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L’inverno demografico e le strategie per preservare la fertilità femminile

Il calendario dice estate, ma le statistiche parlano di inverno. È la realtà del nostro Paese, dove insieme alle temperature si alza progressivamente l’età media della popolazione: accade perché, mentre l’aspettativa di vita si fa più lunga, la natalità continua a calare, portando l’Italia in quello che si definisce “inverno demografico”. Il fenomeno è globale e investe soprattutto i paesi occidentali, ma ci vede spesso come fanalino di coda. Nel 2022 per la prima volta le nascite sono scese al di sotto delle 400.000, con un tasso di fertilità di 1,3 figli per donna, il più basso in Europa (Eurostat). Le ragioni sono di natura pratica ma anche culturale. I forti legami famigliari, insieme alle incertezze economiche e occupazionali, portano i giovani a lasciare la casa dei genitori (e quindi mettere le basi per poter diventare a loro volta genitori) sempre più tardi; di conseguenza si sposta sempre più in là l’età media delle madri alla nascita del primo figlio. Questo non significa che non ci sia più il desiderio di metter su famiglia, ma che la tendenza più diffusa è quella di affrontare “gravidanze tardive” – con tutte le difficoltà del caso. La fertilità femminile, infatti, inizia a calare già dopo i 35 anni, ben prima quindi dell’ingresso nella menopausa.

Le donne tra famiglia, società e biologia

Cambia il ruolo delle donne nella società rispetto a come era anche solo qualche decina di anni fa: spesso impegnate in iter formativi prolungati, in cerca di affermazione nel mondo del lavoro, si trovano ancora in molti casi a dover scegliere tra famiglia e carriera. La natura, però, non segue le stesse trasformazioni e continua a presentare un rapporto inversamente proporzionale tra età e fertilità femminile. Accade perché, anno dopo anno, calano progressivamente sia il numero di ovociti contenuti nelle ovaie che la loro qualità.

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