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Volevo essere solo una mamma

Era il 2015, avevo 29 anni, ragazza single e da pochissimo disoccupata, ma nonostante ciò con una grande voglia di vivere, divertirsi e sopratutto andare fuori dagli schemi. Mi sentivo bella, il tipo di ragazza che piace agli uomini, quello che ancora non avevo mentalizzato però, che ero diventata quel tipo di donna che si puaceva agli uomini, ma per una sola notte, nulla più. Purtruppo questa mia superficialità mi ha accompagnato fino a quel giorno di novembre, quel giorno mi recai da sola, per effettuare un ecografia pelvica poiché il ciclo ritardava da ormai due mesi, in precedenza, gia al decimo giorno di ritardo, feci subito il test di gravidanza, sapendo di aver avuto rapporti non protetti, ma fu negativo, e quindi mi convisi a fare l ecografia per capire cosa non andava, fu così che mi comunicarono che c’era la presenza di una gravidanza. Ripeto ero sola, e in quel momento avevo tutto offuscato, come era possibile? E ora come lo spiego ai miei genitori? E il padre del bambino chi sarà?

Il dubbio era tra due ragazzi che frequentavo in quel periodo solo ed unicamente per divertimento, per avere sempre con me quella sensazione di essere desidrata, di essere donna. Crollai, corsi dalla mia migliore amica con un altro test di gravidanza, per averne la certezza, e quelle due linette subito si palesarono. Stesso in quella giornata corsi dal mio ginecologo che, conti alla mano più visita ginecologica, stabili la data della presunta fecondazione. Quel puntino nero che potevo vedere dal monitor era dentro di me gia da sei settimane, sei settimane in cui portavo in grembo una vita e non mi ero accorta di nulla, sei settimane in cui continuvo la mia assurda vita e non sapevo che ne stavo creando un altra.

Tornai a casa, distrutta, ma decisi subito di affrontare la mia famiglia, i miei genitori, ai quali poche volte ho nascoste qualcosa, mi madre sconvolta, arrabbiata e delusa allo stesso tempo, mio padre, invece mi disse poche parole, ma che cambiarono subito lo scenario di quella sera:” io ti sarò vicino qualunque scelta tu viglua fare, ma sappi che se stai pensando all’aborto te ne potresti pentire poi per tutta la vita, questo bambino per quanto mi riguarda può nascere anche senza un padre, qualora chi ha contribuito non voglia saperne niente, ci saremo sempre noi al tuo fianco e tu sarai una splendida mamma”.

Queste furono le parole esatte che mi diedero la certezza sul da farsi, avevo già scelto di tenerlo, ma mio papà rese quel momento più magico. Purtroppo il ragazzo con cui ero stata non volle saperne niente, e non mi dilungherò troppo a riguardo, ma aveva già messo incinta un altra ragazza e spaventato per il dover affrontare due gravidanze con due persone diverse scelse di affrontare quella prima di me. Così mi rimboccai le maniche, in primis cercavo lavoro, e ogni colloquio, ricordo, l’outfit era sempre lo stesso, maglia larga, per nascondere la pancia, la gravidanza procedeva bene, al terzo mese mi comunicarono che un maschietto, da li a fantasticare al nome che avrei scelto, come organizzare la mia cameretta, tra fadciatoio culletta e passeggino, andava tutto come doveva andare, ero felice, perché stavo dando un senso alla mia vita, e ne stavo creando un altra.

Entro nel sesto mese, appuntamento per l ecografia strutturale, mi accompagnano mia mamma e la mia migliore amica che aveva il compito di immortalare quel momento, ero tranquilla, mi fanno stendere sul lettino, mi applicano quel gel trasparente gelido, appoggiano la.sonda sul mio ventre e vedo che la faccia del dottore cambia, sul monitor Alexander, questo è il momento che avevo deciso di dargli, girato di spalle, avevo subito capito che c era qualcosa che non andava,: ” mi dispiace, non c’è battito”.

Mi dispiace non c’è battito, parole che mi hanno accompagnato nella mia testa per mesi, anni… Mi dispiace non cè battito, e cosa significa? Perchè al sesto mese dove tutto procedeva bene, dopo che avevo affrontato la qualunque, perché mi toccava affrontare quel dolore? Perchè a me che volevo essere solo una Mamma, volevo donare amore al mio piccolo, volevo insegnargli la vita, perchè mi ritrovavo a subire quel dolore lancinante che ti parte dal cuore e finisce nel cervello? Perché il padre di mio figlio era felice con il suo primo figlio, che aveva scelto al posto di Alexander , e mio figlio invece non c era più?

Quanti perchè ho dovuto e voluto affrontare da sola. Da quel momento la mia vita cambiò radicalmente. Io cambiai radicalmente, mi chiusi in un mondo tutto mio, un mondo diverso, molto diverso rispetto a quella che ero. Subito trovai lavoro, dopo sei mesi andai anche a vivere da sola, non accettavo che i miei genitori dovessero vivere la mia infelicità, e così creai la mia comfort zone, casa lavoro casa. Passando il tempo ti ci abitui a quel vuoto che porti dentro, lo trasformi in un amore immenso verso l’infinito, a me piace pensare che mio figlio, alexander, è in ogni mio respiro, è in ogni cosa meravigliosa che l universo mi mostra, un paesaggio, un opera d arte, una canzone.

È il mio Angelo, che ogni giorno mi ritrovo a pregare affinchè mi dia una speranza, affinché mi mostri come lasciare l abitudine della.solitudine, mi dia la possibilità di incontre un barv uomo del quale mi possa fidare, e mi dia la possibilità di una seconda chance di divemtare mamma. Nonostante tutto, questo è l augurio che tutti i giorni ripongo a me stessa. L ‘opportunità di essere solo una Mamma.

#UnaStoriaUnLibro

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