Dopo quasi due decenni di tentativi, una coppia che sembrava condannata all’infertilità ha finalmente un motivo per sorridere. Il marito, diagnosticato con azoospermia, una condizione rara che rende il liquido seminale praticamente privo di spermatozoi, aveva già provato cicli di fecondazione in vitro in più paesi senza alcun risultato. La speranza sembrava ridotta al lumicino, fino a quando la coppia ha deciso di rivolgersi al Columbia University Fertility Center per tentare un approccio del tutto nuovo: il metodo STAR.
STAR, che sta per Sperm Tracking and Recovery, non è il nome di un nuovo talent show ma una vera rivoluzione scientifica. Grazie a una combinazione di intelligenza artificiale, imaging ad alta velocità e robotica, il sistema riesce a scovare anche i pochissimi spermatozoi vitali presenti in un campione quasi sterile. In pratica, mentre gli esseri umani si affannano a cercare l’ago nel pagliaio, STAR trova non uno ma tutti gli aghi nascosti in meno di un’ora.
Come l’IA ha reso fertile ciò che sembrava impossibile
Il processo è tanto semplice quanto sorprendente. Il campione di sperma viene inserito in un chip osservato da un microscopio collegato al sistema STAR. In meno di sessanta minuti, milioni di immagini vengono analizzate dall’IA, che individua gli spermatozoi vivi e li separa senza danneggiarli. Per la coppia protagonista della storia, questo significa passare da un calvario di procedure invasive a un semplice prelievo di liquido seminale trattato da algoritmi e robot.
Una volta recuperati gli spermatozoi, la fecondazione in vitro procede come al solito, con la differenza che ora l’ovulo della moglie viene fecondato da cellule vitali individuate con precisione quasi astronomica. I medici spiegano che il metodo STAR è ispirato agli algoritmi usati dagli astronomi per individuare stelle lontane: stessa pazienza, stessa precisione, risultati molto più felici.