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Lettera dal fronte

Decido di scrivere oggi questa storia perché domani devo fare le beta al 10 pt e la mia vita potrebbe cambiare… Oppure no, come tutte le altre volte ma vorrei fissare nero su bianco dei sentimenti che potrei dimenticare. È incredibile come si possano creare così tante aspettative su di un numero ed è altrettanto incredibile come l’essere umano riesca così facilmente a dimenticare. Nell’arco della mia esperienza di donna mi sono sempre trovata in bilico tra il volere almeno 3 figli e dunque, una famiglia numerosa e la paura (a questo punto penso fosse consapevolezza) di non poterne avere. All’epoca era una paura a lungo termine. Nel periodo dell’adolescenza e di giovane e donna invece, la paura a breve termine era proprio quella di avere dei figli, di rimanere incinta durante il percorso universitario e di interrompere la rincorsa alla laurea. Se solo avessi saputo, mi sarei evitata tante ansie inutili. L’ingenuità di non sapere che non si può controllare la vita ma che le cose accadono o non accadono senza il nostro volere l’ha fatta da padrona finché non è arrivato il silenzio in tutte le sue forme e poi la consapevolezza vera e propria. Quel silenzio si è insediato nella nostra vita nel 2016 e all’inizio non si faceva riconoscere perché si era mascherato da rabbia, poi è diventato assordante e intenso e noi siamo diventati piccoli piccoli. Ora, nel 2022 dopo un faticoso lavoro si coppia, lo stesso silenzio è diventato piacevole e desiderato. Ciò implica l’accettazione ma non la rinuncia, la resilienza ma non l’abbandono. Essere fertili significa essere produttivi, essere dotati di capacità inventiva, essere fecondi di idee e di opere. Dalla mia infertilità è nato il libro “lettere dal fronte” e spero che queste mie parole possano aiutare chi legge a non fossilizzare il significato di fertilità solo da un punto di vista ma concentrarsi anche sugli altri significati che questa parola polisemica propone.

Un abbraccio
R.

#UnastoriaUnlibro

Ti aspetto!

Mi guardo la pancia e ancora non riesco a credere che li c’è il mio sogno più grande, che ne la mia testa ho già abbracciato, baciato, annusato tantissime volte, anche se non ci siamo ancora conosciuti.

Abbiamo iniziato a cercare un bambino nel 2017, abbastanza fiduciosa e quasi ignara del fatto che tra il rapporto e il concepimento ci sia una grande differenza. Dopo 2 anni di test negativi e pianti resto incinta, ma dopo un mese, durante un’ecografia scopro che il cuore del mio bambino si era fermato. Il più grande dolore che avevo mai provato e al quale pregavo solo di sopravvivere. Dopo altri 6 mesi di attesa decidiamo di iniziare il percorso di PMA. Un anno di attese ed esami, arrivo al pick up con 14 bei ovociti e quindi con tante probabilità di farcela. Ma dopo l’intervento inizia l’incubo: una settimana di dolori atroci, febbre, emoglobina bassa e svenimenti… tutto finito con un ricovero e l’annullamento del transfer. Passano altri mesi e faccio il transfer delle ultime 2 blastocisti sopravvissute, l’ultima mia possibilità visto che non mi sentivo di fare un altro eventuale pick up. Transfer fallito, nessuna delle mie amate blastocisti aveva attecchito. Mi sentivo distrutta! In quel momento erano passati più di 4 anni e intorno a me c’erano persone che avevano iniziato a cercare un bambini dopo di noi e aspettavo già il secondo, sembrava tutto così semplice, naturale, ma non per noi. Un mese dopo il transfer scopro che Dio, l’universo, il destino non mi hanno dimenticato del tutto e vedo un positivo sul test di gravidanza.

Sono nel 5 mese adesso, la strada è ancora lunga e dopo la perdita che ho già avuto ho la constante paura che possa finire tutto, ma lui con i suoi colpetti riesce a mandare via tutte le mie paure e sento il mio cuore esplodere dalla felicità.