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Che la vita abbia inizio. Di Nuovo.

Ci è voluto tanto tempo prima che riuscissi a far emergere tutto il dolore e il senso di sconfitta per la mancata gravidanza.
Ero abituata a convivere con il senso di inadeguatezza, quella sottile sensazione, costante e un po’ bastarda, che ti fa sentire sempre di non essere all’altezza delle situazioni, di non essere “abbastanza qualcosa”. Ma questa volta era diverso.
Diverso perché siamo cresciuti con l’idea che avere un figlio sia la cosa più naturale e semplice del mondo. Non si tratta di essere capaci o no, bensì di farlo o non farlo. Volerlo o non volerlo. Non eravamo pronti a fronteggiare una terza via: non riuscirci.

Diverso perché non si trattava solo di me, si trattava di noi. E questo cambiava la prospettiva, aggiungendo preoccupazione al dolore. Che cosa sarebbe stato di noi come coppia? Come avremmo reagito? Cosa avremmo fatto? E lui? Quanto stava soffrendo dietro quella maschera di uomo forte, comprensivo, capace di accettare tutto.

Non sapevo se e quando questi pensieri mi avrebbero lasciata.
Non sapevo se e quando il dolore sarebbe finito.
Ma soprattutto, non sapevo come.

Non c’era un manuale delle istruzioni, non c’era un corso da frequentare, non c’era un’esperienza precedente alla quale attingere, e non c’erano parole altrui che potessero indirizzarci. Non c’era niente. C’eravamo noi. Solo noi. Ed è proprio da lì che siamo ripartiti.
Quando il vomito era ormai finito, quando tutte le viscere si erano svuotate dai parassiti che le soffocavano, ci siamo trovati l’una di fronte all’altro e ci siamo detti: “abbiamo ancora Noi. Possiamo ancora essere felici”.

Una scoperta tanto semplice quanto rivelatrice: potevamo ancora scegliere di essere felici, continuando a coltivare noi stessi, continuando a fare progetti. La progettualità di una coppia non deve e non può esaurirsi con la nascita e la crescita di un figlio. Avevamo ancora così tante cose da fare, esplorare, cambiare! E così è arrivata un’altra semplice ma efficace rivelazione: la vita non era finita, era appena iniziata!
Eravamo di nuovo nati come persone e come coppia, perché avevamo compreso che l’unico obbligo che avevamo nei nostri confronti era riprenderci la nostra vita. Guardarla, ammirarla, vederne tutte le sfumature, scoprirne gli anfratti più belli e floridi, smettendo di viverne una che non c’era e che forse non ci sarebbe mai stata. Perché non potremo mai sapere come sarebbe stato se, possiamo solo conoscere ciò che è e fare il possibile per valorizzarlo e apprezzarlo. Ogni santo giorno.

E’ così che siamo usciti dal tunnel dell’infertilità, della sterilità, della perdita, del dolore e della sconfitta. Entrando –  rientrando –  nel flusso della vita, con tutto ciò che ancora ha da offrirci. Bastava essere in grado di vederlo e di andare a prendercelo.

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