Quello che una persona non dice

Non è facile raccontare il calvario vissuto stazione dopo stazione per tre lunghissimi anni, non è facile raccontare il dolore provato quando un medico dice :’Sono due ma non c’è battito’ oppure ‘Ci prova ancora questa?’ Sembra che avere figli sia la cosa più naturale e facile del mondo, ma non per me, e questo mi ha fatto sentire una sorta di giocattolo rotto, con il meccanismo difettoso. Ma chi ha la fortuna di non provarlo non comprende, il dolore è una sorta di coperta invisibile  e agli occhi degli altri non c’è, allora arrivano le frasi come ‘Andrà meglio la prossima volta’, oppure ‘Passa tutto’. Non passa tutto: i figli mai nati ti rimangono dentro come una ferita sempre aperta, pronta a sanguinare ogni volta che vedo una donna incinta e provo una dolorosa invidia, che mi fa ripensare a tutto quello che è accaduto. Alla fine ho deciso di non parlarne, non apertamente almeno, la commiserazione o gli sguardi annoiati fanno peggio. Per un periodo ho scritto sul telefono quello che mi passava per la mente nei momenti peggiori, per evitare mi mettermi a piangere in pubblico, lo ho poi trasferito sul computer ma non riesco a rileggerlo.

Il nostro percorso all’inferno è iniziato con aborto spontaneo, seguito da altri due in due anni. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza sconfinata provata, le lacrime versate e quelle trattenute, la voglia di non uscire più di casa e neppure di accendere il televisore per non vedere il mondo popolato di genitori felici. Qualcuno ha detto che non si può sentire la mancanza di ciò che non si è mai avuto, la mancanza di un figlio desideratissimo invece pesa come un macigno sull’anima, e soffoca.

Infine, quando la speranza sembrava persa, abbiamo avuto un vero e proprio miracolo, ma la gioia assoluta e immensa non può e non riesce a cancellare il dolore provato, ci convivo e la convivenza a volte si fa difficile.

Mi piacerebbe che ci fosse più spazio per tutti coloro che, come noi, attraversano percorsi fatti di sofferenza, per sensibilizzare e magari arrivare ad evitare domande quali ‘Cosa aspettate a fare un figlio?’, che diventano simili a coltellate.

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