti in realtà ti rafforza &#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[soonerorlater]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 14:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho versato lacrime che mai avrei pensato di versare. L&#8217;ho fatto da sola soprattutto, nella mia intimità più profonda. Ho imparato a parlare a me stessa, a rassicurarmi, ad accarezzare da sola il mio cuore e a raccogliere ogni volta energie e forze per continuare &#8230; per non mollare. Ho fatto di tutto per accogliere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho versato lacrime che mai avrei pensato di versare. L&#8217;ho fatto da sola soprattutto, nella mia intimità più profonda. Ho imparato a parlare a me stessa, a rassicurarmi, ad accarezzare da sola il mio cuore e a raccogliere ogni volta energie e forze per continuare &#8230; per non mollare.</p>
<p>Ho fatto di tutto per accogliere e gestire quella sensazione di vuoto e di frustrazione che provavo tutte le volte che uscivo dall&#8217;ospedale con le braccia viola dai prelievi o per l&#8217;ennesimo monitoraggio, pick up, transfer o consulto andati male. Sono TANTI!!! Ho provato a parlarne con qualche amica ma, anche l&#8217;amica più cara, se non ha vissuto quello che hai vissuto tu non potrà mai capire la ferita che dentro ti lacera e ti fa male. Non ti capisce neanche l&#8217;amica che come te ha affrontato un percorso simile al tuo andato bene al primo tentativo.</p>
<p>Non ci capisco niente neanche io &#8230; mi metto nei loro panni. Certi fallimenti poi &#8230; sono assurdi, arrivano come un fulmine e lasciano uno squarcio che non riesci a chiudere più. Fino a qualche anno fa tutto quello ho vissuto non pensavo neanche potesse esistere. Non conoscevo nulla di questo posto nel mondo chiamato &#8220;infertilità&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tu (IO) hai una brutta endometriosi, tu hai 40 anni, tu sei una poor responder, a te manca una tuba e a distanza di meno di un anno dall&#8217;intervento hai già delle recidive. Tu sei messa proprio male (quante volte te lo sei sentito dire in gergo medico?) ma sei determinata&#8221;.</p>
<p>Non mi piace dimostrare debolezza, non mi piace sprofondare nell&#8217;incertezza &#8230; vagare nel buio più assoluto. Ci sono dentro ma corro qua e là &#8230; intorno &#8230; in lungo e in largo per cercare una luce da qualche parte. E&#8217; ancora buio ma non sono sola, c&#8217;è il mio compagno di viaggio che mi tiene la mano. Con mio marito ho fatto viaggi indimenticabili. I viaggi più belli sono quelli che ho fatto con lui perché con lui HO IMPARATO VERAMENTE A VIAGGIARE.</p>
<p>Il compagno di viaggio è fondamentale ed io mi sento FORTUNATA.</p>
<p>Ho conosciuto il mio inseparabile compagno di viaggio dopo i 30 &#8230; e con lui, per la prima volta nella vita, ho capito cosa voleva dire convivere / condividere / desiderare di costruire una vita insieme. Sapevo già della mia endometriosi perché nel frattempo era stata diagnosticata alla mia gemella e se sei gemella sai bene che &#8220;anche tu potresti avere quello che ha lei&#8221; ma lei dopo tanta sofferenza è riuscita a diventare mamma di due splendidi bimbi che amo follemente. Sono positiva!!! non sarà facile probabilmente neanche per me ma ci riuscirò. La vita con il mio compagno di viaggio è bellissima e i nostri viaggi insieme sono tutti interessanti e ricchi di avventure avvincenti. Nel 2016 ci sposiamo e un anno dopo cominciamo la ricerca di un figlio &#8230; avevo 37 anni. Un anno di tentativi e senza pillola la mia endometriosi fa danni, nel 2018 mi opero. Si era operata anche la mia gemella e subito dopo era rimasta incinta.</p>
<p>Sempre positiva!!! penso &#8220;succederà anche a me&#8221; &#8230; passano i mesi ma NIENTE. Sembrava tutto inutile ma la mia ginecologa, senza perdere altro tempo, ci consiglia di passare alla fecondazione assistita. Il viaggio si complica ma noi quando viaggiamo non cerchiamo mai posti troppo comodi e di lusso, noi diamo il nostro meglio quando il viaggio diventa avventura. Siamo positivi!!! la scienza ci darà una mano &#8230; passano altri due anni e 4 Fivet e ancora oggi tutto intorno è buio. Il viaggio ci ha portato in un luogo pieno di percorsi ripidi e difficili, oggi siamo ancora alla ricerca della strada o del percorso che potrà darci la gioia di raggiungere la meta. Non esiste mappa, non si possono calcolare rotte. E&#8217; ancora tutto complicato, lo sappiamo bene io e il mio compagno di viaggio.</p>
<p>Nel frattempo tutte le tue amiche sono diventate mamme o si sposano e vivi la loro maternità. Adoro le mie amiche e i loro bimbi, li sento anche un pò miei. Mentre loro ti raccontano cosa vuol dire essere mamma o quanto bello può essere sentire un calcetto e preparare il corredino tu vorresti tanto poter dire loro IO STO MALE PER NON POTER PROVARE TUTTO QUESTO. Il tuo dolore non è soltanto psicologico ma anche fisico siiii &#8230; le tue amiche non possono saperlo ma tu soffri anche fisicamente perché tutte quelle punture, prelievi, pick up e transfer non ti fanno bene. Tante volte avrei voluto scrivere alla mia amica del cuore &#8220;sono felice &#8230; dolorante ma felice &#8230; perché oggi ho trasferito una scintilla di vita nel mio utero&#8221; ma hai paura e non fai in tempo a provare questa felicità che le beta sono sempre negative o in poco tempo scendono a picco e NON E&#8217; ANDATA NEANCHE QUESTA VOLTA.</p>
<p>Quante emozioni &#8230; contrastanti. Quanta rabbia e lasciatemi concludere QUANTA IGNORANZA &#8230; già &#8230; perché in Italia tutto questo è ancora e per tanti un tabù. Per qualcuno sei sfigata o meglio siamo eretici e immorali perché la fecondazione assistita è immorale. Mi sono promessa, non appena avrò più tempo (adesso voglio concentrarmi di più sulla ricerca della meta del nostro viaggio), di combattere questa ignoranza. Ho trovato interessante questo progetto di storytelling e oggi comincio da qui.</p>
<p>Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l’uomo le apprende. La conoscenza è vita con le ali.<br />
(Khalil Gibran)</p>
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		<title>Abbiamo pianto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 07:26:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abbiamo pianto, finalmente, dopo 7 anni di fallimenti. Complice forse un bicchiere di troppo, stretti come due bambini in quella cucina che la tizia del negozio di arredamento non voleva farci così perché “se resti incinta col pancione ci stai stretta”, mentre noi sapevamo già che questa eventualità forse non si sarebbe mai verificata. abbiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo pianto, finalmente, dopo 7 anni di fallimenti.</p>
<p>Complice forse un bicchiere di troppo, stretti come due bambini in quella cucina che la tizia del negozio di arredamento non voleva farci così perché “se resti incinta col pancione ci stai stretta”, mentre noi sapevamo già che questa eventualità forse non si sarebbe mai verificata.</p>
<p>abbiamo pianto, tutte quelle lacrime trattenute negli anni, perché dobbiamo essere forti, perché non possiamo crollare davanti al mondo. Abbiamo pianto e rimesso insieme tutto quei cocci che abbiamo lasciato per strada in questi anni, mentre ogni volta il ciclo arrivava puntuale e beffardo, mentre il dottore di turno del centro Pma diceva sempre “mi spiace signora, è negativo”</p>
<p>Per la prima volta in sette anni, abbracciati forte, dicendoci senza parlare tutte quelle parole che non siamo mai riusciti a dirci, con lacrime silenziose e liberatorie mentre io chiedevo scusa per la mia infertilità, mentre lui mi baciava il viso per rassicurarmi.</p>
<p>Non so se riproveremo, il covid arrivato alla vigilia dell’ennesimo tentativo ha messo ulteriori paletti, io mi sento sempre più vecchia e stanca, guardo l’uomo che amo e mi sento di averlo deluso, lui così forte e così fragile allo stesso tempo, lui che crolla silenziosamente ogni volta, ripetendomi che ce la faremo, ma, forse, anche lui arreso davanti a un destino che mai avremmo voluto, che è toccato a noi, così desiderosi di una famiglia numerosa.</p>
<p>Abbiamo pianto, tirato giù quel muro di dolore dietro cui ci siamo nascosti, indaffarati a vivere la vita non pensando a quel silenzio che ci accoglieva a casa, niente giochi, urla e pianti, solo un silenzio assordante e una stanza vuota dentro cui abbiamo impacchettato i sogni più belli.</p>
<p>Non so cosa faremo, ma so che lo faremo insieme, forse non piangeremo più, forse torneremo ad essere &nbsp;forti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Attesa durante Covid19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 14:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Care amiche , anche se non ci conosciamo vi sento così perché siamo tutte qui ad aver sentito almeno una volta dentro al cuore quanto fa male il viaggio infinito della Pma. Sia per chi è andato a buon fine sia per chi non ancora. Non ho ulteriori storie da raccontare oltre a quella già [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche , anche se non ci conosciamo vi sento così perché siamo tutte qui ad aver sentito almeno una volta dentro al cuore quanto fa male il viaggio infinito della Pma. Sia per chi è andato a buon fine sia per chi non ancora.</p>
<p>Non ho ulteriori storie da raccontare oltre a quella già raccontata a dicembre 2019, se non che oltre al primo tentativo fallito di pma eterologa ( dopo altri di omologa) ho collezionato anche il secondo. La differenza è abissale adesso però.</p>
<p>Ho bisogno del vostro aiuto forse. Perché nel frattempo è arrivato il coronavirus. Ha bloccato tutto. Ho paura che chissà quanto bisognerà aspettare o magari non avrò più il tempo. Io ho 43 anni, sono una fortunata anche dopo 3 anni di tentativi ho avuto una bambina splendida, ma sono anche una di quelle che non si rassegna a non avere il secondo figlio.</p>
<p>Due anni di psicoterapia per capire le radici profonde di questo desiderio follemente profondo. E in questi due anni ho rovinato il mio matrimonio. Ho scaricato tutte le mie frustrazioni e senso di colpa e senso di inadeguatezza prima su me stessa , poi su mio marito. E l’ho allontanato piano piano sempre di più sempre più profondamente. Così tanto che ora non riesco nemmeno più a parlarci. Perché tutto questo dolore è solo mio. Lui “giustamente “ si accontenta della bimba che abbiamo. Io ,ingrata, sento ancora quel vuoto enorme e vorticoso rimasto dentro di me, dopo un aborto spontaneo e 4 Pma fallite. E davvero non mi sono mai sentita così sola in questo dolore ingiustificato. Perdonate la mia debolezza.</p>
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		<title>Attese, speranze e sogni</title>
		<link>https://www.parolefertili.it/storia/attese-speranze-e-sogni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[federic@]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 17:06:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono una giovane ragazza, vedrai che andrà tutto bene. È la frase che ha caratterizzato il mio pecorso. Ho 29 anni e sembra che io stia bene ma nonostante la mia &#8220;giovane età &#8221; sembra tutto così lontano e irraggiungibile. Sto con un ragazzo da 12 anni, dopo un anno di ricerche naturali abbiamo scoperto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Sono una giovane ragazza, vedrai che andrà tutto bene. È la frase che ha caratterizzato il mio pecorso. Ho 29 anni e sembra che io stia bene ma nonostante la mia &#8220;giovane età &#8221; sembra tutto così lontano e irraggiungibile.</p>
<p dir="ltr">Sto con un ragazzo da 12 anni, dopo un anno di ricerche naturali abbiamo scoperto che lui ha un grave problema. 1 % di spermatozoi motili, ma per lo più sono amorfi. Non scorderò mai il momento in cui lo scoprimmo. È crollato tutto.</p>
<p dir="ltr">Ci siamo leccati le ferite e siamo andati avanti. Abbiamo iniziato il nostro primo percorso alla cieca, non conoscevamo nulla di quel mondo. Abbiamo fatto la nostra prima icsi, beta negative, l&#8217;embrione non ha proprio attecchito. Continuano a ripetermi che sono giovane, ma vedo sempre tutto troppo lontano.</p>
<p dir="ltr">Sono circondata da coetanee che rimangono incinta con una tale facilità e ogni volta a scoprirlo è come se ricevessi una coltellata, è un dolore assurdo. Sono un&#8217;egoista penso. Ma fa male, fa tanto male. E di nuovo mi lecco le ferite e vado avanti , non mollo. A giugno affronteremo la nostra seconda Icsi.</p>
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		<title>Andata senza ritorno per due</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 12:40:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io in fondo un po&#8217; l&#8217;ho sempre sentito che non sarebbe stato facile, sarà per la mia endometriosi (seppur non realmente aggressiva come quelle forme che tante altre donne si trovano a dover invece fronteggiare), sarà il mio sesto senso molto sviluppato, &#160;sarà che certe cose una donna se le sente o sarà che me [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Io in fondo un po&#8217; l&#8217;ho sempre sentito che non sarebbe stato facile, sarà per la mia endometriosi (seppur non realmente aggressiva come quelle forme che tante altre donne si trovano a dover invece fronteggiare), sarà il mio sesto senso molto sviluppato, &nbsp;sarà che certe cose una donna se le sente o sarà che me la sono un po&#8217; tirata. Ma quando dopo un anno e mezzo di tentativi a vuoto è arrivato il verdetto il mio stupore era indescrivibile.</p>
<p>Non ero io, era lui, l&#8217;uomo che avevo sempre considerato perfetto e che ora invece dimostrava tutta l&#8217;imprevedibile fragilità dell&#8217;essere umano. Ero piena di dolore per lui e allo stesso tempo di rabbia, perché non ero io il problema ma questo non cambiava molto, avrei comunque dovuto sottopormi io a quel percorso che avevamo deciso di tentare, avrei dovuto subire io il bombardamento ormonale e tutto il resto. Non me ne capacitavo e riversavo su di lui e sul mondo la mia rabbia e il mio dolore.</p>
<p>Perché dovevo essere diversa dalle altre? Perché mai niente poteva essere facile per me? Poi ho capito, e l&#8217;ho capito solo durante il cammino delle analisi, delle&nbsp;punture sulla pancia, del pick up, del transfer e delle prime Beta negative.</p>
<p>Ho capito che un passo dopo l&#8217;altro dovevamo farlo insieme, che da sola non ce l&#8217;avrei fatta e che non potevo arrivare in fondo se non mi fossi liberata di tutta quella rabbia. L&#8217;ho capito quando abbiamo letto le Beta e voltandomi ho visto il suo viso pieno di lacrime. E&#8217; stato forse quello il momento decisivo in cui ho sentito che le nostre mani dovevano stare intrecciate in questo cammino, per sostenerci l&#8217;uno con l&#8217;altra, ho capito che non ero la sola ad avere bisogno di supporto, ho capito che il dolore che prova lui è più grande del mio, perché lui sa di essere il motivo principale per cui abbiamo dovuto intraprendere questo viaggio difficile e stancante, e soprattutto ho capito che l&#8217;infertilità non è mai di uno soltanto dei due, è un problema di coppia, va affrontata in due.</p>
<p>Non so quanto andremo lontano in questo percorso, non so quando ci stancheremo di provare e riprovare; posso solo dire che adesso che ci siamo presi per mano ci accompagneremo l&#8217;un l&#8217;altro e comunque vada ne usciremo più uniti e consapevoli di prima. Perché questo è un viaggio di sola andata ed una volta iniziato puoi fermarti ma non ritornerai mai indietro, perché ti cambia intimamente e profondamente, ed è un viaggio per due.</p>
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		<title>La vita in bianco e nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ily]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 08:23:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La nostra storia inizia il giorno di carnevale del 2015, quando aprendo la mail del laboratorio scopro che mio marito ha pochi soldatini e lenti, ed è stato in quel momento che ho capito il vero significato della frase &#8220;è stata una doccia fredda&#8221; perché ti si gela la testa e ti si bloccano i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra storia inizia il giorno di carnevale del 2015, quando aprendo la mail del laboratorio scopro che mio marito ha pochi soldatini e lenti, ed è stato in quel momento che ho capito il vero significato della frase &#8220;è stata una doccia fredda&#8221; perché ti si gela la testa e ti si bloccano i pensieri e le parole.</p>
<p>Non sapevo come comunicarlo a lui perché non era una cosa che si sarebbe mai aspettato come me. Ricordo ancora il suo viso che si fa grigio e cupo, da quel momento non è più cambiato.</p>
<p>Rimane difficile l&#8217;accettazione che la persona che ami possa essere la stessa che in qualche modo ti nega il realizzarsi di un sogno; è una lotta vera e propria quotidiana per non far andare in pezzi un matrimonio e rinsaldare un rapporto così fortemente provato.</p>
<p>Noi possiamo dire di esserci riusciti, riusciamo ancora a ridere e pensare che data la nostra giovane età ce la faremo e che se dobbiamo spendere tutto quello che abbiamo per questo saranno i soldi meglio spesi della nostra vita. Credo di non essere mai stata tanto innamorata di lui come in questi mesi, le difficoltà mi hanno fatto vedere quanto sia forte il nostro legame.</p>
<p>Abbiamo intrapreso un percorso di icsi e purtroppo per miei problemi di salute non abbiamo potuto eseguire il transfer da fresco e abbiamo optato per il congelamento embrionale.&nbsp; Ad oggi ho fatto&nbsp;3 transfer, 2 falliti, il terzo è in corso d&#8217;opera nel senso che ho le beta tra qualche giorno. Da questa esperienza ho capito davvero chi ho intorno, chi ci tiene e chi no, chi ti ascolta quando ripeti sempre le stesse cose, le stesse paure, le stesse sensazioni.</p>
<p>Sono circondata da persone fantastiche e comunque vada non avrò rimpianti, abbiamo fatto il possibile, ora&nbsp;basta soltanto cercare quantomeno la serenità anche in una vita che non è come te la sei immaginata, forse la nostra vita sarà senza figli e in bianco e nero, ma sarà lo stesso felice ed appagante trovando altrove pace e&nbsp;accettazione.</p>
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		<title>I giorni della perdita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eugeniogardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 10:14:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luglio 2003 Genova Un altro impercettibile anno di attesa ci spazza via, lasciandoci soltanto un pugno di tristezza stretto attorno ai pensieri. Succede che scrivo molto e che, in qualche modo, i viaggi dei miei personaggi curano la mia irrequietezza. Ma i mesi continuano a sparire, uno dopo l’altro, mesi scanditi dalle date in cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Luglio 2003</em></p>
<p><em>Genova</em></p>
<p>Un altro impercettibile anno di attesa ci spazza via, lasciandoci soltanto un pugno di tristezza stretto attorno ai pensieri.<br />
Succede che scrivo molto e che, in qualche modo, i viaggi dei miei personaggi curano la mia irrequietezza. Ma i mesi continuano a sparire, uno dopo l’altro, mesi scanditi dalle date in cui lei dovrebbe essere fertile, date in cui anche la gioia della nostra intimità rischia di divenire un esercizio perduto fra dovere e speranza.<br />
Poi, al consumarsi delle lune, lei scopre che non è successo niente e allora scappa via, scappa oltre una porta chiusa, e mi nasconde il suo pianto.<br />
Ma io non piango.</p>
<p>Non piango anche se non riesco più a provare gioia, anche se la sua sofferenza mi impedisce di dimenticare la mia, anche se, troppo spesso, penso al nostro figlio mancato.<br />
Sono giorni in cui tento di sdrammatizzare con sorrisi che però mi escono fuori storti e infuriati; sono giorni in cui preferisco non parlarle del mio dolore, credo le basti già il suo; sono giorni in cui non le dico dei miei incubi, del mio timore di perdermi e di non esistere più.</p>
<p>Mi capita di rivedere il Buddha che sorride.<br />
È sempre un Buddha avvolto, imperturbabile, dalle liane che pendono dagli alberi, ed è sempre illuminato da quello stesso maledetto e magico sorriso che avevo visto in Roberta, forse migliaia di anni fa, a Briançon, durante quella giornata di sole. Allora mi pesa addosso la consapevolezza che a quella premessa non è succeduto un verificarsi di eventi, che non è arrivato il figlio che quel sorriso mi aveva promesso, e che non è arrivato quel futuro.</p>
<p>Ogni giorno, al risveglio, è ancora il giorno prima, ogni giorno è lo stesso giorno in cui non accade nulla, lo stesso giorno in cui, in silenzio, mi spengo, e smetto di esistere.<br />
Spesso mi chiedo se lo stesso sta accadendo anche a lei, ma a volte non mi chiedo più nemmeno questo, perché un vuoto si sta aprendo fra noi, un distacco indefinibile, un silenzio che raramente rompo per ritrovarla, accorgendomi, però, che lei preferisce l’esercizio solitario della riservatezza alle mie parole di falsa speranza.</p>
<p>Poi ci arriva addosso una novità, la novità che lei è incinta.<br />
Le consigliano di restare a casa, di non lavorare e di riposare.<br />
Sperando che la sfortuna si dimentichi di noi, alla mattina la saluto e vado via nella città, a lavorare, vado via lasciandola sdraiata sul letto. Abbiamo paura. Nessuno di noi due può accettare altre perdite, e comunque io non penso a questo mentre mi chiudo la porta alle spalle. Mentre lei ancora dorme io già mi affido all’abbraccio di un’intera giornata di istanti che mi porteranno altrove. Istanti in cui scappo, istanti meno dolorosi e sferzati dalla solitudine, rispetto a quelli che mi aspettano a casa.</p>
<p>Mi capitano giornate dove interpreto un personaggio in cui inizio a riconoscermi, ed è un personaggio che ride e scherza, un personaggio che sa come suscitare lo stupore per costruirsi un’apparenza e dimenticare se stesso.</p>
<p>Quel giorno, quando torno a casa, lei è davanti ai fuochi della cucina, e mentre chiudo la porta d’ingresso, da dove sono scappato alla mattina, mi accorgo che l’aria che respiro ha un sapore disperato, un sapore che risveglia tutto ciò che ho voluto dimenticare.<br />
«È quasi pronto», dice lei senza voltarsi.<br />
«Come stai?» dico.<br />
«Come vuoi che vada», pronuncia senza intonazione.</p>
<p>Vorrei che fuori, sui lastricati di pietra del centro storico e sui tetti di ardesia, precipitasse un nubifragio. Vorrei che fiumi in piena frantumassero gli ormai folli argini di questa città.<br />
So che dovrei abbracciarla, so che è tutto il giorno che non ci sentiamo, so che avrei dovuto chiamarla, so anche che è lei che paga, nel corpo oltre che nella mente, il prezzo di questi giorni, ma dentro di me qualcosa si ribella. Forse è il dolore che nascondo a me e soprattutto a lei, forse è il mio dolore che vuole essere ascoltato.</p>
<p>«Qualcosa non va?» le chiedo.<br />
«No. Niente», risponde senza guardarmi.<br />
«A vederti, non direi», insisto.<br />
Aspetto ma lei non si volta neppure, continua a smuovere le verdure che cuociono in padella e lo fa con uno sguardo vuoto e assente.<br />
Penso che potrei dirle cento parole diverse, potrei dirle della mia paura, ma quello che mi esce è solo il suo nome, pronunciato con un tono distaccato e che non mi appartiene. Quasi un tono di rimprovero.<br />
«Roberta&#8230;» dico.<br />
Allora lei si volta, con lentezza, verso di me. E lascia cadere giù una frase pesante come pietra.<br />
«Non mi chiami mai.»</p>
<p>La tristezza delle sue parole spezzerebbe le certezze di chiunque. Non so cosa dire, ha ragione, ma l’enorme vuoto che ci circonda sta uccidendo la nostra consapevolezza e la nostra capacità di vivere. Capisco che una parte di me tenta di fuggire lontano da tutto questo, allora faccio due passi attraverso la stanza, la avvicino e cerco di starle accanto, ma sto troppo male per farlo con grazia e lei vibra come una lama piantata nel legno e la sua è una forza rabbiosa, che sta per esplodere, una forza simile alla mia, una forza maltrattata da troppi giorni di attesa per esprimere tolleranza.</p>
<p>Non vedo chi è che inizia a urlare per primo, ma vedo lei che mi viene sotto e mi frusta con frasi di odio e disperazione. Sento in me una rabbia capace di frantumare per semplice sbadataggine. La mia voce è quella roca dell’orco e la spinge in un angolo, poi mi ritraggo, ma lei ancora mi viene sotto urlandomi il suo dolore.</p>
<p>Non posso più trattenermi e una sedia si spezza fra le mie mani.<br />
Più tardi torno in casa, dopo aver lasciato svanire, nell’aria aperta del terrazzo, i miei inutili pensieri.<br />
Lei ora è seduta sul letto e i nostri occhi sono cambiati. Tutti e due abbiamo bisogno di ritrovarci, tutti e due vogliamo essere di un passo più grandi dell’immensità che ci schiaccia.<br />
Pronunciamo delle parole, ci abbracciamo e speriamo che il sonno venga a salvarci, speriamo che il sonno venga a portarci via. (…)</p>
<p>L’estratto del capitolo “I giorni della perdita” è tratto dal romanzo “Sei sempre stato qui”.</p>
<p>© 2016 Sperling &amp; Kupfer Editori S.p.A.<br />
per Edizioni Frassinelli</p>
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