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PMA: come deve essere il centro ideale per eseguire i test genetici preimpianto

Pubblicata la Consensus SIERR (Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca) e SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) con le procedure per ottenere un laboratorio più efficiente e sicuro

La Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca (SIERR) e la Società Italiana di Genetica Umana (SIGU) hanno pubblicato ufficialmente sui loro siti le nuove “Raccomandazioni di buona pratica per la predisposizione e l’organizzazione di laboratori di embriologia clinica e genetica medica che eseguono test genetici preimpianto (PGT)”. Si tratta della prima Consensus di due società scientifiche che definisce le caratteristiche necessarie a garantire standard di qualità e sicurezza per i laboratori di Embriologia Clinica che offrono il servizio di biopsia del trofoectoderma, così come per i laboratori di Genetica Medica che eseguono test genetici preimpianto.

“Le indicazioni contenute nella Consensus si basano su documenti tecnici di rilievo internazionale ed evidenze scientifiche validate. Dal momento che non esiste una normativa nazionale o europea che definisca con precisione le caratteristiche che deve rispettare un Centro PMA-PGT, – spiega la dott.ssa Daniela Zuccarello, medico genetista di SIGU e responsabile della PGT Unit dell’Azienda Ospedale Università di Padova – si è scelto di avvalersi dell’esperienza maturata dai laboratori che eseguono grandi volumi di test genetici preimpianto per tracciare precise indicazioni. Il documento si è focalizzato in particolare sui requisiti strutturali, la strumentazione, il personale, la formazione ed i controlli che ogni Centro PMA-PGT deve dimostrare di avere per lavorare con i migliori standard di qualità.” Concorda il Presidente SIERR Valerio Pisaturo. “Diamo indicazioni per identificare il personale specializzato a tutela dei pazienti, le caratteristiche ambientali necessarie per il laboratorio che esegue questo tipo di procedura, altrettanto importanti perché permettono di preservare al meglio il delicato materiale che andiamo a trattare. Il documento tecnico che abbiamo messo a punto è uno strumento che può essere utilizzato dall’autorità competente per realizzare le buone pratiche e vigilare che siano rispettate.”

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