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	<title>viaggio &#8211; Parole Fertili</title>
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	<title>viaggio &#8211; Parole Fertili</title>
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		<title>Dobbiamo essere forti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 07:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È stato nel 2020 quando ho scoperto di non essere fertile.Adesso ho 35 anni e quando l’ho scoperto erano già passati due anni interminabili nei quali provavamo e riprovavamo….unico risultato?! Allo scoccare del mese mestruazioni seguite da tanti pianti! E tutti intorno che dicevano :” dai non ci pensare , più che ci pensi è [&#8230;]]]></description>
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<p>È stato nel 2020 quando ho scoperto di non essere fertile.<br>Adesso ho 35 anni e quando l’ho scoperto erano già passati due anni interminabili nei quali provavamo e riprovavamo….unico risultato?! Allo scoccare del mese mestruazioni seguite da tanti pianti! E tutti intorno che dicevano :” dai non ci pensare , più che ci pensi è più non viene”</p>



<p>ma io mi sentivo che qualcosa non andava ….<br>è da lì che ho iniziato a fare controlli su controlli ed è bastato un semplice prelievo di sangue a dare la motivazione di tutti quei tentativi vani!<br>bassa riserva ovarica con possibilità dello 0,01% di poter rimanere incinta naturalmente!<br>Doccia fredda, seguita da mille pensieri, ti dai forza e da lì capisci che l’unica soluzione per realizzare il sogno di diventare genitori è ricorrere alla donazione di ovociti!!!<br>e che è????? Mai sentito una cosa del genere! Donne che donano ovuli a chi non li ha ….cosa è questa cosa in Italia??? Nessuno ne parla mai, infatti all’inizio ti senti l’unica, ma poi con il passare del tempo e tante volte in sala di attesa PMA che ti accorgi che tante come te hanno bisogno di una mano.<br>Noi la chiamiamo UN’AVVENTURA, con la persona giusta che ti sta accanto affronti passo dopo passo. Noi abbiamo alle spalle due tentativi non riusciti e uno in corso.<br>Nell’attesa delle beta. Quando mai arriverà questo giorno tanto atteso….. di vedere quel numero alto che significa positivo!!!<br>Quel positivo che quando ti copri gli occhi mentre aspetti e sbirci , ma non lo vedi .<br>E subito dopo ti dici devo essere forte per andare avanti, per riprovarci….a momenti ti senti come su un filo sottile che basta un attimo cadere…ma stringi i denti e ci riprovi.<br>tanto faticoso ma alla fine se quel positivo esce ne sarà valsa la pena!! DOBBIAMO ESSERE FORTI E RACCONTARE per arrivare al punto che nessun’altra/o si senta debole e sola/o</p>



<p>#UnaStoriaUnLibro</p>
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		<title>Un miracolo vivente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 05:19:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non potevamo crederci eppure quell&#8217;indice di fertilità ci condannava a rimanere genitori di cuore per sempre. Fu un vero tsunami nella nostra vita; seguirono giorni di rabbia silenziosa e di disperazione urlata. Non poteva essere così, non chiedavamo altro che dar corso&#160; alla natura. Dopo aver parlato con i medici che ci seguivano, contattammo il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non potevamo crederci eppure quell&#8217;indice di fertilità ci condannava a rimanere genitori di cuore per sempre. Fu un vero tsunami nella nostra vita; seguirono giorni di rabbia silenziosa e di disperazione urlata. Non poteva essere così, non chiedavamo altro che dar corso&nbsp; alla natura. Dopo aver parlato con i medici che ci seguivano, contattammo il centro di procreazione assistita senza ben sapere cosa fare o cosa dire e ci recammo al consulto carichi di aspettative, paure e domande. Il medico ci mise poco a conviverci ed iniziammo il doloroso percorso dell&#8217;ICSI. Confesso che non ero pronta ad affrontare le conseguenze di una stimolazione ovarica né psicogicamente né fisicamente. Per ben cinque cicli di tentativi le beta furono negative; la nostra sofferenza aumentava mentre le speranze si affievolivano ad ogni referto negativo. I pensieri si affastellavano in testa e il corpo cominciava a soffrire per tutti quei tentativi ravvicinati. Finii in ospedale per 10 giorni con una grave sovrastimolazione ovarica, mentre parenti e amici ci pregavano di abbandonare il progetto. Tre mesi dopo un aereo ci portava a Barcellona, saremmo tornati da lì in tre perché un embrione silenzioso e combattivo si era aggrappato alla vita. Oggi nostro figlio ha 12 anni ed è un miracolo vivente</p>
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		<title>Cioè che pensi possa distruggerti in realtà ti rafforza &#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[soonerorlater]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 14:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho versato lacrime che mai avrei pensato di versare. L&#8217;ho fatto da sola soprattutto, nella mia intimità più profonda. Ho imparato a parlare a me stessa, a rassicurarmi, ad accarezzare da sola il mio cuore e a raccogliere ogni volta energie e forze per continuare &#8230; per non mollare. Ho fatto di tutto per accogliere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho versato lacrime che mai avrei pensato di versare. L&#8217;ho fatto da sola soprattutto, nella mia intimità più profonda. Ho imparato a parlare a me stessa, a rassicurarmi, ad accarezzare da sola il mio cuore e a raccogliere ogni volta energie e forze per continuare &#8230; per non mollare.</p>
<p>Ho fatto di tutto per accogliere e gestire quella sensazione di vuoto e di frustrazione che provavo tutte le volte che uscivo dall&#8217;ospedale con le braccia viola dai prelievi o per l&#8217;ennesimo monitoraggio, pick up, transfer o consulto andati male. Sono TANTI!!! Ho provato a parlarne con qualche amica ma, anche l&#8217;amica più cara, se non ha vissuto quello che hai vissuto tu non potrà mai capire la ferita che dentro ti lacera e ti fa male. Non ti capisce neanche l&#8217;amica che come te ha affrontato un percorso simile al tuo andato bene al primo tentativo.</p>
<p>Non ci capisco niente neanche io &#8230; mi metto nei loro panni. Certi fallimenti poi &#8230; sono assurdi, arrivano come un fulmine e lasciano uno squarcio che non riesci a chiudere più. Fino a qualche anno fa tutto quello ho vissuto non pensavo neanche potesse esistere. Non conoscevo nulla di questo posto nel mondo chiamato &#8220;infertilità&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tu (IO) hai una brutta endometriosi, tu hai 40 anni, tu sei una poor responder, a te manca una tuba e a distanza di meno di un anno dall&#8217;intervento hai già delle recidive. Tu sei messa proprio male (quante volte te lo sei sentito dire in gergo medico?) ma sei determinata&#8221;.</p>
<p>Non mi piace dimostrare debolezza, non mi piace sprofondare nell&#8217;incertezza &#8230; vagare nel buio più assoluto. Ci sono dentro ma corro qua e là &#8230; intorno &#8230; in lungo e in largo per cercare una luce da qualche parte. E&#8217; ancora buio ma non sono sola, c&#8217;è il mio compagno di viaggio che mi tiene la mano. Con mio marito ho fatto viaggi indimenticabili. I viaggi più belli sono quelli che ho fatto con lui perché con lui HO IMPARATO VERAMENTE A VIAGGIARE.</p>
<p>Il compagno di viaggio è fondamentale ed io mi sento FORTUNATA.</p>
<p>Ho conosciuto il mio inseparabile compagno di viaggio dopo i 30 &#8230; e con lui, per la prima volta nella vita, ho capito cosa voleva dire convivere / condividere / desiderare di costruire una vita insieme. Sapevo già della mia endometriosi perché nel frattempo era stata diagnosticata alla mia gemella e se sei gemella sai bene che &#8220;anche tu potresti avere quello che ha lei&#8221; ma lei dopo tanta sofferenza è riuscita a diventare mamma di due splendidi bimbi che amo follemente. Sono positiva!!! non sarà facile probabilmente neanche per me ma ci riuscirò. La vita con il mio compagno di viaggio è bellissima e i nostri viaggi insieme sono tutti interessanti e ricchi di avventure avvincenti. Nel 2016 ci sposiamo e un anno dopo cominciamo la ricerca di un figlio &#8230; avevo 37 anni. Un anno di tentativi e senza pillola la mia endometriosi fa danni, nel 2018 mi opero. Si era operata anche la mia gemella e subito dopo era rimasta incinta.</p>
<p>Sempre positiva!!! penso &#8220;succederà anche a me&#8221; &#8230; passano i mesi ma NIENTE. Sembrava tutto inutile ma la mia ginecologa, senza perdere altro tempo, ci consiglia di passare alla fecondazione assistita. Il viaggio si complica ma noi quando viaggiamo non cerchiamo mai posti troppo comodi e di lusso, noi diamo il nostro meglio quando il viaggio diventa avventura. Siamo positivi!!! la scienza ci darà una mano &#8230; passano altri due anni e 4 Fivet e ancora oggi tutto intorno è buio. Il viaggio ci ha portato in un luogo pieno di percorsi ripidi e difficili, oggi siamo ancora alla ricerca della strada o del percorso che potrà darci la gioia di raggiungere la meta. Non esiste mappa, non si possono calcolare rotte. E&#8217; ancora tutto complicato, lo sappiamo bene io e il mio compagno di viaggio.</p>
<p>Nel frattempo tutte le tue amiche sono diventate mamme o si sposano e vivi la loro maternità. Adoro le mie amiche e i loro bimbi, li sento anche un pò miei. Mentre loro ti raccontano cosa vuol dire essere mamma o quanto bello può essere sentire un calcetto e preparare il corredino tu vorresti tanto poter dire loro IO STO MALE PER NON POTER PROVARE TUTTO QUESTO. Il tuo dolore non è soltanto psicologico ma anche fisico siiii &#8230; le tue amiche non possono saperlo ma tu soffri anche fisicamente perché tutte quelle punture, prelievi, pick up e transfer non ti fanno bene. Tante volte avrei voluto scrivere alla mia amica del cuore &#8220;sono felice &#8230; dolorante ma felice &#8230; perché oggi ho trasferito una scintilla di vita nel mio utero&#8221; ma hai paura e non fai in tempo a provare questa felicità che le beta sono sempre negative o in poco tempo scendono a picco e NON E&#8217; ANDATA NEANCHE QUESTA VOLTA.</p>
<p>Quante emozioni &#8230; contrastanti. Quanta rabbia e lasciatemi concludere QUANTA IGNORANZA &#8230; già &#8230; perché in Italia tutto questo è ancora e per tanti un tabù. Per qualcuno sei sfigata o meglio siamo eretici e immorali perché la fecondazione assistita è immorale. Mi sono promessa, non appena avrò più tempo (adesso voglio concentrarmi di più sulla ricerca della meta del nostro viaggio), di combattere questa ignoranza. Ho trovato interessante questo progetto di storytelling e oggi comincio da qui.</p>
<p>Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l’uomo le apprende. La conoscenza è vita con le ali.<br />
(Khalil Gibran)</p>
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		<title>Il Viaggio della Speranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ParoleFertili]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 08:21:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io lo chiamo &#8220;Il viaggio della Speranza&#8221;, è come essere un soldato che parte dal proprio paese del sud per andare a combattere quella guerra al fronte e cercare di rimanere vivo per tornare vittorioso a casa. Così mi sento&#8230;ma io quel &#8220;Viaggio della Speranza&#8221; l&#8217;ho già fatto esattamente 5 anni fa per un altro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Io lo chiamo &#8220;Il viaggio della Speranza&#8221;, è come essere un soldato che parte dal proprio paese del sud per andare a combattere quella guerra al fronte e cercare di rimanere vivo per tornare vittorioso a casa.<br />
Così mi sento&#8230;ma io quel &#8220;Viaggio della Speranza&#8221; l&#8217;ho già fatto esattamente 5 anni fa per un altro motivo.</p>
<p>In quel tempo ho preso il treno insieme a mia madre per raggiungere il Nord Italia alla ricerca di chissà quale Onnipotente che mi dicesse: &#8220;abbiamo la cura giusta, tua Madre ce la farà&#8221;. Beh, quel viaggio non è andato come speravo poiché nonostante le cure, il mostro l&#8217;ha portata via con se per sempre. Ho combattuto per mesi interi contro quel Diavolo, mi sentivo forte, fortissima ma ha vinto lui.</p>
<p>Ad oggi mi ritrovo a fare il mio secondo &#8220;Viaggio della Speranza&#8221; senza avere lei al mio fianco, la mia Mamma, mi ritrovo a combattere contro un altro Diavolo, la maledetta Infertilità che da quasi 4 anni mi vede protagonista di un&#8217;altra grande furiosa guerra. Sono Qui dopo tempo ad affrontare un nuovo viaggio, porto con me tanto dolore, ma io questa battaglia ora la voglio vincere, sono forte ancora, ho bisogno del mio riscatto, devo realizzare il mio sogno, un bambino che porterà il tuo nome Cara Mamma. Non so se ce la farò, se mai vincerò ma io torno a fare il mio &#8220;Viaggio della Speranza&#8221;, confidando questa volta in una grande e miracolosa Vittoria!</p>
<p>Voglio gridare al mondo questa volta&#8230;ce l&#8217;ho fatta&#8230;Ho vinto io!</p>
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		<title>30 gennaio 2007</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2017 07:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di bambini ne ho visti tanti in vita mia. Ma bello come te, mai. Giuro. Sei bellissimo. Sei un bambino, un maschietto. Me lo sentivo che saresti stato maschio, anche se so che adesso è troppo facile dirlo. Sei nato il 17 novembre del 2005, lo stesso giorno in cui tua mamma entrava in una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di bambini ne ho visti tanti in vita mia. Ma bello come te, mai. Giuro. Sei bellissimo. Sei un bambino, un maschietto. Me lo sentivo che saresti stato maschio, anche se so che adesso è troppo facile dirlo. Sei nato il 17 novembre del 2005, lo stesso giorno in cui tua mamma entrava in una clinica di Torino per sottoporsi a un intervento chirurgico che le ha negato la possibilità di poter concepire un figlio biologicamente.</p>
<p>Eppure non ricordo più quel dolore. Nel cuore ho solo tanta gioia. In mano stringiamo una foto, tuo papà e io. Sei tu. hai una tutina gialla e blu, e gli occhi spaventati. Sei in piedi e probabilmente non hai nessuna voglia di farti fotografare. In una manina hai un biscotto, forse un cracker. Roby dice che stai mangiando una “bugia”, i dolcetti tipici di Carnevale, qui da noi, in Italia. Non provo neppure a convincerlo che in Cambogia non ci sono le “bugie”, mi sembra davvero convinto di quello che dice.</p>
<p>Hai i piedini scalzi. Uno, due, tre, quattro, cinque. Uno, due, tre, quattro e cinque. Le dita dei piedi ci sono tutte. Sei bellissimo. Sei mio figlio. È incredibile come basti una foto a creare un legame. Ti amo più della mia vita. Non ti ho mai visto di persona, eppure farei pazzie di qualunque tipo per te.</p>
<p>da &#8220;Appunti di viaggio&#8221;, Paola Strocchio, Bradipolibri</p>
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		<title>Volevo la pancia, questa è la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luisamusto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2017 06:52:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiunque abbia difficoltà di procreazione si è sentito dire a un certo punto “perché non adotti? Ci sono tanti bimbi abbandonati, almeno fai del bene”…è successo anche a me.Tralascio il fatto che tutta questa abbondanza di bambini è in realtà apparente, perché si aprirebbe un capitolo lunghissimo su affidabilità vs adottabilità, case famiglia eccetera. Tralascio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque abbia difficoltà di procreazione si è sentito dire a un certo punto “perché non adotti? Ci sono tanti bimbi abbandonati, almeno fai del bene”…è successo anche a me.Tralascio il fatto che tutta questa abbondanza di bambini è in realtà apparente, perché si aprirebbe un capitolo lunghissimo su affidabilità vs adottabilità, case famiglia eccetera.</p>
<p>Tralascio anche il fatto che aborro profondamente la visione dell’adozione come di un atto di generosità, visto che per me è semmai l’incontro di due esigenze e non solo un modo di far del bene a qualcuno. Diversamente adotterebbero solo quelli che i bambini li possono avere e non gli infertili, che hanno bisogno anche di far del bene a se stessi oltre che a un piccolo. Credere di essere benefattori e avere per questo diritto a una riconoscenza eterna penso sia il miglior modo per veder fallito un progetto adottivo. Perché forse non tutti lo sanno, ma anche le adozioni falliscono. Capita.</p>
<p>Non ho mai messo scuse in campo…ci vuole troppo tempo, ci vogliono troppi soldi, è un percorso troppo pesante. Nel mio iter pma ho speso tantissimo, ho visto volar via mesi e mesi, mi sono vista rivoltare come un calzino e ho affrontato pesantissimi conti con me stessa, psicologici e fisici. Ho portato avanti battaglie. Ho superato dolori. Il 21 luglio 2010 ho perso un bambino e credevo di morire. Sono morta anzi…e sono tornata solo per andare avanti e arrivare a mio figlio, che sapevo che mi stava aspettando e che sarebbe arrivato prima o poi. Ero io a dovermi impegnare per raggiungerlo.</p>
<p>Non ho mai nemmeno parlato del problema dell’abbandono. “Devi essere forte per adottare, sono bambini abbandonati”. Francamente non mi ha mai spaventata questo…e di certo non è stata la base delle mie scelte. Fossi stata convinta avrei affrontato anche quello con umiltà e voglia di imparare. Non si nasce genitori, comunque arrivino i figli. E’ un processo che evolve di giorno in giorno, nasce una famiglia e cresce insieme a un bambino. Non esistono manuali e non esistono esperti.</p>
<p>La realtà era più semplice e non me ne sono mai vergognata: io volevo la pancia. VOLEVO LA PANCIA. Volevo iniziare a conoscere mio figlio e a fantasticare su di lui fin da quando, lungo 3 mm, lo avrei visualizzato in una ecografia, il cuoricino che batteva e lui a forma di virgoletta. Volevo l’ansia che prende tra una visita e l’altra, il desiderio di comprarti sofisticate apparecchiature milionarie per monitorare giorno e notte la sua crescita.</p>
<p>Volevo vederlo diventare da virgoletta mini bimbo, con tutte le sue cose a posto, fare scommesse sul sesso, pensare a 200 nomi e ripeterli 200000 di volte per vedere “che effetto fa”. Volevo un giorno star seduta davanti alla TV e improvvisamente toc toc eccolo lì, avere il privilegio per settimane di sentirlo solo io, svegliarmi la notte e lui attivo e arzillo. Volevo comprarmi i vestiti e ridere dei miei pantaloni troppo stretti, passeggiare parlando con lui e nascondendomi dagli altri per non essere presa per matta, raccontargli che mondo gli stavo preparando e che madre sarei stata, consapevole che poi tutto sarebbe stato stravolto dal suo arrivo, anche io. Nulla di quello che avevo progettato si è poi verificato, sono una madre senza programmi, a volte variabile. Piuttosto flessibile.</p>
<p>Volevo arrivare ai monitoraggi, quelli in cui ti mettono quella grande cintura e tutto il reparto sente TUM TUM TUM, tu sorvegli quella carta che scorre, un elettrocardiogramma d’amore. Volevo esserci dai suoi primi momenti, volevo mi guardasse appena nato e scoprisse che ero io quel cuore che lo cullava, quella voce che gli parlava, quell’amore che lo aveva amato da prima che esistesse. Volevo provare ad allattarlo e se non ci riuscivo pazienza, volevo farmi due lacrimucce e passare ad un confortante biberon, volevo pesarlo, cambiarlo e essere fiera della sua crescita.</p>
<p>Non ero pronta a rinunciare a tutto questo. Ergo non ero pronta ad adottare. Semplicemente. Per farlo ci vuole prima di tutto una mancanza di rimpianto per tutti questi passi che non vivrai. E io non l’avevo. Sarei stata piena di rimpianti. Non è giusto, per nessuno. Non sarebbe stato giusto per il bimbo, che avrei certo amato ugualmente, dei geni mi importa meno di zero, dell’eventuale colore della pelle idem. Ma non sarebbe stato giusto nemmeno per me. Mi sarei privata di qualcosa cui non ero pronta a privarmi.</p>
<p>Non credo ci sia nulla di male, non accetto classifiche, non ne faccio e non ne voglio per me stessa. Ho sempre reagito molto male alle frasi fatte, al “quella sì che è una scelta d’amore”, al facile e becero giudizio di chi non si trova a dover fare scelte…e quindi sta in una posizione comodissima. Su un pulpito generalmente.</p>
<p>Nessuno è bravo o egoista. Siamo tutti qui con un desiderio, una strada per raggiungerlo e le nostre armi per farlo. Diventare genitore è una scelta d’amore e d’egoismo contemporaneamente. Tutti fanno un figlio…o lo adottano…per se stessi, di certo non per beneficiare l’umanità. Siamo miliardi, non serve certo nostro figlio per migliorare il mondo. E visto che per ogni bimbo adottabile ci sono dalle 5 alle 10 coppie disponibili…pure se non adotti di certo non cambia molto l’equilibrio dell’universo.</p>
<p>Scegli di provare a diventare genitore perché lo desideri. Per te. Per la tua vita.</p>
<p>Credo si debba essere sempre orgogliosi delle proprie scelte. Sono le nostre. Sono personali. Vergognarsene e accampare scuse è svilirsi. E svilirle.</p>
<p>Per prima cosa occorre cercare dentro di sé la cosa più importante: la verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post è sul mio blog&nbsp;https://fertilemente.wordpress.com/</p>
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		<title>Perché io no?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicoletta sipos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 10:54:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il suo ottimismo mi infonde coraggio,  anche se le sue parole mi fanno capire che considera questo figlio un problema più mio che suo, che in qualche modo lui se ne tira fuori.  E’ un colpo al cuore, ma non protesto.  La frase suona tristemente vera.  Sono io che voglio avere un figlio, io che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo ottimismo mi infonde coraggio,  anche se le sue parole mi fanno capire che considera questo figlio un problema più mio che suo, che in qualche modo lui se ne tira fuori.  E’ un colpo al cuore, ma non protesto.  La frase suona tristemente vera.  Sono io che voglio avere un figlio, io che ho cominciato a scalare le montagne per soddisfare il mio desiderio. Lui mi viene dietro, fino a quando?</p>
<p>Sto scoprendo a mie spese che la ricerca forsennata di maternità è veramente una delle prove più dure nella vita di coppia. Ora riesco a credere che molti uomini abbandonano la compagna solo perché non riescono  più a sopportare la tensione che deriva dalla costante presenza di un medico che guidi i tempi dell’amore, e dall’ incessante altalena di speranze e delusioni.</p>
<p>Guardo Massimo, così tenero e sorridente, e mi chiedo se fuggirà anche lui, e come reagirò io, e cosa ne sarà allora della mia vita.  Vorrei parlargli dei miei timori, ma evito. Non è il momento di cominciare un discorso  complicato. Non qui, non adesso.   Siamo stanchi tutti e due , e io debbo riposare per il viaggio.  Ma queste considerazioni pratiche non ci impediscono di concludere la serata in una maniera romantica. E così arriviamo al viaggio: partenza alle cinque del mattino, come da programma.  Rosa mi aspetta sotto casa con due brioche ancora calde e una spremuta d’arancia per colazione. L’autostrada è deserta. Cosa volere di più? Parliamo di cinema, libri, amori e della love story sfortunata di Carlotta e Simone. Certo è la vita, come dice Monica, ma a volte la vita fa schifo, dico io. Rosa sorride. “Conoscendo Carlotta, non mi preoccupo troppo. Cadrà comunque in piedi.”</p>
<p>Tratto da “Perché io no?”, di Nicoletta Sipos, Sperling &amp; Kupfer</p>
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		<title>Mentre ti aspetto&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 19:43:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so spiegare il perché, ma nel profondo del mio cuore ho sempre saputo che avrei faticato ad avere un figlio. Ho sempre sognato una famiglia numerosa. Io, che non ho mai avuto una famiglia. Ho sempre sognato di poter donare tanto amore&#8230; Io, che amore non ho mai ricevuto. Il mondo mi è crollato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so spiegare il perché, ma nel profondo del mio cuore ho sempre saputo che avrei faticato ad avere un figlio.</p>
<p>Ho sempre sognato una famiglia numerosa. Io, che non ho mai avuto una famiglia. Ho sempre sognato di poter donare tanto amore&#8230; Io, che amore non ho mai ricevuto.</p>
<p>Il mondo mi è crollato addosso il 13 gennaio del 2012. Avevo 25 anni.&nbsp;Dopo un anno e tre mesi di matrimonio, otto di fidanzamento, e uno e mezzo speso alla ricerca di un bambino, io e mio marito ci siamo decisi a fare delle analisi per capire se ci fosse qualcosa che &#8220;non andava&#8221;&#8230; C&#8217;era. Decisamente. E lo scoprii quel giorno, quando la ginecologa, osservando le nostre analisi, mi comunicò brutalmente che non avremmo mai potuto avere un figlio in modo &#8220;naturale&#8221;.</p>
<p>Non mi importava. Non mi rassegnai. Ero pronta a tutto per realizzare il mio sogno. Non sono una che perde tempo. Insieme a mio marito mi sono messa subito in moto per contattare un centro PMA. PMA&#8230; Non sapevo neanche cosa volesse dire questa strana sigla, e in pochi giorni mi sono fatta una cultura! Non mi importava se mio figlio sarebbe stato concepito in una sterile provetta. Mi interessava solo poter donare tutto il mio amore a quel figlio&#8230;</p>
<p>Dopo tre tentativi, un aborto precoce e due fallimenti totali, un&#8217;iperstimolazione che mi ha fatto patire le pene dell&#8217;inferno, mille dolori, analisi, iniezioni e umiliazioni, mi sono decisa a dire basta. In quegli anni sono riuscita a sopravvivere solo grazie al mio&nbsp;blog che mi sono decisa ad aprire per poter avere il conforto di altre &#8220;guerriere&#8221;.</p>
<p>Ed è stato allora che ho capito che la solidarietà tra noi donne, tra noi aspiranti mamme, è fondamentale e vitale!</p>
<p>Io e mio marito abbiamo deciso di intraprendere la dura strada dell&#8217;adozione. Ne eravamo molto convinti. Abbiamo affrontato l&#8217;istruttoria, i colloqui con gli assistenti sociali e la psicologa, e infine con i giudici. Ci è stato detto che avremmo dovuto aspettare anni e anni per avere in adozione un bambino&#8230; Nonostante il giudizio favorevole dei servizi sociali.</p>
<p>Le mie convinzioni hanno iniziato a vacillare. Avevo solo ventisette anni. Volevo veramente rinunciare ad una gravidanza? Ero così giovane&#8230;</p>
<p>Ho passato giorni duri, colmi di ansia, di indecisione, di paure, di sensi di colpa.</p>
<p>Finché, un anno dopo l&#8217;ultimo tentativo, io e mio marito non ci siamo decisi a provare, per un&#8217;ultima volta, con la PMA, in un nuovo ospedale.</p>
<p>La stimolazione ormonale non è andata benissimo, nonostante la mia giovane età. Solo tre ovociti, i medici sono riusciti a fecondarne solo uno. Un solo embrioncino&#8230; Il più tenace.</p>
<p>Non ci speravamo più di tanto, ma subito dopo il trasferimento embrionale io mi sono sentita&#8230; Diversa.</p>
<p>E la ero davvero.</p>
<p>Il 29 novembre 2014 è nato il mio bambino. Ed essere la sua mamma è la cosa più bella del mondo, per me.</p>
<p>Ora siamo alla ricerca di un altro figlio. Non sarà facile. Pare che i nostri corpi non vogliano collaborare. Che la situazione sia addirittura peggiore di due anni fa. Ma non importa. Ce la faremo, ritenteremo altre mille volte, se sarà necessario, perché sappiamo che ne vale la pena.</p>
<p>E ho anche intenzione, un giorno spero non troppo lontano, di riprendere la strada dell&#8217;adozione, questa volta cercando di portarla a termine.</p>
<p>Nessuno mi potrà impedire di avere la famiglia numerosa che ho sempre desiderato, di donare il mio cuore ai miei bambini che mi aspettano, non importa se mi aspettano in Cielo o se in un Paese sperduto del mondo&#8230;</p>
<p>Io voglio solo donare il mio amore.</p>
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