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Le malattie più frequenti nelle donne e l’importanza della medicina di genere

La tutela della salute delle donne passa sempre più attraverso controlli e screening di prevenzione, ma anche dalla corretta applicazione della medicina di genere: lo spiega la Professoressa Chiara Benedetto dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, Presidente del Comitato Mondiale per la Salute e Cura della Donna

L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e anche quello dove le donne vivono più a lungo degli uomini. Partendo da questi semplice dati, si comprende come la salute della donna sia fondamentale a tutte le età e in tutti i contesti sociali vissuti, da quello scolastico a quello lavorativo. La prevenzione è il fattore determinante per migliorare lo stato di salute ed evitare poi problemi futuri. Fare prevenzione significa, a monte, dare alle donne la possibilità di accedere alle cure sul territorio, rendere ancora più efficiente la rete per la ricerca e formazione, garantire a donne e ragazze i migliori percorsi di cura, rafforzando il concetto di centralità del paziente e di personalizzazione delle cure stesse. Anche in funzione di ciò, è stato particolarmente importante il riconoscimento, nel 2019, dell’adozione anche in Italia del concetto di Medicina di Genere (MdG) o, meglio, medicina genere-specifica, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

«In un’era in cui si parla sempre di più di medicina di precisione e individualizzata, non si può prescindere dal fatto che si debba ragionare e agire a tutti i livelli in termini di medicina genere-specifica», spiega la Professoressa Chiare Benedetto, Direttore di Ginecologia e Ostetricia 1 universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino, recentemente nominata Presidente del Comitato Mondiale per la Salute e la Cura della Donna dall’ Assemblea Generale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia – FIGO.

«La medicina di genere – specifica – aggiunge Benedetto – è indispensabile nel campo della ricerca, affinché si faccia una corretta valutazione della risposta a stimoli e/o cambiamenti ambientali esogeni ed endogeni, agli agenti patogeni e alle misure preventive e terapeutiche. Stessa valutazione va fatta anche per l’appropriatezza delle procedure diagnostiche e infine anche il sistema sanitario, sia territoriale che ospedaliero, dovrebbero tenere conto delle stesse differenze. Il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere in Italia, del giugno 2019 (dalla cui attuazione capillare siamo ancora lontani), prevede che l’approccio genere-specifico diventi parte integrante di tutti i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, che la ricerca clinica e psicosociale debba sempre tenere conto del genere e che ci sia un’adeguata formazione professionale degli operatori sanitari e una comunicazione al grande pubblico su questo tema».

Qual è la principale patologia che oggi colpisce le donne italiane?
«I dati indicano che le limitazioni funzionali diventano maggiori nelle donne rispetto all’uomo dopo la menopausa. La patologia che più frequentemente in generale colpisce è l’ipertensione. Ma ci sono patologie più tipiche legate all’età: in quella pediatrica le bambine sono esposte ad un maggior rischio di displasia dell’anca, scoliosi, pubertà precoce, celiachia e disturbi del comportamento alimentare; nella fascia di età compresa fra i 10 e i 50 anni i problemi riguardano l’apparato riproduttivo. Si pensi ai disturbi del ciclo mestruale, alla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmissibili, alla gravidanza e al parto, ai tumori dell’apparato genitale e della mammella. 

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