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Un sogno in divenire

La nostra storia di infertilità inizia poco prima della pandemia.all’epoca il nostro primo figlio aveva già cinque anni, e l’idea di dargli un fratellino una sorellina si faceva sempre più forte nel nostro cuore. La prima gravidanza era stata fantastica, all’epoca avevo 26 anni, cinque anni di convivenza alle spalle e una relazione che durava già nove anni. Fino da quando eravamo dei ragazzini ragazzini avevamo sempre fantasticato sull’idea di una famiglia insieme. Quando il desiderio di maternità si è fatto più forte, ho sospeso la pillola e abbiamo iniziato la nostra ricerca che in realtà durata pochissimo poiché dopo un mese ero già incinta. La gravidanza è stata fantastica, talmente tanto che ho lavorato fino a una settimana prima della nascita di baby D.

Quando l’idea di un secondo figlio ti hai fatto più forte abbiamo iniziato a cercare con molta leggerezza poiché, infondo, la prima volta era stato così facile…
Dopo circa un anno di tentativi io ero già molto sconfortata, avevo un sentore negativo.

Iniziamo così a fare alcuni esami, i miei risultavano essere tutti a posto, per marito leggermente sballati nello spermiogramma, ma nulla di così grave.

Passato un altro anno, era marzo 2022, di prenotare una visita in una clinica per la fertilità privata.
Analizzati i nostri esami e vista la nostra età ci prospettarono subito una icsi.
Il mese successivo ero già proiettata verso le cure ormonali che mi portarono a fine marzo al primo pick-up della mia vita. Vennero prelevati solo due ovociti, solo uno si fertilizzò ma arrivò blastocisti. Così arrivo al giorno del mio primo transfer ero piena di speranza e fiduciosa, infondo non avevamo grossi problemi problemi e ce l’avevano “fatta facile” il risultato sembrava già scritto.
Nei primi primi giorni dopo il transfer avevo sensazioni positive sentivo che qualcosa stava cambiando ero quasi certa che la blastocisti avesse attecchito. Purtroppo da lì poche settimane dopo un’emorragia l’esito negativo era lampante.
Mi ero sconfortata, triste era difficile fare qualsiasi cosa.
Io mio marito abbiamo attività insieme, siamo in proprio. Abbiamo grosse responsabilità e tutto ciò fece sì che mi dovetti risollevare molto velocemente
Lasciammo passare qualche mese e poi decideremo di prenotare una visita in un centro pubblico vicino al nostro paese. La dottoressa che ha seguito era molto zelante, positiva e ci fece subito fare di nuovo tutti gli esami che risultavano nettamente migliorati rispetto al passato.
Da lì poco decidemmo per una doppia stimolazione al fine di recuperare più ovociti possibili.
La doppia stimolazione fu pesante mentalmente e fisicamente ma l affrontai a testa bassa e conscia che sarebbe stata la volta buona.
Feci due pick-up: dal primo prelevammo due ovociti entrambi diventarono blastocisti e vennero congelati. Dal secondo pick-up tre ovociti che vennero congelati.
Mi presi qualche mese per recuperare le forze soprattutto mentali e fisiche per poi arrivare a febbraio 2023, mese in cui inizia la preparazione endometriale per il secondo transfert’della mia vita.
Il tutto si svolse molto semplicemente e agevolmente senza intoppi ma dal primo momento io ebbi una percezione negativa: sapevo che non era andata. Infatti infatti da lì a poco un’ emorragia mi preannunciava l esito infausto.

A quel punto ero distrutta straziata e triste, triste a non finire.
Ciò di cui non ho ancora parlato e il fatto che questo percorso io e mio marito lo abbiamo affrontato totalmente da soli, poiché non ci sentivamo capiti, perché sapevamo che la famiglia non avrebbe capito… Infondo” ne abbiamo già uno”…

L’estate passo veloce, a settembre decise di affrontare una nuova preparazione endometriale per effettuare così nuovo transfert….
Il 1 novembre in gran segreto mi recai alla clinica, da sola, pronta a prendermi la mia blastocisti… mio marito quel giorno doveva lavorare per poter coprire entrambi… ero serena, nei mesi precedenti avevo lavorato tanto tanto sulla mia serenità, aveva rallentato con il lavoro, avevo seguito una dieta sana avevo cercato di essere serena soprattutto.
Tutto ciò perché ormai avevamo avevamo capito che la nostra infertilità secondaria era sine causa, l’unico aspetto che ci dava da pensare era tutto lo stress cui siamo sempre sottoposti per via del lavoro.
Purtroppo anche questa volta, il mio terzo transfert, non ha avuto esito positivo. Ero convinta che ce l’avremmo fatta eppure non è ancora stato il momento.
Ora sto cercando le forze per affrontare una nuova preparazione e per affrontare tutto il percorso: abbiamo ancora tre ovociti congelati ma la paura è talmente tanta che ha preso sopravvento sulla speranza.

In tutto questo l’aspetto positivo e che il rapporto con il mio marito si è fortemente rafforzato, siamo fieri della nostra famiglia nella costanza con cui abbiamo affrontato questo percorso che però non è ancora dato esito positivo ma che è in divenire

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